SIMON SCARROW.
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PER LA GLORIA DELL'IMPERO.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 14.
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Parte 1.
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Titolo originale: Eagles of the empire: Britannia. 2015. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Francesco Chiaro.
2016. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Presentazione.
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Quattordicesimo romanzo del ciclo: Aquile dell'Impero.
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L'AUTORE.
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Simon Scarrow  nato a Lagos, in Nigeria quando ne era ancora la capitale, da genitori inglesi. Ha vissuto in molti paesi, tra cui Hong Kong e le Bahamas, prima di stabilirsi in Inghilterra, dove si  laureato all'Universit dell'East Anglia a Norwich, dopo di che si  dato all'insegnamento, come professore di letteratura, prima all'East Norfolk Sixth Form College e poi al City College Norwich.  considerato un grande esperto di storia romana ed ha sempre alternato all'insegnamento ed alle conferenze la sua grande passione: la scrittura. Nel 2005 ha lasciato a malincuore l'insegnamento per potersi dedicare totalmente ai suoi libri. Per approfondire le sue conoscenze, e poterle poi riportare nei suoi romanzi, ha effettuato numerosi viaggi in Italia, Grecia, Turchia, Giordania, Siria ed Egitto.
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Al momento Simon Scarrow ha pubblicato 38 romanzi di cui ben 37 di genere storico. Molto famosa la sua prima serie di romanzi, successivamente denominata Eagles of the Empire, Aquile dell'Impero, tutta incentrata sulla storia dell'Impero romano, composta finora da 18 libri scritti fra il 2000 ed il 2019. Dal 2006 al 2010 Scarrow ha pubblicato una seconda serie di romanzi, denominata Revolution Series, composta da quattro opere, con un'ambientazione diversa, ovvero a cavallo dell'Ottocento e con protagonisti Napoleone Bonaparte e Arthur Wellesley.

Tra il 2012 ed il 2013 Scarrow ha pubblicato una terza serie, denominata Arena, formata da cinque romanzi, ancora ispirati al mondo dei gladiatori dell'epoca romana. Tra il 2014 ed il 2015 ha inoltre pubblicato una quarta serie di cinque romanzi, denominata Invader, I conquistatori, in cui si approfondiscono le gesta della Seconda Legione di Roma gi trattate nei primi romanzi della "Eagles of the Empire Series".
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Dal 2011 al 2014 Scarrow ha pubblicato una ulteriore serie di quattro romanzi, detta Gladiator Series, in una collana dedicata ai ragazzi, che narrano le vicende del giovane Marco Cornelio Primo ambientate nel mondo dei gladiatori. A differenza delle altre serie, che raccontano episodi del primo secolo dopo cristo, in questa i protagonisti vivono nel mondo romano del primo secolo avanti cristo. Infine, nell'arco del 2019 Scarrow ha completato la pubblicazione di una serie di cinque romanzi, detta Pirate series, che approfondiscono la vita e la carriera del pirata Telemaco gi visto in romanzi precedenti.
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Dopo aver prodotto altri romanzi singoli, nel 2017 Simon Scarrow, per la prima volta, ha lasciato il romanzo storico per realizzare un thriller, intitolato Playing With Death, uscito in Italia nel 2018 con il titolo L'ultimo testimone. Per questo romanzo Scarrow si  avvalso della collaborazione del suo allievo Lee Francis. Simon Scarrow ha annunciato per l'agosto 2020 la pubblicazione, in Inghilterra, del suo nuovo lavoro ambientato durante la seconda guerra mondiale, dal titolo Blackout.
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Dedica.
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A John e Joan Prigent.
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Lorganizzazione di una legione romana.
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La Legione, era composta da circa cinquemila e cinquecento uomini. Lunit base era la centuria di ottanta uomini, comandata da un centurione, con un optio come vicecomandante. La centuria si divideva in sezioni di otto uomini, che condividevano una stanza nella caserma e una tenda durante le campagne. Sei centurie formavano una coorte e dieci coorti una legione; la prima coorte contava il doppio degli uomini rispetto alle altre. Ogni legione era accompagnata da un reparto di cavalleria di centoventi uomini, divisi in quattro squadroni, che fungevano da ricognitori e messaggeri. In ordine discendente, i ranghi principali erano: Il legato, un uomo di origini aristocratiche. In genere oltre la trentina, comandava la legione per cinque anni e sperava di farsi un nome in modo da lanciare la propria successiva carriera politica.
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Il prefetto del campo era un veterano, gi centurione capo della legione, allapice della carriera professionale di un soldato. Dotato di grande esperienza e integrit, toccava a lui il comando della legione se il legato era assente o fuori combattimento.
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Sei tribuni fungevano da stato maggiore. Di solito avevano da poco passato la ventina e servivano nellesercito per la prima volta, per fare esperienza amministrativa prima di occupare posti subalterni nellamministrazione civile. Il tribuno anziano aveva un ruolo diverso: era destinato a un alto incarico politico e, eventualmente, al comando della legione.
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Sessanta centurioni rappresentavano la spina dorsale dellesercito, relativamente alla disciplina e alladdestramento. Venivano scelti singolarmente per la loro attitudine al comando e per la prontezza a combattere fino alla morte. Di conseguenza, la percentuale di morti tra le loro file superava di gran lunga quella di altri ranghi. Il centurione pi anziano comandava la prima centuria della prima coorte ed era un individuo altamente decorato e rispettato.
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La catena di comando dellesercito romano nel 43 d.C.
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I quattro decurioni della legione comandavano gli squadroni di cavalleria e speravano nella promozione a comandante dei reparti di cavalleria ausiliari. Ogni centurione era assistito da un optio, che fungeva da attendente, con incarichi di comando di minore importanza. Gli optiones aspettavano un posto vacante nel centurionato.
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Sotto gli optiones cerano i legionari, uomini che si erano arruolati impegnandosi per venticinque anni. In teoria, bisognava essere cittadini romani per potersi arruolare, ma sempre pi reclute provenivano dalle popolazioni locali e la cittadinanza romana veniva conferita loro allatto dellarruolamento.
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Lo status pi basso rispetto ai legionari era occupato dagli uomini delle coorti ausiliarie. Venivano reclutati dalle province e fornivano allimpero romano cavalleria, fanteria leggera e altre abilit specialistiche. Al termine dei venticinque anni di servizio venivano ricompensati con la cittadinanza romana.
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Le unit di cavalleria, come la Seconda Coorte Tracia, contavano approssimativamente cinquecento o mille uomini, comandati da generali con un alto grado di esperienza e competenza. Esistevano anche coorti miste, formate da un terzo di cavalieri e due terzi di fanti, impiegate per presidiare il territorio circostante.
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Elenco dei personaggi.
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Al Forte
Seconda Coorte Tracia di cavalleria Corvi Sanguinari
Prefetto Catone
Decurioni: Mirone, Temistocle, Corvino, Aristofane, Arpagio, Platone
Soldato di cavalleria Trasso
Chirurgo Pausino
Optio Pandaro
Quarta Coorte, 14esima Legione
Centurione Macrone
Centurioni: Crispo, Festino, Portillo, Lentulo, Macero
Optiones: Crotone, Diodoro
Distaccamento dellOttava Coorte Illirica
Centurioni: Fortuno, Appilo
Optiones: Safro, Magone
Ausiliario Lomo
La colonna dellinvasione di Mona
Legato Quintato, comandante
Legato Valente, comandante della 20esima Legione e comandante pro tempore della 14esima Legione
Prefetto del campo Silano
Tribuno Livonio
Altri
Aulo Didio Gallo, governatore entrante di una provincia in subbuglio
Gaio Porcino Glabro, Princeps officii di Gallo
Venisto, il venale capo dei civili al seguito dellOttava Coorte Illirica
Giulia, la sfortunata sposa di Catone
Petronio Deano, un commerciante mercenario del Nord
Lucio, il figlio del prefetto Catone e di Giulia
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Capitolo uno.
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Ottobre, 52 d.C.
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Che ne pensi?, chiese il prefetto Catone, osservando dallalto di un declivio linsediamento
fortificato che si estendeva sul fondo della vallata. Non era certo formidabile come quelle fortezze di
collina che aveva visto nelle terre meridionali della Britannia, ma i Deceangli avevano comunque eretto
delle buone difese. Linsediamento era stato costruito su un terreno rialzato vicino al fiume che
scorreva rapido attraverso la valle. Un profondo fossato circondava una fortificazione di torba
sormontata da una solida palizzata e agli estremi del perimetro erano stati posti dei cancelli dentrata
fortificati da dove, arroccate su torrette, le sentinelle sorvegliavano larea circostante. Catone stim che
allinterno di quelle difese dovevano esserci diverse centinaia di capanne circolari, oltre a molti animali
e a quello che sembrava essere un ammasso di tende: le coperture dei pozzi in pietra che i nativi
usavano per immagazzinare i cereali.
Accanto al giovane ufficiale, Macrone, il centurione dal volto grinzoso, strizzava gli occhi nella
luce del pomeriggio inoltrato che inondava la vallata, dando un bagliore brunito ai campi pieni di
stoppie e ai rami verde scuro dei pini che ricoprivano le colline su entrambi i lati dellinsediamento. I
due uomini si erano tolti gli elmi e li avevano lasciati nelle mani della piccola pattuglia che li attendeva
dallaltro lato del crinale, la stessa che aveva fatto rapporto riguardo alle attivit insolite che erano
avvenute il giorno prima al villaggio. Grazie ai mantelli marrone spento e al loro avanzare furtivo verso
quella posizione privilegiata tra gli alberi rachitici del colle, Catone e Macrone erano riusciti ad evitare
gli occhi nemici e a passare al vaglio i preparativi dei guerrieri Deceangli.
Il coriaceo veterano contrasse brevemente le labbra. Mi sembra piuttosto chiaro. Hanno
radunato gli uomini dei villaggi vicini. Vedi quella folla accanto ai cavalli? L, vicino a quella fila di
scudi e lance. Scommetto dieci denari che non stanno preparando una battuta di caccia. Fece una
pausa e soppes le forze nemiche. Saranno cinquecento o seicento. Non rappresentano un pericolo
immediato per noi.
Catone annu. Era vero. Il forte a cui erano stati assegnati, in ottima posizione dieci miglia pi a
est, era presidiato dalle due unit sotto il suo diretto comando: la coorte di legionari di Macrone della
14esima e la sua stessa coorte ausiliaria, parzialmente a cavallo. I Corvi Sanguinari, chiamati cos per via
del disegno sul loro stendardo, un tempo erano stati ununit di cavalleria, ma le recenti campagne sui
monti a occidente della provincia avevano causato la perdita di gran parte dei loro cavalli. Al deposito
equestre di Luntum si stavano dando un gran daffare per fornire delle nuove cavalcature, ma erano fin
troppo poche per soddisfare i bisogni dellesercito. Per questo motivo, adesso met degli uomini nella
coorte di Catone fungeva da fanteria. Quellunit, insieme ai soldati sotto il comando di Macrone, era
stata assegnata a uno degli avamposti incaricati di proteggere le frontiere della nuova provincia
dellimperatore Claudio. Le file delle due unit erano state rinfoltite da nuove leve di rincalzo, che le
avevano riportate a una potenza militare simile a quella precedente alla campagna contro le trib
montane. Con oltre quattrocento legionari, affiancati da altrettante truppe ausiliarie, non avevano nulla
da temere dal gruppo armato che si stava organizzando allinterno dellinsediamento.
Il che sollevava una questione.
E allora cosa stanno facendo?. Catone scambi una rapida occhiata con il suo subordinato e
intu che i pensieri di Macrone si stavano muovendo nella stessa direzione. Informer il legato. 
probabile che abbia ricevuto rapporti simili anche dagli altri avamposti. Se le cose stanno cos, significa
che i Druidi sono di nuovo allopera e che presto avremo altri guai tra le mani.
Bastardi, sibil Macrone. Maledetti Druidi. Quei pezzi di merda dai capelli selvaggi non si
arrenderanno mai?
 la loro terra, Macrone. Questa  la loro gente. Reagiremmo forse in modo diverso se ci
trovassimo nei loro panni?
Se ci trovassimo nei loro panni, signore, le legioni non avrebbero mai neanche messo un dito
su questisola.
Larroganza dellamico fece ridere Catone. Sebbene io ammiri la tua alta stima delle nostre
qualit belliche, non posso non affliggermi di fronte alla tua incapacit di capire gli altri.
Il centurione sbuff. Se mai avessi avuto un qualche sentimento positivo nei confronti di quei
barbari pelosi, sappi che  scomparso da molto tempo, pi o meno da quando non sono stati abbastanza
intelligenti da capire che non avrebbero mai potuto darci una lezione.
Certe volte per ci sono quasi riusciti.
Macrone sollev un sopracciglio. Se lo dici tu, signore.
E non  che non ci abbiano messo i bastoni fra le ruote a ogni passo, sospir Catone.
Saranno pressoch dieci anni che lesercito  sbarcato su questisola e non mi sembra che ci siamo
avvicinati ad avere il pieno dominio della provincia. Ovviamente trattare i nativi, che in teoria sono
dalla nostra parte, alla stessa stregua di animali, non aiuta.
Il suo compagno gli lanci uno sguardo stanco. Non era la prima volta che parlava cos, ma
Macrone aveva sempre preso i discorsi del suo giovane amico come il prodotto di un curioso appetito
per i manierismi della filosofia greca, che lo portavano ad analizzare in maniera eccessivamente sottile
ogni situazione. Agli antichi greci non aveva fatto poi cos bene, medit. La loro terra, infatti, era
diventata una provincia romana, proprio come sarebbe successo a tutta la Britannia prima o poi. Si
schiar la voce prima di rispondere.
Daccordo, ma riceveranno un trattamento migliore nellistante in cui smetteranno di
comportarsi come animali e cominceranno ad accettare i nostri usi. Prima che ci accada, per,
dobbiamo ristabilire la disciplina e fargli entrare un po di sale in zucca. Punt il pollice verso
linsediamento. A cominciare dai Druidi. Ascoltami bene, il nostro lavoro sar molto meno difficile
quando inchioderemo lultimo di quei bastardi a una croce e lo lasceremo marcire.
Pu darsi, riflett Catone. Lostilit di Macrone per il culto druidico era ben fondata. Sebbene
i regni tribali dellisola fossero profondamente divisi  e anche se met delle trib aveva stretto dei
patti con Roma ancor prima che un singolo legionario mettesse piede sulle loro coste  onoravano
ardentemente i Druidi ed erano sensibili ai loro appelli di resistenza allinvasore. Perfino adesso, e
Catone lo sapeva bene, gran parte delle trib che teoricamente erano state sottomesse contavano sui
Druidi per proseguire la loro lotta. Un buon numero dei loro guerrieri aveva oltrepassato la frontiera tra
le montagne per unirsi alle schiere di quelli che ancora combattevano contro Roma. La situazione, poi,
era stata esasperata dalla morte del governatore provinciale. Quando era stato assegnato alla Britannia,
Ostorio era gi un comandante navigato. Troppo navigato, come si scopr in seguito. Lo sforzo di
respingere le trib montane lo aveva sfinito a tal punto da farlo crollare durante una riunione degli
ufficiali. Era morto meno di un mese dopo.
Un pessimo tempismo. Le legioni avevano appena guadagnato una vittoria molto sudata contro
i guerrieri indigeni. Il loro comandante, Carataco, era stato catturato e inviato a Roma con la sua
famiglia, cosa che non aveva in nessun modo piegato lo spirito dei suoi seguaci. Quando il governatore
era morto, i Druidi non avevano perso tempo per leggere in quegli accadimenti un segno divino.
Secondo loro, una maledizione pendeva sui Romani e le trib dovevano continuare a lottare, soprattutto
ora che avevano ottenuto lapprovazione dei loro di. Avevano attaccato gli avamposti di frontiera,
tendendo delle imboscate ai convogli dei rifornimenti e alle pattuglie, e lesercito si era visto costretto a
ripiegare verso quei territori pi facilmente difendibili che bordavano le terre dei Siluri, degli Ordovici
e dei Deceangli. Senza una guida chiara, la posizione romana si era indebolita: il governatore di
rimpiazzo non avrebbe preso il comando prima della primavera e a tutto questo si aggiungevano le
prove di un ulteriore raduno delle trib per rinnovare loffensiva.
Ho visto abbastanza, decise Catone. Andiamo.
Strisciarono di nuovo tra gli alberi e non appena raggiunsero la sicurezza dellombra si
rialzarono e si sistemarono cinturoni e mantelli. Sopra di loro i rami stavano gi perdendo le foglie: le
pi fragili si staccavano dalle chiome brune e gialle a ogni soffio di brezza, svolazzando nellaria.
Catone, pi alto e pi esile rispetto allamico, rabbrivid. Il pensiero di trascorrere i lunghi mesi
dellinverno allinterno del forte non lo entusiasmava. Qualche burlone che lavorava per il precedente
governatore aveva chiamato il loro presidio Imperatoris stultitia, la Follia dellimperatore. La battuta
era entrata nelluso comune e ogni volta che nella corrispondenza ufficiale ci si riferiva al forte, lo si
chiamava cos. Il clima invernale dellisola era gi deprimente di suo, riflett Catone, ma sulle colline e
sulle montagne il freddo, lumidit e il vento non mollavano mai la presa.
Il prefetto desiderava ardentemente le comodit dellItalia, con il suo clima pi mite. A dirla
tutta, la penisola era anche il luogo in cui sua moglie attendeva il suo ritorno, nella casa che avevano
comprato a Roma. Oramai Giulia avrebbe dovuto dare alla luce il loro primogenito e Catone stava
aspettando con impazienza una lettera che gli permettesse di sentirsi finalmente tranquillo. Visto che ci
sarebbero voluti mesi, forse anni, prima che la Britannia diventasse abbastanza stabile da richiedere un
permesso per tornare nella capitale, il giovane ufficiale aveva gi deciso che avrebbe chiesto a Giulia di
raggiungerlo sullisola. Le prime citt della nuova provincia si stavano espandendo rapidamente e,
sebbene fossero ancora primitive, avevano tutte le comodit necessarie per offrire una parvenza di
quella civilt che si poteva trovare nel resto dellImpero. E poi, in questo modo, lui e sua moglie si
sarebbero potuti vedere pi facilmente e Catone avrebbe avuto la possibilit di assaporare un po di vita
domestica, come voleva fare dal momento in cui aveva ricevuto notizie della gravidanza.
Macrone risal la collina facendosi strada tra gli alberi. I suoi stivali frusciavano tra le foglie
cadute e sotto il loro peso spezzavano con rumore sordo i ramoscelli. Quando raggiunsero il crinale, il
terreno si rifece pianeggiante e poi cominci a scendere dallaltro lato, dove li stava aspettando lo
squadrone di cavalleria ausiliaria. Ora che avevano la collina a separarli dal nemico, i due ufficiali si
sentirono pi al sicuro e ricominciarono a parlare con un tono di voce normale: il pericolo di essere
scoperti ormai era passato.
Credi davvero che quei bastardi cercheranno di attaccarci prima dellinverno?, chiese
Macrone.
Catone pens un attimo prima di annuire.  molto probabile. Finch la loro gente sta ancora
celebrando la morte di Ostorio, i Druidi vorranno colpire rapidamente. Ci renderanno la vita difficile,
ma non penso che abbiano le forze necessarie per riprendersi le montagne. Ringraziamo gli di che non
hanno pi Carataco a guidarli.
S, sia lodato il cazzo, rugg Macrone con sentimento. Quel bastardo aveva pi trucchi in
serbo per noi di una puttana da dieci sesterzi.
Catone sollev un sopracciglio, sorpreso. Colorito.
Il centurione sput a terra. Per non parlare del fatto che non riceveremo nessuna ricompensa
per averlo catturato non una, ma ben due volte. Qualche altro stronzo fortunato si prender tutto il
merito.
Lamico poteva ben comprendere lamarezza del sottoufficiale. La situazione era ingiusta, ma
avendo servito per molto tempo nellesercito sapeva che un soldato non riceveva quasi mai ci che gli
spettava. Soprattutto se accanto a lui cera un politico pronto a rivendicare i successi altrui come propri.
Chiss come riceveranno Carataco a Roma quando arriver tutto incatenato, prosegu
Macrone. Spero che lo trattino come aveva fatto Cesare con il gallo.
Vercingetorige?
S, quello.
Catone si ricordava delluomo che aveva tenuto testa a Giulio Cesare cento anni prima. Dopo
essere stato sconfitto e catturato ad Alesia, aveva languito nelle segrete romane per svariati anni prima
di essere trascinato per le strade e strangolato come pezzo forte del trionfo di Cesare. Una fine
immeritata per un nemico nobile, pens Catone. Sperava che limperatore Claudio avrebbe risparmiato
a Carataco una morte cos misera e umiliante. Si era battuto con coraggio e senza esitazione contro
Roma e si meritava il rispetto dei suoi nemici. A prescindere da quello che avrebbe potuto pensare
Macrone.
Spero di no.
Lamico lo guard con la coda dellocchio e fece una smorfia. Provi piet per il nobile
barbaro?.
Il prefetto sorrise. Qualcosa del genere.
Merda, quando imparerai, ragazzo? Ci siamo noi, e poi ci sono loro  i barbari  che si
frappongono tra Roma e il nostro destino. Se sono intelligenti, ci cedono il passo. Se non lo sono, tanto
peggio per loro. Non c spazio per la piet in questo mondo. Se vuoi fare questo lavoro, non hai
bisogno di sapere altro.
Catone fece spallucce. Solitamente uno scambio cos informale tra un centurione e il suo
comandante non sarebbe stato visto di buon occhio, ma loro due avevano servito fianco a fianco sin da
quando il prefetto si era unito alle legioni, una decina di anni prima. In privato conversavano con gli
stessi toni degli anni passati e Catone apprezzava molto quel fatto. Meglio avere un compagno darmi
che avrebbe detto la sua piuttosto che uno stolto e obbediente.
E poi, continu Macrone, credi davvero che ricambierebbero il favore? Neanche morti. Ci
odiano fino al midollo e se solo potessero ci taglierebbero la gola in un batter docchio. Le uniche
persone che credono nellesistenza di barbari nobili sono quelle checche letterate di Roma con i loro
maledetti libri di storia. Non esistono barbari nobili, ci sono solo i barbari.
Temo che tu abbia esaurito questa riserva di invettive ormai da tempo, rispose Catone.
Perch non mi fai un piacere e risparmi il fiato?.
Macrone strinse le labbra e aggrott la fronte. Come vuoi tu, prefetto.
Il riferimento al suo rango trad loffesa di Macrone per quellaffronto e Catone sospir tra s e
s, seguendo lamico in silenzio. Davanti a loro si intravedeva della luce tra gli alberi e poco dopo
emersero sul sentiero che tagliava la foresta. Si fermarono un attimo a prendere fiato e si guardarono
intorno. Non cera traccia dei soldati che si erano portati dietro dal forte.
Questo luogo non mi convince, mormor Catone. Mi sa che abbiamo incominciato pi
avanti.
Da che parte?.
Osserv il crinale della collina e not delle rocce che aveva visto in precedenza. A sinistra.
Andiamo.
Camminarono rapidamente lungo il sentiero circondati da entrambi i lati dagli alberi, con il
vento che sibilava tra i rami. Poco oltre, il percorso curvava per seguire il profilo del declivio e l, a una
cinquantina di passi, si trovava la pattuglia. Dieci uomini in piedi accanto alle loro cavalcature, uno dei
quali teneva anche i cavalli degli ufficiali. I loro mantelli, i gambali, gli stivali e i fianchi dei cavalli
erano tutti ricoperti di fango. Non appena intravide gli ufficiali, il decurione Mirone allert i suoi
uomini, che si approntarono a montare.
Avevi ragione, decurione, disse Catone, avvicinandosi alla pattuglia. Guai in vista.
Mirone annu, contento che il suo comandante fosse daccordo con la sua valutazione. Quali
sono gli ordini, signore?
Torniamo al forte. Da l comunicheremo al legato quanto abbiamo visto.
Il sottoufficiale lo fiss. E cosa credi che far Quintato a riguardo, signore?
Non sta a noi mettere in discussione le azioni del legato, decurione. Catone si aggrapp alla
sella e lanci una gamba oltre il fianco del cavallo, dando lordine: In sella!.
Il resto dei soldati mont sulle selle sollevando un coro di grugniti, rumori di cuoio che
scricchiola e sbuffi di animali robusti. Una volta prese le redini con la sinistra e infilate le lance nei
sostegni, il prefetto fece segno di muoversi e lungo il sentiero regol il passo al trotto. Era cos stretto
che i Romani dovettero viaggiare in fila indiana per un bel tragitto prima di uscire dalla foresta e
immettersi in campo aperto. Macrone incit il proprio animale ad affiancare quello di Catone.
Dovremmo preparare i soldati per la marcia, signore. Nel caso in cui Quintato ci dia lordine.
Ne sono consapevole. Voglio che mi prepari un inventario completo delle nostre scorte.
Parler con il quartier generale per eventuali carenze. Non ho intenzione di ritrovarmi nella stessa
situazione assurda di questanno.
Macrone annu con trasporto. Alle due unit sotto il comando di Catone era stata assegnata la
protezione dei convogli e lufficiale incaricato di gestire i rifornimenti li aveva messi in fondo alla lista
dattesa. La scorta dei convogli era riuscita a ricevere ci di cui aveva bisogno solo dopo una bella
sfuriata che il prefetto aveva fatto al tribuno subalterno di turno. Se Quintato avesse dovuto cominciare
una nuova campagna, questa volta i Corvi Sanguinari e i legionari di Macrone non sarebbero andati in
guerra senza lequipaggiamento e le scorte adatte alla durezza delle battaglie montane.
Allimprovviso Catone sollev un braccio e tir le redini. Quando Macrone se ne rese conto, il
suo cavallo era gi a qualche passo di distanza. Gli altri cavalieri seguirono lesempio del loro ufficiale
e il prefetto si sporse in avanti sulla sella e scrut un affioramento roccioso che incombeva sul sentiero
poco pi avanti.
Cosa succede, signore?, chiese Macrone.
C del movimento lass. Ho visto qualcuno tra le rocce.
Macrone guard un attimo in alto e gonfi le guance Non....
Prima che potesse finire, una figura esile avvolta in una tunica di lana si alz con un arco teso in
mano. Il centurione port istintivamente la mano sullelsa della sua spada ma rimase immobile, per poi
scoppiare in una risata sprezzante quando si rese conto che era soltanto un giovane pelle e ossa.
Va per la tua strada prima che ti tinga la tua maledetta pelle di rosso!.
I soldati romani ridacchiarono nervosamente ora che la tensione si era allentata. Il ragazzo
rispose con spavalderia nella sua lingua madre e fece scoccare la freccia. Lo strale si inarc verso gli
uomini a cavallo e spar nellerba a un lato del percorso.
Che faccia tosta!, sbuff Macrone. Prima di farlo prigioniero gli insegner un po di buone
maniere a quello stronzetto.
Detto questo, spron la sua cavalcatura verso le rocce, incitato da alcuni degli ausiliari. Il
ragazzo raccolse unaltra freccia e la prepar prima di sollevare nuovamente larco e prendere la mira
contro il soldato al galoppo.
Catone si mise un mano accanto alla bocca e grid un avvertimento. Macrone! Attento!.
La seconda freccia si stacc dallarma e Catone cap subito che questa volta il giovane aveva
mirato bene, o aveva avuto fortuna, visto il bersaglio in movimento. Macrone sobbalz sulla sella. Il
cavallo si mise al trotto e poi si ferm, mentre il centurione si ispezionava la gamba.
Cazzo... Quel brutto pezzo di stronzo mi ha colpito. La sua voce era pi sorpresa che
sofferente e Catone spron a sua volta il suo animale. Nel frattempo, il ragazzo rimase sopra di loro con
la bocca spalancata, sbalordito da quello che aveva appena fatto. Lincantesimo si spezz quando
abbass larco e scapp.
Seguitelo!, url il decurione Mirone.
Catone tir le redini accanto al centurione e vide lo strale scuro che sporgeva dai pantaloni di
pelle che gli avvolgevano le cosce. Il sangue stava gi fuoriuscendo dalla ferita e scorreva lungo la
gamba per poi finire sul sentiero, goccia dopo goccia. Il centurione scosse la testa, sorpreso, e fece una
smorfia a denti stretti. Mi ha preso proprio bene quellinsulsa pezza da piedi. Colpo fortunato.
Dopo essere smontato da cavallo, Catone si avvicin per esaminare la ferita. Gli si rivolt un
po lo stomaco quando vide il sangue che pompava liberamente, ma non perse di vista le ombre dei
cavalieri che gli corsero accanto seguendo gli ordini di Mirone di catturare il ragazzino ed ebbe la
presenza di spirito di richiamare il decurione senza muoversi lui stesso per mettersi allinseguimento.
Lasciate stare il ragazzo! Decurione! Richiama i tuoi uomini!.
Gli ausiliari abbandonarono con riluttanza il loro fuggitivo e lo osservarono arrampicarsi
agilmente tra le rocce per raggiungere il crinale della collina. Inseguirlo sarebbe stata unimpresa folle.
Il ragazzo era abbastanza astuto da rimanere su terreni impraticabili per dei cavalli e, date le pesanti
armature dei soldati, li avrebbe comunque seminati se questi lo avessero braccato a piedi. Catone torn
a concentrarsi sullamico.
Dobbiamo fermare lemorragia, Macrone.  una brutta ferita.
Lo vedo benissimo anche da me, grazie.
Catone fece un rapido respiro e disse: Sai quello che devo fare, vero?
Fallo e basta.
Daccordo. Il prefetto strinse lo strale con il pugno sinistro e prepar il braccio. Con la destra
prese un altro pezzo di freccia poco oltre e irrigid i muscoli. Sei pronto? Al tre.
Macrone annu e alz gli occhi al cielo.
Uno.... Senza finire la conta Catone spezz lo strale in due e lamico emise un ruggito di
dolore, strabuzzando gli occhi con sguardo selvaggio.
Brutto bastardo traditore, signore!.
Il sangue sgorgava dal punto in cui il pezzo di freccia era incastrato nella coscia del centurione
e Catone si affrett a disfare il suo fazzoletto da collo e ad avvolgerlo intorno allarto, alternando i
passaggi da un lato allaltro della ferita e stringendo il rozzo bendaggio pi che poteva. Mentre finiva di
legarlo, macchie scure cominciarono ad apparire attraverso il fazzoletto e il prefetto alz la mano.
Dammi il tuo.
Macrone si sfil il fazzoletto che portava attorno al robusto collo e Catone lo strinse attorno al
proprio collo per completare la medicazione. Nonostante la pressione, la ferita continuava a sanguinare
e cap subito che il centurione stava perdendo troppo sangue, e troppo rapidamente. Doveva riportarlo
al forte il prima possibile per farlo curare dal chirurgo della guarnigione.
Mirone! Voglio due dei tuoi uomini a entrambi i fianchi del centurione. Tenetelo in equilibrio
sulla sua sella.
Mentre i soldati prendevano posizione, Macrone fece di no la testa. Non ho bisogno di due
maledette bambinaie. Ce la posso fare anche da solo.
Sta zitto ed esegui i miei ordini, tagli corto Catone, rimontando in sella. Prese le redini e
osserv il ragazzo, adesso pi distante di prima. Aveva smesso di lanciare insulti ai Romani, ma la sua
voce acuta riecheggiava tra le rocce. Presto sarebbe stato dato lallarme allinsediamento e numerosi
guerrieri si sarebbero sicuramente lanciati allinseguimento della pattuglia. Dobbiamo andarcene da
qui.
Quando vide che Macrone stava gi dondolando leggermente sulla sella per via della ferita e
della perdita di sangue che lo avevano stordito, ebbe un attacco dansia. Quellansia, per si trasform
ben presto in paura, paura di perdere il suo pi caro amico al mondo a causa di un assurdo battibecco e
della fortuna cieca del secondo colpo scoccato dal ragazzino. Il fatto che il centurione, un uomo che
aveva sconfitto alcuni dei nemici pi formidabili dellImpero, dovesse essere messo al tappeto da un
giovane pelle e ossa era fin troppo assurdo per Catone.
Merda. Merda, mormor, incrociando lo sguardo vacillante dellamico. Non tu. Non ora.
Non in questo posto.
Certo che no, cazzo, ringhi Macrone. Non ti preoccupare, ragazzo.
Il prefetto annu e si volt verso il decurione Mirone. Torniamo al forte! Non ci fermiamo per
nessun motivo. Andiamo!.
...
.
...
capitolo due.
...
.
...
Mettetelo sul tavolo, ordin il chirurgo quando gli ausiliari entrarono nellambulatorio della
piccola infermeria accanto al quartier generale del forte. Macrone era sorretto da loro ed aveva un
braccio attorno al collo di ognuno dei due soldati. Era quasi privo di sensi e la testa gli ciondolava da
un lato allaltro. Catone si sorprese dal vedere quanto fosse bianca e contratta la sua faccia. Fuori, la
giornata stava volgendo al termine e la tromba aveva appena suonato il cambio della guardia. La
routine quotidiana della guarnigione era continuata senza tener conto del piccolo dramma che si stava
svolgendo quando la pattuglia era entrata al galoppo dal cancello principale.
Il chirurgo Pausino era uno dei pochi ufficiali medici a non avere origini greche o di una
qualche provincia orientale, dove le conoscenze mediche erano pi facili da ottenere. Era stato
selezionato tra i ranghi militari per addestrarsi come medico da campo prima di arrivare fino alla
posizione che ricopriva tuttora, nella quale aveva raggiunto molti anni di esperienza con le ferite, le
lesioni e le malattie dei soldati. Il tavolo operatorio da un lato aveva un sottile sostegno di pelle per far
appoggiare la testa dei pazienti. Gli uomini che reggevano Macrone sollevarono il centurione sulla sua
dura superficie. Catone rimase in disparte, lasciando a Pausino il controllo della situazione.
Toglietegli limbracatura e larmatura. Via anche gli stivali. Lasciategli solo la tunica. Mentre
gli ausiliari eseguivano gli ordini, Macrone mormorava delle ingiurie nei loro confronti. Le palpebre gli
tremavano ogni volta che muoveva la testa da un lato allaltro. Nel frattempo il chirurgo prese la sua
cassetta degli strumenti e ne selezion con attenzione una piccola gamma, che dispose su uno sgabello
accanto al tavolo. Chiam uno dei suoi inservienti e lo mand a recuperare delle garze di lino,
dellaceto e la sua scorta di erbe. Spalanc poi gli scuri della finestra dietro Macrone per far entrare
quanta pi luce possibile.
Spostatevi da l!. Spinse uno degli ausiliari da un lato. State indietro. Pieg la testa verso
Catone. Non tu, ovviamente, signore. Tieniti in disparte, per, va bene?.
Catone annu e si mise in un punto dove poteva vedere il volto pallido del suo amico senza
intralciare il chirurgo o i suoi aiutanti.
Non appena gli tolsero larmatura, Pausino lo liber del bendaggio di fazzoletti e butt il tessuto
macchiato di sangue dentro un secchio di legno che teneva sotto al tavolo. Si avvicin e ispezion il
mozzicone di freccia, poi si raddrizz e si rivolse al centurione.
Dovr tagliargli i pantaloni per poter lavorare sulla ferita, signore.
No..., protest lui flebilmente. Me li ero appena messi....
 un peccato. Pausino prese un piccolo paio di cesoie e cominci a tagliare la pelle intorno
alla ferita, poi si diede da fare con cautela intorno alla freccia e continu fino allanca. Quando i
pantaloni furono completamente aperti, li stacc dalla coscia del centurione. Un misto di sangue
rappreso e fresco si era sparso intorno allammasso coagulato dove la freccia aveva penetrato la carne.
Il chirurgo tast larea intorno alla ferita con le dita e Macrone emise un lamento profondo.
Uhm. Brutta storia. Non sento la testa della freccia. Deve essere molto in profondit. Pausino
si tocc il mento barbuto, lasciandosi una macchia cremisi sulla pelle.
Cosa hai intenzione di fare?, chiese Catone.
 piuttosto semplice, signore. Unestrazione progressiva dovrebbe risolvere la faccenda.
Il prefetto sospir e alz un sopracciglio. Puoi spiegarti meglio?
Con piacere, ma mentre lavoro, signore. Il centurione sta ancora perdendo sangue, dobbiamo
fare in fretta. Pausino si gir e parl a uno degli ausiliari. Mettetelo su un fianco e tenetecelo.
Quando comincio, non dovete assolutamente farlo muovere. Ci siamo capiti? Bene! Diamoci dentro.
Fai fare a me. Catone spinse uno degli ausiliari da un lato e prese la spalla di Macrone.
Il chirurgo lo guard con aria sorpresa, poi fece spallucce. Come vuoi tu. Pronti? Adesso.
Seguendo le indicazioni di Pausino, adagiarono Macrone su un fianco, con la ferita in alto e lo
spezzone di freccia rivolto verso linterno della stanza.
Tenetelo fermo, ordin il chirurgo, prendendo un bisturi di bronzo e studiando langolo di
penetrazione del dardo. Fece un bel respiro e inser la punta dello strumento nella carne dal lato
opposto della coscia. Un fiotto di sangue rosso vivo fuoriusc dalla ferita e col lungo la pelle,
ricadendo sul tavolo. Il centurione gemette di nuovo e cerc di muoversi, ma Catone lo tenne fermo
mentre laltro ausiliario faceva pressione sulle gambe. Sent il corpo dellamico tremare sotto di lui.
Se sta gi perdendo del sangue, perch gli fai unaltra ferita?.
Senza nemmeno alzare lo sguardo o fermarsi, il chirurgo rispose pacatamente: Come ho gi
detto, la freccia  penetrata in profondit. Inoltre, sento ora che la punta  larga.  probabile che si tratti
di una freccia da caccia. Se provassi a fare unestrazione regressiva, cercando di toglierla dalla stessa
direzione in cui  entrata, non farei altro che aumentare il danno e causare una perdita di sangue ancora
maggiore. Il trucco  fare unincisione dal lato opposto e tirare la freccia da quel foro. Sollev la testa.
 molto pi facile a dirsi che a farsi. Non mi meraviglia che Celso se ne lamentasse sempre.
Immagino che tu non abbia letto i suoi lavori.
Ne ho sentito parlare.
Sentirne parlare e leggere ci che ha scritto sono due cose ben diverse, signore, rispose
Pausino sarcasticamente, continuando la sua incisione. Il De Medicina  il testo di riferimento per i
chirurgi militari. Celso tratta gran parte dei temi, ma  impossibile fare questo lavoro senza esperienza.
Come diceva Ippocrate: Chi desidera praticare la chirurgia deve andare in guerra. E grazie alle
prolungate campagne che abbiamo combattuto qui in Britannia, ho accumulato pi esperienza di quanto
non abbia mai fatto gran parte dei miei colleghi. Di sicuro pi di alcuni. Fece un cenno allinserviente.
Quindi potete stare sicuri che il centurione  in buone mani.
Ritir il bisturi e appoggi lo strumento insanguinato sullo sgabello, prendendo poi una sonda.
Adesso viene la parte difficile.
Con le dita della mano sinistra, allarg lincisione e rivel il muscolo nudo e rosso al di sotto
della pelle. Il sangue fuoriusc liberamente.
Bisogna tamponare. Inserviente, portami dellaceto!.
Il suo assistente si chin, stapp una piccola fiaschetta e vers generosamente il liquido sulla
ferita, ripulendo il sangue in eccesso tutto intorno, prima di inserirne un po direttamente nellincisione.
Macrone sobbalz sotto le mani di Catone e grid. Merda! Fa... male....
E dopo un gemito, si afflosci. Il cuore del prefetto smise di battere. Cos successo?
 svenuto, tutto qui. Non sono sorpreso, sai? Il centurione  un osso duro. Di solito svengono
prima, per mancanza di sangue e per il trauma. Immagino che laceto sia stata lultima goccia per lui.
Pausino apr ancora di pi lincisione e ci infil dentro la sonda. Serrando la mascella, mosse lo
strumento e poi annu. Trovata. Metti un dilatatore sullincisione e poi passami un estrattore.
Linserviente esit e Pausino sibil, frustrato. Quello l, con lintaglio.
Una volta preso lo strumento giusto, il chirurgo guard Catone. Adesso le cose si fanno
interessanti. Credo che tu abbia una mano pi ferma di questo imbecille. Accenn allinserviente. Ti
dispiace scambiare i posti, signore? Ho bisogno di qualcuno che sotto pressione possa reggere.
Catone deglut. Se posso aiutare....
Moll la presa su Macrone e lasci che laiutante prendesse il suo posto. Pausino diede il
dilatatore al prefetto: due strumenti sottili con delle punte smussate a forma di uncino. Ho bisogno che
mi tieni i bordi dellincisione aperti per rimuovere la punta della freccia. Non troppo, perch potrebbe
fare del male al centurione, ma quanto basta per farmi vedere quello che sto facendo. Tutto chiaro?
Credo di s.
Pausino lo scrut per un momento e poi disse, con tono gentile: Non  solo un compagno
darmi, vero?  qualcosa di pi. Un amico?
Il migliore, rispose Catone. Lo conosco da quando sono entrato nellesercito.
Comprendo. Allora devi capire una cosa. Se vogliamo il meglio per lui, non dobbiamo
lasciarci impietosire dalla sua sofferenza. Dobbiamo fare tutto ci che  necessario per salvargli la
vita.
Lo capisco.
E allora mettiamoci al lavoro! Apri la ferita e intralciami il meno possibile, io penser al
resto. Quando vide che Catone esitava, accenn allincisione. Non si terr aperta da sola, signore.
Va bene, dannazione. Il prefetto prese il dilatatore e infil le punte uncinate dentro la carne
appena tagliata, dilatando la pelle per esporre il muscolo color cremisi. Pausino sciacqu subito la ferita
con dellaltro aceto.
Tieni le mani ferme, signore.
Catone strinse la presa sullo strumento e irrigid i muscoli mentre il chirurgo si spost da un lato
per far arrivare pi luce sullincisione. Fatto questo, vi rinfil la sonda precedente e sposto i muscoli,
cercando nuovamente la punta della freccia. Sapendo pi o meno dove trovarla dopo il suo primo
esame, fu una questione di attimi.
Eccoti, mia piccola amica. La vedi?.
Scost una sezione di muscolo fibroso e us lestrattore per indicare la punta di ferro.
Molto bello, rispose Catone, un po disgustato. Cosa facciamo adesso, secondo Celso?.
Pausino non rispose. Fece scorrere lestrattore lungo la freccia, girandolo per far incastrare
lintaglio in fondo al pezzo di ferro, e diede uno strattone leggerissimo.
Maledizione....
Che succede?
Proprio come temevo.  una freccia da caccia. La punta  piatta e bordata da due barbigli. Se
la tiro fuori cos, far pi danni che altro. Non fa niente. Si vede che dovr usare un altro strumento.
Appoggi lestrattore accanto allincisione e prese un paio di pinze delicate. Mentre si concentrava
nuovamente sulla ferita, disse allinserviente di tenere ben fermo il legno dallaltro lato della coscia.
Luomo esegu e il chirurgo infil le pinze nella carne, spostando il tessuto muscolare
danneggiato per esporre il primo dei due barbigli. Serrando le pinze intorno al ferro affilato e ricurvo,
lo tagli il pi vicino possibile al centro della punta.
Eccone uno. Tir fuori il barbiglio e lo mostr a Catone prima di buttarlo nel secchio sotto al
tavolo. Adesso andiamo a prendere laltro.
Ripet la stessa procedura e poi pos le pinze e prese lestrattore. Adesso possiamo concludere
il lavoro.
Catone osserv tutto con un interesse morboso. Il chirurgo infil di nuovo lo strumento di
bronzo, lo fece scivolare lungo la punta piatta della freccia e lo gir per trovare un appiglio.
Ci siamo, mormor Pausino, e cominci a tirare la freccia verso lincisione. Il sangue
ricopriva il ferro, rendendolo scivoloso, e lestrattore perse la presa. Il chirurgo riagganci con pazienza
la punta della freccia e continu a tirarla fuori finch non emerse dallincisione, proprio tra i due uncini
nelle mani di Catone. Non appena riusc a vedere abbastanza legno da poterlo afferrare con le dita,
Pausino mise da parte gli strumenti ed estrasse completamente lo strale. Emersero altri sette pollici
buoni di legno insanguinato e poi, con un tonfo sordo, usc del tutto. Il chirurgo si raddrizz e lo alz in
aria. Proprio una brutta storia.
Catone annu ed esamin la punta di ferro ampia e piatta con i barbigli recisi. Adesso era facile
capire perch era stato necessario seguire la procedura scelta da Pausino. Qualsiasi altro tentativo di
estrarre la freccia dal lato da cui era entrata avrebbe strappato brutalmente la coscia di Macrone,
squarciando muscoli e vasi sanguigni.
Adesso dobbiamo ripulire la ferita e chiuderla, annunci il chirurgo. Prese delle garze dalla
sua cassetta, le infil in una ciotola bronzea e le bagn nellaceto. Quando assorbirono tutto il liquido
che potevano, le riprese e le infil dentro lincisione, facendo lo stesso anche per la ferita dingresso.
Puoi togliere il dilatatore adesso, signore.
Catone sganci con attenzione gli uncini e appoggi i sottili bastoncini di bronzo sul tavolo. Nel
frattempo Pausino imbevette due spugne e le porse allinserviente. Fai pressione sulle ferite finch te
lo dico io.
S, signore.
Mentre laiutante subentrava, il chirurgo si stiracchi e rilass le spalle.  andata nel migliore
dei modi. Siamo riusciti a evitare ulteriori danni. Se la ferita non va in necrosi e se il centurione si
riposer, lasciandole il tempo di guarire, dovrebbe riprendersi bene. Per un paio di mesi la sua gamba
sar un po anchilosata, ma non c da meravigliarsi. Non si riceve una freccia da caccia nella gamba
senza conseguenze.  per caso il tipo di uomo che non rimarr mai fermo su un letto?.
Catone fece una smorfia. Non ne hai idea....
Bene, allora dovrai ordinargli di fare tutto quello che gli dir, signore. Solo perch  un
ufficiale non significa che pu compromettere il mio duro lavoro. Oserei dire che dovrai dargli
istruzioni precise di seguire le mie indicazioni fino a completa guarigione.
Non mancher di farlo. Si immagin come lavrebbe presa Macrone, ma gli ordini erano
ordini e lamico avrebbe dovuto sopportarli e basta.
Allora gli far preparare un letto nel dormitorio. Pausino rivolse lattenzione alla sua cassetta
ed estrasse un ago e un po di filo ricavato da un budello. Una volta che lo ebbe infilato nellago, prese
anche tre spille e le adagi vicino alla gamba di Macrone. La ferita dingresso  abbastanza piccola da
poter essere suturata, spieg. Le fibule servono per chiudere lincisione duscita. Il bello  che si
possono aprire e chiudere per esaminare la ferita. Fa un male cane, certo, ma c poco da fare. Bene,
togli le spugne.
Linserviente allent la pressione sulle ferite e gett le spugne nel secchio mentre Pausino
estrasse con premura le garze. Sorrise. Perfetto! Adesso  tutto pulito. Non ci sono grumi visibili. Ci
saranno, ci sono sempre, ma usciranno quando dreneremo il pus dalla ferita nei prossimi giorni. Non
sar un bello spettacolo. Si infiammer un po, ma  normale e anche positivo. Uninfiammazione
eccessiva, per, indica necrosi. Se dovesse succedere..., succhi aria tra i denti, forse ti converr
portare unofferta a Esculapio per conto del centurione.
Me ne occuper personalmente.
Bene. Allora vediamo di finire il lavoro. Pausino accost ben strette le due estremit della
ferita dingresso e infil lago nella pelle di Macrone. Bisogna assicurarsi di andare in profondit per
evitare che i punti non si strappino. Io uso sempre un filo di budello di pecora attorcigliato. 
abbastanza forte per reggere. Fece quattro passaggi e poi tagli il filo e lo annod. Si spost
sullincisione e la chiuse con le spille. Dovette toglierne una per sistemarla meglio e infilarla di nuovo
unultima volta nella carne. Annu soddisfatto e disse: Ecco fatto. Inserviente, fascialo.
Catone continu a guardare mentre le garze venivano strette attorno alla coscia di Macrone. E
adesso?.
Pausino attravers lambulatorio e si ferm davanti a una ciotola e a una brocca sistemati su un
tavolino nellangolo. Si pul il sangue dalle mani e parl al comandante. Adesso? Dobbiamo aspettare
e vedere se il tuo amico si riprende. Al di l del pericolo di necrosi, dovr patire una buona dose di
dolore. Di solito do ai miei pazienti qualche goccia di papavero.  relativamente facile da trovare nelle
province orientali, ma qui in Britannia  raro come un foruncolo sulla schiena di Venere. Ho dato fondo
alle mie scorte il mese scorso, quindi il centurione dovr farsi bastare della radice di mandragora
imbevuta in vino riscaldato. Lenir il dolore e gli dar un po di sonnolenza. Se dorme non potr
toccare troppo le ferite.
Quando sapremo se si riprender?.
Il chirurgo termin di sciacquarsi le mani e le asciug su un pezzo di lino. In genere dal quinto
giorno. Il livello dellinfiammazione ci dir tutto quello che dobbiamo sapere. Se  troppo alto, allora
probabilmente c qualcosa allinterno della ferita che causa un problema e dovr riaprirla, pulirla con
altro aceto, aggiungere del miele caldo sciolto in acqua e poi richiuderla.
Capisco. Catone ebbe unilluminazione. Quindi se non c nessuna infiammazione, significa
che Macrone  in via di guarigione.
Non direi. Lassenza di segni di infiammazione  quasi sempre un brutto segno.
Davvero?. Catone non riusciva a seguire la logica di quella frase. E perch?
Perch significa che la carne sta morendo. Se per stanno cos le cose, sar in grado di dirlo
anche annusando lodore che fuoriuscir dalla ferita. In una situazione del genere, non potr fare altro
che alleviare al meglio le sue pene prima che muoia. Pausino si avvicin al suo paziente mentre
linserviente lo metteva in posizione supina e diede un colpetto allo stinco del centurione. Se la ferita
fosse pi in basso, potrei asportare la carne morta, e anche un po di quella sana tanto per essere sicuri,
per poi segare via losso e amputargli la gamba. I suoi giorni da soldato sarebbero finiti, ma avrebbe
ottime probabilit di sopravvivere alloperazione. Andrebbe incontro a una morte certa se non lo
facessimo. Ma essendo la ferita cos in alto, le cose diventano pi complicate. La procedura richiede
molto pi tempo e la perdita di sangue sar maggiore. Rimugin un attimo e poi fece spallucce.
Quindi  meglio pregare che Esculapio sia clemente con noi e che il centurione Macrone guarisca
completamente.
I modi del chirurgo stavano cominciando a innervosire il prefetto, il quale lo aggred con uno
sguardo di ghiaccio. Da questo momento in avanti, la guarigione di Macrone  una tua responsabilit
personale. Farai in modo di riservargli unattenzione costante e ti assicurerai che tutti i suoi bisogni
siano soddisfatti. Cibo, bevande e latrina.  uno di quegli ufficiali estremamente difficili da
rimpiazzare e lesercito ha bisogno di lui. Sar a dir poco scontento se dovesse morire. Non  difficile
trovare un posto in prima fila per un ex chirurgo dellesercito. Sono stato abbastanza chiaro?.
Pausino sostenne il suo sguardo senza batter ciglio. Non c bisogno di minacciarmi, signore.
Mi assumo le mie responsabilit con la stessa seriet con cui lo fai tu. E non faccio favoritismi con i
miei pazienti. Ognuno riceve le cure migliori che posso offrire, a prescindere dal rango. Ti do la mia
parola.
Catone esamin il volto del chirurgo in cerca di qualche segno di falsit, ma non ne trov
alcuno e si ammorbid. Molto bene. Tienimi informato sui suoi progressi.
S, signore, rispose Pausino, chinando il capo.
Si avvi verso la porta e usc dal piccolo ospedale del forte. Fuori, la luce morente del giorno
filtrava bassa tra i bastioni e gettava lunghe ombre sulle file di baracche dai tetti in legno. Attravers la
strada principale e super lingresso del quartier generale, scambiando un saluto con le sentinelle
appostate ai lati dellentrata. La sua abitazione personale era composta da delle stanze modeste situate
in fondo allatrio. Non appena entr nel suo ufficio, si tolse il mantello e chiam il suo servo. Trasso,
un trace dallaspetto arcigno e i capelli corti e neri, emerse frettolosamente dalla cella in cui dormiva.
Prefetto?
Aiutami a togliere larmatura.
Catone sollev le braccia, si chin verso Trasso e si divincol mentre il servo raccoglieva le
pieghe della cotta di maglia e le tirava sopra la sua testa. Poi fu il turno dellimbottitura. Facendo un
grugnito di sollievo, il prefetto si tir su e si stiracchi le spalle. Fu allora che vide le strisce di sangue
secco sulle maglie metalliche e ne trov dellaltro rappreso sulle proprie dita.
Era di Macrone.
Ci mise un po prima di scrollarsi di dosso una sensazione di paura per le sorti dellamico. Si
schiar la voce e disse al servo: Voglio carne, pane e vino. E vedi di accendere un fuoco nel braciere.
Le mie cose le puoi pulire dopo.
S, signore. Verr anche il centurione Macrone stasera?.
Catone esit. Era troppo stanco per spiegare. No, stasera no.
Molto bene, signore.
Il tracio lo lasci da solo. Catone si fiss stupidamente le mani e poi segu lesempio del
chirurgo e le lav usando la ciotola e la brocca in ceramica sigillata appoggiate sul tavolino davanti alla
sua semplice scrivania. Dovette sforzarsi per togliere il sangue rappreso, usando le unghie per staccarlo
dalla pelle. Quando si ripul dallultima macchia, fece cadere lo sguardo sullacqua sporca e sospir,
frustrato. A cosa stava pensando Macrone quando si era lanciato allinseguimento del giovane
indigeno? Era stato un gesto imprudente e aveva dovuto pagare un prezzo atroce per la sua follia. Se
fosse morto, sarebbe stata una fine ignominiosa. Daltro canto, tantissimi soldati andavano incontro allo
stesso fato. Erano pi quelli che morivano per ferite accidentali o malattia che i caduti in battaglia,
eppure, per qualche motivo, Catone non aveva mai pensato che il suo amico sarebbe andato incontro
alla sua fine in un luogo che non fosse la prima fila della sua coorte. Macrone era fatto cos.
Si asciug le mani e and a sedersi sullo sgabello accanto alla scrivania. Adesso che il
centurione era costretto a letto per un periodo non meglio definito, i suoi uomini avrebbero avuto
bisogno di un comandante temporaneo. La scelta pi ovvia ricadeva sul centurione Crispo, un gigante
che compensava la sua possanza con una certa mancanza di senso dellumorismo. Ma non cerano
alternative. Si sarebbe dovuto accontentare di lui. Catone decise di dargli la notizia subito dopo la cena.
Prima per, cera una questione che non poteva aspettare. Prese una delle tavolette cerate
disposte da un lato e la apr, raccogliendo anche lo stilus appoggiato l accanto. Trasso aveva fatto un
buon lavoro con la cera e la superficie era liscia e senza segni. Catone rimase fermo per un momento,
fissando il muro opposto e riordinando i ricordi di quello che aveva visto allinsediamento degli
indigeni, poi cominci con la sua mansione.
Al legato Gaio Quintato, della 14esima Legione, salve. Chiedo rispettosamente di poter fare
rapporto circa....
...
.
...
capitolo tre.
...
.
...
Un mese dopo, di mattina presto, Catone prese uno sgabello e si mise a sedere accanto a
Macrone. Come ti senti?, chiese al centurione sdraiato su un materasso imbottito di erica e paglia.
Teneva la gamba fasciata ben distesa e lamico fu contento di notare che il bendaggio era privo di
macchie scure. Qualche giorno prima, Pausino aveva riferito che la ferita di Macrone non presentava
tracce di necrosi e che, in seguito a unulteriore applicazione di aceto precedente al cambio di
fasciatura, aveva anche estratto una quantit di pus decisamente generosa. Adesso non restava altro da
fare che prendere la mandragora e il vino come indicato dal chirurgo e attendere la sua completa
guarigione. Il militare era pi che felice di bere il vino, ma trovava il sapore dellestratto di radice
leggermente sgradevole.
Come mi sento?, rispose, sospirando profondamente. Annoiato a morte, cazzo. Un soldato
non dovrebbe stare in un posto del genere.
E invece s, soprattutto se il soldato in questione si  preso una freccia da caccia nella coscia,
sorrise Catone. Daltro canto, lesercito pu andare avanti anche senza di te per un mese.
Dici?. Inarc un sopracciglio. Ho sentito che adesso c Crispo al comando della mia coorte.
Come se la sta cavando?
Abbastanza bene.  fatto della tua stessa pasta, anche se gli mancano le tue maniere affabili e
il tuo fascino.
Molto divertente, disse Macrone con tono arrabbiato prima che il prefetto continuasse.
Sul serio. Sta facendo un buon lavoro. Non c bisogno che tu stia in pensiero per i ragazzi,
non stanno andando in malora. Crispo li sta addestrando senza remore per lormai prossima campagna
e nel frattempo organizza le provviste e si assicura di avere abbastanza convogli, carri e muli per
quando riceveremo lordine di marciare.
Gliela lascio volentieri quella parte del lavoro. Non mi  mai piaciuta la burocrazia.
Fa parte della tua posizione, centurione Macrone. Perch credi che ti paghino molto di pi di
un qualsiasi legionario?
Ho sempre pensato che fosse per via delle mie maniere affabili e del mio fascino.
Si fecero una risata, ma poi lespressione del ferito cambi e divenne seria. Quindi Quintato
invier lesercito sui monti?
Penso di s. Il mio non  stato lunico rapporto di trib che stanno raggruppando i propri
guerrieri. A quanto pare i Deceangli e gli Ordovici hanno stretto un qualche tipo di patto contro di noi.
Di sicuro i Druidi hanno fatto da mediatori. Il legato ha ordinato alla 20esima e alle XIV, nonch alle sei
coorti ausiliarie  Corvi Sanguinari inclusi  di effettuare i necessari preparativi. Catone fece
schioccare la lingua.  un peccato che non potrai unirti a noi.
Macrone si riprese di colpo e si mise a sedere sul materasso. Non ci penso neanche. Vengo
anchio. Mettimi su un convoglio di rifornimenti finch la gamba non si rimette in sesto. Posso ancora
combattere, se serve.
Lamico scosse il capo. Ho gi dato gli ordini. Rimarrai qui. Il legato ha mandato delle unit di
riserva per controllare i forti di frontiera mentre condurr le altre contro il nemico. Due centurie
dellOttava Coorte Illirica saranno inviate qui quando ci metteremo in marcia. Il tuo compito sar
quello di prendere il comando durante la mia assenza, non appena ti potrai rialzare. Cerca di non
rendere la loro vita un inferno, daccordo?.
Macrone storse il naso. LOttava Illirica? A quanto ho sentito  un gruppo di gentaglia inutile.
Ragazzini imberbi, invalidi e veterani racimolati dalle altre unit. Non appena limperatore se ne andr
verranno congedati tutti in blocco. Che gli di mi assistano.
Catone diede una pacca sulla spalla dellamico. Allora sei luomo giusto per forgiarli come si
deve.
So benissimo come si addestrano dei soldati, ma non posso certo fare dei maledetti miracoli.
Nessuno ti ha chiesto alcun miracolo, limitati a fare il tuo dovere. E poi non dicevi di essere
annoiato? Tra poco sarai occupatissimo.
Un rumore di passi nel corridoio li interruppe e, un attimo dopo, un ausiliario a corto di fiato
entr e fece un saluto militare.
Loptio a capo della sorveglianza ti porge i suoi omaggi, signore. Una colonna di cavalieri si
sta avvicinando al forte.
Catone si alz subito in piedi. Da quale direzione?
Da est, signore. Stanno seguendo il sentiero che proviene da Viroconium.
Il prefetto si ferm un attimo a pensare. Visto che venivano dalla fortezza in cui era accampato
il grosso dellesercito, probabilmente erano dei Romani, ma poteva comunque essere un trucco. Era gi
successo che il nemico usasse le armature dei soldati catturati. Nostri o loro?
Non sono riuscito a capirlo, signore. Li abbiamo visti in lontananza prima che sparissero dietro
la cortina di nebbia a fondo valle.
Capisco, rispose, grattandosi il mento. E quanti sono?
Direi... almeno una trentina, signore.
Non  una minaccia diretta, allora. Bene, torna alla tua posizione e di alloptio che lo
raggiunger a breve. Poi, si gir verso Macrone e fece spallucce a mo di scusa. Torner quanto
prima.
Non preoccuparti, signore. Non vado da nessuna parte, purtroppo.
Catone segu lausiliario fuori dallospedale dellaccampamento e si diresse in tutta fretta verso
i suoi alloggi per dire a Trasso di portargli larmatura, le armi e il mantello alla porta orientale. Una
volta fatto ci, attravers a grandi passi il forte resistendo alla tentazione di mettersi a correre. Seguiva
la scuola di pensiero secondo la quale un comandante doveva essere sempre calmo e imperturbabile per
infondere serenit ai propri uomini. Quando raggiunse le scale che lo avrebbero portato in cima alla
torre accanto alla porta, fu lieto di sentire che loptio aveva dato lordine di dispiegare il resto
dellunit. Il suono acuto di una tromba dottone pervase laria con una rapida successione di tre note,
seguita da una pausa e altre tre note. Gli ufficiali svegliarono gli uomini nelle caserme gridando e
bestemmiando. Le porte dei loro alloggiamenti si spalancarono rumorosamente e i soldati uscirono
allaperto aiutandosi a vicenda a indossare le cotte di maglia prima di raccogliere il resto
dellequipaggiamento e correre alle rispettive posizioni lungo le fortificazioni.
Il prefetto si inerpic sulla scala per raggiungere la piattaforma al di sopra della porta e si un
alloptio a capo della sorveglianza e a unaltra sentinella accanto alle palizzate di legno. Si scambiarono
un saluto, poi Catone spost lo sguardo sul sentiero che si allontanava dal forte per addentrarsi nel
fondo valle. Era una mattina fresca e le nuvole che oscuravano il sole davano al panorama selvaggio
una prospettiva uggiosa. Proprio come aveva detto la sentinella, la pianura era ricoperta da una fitta
coltre di nebbia simile a una marea cinerea che circondava la collinetta su cui si poggiava il forte. I
nemici sarebbero potuti arrivare a tiro darco dal fossato pi esterno senza essere avvistati, stim
Catone. Si rivolse alloptio dello squadrone di Mirone e disse: Hai fatto bene a mettere gli uomini in
stato di allerta.
Per un attimo il soldato trad la propria soddisfazione per il complimento ricevuto. Da quando
ti ho fatto chiamare non li abbiamo pi scorti, signore.
Sulla torre regnava il silenzio, al contrario delle fortificazioni, dove i soldati della guarnigione
martellavano con gli stivali sulle passerelle per raggiungere le proprie posizioni. Quando lultimo uomo
si fu sistemato, Catone si sporse oltre il corrimano di legno e tese lorecchio. In un attimo ud il tonfo
distante degli zoccoli e, poco dopo, il tintinnio delle briglie e di altri equipaggiamenti.
Scopriremo presto chi sono, sentenzi, maledicendosi subito per quel commento superfluo.
Meno male che doveva essere un comandante imperturbabile.
La scala scricchiol per il peso di Trasso che portava sotto braccio larmamentario del prefetto.
Con il fiato corto, adagi tutto sulla piattaforma e aiut Catone a infilarsi larmatura a scaglie,
sistemandogli il fodero della spada sulla spalla. E il mantello, signore?.
Lufficiale scosse la testa, concentrato sulla nebbia.
Eccoli!. La sentinella accanto a loro indic il sentiero che partiva dalla porta. Il prefetto e
loptio seguirono la direzione di quel dito e videro il debole scintillio dei cavalieri che si muovevano in
mezzo alla coltre di nebbia. Catone riconobbe la forma di uno stendardo romano e un secondo dopo il
primo cavaliere emerse dalla nebbiolina, ritrovandosi sul terreno aperto davanti alla porta. La tensione
tra le file di guardia si allent, poi il prefetto intravide lelmo piumato e il pettorale dorato del soldato
che seguiva a breve distanza lo stendardo.
 il legato Quintato.
Do ordine di preparare un ingresso donore, signore?, chiese loptio.
 troppo tardi per organizzare qualcosa. Aprite la porta e basta.
Il sottoufficiale and dallaltro lato della torre e grid agli ausiliari in attesa dietro la pesante
fortificazione di legno. Catone discese di corsa, arrivando proprio mentre i soldati stavano grugnendo
per tirare a s la porta scricchiolante.
Mettetevi sullattenti!, sbrait e poi si fece da parte, tutto rigido. Gli uomini raccolsero gli
scudi e le lance e formarono una fila alla sua sinistra. Il rombo degli zoccoli riemp laria prima che i
cavalieri tirassero le redini a pochi passi dal forte e proseguissero a piedi con le loro cavalcature. Il
primo a entrare fu uno squadrone di legionari a cavallo appartenenti alla 14esima Legione. Percorsero la
strada principale per un breve tratto e andarono a formare ununica fila dallaltro lato, mettendo gli
animali in riga. Dietro di loro cera lo stendardo personale del legato, seguito da Quintato stesso, tutto
rosso in volto per lo sforzo della cavalcata in quella mattina cos fredda. Era il comandante pi anziano
dei quattro presenti in Britannia e, alla morte di Ostorio, aveva preso il controllo della provincia.
Catone lo reputava un ufficiale piuttosto competente ma, come accadeva con gran parte degli uomini
della sua estrazione sociale, anche lui covava ambizioni politiche, a volte a scapito dei soldati che
aveva sotto il proprio comando.
Il prefetto si riemp i polmoni daria. Presentate le armi!.
Gli ausiliari porsero le loro lance al governatore pro tempore della Britannia. Quintato sollev
una gamba oltre la sella e scese a terra. Mentre il vessillifero gli prendeva le redini, il legato si avvicin
a Catone con un lieve sorriso sulle labbra.
Prefetto Catone,  un piacere rivederti. Come vanno le cose? Ci sono stati altri segni di attivit
nemiche?
No, signore, anche se hanno inviato dei gruppi per molestare le nostre pattuglie e tenerle a
bada.
Quintato annu. Unulteriore prova che stanno tramando qualcosa.
Esatto, signore.
E una ragione in pi per colpirli il prima possibile. Non dobbiamo aspettare che prendano
liniziativa. Sar unottima occasione per far guadagnare alla tua divisione un po di insegne al valore,
non trovi?.
Catone non rispose. Cerano ragioni migliori per andare in guerra che accumulare certi
riconoscimenti. Quintato si guard intorno. E dov quellattaccabrighe del centurione Macrone?
Sono sicuro che stia morendo dalla voglia di darci dentro con il nemico.
Il centurione si sta riprendendo da una ferita, signore.  in infermeria.
Il legato si accigli. Ah s? Niente di grave, spero.
Una freccia, signore. Sta guarendo bene. Il chirurgo dice che entro la fine del mese potr
svolgere delle piccole mansioni.
Peccato. Si perder tutto il divertimento.
Gi, signore. Catone indic il quartier generale al centro del forte. Gradisci dissetarti nei
miei alloggi?
Certamente. Fa pure strada. Ma prima vorrei passare in rapida rassegna laccampamento per
esaminare i tuoi uomini.
Mentre camminavano lungo la strada principale, lufficiale a capo della scorta diede ai suoi
uomini lordine di smontare e abbeverare i cavalli. Nel frattempo il segnale di tornare a riposo echeggi
per tutto il forte. Quintato osserv con occhio professionale le truppe e la maniera ordinata con cui
veniva gestito lavamposto.
Come stanno i tuoi soldati?
Signore?
Sono di buon umore? Questanno si sono ritrovati in prima linea e hanno sofferto delle perdite
piuttosto ingenti. So che gran parte delle tue forze  composta da sostituti. Possiamo fare affidamento
su di loro?.
Il prefetto pens un attimo prima di rispondere. Mi fido di loro, signore. Di tutti loro. I
veterani sono i pi tosti e danno lesempio agli altri. Io e il centurione Macrone abbiamo addestrato le
nuove reclute col pugno di ferro e devo dire che stanno venendo su bene.
Ottimo, annu tra s e s il legato.  quello che volevo sentire. Forse ti stai chiedendo
perch sono venuto a farti visita.
Catone gli diede una rapida occhiata. Ci ho pensato, signore.
Quintato sorrise e poi si fece subito serio. Ho ricevuto altri rapporti come il tuo da gran parte
degli avamposti di frontiera. Non c dubbio che il nemico stia radunando le proprie forze. Sono sicuro
che vogliono colpirci prima che arrivi il nuovo governatore ed  mia intenzione colpirli per primo. Ti
dir il resto in privato.
Pi tardi, negli alloggi di Catone, Trasso lasci sul tavolo un vassoio con una brocca di vetro e
due calici di argento e chin il capo rivolto al legato prima di andarsene, lasciando lospite da solo con
il proprio comandante. Il prefetto riemp i calici e ne porse uno a Quintato prima di prenderne uno per
s e sedersi sullo sgabello accanto alla scrivania, cedendo allufficiale la sedia pi comoda.
Sorseggiando il vino si rese conto che quella era lultima scorta di Falerno e sospir in silenzio al
pensiero di tutte le giare di Gallico da due soldi che rimanevano nella sua scorta personale.
Quintato guard il calice, sollev un sopracciglio in segno dapprovazione e lo pos sul tavolo,
incrociando lo sguardo del sottoposto.
Abbiamo loccasione di assestargli un colpo da cui potrebbero non riprendersi, Catone. Se
sono cos folli da ammassare i loro guerrieri in un solo luogo, risparmiandoci la fatica di andarli a
stanare a uno a uno, non dovremmo lasciarceli scappare. Non ne posso pi di sopportare le loro
incursioni e di lanciarmi al loro inseguimento per poi farmeli sfuggire tra le montagne. Ho intenzione
di radunare lesercito, inviarlo nel cuore del loro territorio e distruggere tutti quelli che ci si pareranno
davanti. Soprattutto quei Druidi. Se li minacciamo, chiameranno tutti i loro alleati a raccolta,
risparmiandoci la fatica di cacciarli poco alla volta.
Questo comporterebbe attaccare il nascondiglio dei Druidi a Mona, signore.
Infatti ho dato ordini affinch uno degli squadroni navali ci venga incontro sulla costa e ci aiuti
con la missione sullisola. Quando avremo finito, i Deceangli saranno solo un lontano ricordo e ogni
traccia dei Druidi e dei loro boschi sacri sar cancellata per sempre dalla faccia della terra. Fece una
pausa per dare pi peso alle proprie parole. Non appena i Siluri e gli Ordovici conosceranno il destino
che  toccato ai loro vicini del Nord, tratteranno la pace. Cos, finalmente, riusciremo a rendere sicura
la provincia.
Catone mosse con delicatezza la coppa che aveva in mano. Con tutto il dovuto rispetto,
signore,  la stessa cosa che aveva cercato di fare Ostorio. Invece di spaventare i nemici per farli
negoziare, per, era riuscito solamente a rinnovare la loro determinazione nel combatterci.
Ma allora Carataco era al comando. Ora che lui  andato, non c nessuno che tenga unite le
trib.
Tranne i Druidi.
S,  vero. Quello che intendo  che non hanno una figura di rappresentanza unica dietro cui
aggregarsi, nessuno che abbia abbastanza carisma per impedire a quei barbari di azzannarsi
vicendevolmente alla gola per il tempo sufficiente ad attaccarci. Se puniremo i Deceangli in modo
esemplare, forse le altre trib si renderanno conto che la scelta  sottomettersi al volere di Roma o
essere sterminati.
Catone rise nervosamente. Sterminati? Non dirai sul serio, signore?.
Quintato lo guard con unespressione piuttosto fredda. Sono serissimo, prefetto. Tutti, fino
allultimo neonato e animale.
Ma perch?
A volte le lezioni pi dure sono lunica soluzione.
E se la tua lezione gli insegnasse tuttaltro, signore? Dopotutto, Ostorio aveva provato a fare
quello che tu stai sostenendo, o sbaglio? Lunico risultato che ha ottenuto  stato quello di alimentare la
loro resistenza nei confronti dellImpero.
Questo perch a lui mancava la convinzione per farlo. Oppure perch era troppo esausto. Se
fosse stato pi giovane, le cose sarebbero andate diversamente. Ora come ora, sembra proprio che il
fato abbia scelto me per continuare il lavoro di Ostorio. A prescindere dalla situazione, prefetto Catone,
ho gi i miei piani. Forse perderemo loccasione per intascarci una fortuna vendendo i prigionieri sul
mercato degli schiavi, ma ce ne faremo una ragione. Concentrandoci invece su prospettive pi ampie,
se una buona dose di spietatezza convincer le altre trib di quanto sia futile la loro resistenza, nel
lungo termine avremo salvato molte vite. Si gratt la guancia. Anche quelle degli indigeni. Sono
sicuro che una persona intelligente come te capir il mio ragionamento, o sbaglio?.
Catone si ferm un attimo a pensare. Il suo piano era abbastanza logico, ma per i suoi gusti era
indebitamente dispendioso, per non parlare delleffetto che avrebbe avuto sulle relazioni future tra
Roma e la popolazione della nuova provincia. Sarebbe stato meglio cercare di minimizzare la loro
sofferenza e persuaderli ad arrendersi. Detto questo, per, era un soldato e aveva giurato di obbedire
allimperatore e a chiunque questi avesse posto in una posizione di autorit al di sopra di lui.
S, signore. Capisco.
Ottimo.
Bevvero entrambi un altro sorso, pensierosi. La mente di Catone torn a una questione alla
quale non era ancora stata data una risposta adeguata. Si schiar la voce e disse: Signore, avresti
potuto convocare tutti i comandanti delle varie colonne direttamente al tuo quartier generale per
comunicare loro questo piano. Perch sei venuto qui di persona, se posso chiedere?.
Quintato sorrise lentamente e sollev il calice fingendo un brindisi. La tua circospezione ti fa
grande onore, giovane Catone. Lo dico come un complimento, senza condiscendenza. Per essere un
soldato professionista, hai una profonda conoscenza delle realt politiche di questo mondo. Dimmi,
secondo te perch sono venuto qui?.
Il cuore del prefetto acceler. Il legato conosceva bene sia il suo passato che quello di Macrone:
entrambi erano stati reclutatati per lavorare come agenti del segretario imperiale in persona, Narciso.
Quintato lo sapeva perch anche lui aveva svolto una funzione simile per lacerrimo nemico del
segretario, un servitore imperiale di nome Pallante. I due liberti si erano fatti guerra per anni cercando
di accumulare quanto pi potere possibile e adesso che le forze di Claudio stavano iniziando a scemare,
non ci sarebbe voluto molto prima che Pallante sospingesse il suo successore preferito, Nerone, verso il
trono imperiale. La loro guerra mortale continuava a imperversare perfino l, ai confini pi lontani
dellImpero. Assegnare a Catone e Macrone un incarico pericoloso esattamente nel momento in cui
erano tornati nella provincia era stata una mossa deliberata, organizzata da Quintato su istruzioni di
Pallante. Visto che il prefetto era riuscito a risolvere la situazione delicata al forte periferico di
Bruccium e considerato il ruolo che lui e Macrone avevano svolto nella cattura di Carataco, per,
Catone sperava di aver raggiunto una tacita tregua tra loro e Quintato.
Non ne ho idea, signore.
Suvvia. Mi deludi. Sospettavo che potessi prendere la mia presenza come una minaccia nei
tuoi confronti. Permettimi di metterti il cuore in pace. Non sono venuto per farti del male. Al contrario.
Sono venuto da te per svariati motivi. Il primo  puramente militare. Volevo valutare con i miei stessi
occhi la preparazione dei tuoi uomini per la campagna e sono molto contento di ci che ho visto. Le tue
due coorti sono in ottima forma, non come quelle di certe guarnigioni che ho avuto modo di visitare in
questi giorni. Il secondo motivo  pi di natura personale, prefetto Catone. Quintato pos il calice e
incroci le mani, scrutando nelle pupille di Catone. Abbiamo avuto modo di trovarci in disaccordo,
prima di oggi.
Disaccordo  un eufemismo, signore.
Il legato si accigli. Siamo tutti uomini di qualcun altro. Tu sei stato costretto a lavorare per
Narciso e io sono stato persuaso a servire Pallante. Per il momento abbiamo entrambi soddisfatto le
esigenze dei nostri burattinai.
Io non sono il burattino di nessuno, rispose Catone con fermezza.
Lo credi davvero? Adesso s che mi deludi. Ma tralasciando per un attimo la questione, ho
bisogno che tu capisca le mie vere intenzioni per la campagna imminente. Ascoltami bene. Quintato
prese il calice e si appoggi allo schienale. A breve la situazione a Roma cambier. Limperatore
Claudio  un uomo anziano, e gli uomini anziani tendono a crepare allimprovviso. Le persone sono
inclini ad attribuire questi tipi di morte a cause naturali, il che avvantaggia molto quelli che mirano a
ottimizzare il processo di mortalit. Mi segui?.
Fin troppo bene, pens Catone. Qualche anno prima, lui e Macrone erano stati coinvolti in
unoperazione segreta per proteggere Claudio da un branco di aspiranti assassini allinterno del palazzo
imperiale. Sia loro sia limperatore erano sopravvissuti a malapena a quellesperienza.
Oggigiorno, il veleno o una lama tra le costole sono diventate cause naturali, a palazzo.  un
peccato, ma le cose stanno cos. Se da un lato ci saranno sicuramente dei congiurati gi allopera per far
s che limperatore esca di scena prima del tempo, dallaltro ci sono il mio e il tuo uomo che sgomitano
per mettere i loro candidati sul trono non appena Claudio morir. Al momento il favorito  Pallante,
con Nerone, ma chi pu dirlo? Forse Narciso sar in grado di tramare la candidatura al seggio del padre
di Britannico, dopotutto questultimo ha il vantaggio di essere il figlio naturale dellimperatore.
Nerone, per, ha sua madre, e quella puttana di Agrippina far di tutto pur di ottenere ci che vuole.
Ciononostante, Narciso potrebbe ancora sorprenderci.  in un angolo ed  proprio in questi momenti
che  pi pericoloso. Sei fortunato ad averlo dalla tua parte.
Catone soffoc una risata amara. Fortunato? Io e Macrone non abbiamo avuto alcuna voce in
capitolo. Siamo stati costretti a eseguire i suoi ordini, ritrovandoci pi e pi volte in pericolo.
Niente di nuovo, insomma. Sei comunque un soldato.
S, signore. E se  vero che sono pronto a sacrificare la mia vita per Roma,  altrettanto vero
che non finir in pasto ai vermi per quel rettile di Narciso.
Un principio giusto e lodevole. Come molti princpi, per,  completamente disgiunto dalla
realt in cui spesso e volentieri ci ritroviamo, o sbaglio? E poi,  meglio avere una serpe come Narciso
al proprio fianco piuttosto che alla gola. Solo uno sprovveduto lo penserebbe, e tu non sei uno
sprovveduto. Sollev il calice verso Catone e lo svuot prima di posarlo bruscamente. Permettimi
quindi di condividere con te i miei pensieri. Ho unopportunit. Il nuovo governatore non arriver in
Britannia prima di qualche mese, quanto mi basta per colpire il nostro nemico e schiacciarlo una volta
per tutte.  mia intenzione distruggere i Deceangli, prendere lisola di Mona e spazzare via i Druidi.
Senza di loro, non ci sar pi nessuno in grado di coordinare la resistenza delle trib. Quei barbari
saranno costretti ad arrendersi e la vittoria sar mia. Visto che il prossimo anno verr richiamato a
Roma, non mi dispiacerebbe avere una campagna di successo alle spalle. Presumendo che Nerone
succeda al padre adottivo e che Pallante rimanga al potere dietro di lui, la mia stella potrebbe
cominciare a brillare. Ora, per, come ogni uomo influente, anchio avr bisogno di seguaci su cui
poter fare affidamento. Uomini capaci e di buona reputazione, ma anche subdoli e con una certa
esperienza. Tu sei un uomo del genere, proprio come il tuo amico Macrone. Sarei onorato di potervi
annoverare tra i miei sostenitori.
Non stento a crederlo.
Quintato si blocc per un attimo e poi prosegu con un tono calmo e minaccioso. Prefetto,
prima di assumere una posizione moraleggiante, lascia che ti ricordi in che mondo viviamo.  quasi
sicuro che Narciso sar il primo a essere proscritto non appena Nerone salir al potere. Conosco molto
bene Pallante, e so che far di tutto per assicurarsi che i seguaci di Narciso vengano eliminati insieme
al loro padrone.
Io non sono un suo seguace.
Puoi anche vederla cos, ma ci non cambia quello che Pallante pensa. Secondo lui, tu e
Macrone siete dei meri dettagli. Non si fermer certo a pensare a cosa  giusto e cosa  sbagliato. I
vostri nomi finiranno sulla sua lista e a tempo debito verr emesso un mandato fino in Britannia per
autorizzare il vostro arresto e la vostra esecuzione. Sar la vostra fine. Anche se non del tutto. Se ho
capito bene, hai una moglie. Quando verrai condannato per tradimento, i tuoi beni saranno confiscati e
a tua moglie non rimarr nulla. Tienilo a mente.
Aspett che le sue parole si facessero pi gravi con lattesa, poi ricominci a parlare in modo
ragionevole. Detto questo, se voi foste i miei uomini, potrei garantire per voi. Direi a Pallante che non
servite pi Narciso, che siete affidabili e leali nei miei confronti e, per estensione, anche a Pallante e a
Nerone. Ovviamente, la vostra posizione sarebbe ancora pi inattaccabile se faceste un ulteriore
passo....
Catone cap limplicazione. E fingessimo di essere leali a Narciso mentre aiutiamo te e
Pallante a distruggerlo?
Perch no? Come tu stesso hai detto, quelluomo  un rettile. Ha messo a repentaglio la vostra
vita. Non gli dovete niente.
Cos come non dobbiamo niente a Pallante o a te, signore.
Il legato scoppi a ridere. Adesso parli cos, ma tra uno o due anni le cose cambieranno, e
allora s che mi ringrazierai per la mia protezione. Non sto parlando soltanto di te e di Macrone, ma
anche della tua famiglia.
Il prefetto sent una fitta dansia nelle viscere. Stai minacciando la mia famiglia?
Al contrario, sto offrendo loro la mia protezione. Purtroppo le persone che amiamo e per cui
facciamo dei sacrifici presto o tardi diventano il nostro tallone dAchille. Se vuoi controllare un uomo,
prima devi controllare le sue paure. Non provo piacere nel dirlo, mi limito a sottolineare la verit della
situazione. La scelta sul da farsi spetta solo e unicamente a te.
Non ho alcuna scelta, rispose Catone sottovoce, cercando di controllare il proprio
temperamento. O sbaglio?.
Quintato fece di no con la testa. Temo proprio di no. Se pu esserti di conforto, anche la mia
famiglia  sotto il controllo di Pallante. Venne da me, come faccio io oggi con te, e mi fece la stessa
offerta, e la stessa minaccia, e da allora sono condannato a eseguire i suoi ordini. Sono passati dieci
anni. Allora Pallante stava ancora strisciando sulle scale per il successo.
Eppure hai scelto di non eseguire i suoi ordini e non ci hai eliminato.
Credi? Vi ho mandati verso quella che pensavo fosse una morte certa a Bruccium. Siete
riusciti a vincere, per, contro ogni probabilit. Per questo motivo, vi ammiro. Sarebbe un peccato se
doveste perire inutilmente... Suvvia, Catone. Tu hai chiara la situazione. Avrai gi capito che non ci
sono alternative. Perlomeno non senza conseguenze dolorose.
Lho capito, ammise il soldato.
Comprendo il tuo sconforto, ma lo supererai. La mancanza di scelte far in modo che tu vada
oltre, lasciandoti davanti alle uniche azioni possibili: adattarsi e sopravvivere. Dopotutto, non  questo
ci che ci insegna la vita?.
Il legato attese una risposta, ma Catone era troppo infuriato e amareggiato per fidarsi della
propria bocca. Voleva confutare largomento che gli era stato presentato. Voleva assolutamente
rimanere fedele ai propri princpi, sfidando il volere degli uomini potenti che decidono il destino degli
altri. Desiderava davvero un mondo in cui lonore, lonest e il merito contassero pi della furbizia,
dellavarizia e dellambizione. Era per evidente che questo suo desiderio altro non era che uningenua
illusione. Nonostante tutto quello che aveva compiuto, tutte le battaglie che aveva intrapreso e vinto e
tutte le promozioni che si era guadagnato, la sua vita era ancora in balia dei capricci di uomini come
Narciso e Pallante. E non erano neppure dei veri Romani, bens semplici liberti che avevano imparato a
rigirarsi tra le mani i loro vecchi padroni. La cosa peggiore era la consapevolezza di essere vulnerabile
alle loro macchinazioni a causa del matrimonio con Giulia. A tempo debito, anche il loro bambino
sarebbe diventato un ostaggio inconsapevole di quel gioco fatale di intrighi politici a cui gli uomini
allinterno del palazzo imperiale partecipavano istintivamente, con la stessa naturalezza con cui gli altri
respiravano.
Sospir.
 evidente che ti stai convincendo, osserv Quintato, con un atteggiamento di simpatia.
Molto bene. Nessuno dovrebbe scegliere di morire per mancanza di senno. Adesso ti devo lasciare.
Avrai sicuramente bisogno di tempo per considerare ci che ti ho detto e accettarlo. Riparleremo
quando sarai pronto. Grazie per il vino.
Si alz e Catone lo segu. Linformalit di qualche istante prima svan in un attimo e il legato
torn a essere il suo comandante, brusco ed esigente.
I tuoi nuovi uomini arriveranno al forte tra due giorni. Appena giungeranno qui, farai
immediatamente marciare la tua colonna in direzione di Mediolanum. Una volta l, vi unirete alla XIV
Legione, a una vessillazione della 20esima e alle altre coorti ausiliarie assegnate alla campagna. Visto che
comander tutta la missione, Valente prender il controllo della 14esima mentre il prefetto del campo
Silano si incaricher di guidare la XX.  mia intenzione iniziare loperazione tra cinque giorni.
Penetreremo nelle montagne, raderemo al suolo ogni singolo accampamento nemico, localizzeremo e
distruggeremo le loro forze, eliminando ogni forma di vita che ci si parer davanti. Dopodich, faremo
lo stesso a Mona. Quando il nuovo governatore arriver in questa provincia, la trover in ordine.
Nessuno sar pi disposto a sfidare la supremazia romana. Inoltre, il rimpiazzo di Ostorio non si
prender il merito di nessuna conquista. Lo rivendicher io e chi mi segue. Ci siamo capiti, prefetto
Catone?
S, signore.
Allora non abbiamo pi niente da dirci. Ci vediamo a Mediolanum.
...
.
...
capitolo quattro.
...
.
...
Uhm, non mi sembrano granch, brontol Macrone, osservando la piccola colonna di uomini
che stava facendo il suo ingresso nel forte. Lammasso di canaglie pi miserabile che io abbia mai
visto. La maledetta Ottava Illirica non  degna neanche di strofinare i pavimenti delle latrine. Solo gli
di sanno cosa ci faranno se il nemico dovesse attaccarci mentre sarete lontani.
Se ne stava seduto su una panchina fuori dal quartier generale con una stampella appoggiata al
muro alle proprie spalle. Era pomeriggio inoltrato e sebbene il cielo fosse stato terso per tutta la
giornata, la temperatura stava calando ed entrambi gli uomini indossavano i loro spessi mantelli
militari. Catone era rimasto in piedi sulla strada che attraversava il forte con una mano sollevata per
schermarsi gli occhi mentre anche lui faceva una prima valutazione dei rimpiazzi per la guarnigione.
Gli Illiri erano tutto fuorch presentabili, su questo non vi erano dubbi. Non provavano nemmeno ad
andare al passo e avevano le armature tutte opache per carenza di lucidatura. Alcuni portavano gli elmi,
ma la maggior parte se li faceva ballonzolare sul fianco, o li metteva sul giogo da marcia. In testa alla
colonna vi era un ufficiale basso e tarchiato dalle guance cicciottelle tutte venate di rosso, un uomo a
cui sicuramente piaceva la compagnia dei calici, pens Catone.
Il prefetto era di pessimo umore. I rimpiazzi sarebbero dovuti arrivare per mezzogiorno,
permettendo alla guarnigione di unirsi al resto dellesercito di stanza a Mediolanum, che distava due
giorni di marcia. I Traci e i legionari sotto il suo comando avevano gi preparato con cura i loro gioghi
e i carri che formavano il piccolo convoglio di rifornimenti erano tutti allineati dietro le fortificazioni in
attesa di essere attaccati ai muli. Di fatto, gli animali erano stati imbrigliati prima di mezzogiorno, in
previsione di una partenza rapida. Quando gli Illiri non si erano fatti vivi allora stabilita e nemmeno
nelle due successive, Catone aveva ordinato con riluttanza di rimettere i muli nelle stalle, insieme ai
cavalli del suo contingente equestre. Visto che ormai tutto sembrava indicare che non si sarebbe partiti
prima della mattina successiva, anche gli uomini della guarnigione erano stati congedati.
Catone cammin lentamente in mezzo alla strada aspettando il centurione ausiliario mentre il
resto dei nuovi arrivati rompeva le righe e si disperdeva nello spazio tra le fortificazioni e le baracche
dei soldati.
Lufficiale giunse con passo tranquillo e chin la testa a mo di saluto, sfoggiando un sorriso
sdentato. Porca puttana, ansim.  stata una marcia bella tosta, signore. Non credevo che ce
lavremmo fatta prima di notte.
Raddrizza la schiena!, grid Catone. E fa rapporto in modo decente, soldato.
Il centurione rimase a bocca aperta e poi rimise in moto il cervello, piantando il suo bastone di
vite al suolo e allargando le spalle. In questo modo, per, butt allinfuori il suo grosso stomaco e a
Catone venne in mente un uovo. Il paragone si rivel quanto mai calzante dato che le sue guance
sembravano ripiegarsi dentro il collo, andando a congiungersi senza soluzione di continuit con le
spalle tondeggianti. S, disse Catone fra s e s. Un uovo. Un uovo molto grasso.
Luomo-uovo fece un profondo respiro e si present. Marco Fortuno, Quinta Centuria, Ottava
Coorte Illirica, signore! In distaccamento. Questi sono i miei ordini, signore. Frug nella borsa che
portava appesa a un fianco ed estrasse una tavoletta. Catone la apr e lesse rapidamente i commenti
incisi nella cera. Erano istruzioni normali: Fortuno era stato autorizzato a portare due centurie
nellaccampamento indicato per fungere da guarnigione temporanea fino a nuovo ordine. Riportavano
il nome del princeps officii e il sigillo dellanello del legato. Richiuse la tavoletta con veemenza e la
porse allufficiale.
Marco Licinio Catone, prefetto della Seconda Cavalleria Tracia e comandante di questo forte.
Siete in ritardo. Vi aspettavo per mezzogiorno.
La strada era impervia, signore, e il seguito di civili ci ha rallentato.
Il seguito di civili?. Catone spinse lo sguardo oltre luomo, verso la porta. In effetti, ora che
anche gli ultimi soldati erano entrati, vide una moltitudine di donne e bambini, insieme a un piccolo
gruppo di carri trainati da muli.
Giove dammi la forza!, sbrait Macrone. Cosa diamine  quello?.
Fortuno si guard alle spalle, non senza qualche difficolt. Alcuni uomini hanno le loro
famiglie nel vicus di Viroconium, mentre certi veterani smobilitati fanno affari con i miei soldati. Non
sono pi di un centinaio. Il forte  stato costruito per ospitare un migliaio di uomini, quindi dovremmo
avere spazio a sufficienza. Inoltre, aiuta a tenere alto il morale. Guard con curiosit Macrone, incerto
su come rivolgersi a lui, visto che indossava una semplice tunica e un mantello senza nessuna insegna
che ne indicasse il rango.
Macrone mise rapidamente fine al suo dilemma. Centurione Lucio Cornelio Macrone, Quarta
Coorte, 14esima Legione. Prender il comando durante lassenza del prefetto.
Prenderai il comando? Avevo capito che lavrei preso io... signore.
Ebbene no, rispose Catone. Il centurione Macrone si sta riprendendo da una ferita e non
potr guidare la sua coorte nella prossima campagna, per cui dovr rimanere qui.
Purtroppo, maledizione, aggiunse il centurione a denti stretti.
Fortuno scosse il capo. Mi dispiace, signore, ma i miei ordini sono piuttosto precisi. Mi hanno
assegnato il comando del forte durante la tua assenza,  il princeps officii a dirlo. Diede una pacca alla
borsa. Tu stesso lo hai letto.
Catone indic gli uomini scarmigliati della Coorte Illirica e gli ultimi civili che si stavano
trascinando oltre la porta. Non ho intenzione di lasciare un avamposto simile nelle mani delluomo a
capo di questa marmaglia. Ho preso la mia decisione. Se hai qualche problema, parlane con il legato in
persona.
Ma... sta per andare tra le montagne, protest Fortuno. Potrebbe metterci dei mesi a
rispondermi.
Non  un problema mio, sbrait Catone. Fino a quel giorno, la mia decisione  legge. E
quando parli con noi, chiamerai sia me sia il centurione Macrone signore. Sono stato chiaro?
S, signore.
Molto meglio. Il prefetto diede unocchiata ai nuovi arrivati, che si stavano ammassando
davanti alla porta. Per il momento, conduci i tuoi uomini e i civili nelle stalle in fondo al forte.
Le stalle?. Fortuno fece una smorfia. Signore, non....
I miei uomini hanno bisogno delle loro baracche questa sera, a causa del vostro ritardo. Visto
che i miei cavalli staranno gi occupando buona parte delle stalle, a voi toccher arrangiarvi con lo
spazio che rimane. E ringraziate che non vi faccia accampare fuori da qui finch non me ne sar andato
con i miei uomini, domani.
Fortuno fece un saluto e raggiunse i suoi. Nel frattempo Macrone e Catone continuarono a
guardarlo con unespressione cupa.
Quello, fece Macrone sottovoce,  lesempio di soldato pi miserabile che abbia mai avuto
la sfortuna di incontrare.
Catone sollev un sopracciglio e guard lamico. Davvero? E che mi dici di quella recluta tutta
pelle e ossa che un po di tempo fa si  unita alla Seconda Legione in Germania? La chiamasti
uninutile striscia di piscio, se non ricordo male.
Lui fece spallucce. Per esserlo lo era, completamente. Ma alla fine si  salvato. Lesercito lo ha
reso un soldato decente.
Ti ringrazio per la tua lode velata.
Non hai bisogno che ti faccia delle lodi. Da quel giorno basta la tua reputazione.
Catone sent una certa irrequietezza. Non era mai riuscito a sentirsi a suo agio con le proprie
conquiste, come se fossero il risultato della benevolenza della dea bendata piuttosto che dei suoi sforzi,
rendendolo di fatto indegno di quelle lodi: riteneva di essere semplicemente un uomo che aveva avuto
fortuna. Si schiar la gola. Adesso avrai lopportunit di rimettere in sesto gli uomini di Fortuno
mentre io sar via. Dovrebbero tenerti impegnato.
Quella gentaglia?. Macrone rise amaramente. Mi  andata grassa allora! E nel caso di
Fortuno, anche letteralmente. Avr fortuna se, quando finir la campagna, questo forte sar ancora in
piedi e soprattutto abitabile.
Alcuni uomini della guarnigione erano usciti dalle loro baracche per ispezionare i nuovi arrivati.
Li osservavano con sorrisi divertiti o gli lanciavano insulti bonari e gli Illiri rispondevano con la stessa
moneta prima che Fortuno non gli ordinasse di mettersi in riga, gridando a pieni polmoni, pi per
impressionare gli ufficiali anziani del forte che per incoraggiare i suoi uomini, azzard Catone. Gli
ausiliari si misero in posizione con passo lento, piantarono le lance a terra e attesero che gli ultimi
camerati si unissero a loro dalle file dei civili.
Macrone gir la testa e sput nel canale di scolo a cielo aperto che scorreva lungo il quartier
generale. Potrei addestrare delle scimmie a fare di meglio. Sono una cazzo di sciagura.
Be, adesso sono tutti tuoi, amico mio.
Grazie mille.
Catone ridacchi. Tienili fuori dai guai. E prenditi cura del mio forte. Ma soprattutto assicurati
di tenere a riposo la gamba pi che puoi. Ti rivoglio in piedi e pronto a dare del filo da torcere ai
nemici in men che non si dica. A proposito, come sta andando?.
Macrone si diede una pacca sulla coscia, sopra il bendaggio. La cicatrice sta guarendo bene,
ma il muscolo mi fa un male cane e sembra come se fosse tirato da tutte le direzioni. Non  ancora
pronto per reggere troppo peso ed  talmente intorpidito che quando cammino sembro una puttana della
Suburra dopo un turno doppio, sospir. Ne ho passate di peggio, ma non ho mai provato
unumiliazione simile a quella di essere stroncato da un bambino indigeno. Di palle ne aveva, devo
ammetterlo.
Lui e tutti gli altri barbari di queste montagne. Ripensare alla campagna imminente guast
nuovamente lumore del prefetto. Era un brutto periodo dellanno per dare il via a unoperazione
militare su larga scala. Lesercito avrebbe cominciato a marciare in autunno inoltrato e le frequenti
piogge di quelle terre in men che non si dica avrebbero reso impraticabili i sentieri per i convogli. Per
non parlare dellinfelice prospettiva che aspettava la fanteria: avrebbero dovuto arrancare nella
fanghiglia appiccicosa dei sentieri di quel territorio, rovinati rapidamente dagli zoccoli, dalle ruote e
dagli stivali chiodati della colonna romana. I barbari, dal canto loro, avrebbero avuto il vantaggio di
conoscere i territori e sicuramente non avrebbero abbandonato quelle tattiche di incursioni e saccheggi
che nelle campagne precedenti avevano dato i loro frutti.
Tuttavia, se lidea del legato di usare la forza bruta e la spietatezza per sbaragliare i Deceangli e
i Druidi avesse prodotto i risultati sperati, cerano buone probabilit che lesercito sarebbe riuscito a
tornare ai propri accampamenti invernali prima che i brevi e gelidi giorni della stagione avvolgessero la
Britannia. Il freddo e lumidit avevano gi iniziato a far dolere la mano di Catone nel punto in cui si
era ferito mesi prima. Si massaggi la cicatrice bianca dietro le nocche e sul palmo e sent il prurito
familiare che da l si spargeva fino ai polpastrelli e lungo tutto il braccio, fino al gomito.
Macrone lo vide fare una smorfia. La mano ti causa ancora problemi, signore?.
Il prefetto lasci andare le braccia sui fianchi. Stavo solo pensando.
Si guard intorno per essere sicuro che nessuno potesse sentirli. La sentinella allingresso del
quartier generale era la persona pi vicina a loro e Catone abbass il tono della sua voce per essere
sicuro. Hai avuto modo di pensare a quello che ti ho detto?
Riguardo Quintato? S, lho fatto. Non posso dire di essere felice di immischiarmi con un altro
cospiratore dopo tutto quello che abbiamo passato con Narciso.
Neanche io, ma non penso che abbiamo molte altre scelte. Quello che ha detto  vero. La
buona stella di Narciso sta tramontando. Presto non riuscir a offrirci alcuna protezione. Non sar
neanche in grado di proteggere se stesso.
Di sicuro non pianger quando il serpente cadr sulla propria spada. Merda, sarei pi che
felice di porgergli la mia lama per farla finita. Oppure gliela infilerei io nelle carni se non dovesse
avere il coraggio di uccidersi. Macrone sorrise cupamente al pensiero di fornire al segretario imperiale
i servizi di cui avrebbe avuto bisogno.
Non  di lui che mi preoccupo, continu Catone, ma di noi. E delle persone che dipendono
da noi.
Non c bisogno che ti preoccupi di Giulia. Suo padre si prender cura di lei. Sempronio ha
una certa influenza in Senato e Pallante ci penser due volte prima di inimicarselo.
Lo spero, ma dubito che Pallante sia il tipo di uomo che si rifiuterebbe di farsi dei nemici nel
Senato. Almeno non finch potr parlare allorecchio della moglie dellimperatore e avr unoccasione
per mettere Nerone sul trono. Per quanto mi ripugni lidea di diventare un seguace di Quintato, sarebbe
la cosa pi sensata da fare. Per ora, quantomeno. Se per qualche motivo Pallante dovesse perdere i
propri privilegi, ci baster tagliare tutti i ponti con il legato.
Macrone sospir profondamente. Non dovremmo essere costretti a vivere in questo modo,
Catone. Siamo soldati, non spie, n tantomeno assassini. Di certo non siamo i servitori di un qualche
liberto che vuole occupare una posizione che non gli spetta. Non ne posso pi di vivere con la minaccia
perenne di un colpo alla testa anche qui, nel buco del culo del mondo, il posto pi lontano da Roma,
solo perch ho dato fastidio a un lacch capitolino.
Credimi, Macrone, condivido i tuoi sentimenti. Ma i desideri valgono poco, e ora come ora
non ci servono a nulla. Non credo che abbiamo molte scelte. A meno che non vogliamo passare il resto
delle nostre vite guardandoci le spalle. Abbiamo gi abbastanza rogne con i nemici. Gran parte della
Britannia  una provincia solo di nome. Il lavoro da fare  ancora tanto. Fece una pausa e si pass una
mano sui ricci scuri. Abbiamo tutto il tempo per dimostrare che siamo pi utili allImpero da vivi e
non da morti.
Col cazzo!. Lespressione di Macrone si fece pi scura. Non dobbiamo dimostrare pi
niente a nessuno, Catone. Non noi. Abbiamo versato il nostro sangue pi e pi volte per Roma e
abbiamo sudato come degli animali nelle nostre lunghe marce in terre ostili. Per non parlare di quello
che abbiamo dovuto sopportare con Narciso e le sue maledette cospirazioni. Ci siamo guadagnati il
diritto di essere lasciati in pace per il resto delle nostre vite. Ce lo siamo guadagnato in abbondanza.
Macrone....
Il centurione fece di no con la testa. Non lo far, non scambier Narciso per Pallante. Non
diventer il tirapiedi di un aristocratico complottista come Quintato. No! Mai pi. Dora in poi, riporr
la mia lealt soltanto nei miei compagni e in Roma. Se vuoi continuare a giocare con gente come loro,
fai pure. Io a questo gioco non prender parte, mi capisci?.
Catone dovette riconoscere che lamico era determinato a sfuggire dal mondo letale della
politica e dei complotti. Quello non era il momento per provare a farlo ragionare. Avevano poco tempo
e ancor meno riservatezza, non sarebbero riusciti a parlarne a fondo. Inoltre, simpatizzava con i princpi
sui quali si fondava la posizione di Macrone, per quanto potessero essere pericolosi. Nessuno di loro
meritava di essere trattato come uno strumento nelle mani di uomini egoisti che miravano solo alla
ricerca del potere. Questi uomini, per, non avevano alcun rispetto per il concetto di principio e non
si sarebbero certo fatti impressionare dalla presa di posizione del centurione. Al contrario, lavrebbero
probabilmente vista come un atto di sfida e se cera una cosa che Catone aveva imparato sulle persone
come Pallante era che non tolleravano in alcun modo le sfide. Se lavessero fatto, sarebbero sembrati
deboli. Bisognava sempre dare lesempio a tutti coloro che avrebbero potuto essere tentati di ripetere
gesti simili. Macrone stava giocando con il fuoco e cos facendo stava mettendo in grave pericolo non
solo se stesso, ma perfino lui.
Quando la notte cal sul forte, la solita routine di montare la prima guardia e di comunicare la
parola dordine del giorno prosegu senza una particolare attenzione per linsolita presenza delle donne
e dei bambini. I gridolini acuti di questi ultimi mentre giocavano nelle viuzze tra le baracche e gli altri
edifici davano al forte laria di essere un piccolo villaggio piuttosto che un avamposto dellImpero su
una frontiera ostile e pericolosa.
Al quartier generale, Catone aveva organizzato una cena per gli ufficiali della guarnigione. Non
era nei suoi piani, ma ritardare la marcia significava rimanere al forte una notte in pi e, visto che tutti i
preparativi erano gi stati ultimati, gli ufficiali non avevano altro da fare. Trasso aveva macellato
lultimo maialino da latte del prefetto e lo aveva arrostito con una glassa al miele. Macrone si sfreg le
mani per la gioia quando il porco scintillante, adagiato su un largo piatto di legno, fu portato sul lungo
tavolo nella sala principale delledificio. La carne fu accompagnata da pane, formaggio e dal miglior
vino che ancora rimaneva. Oltre a Macrone, Catone aveva invitato Crispo e i centurioni delle coorti
legionarie, insieme ai decurioni della propria coorte ausiliaria.
Il prefetto non era abituato a intrattenere i suoi subordinati come altri uomini del suo rango,
invece, erano soliti fare in avamposti del genere. Non aveva ereditato una fortuna per pagarsi svaghi
pi sfarzosi di quanto gi non fosse davanti ai loro occhi e, segretamente, temeva che quellopulenza
avrebbe dato ai suoi ufficiali, Macrone escluso, un motivo per guardarlo con quel disdegno discreto che
di solito veniva riservato agli homines novi, il nome con cui venivano chiamate le persone che
scalavano la gerarchia sociale di Roma. Sebbene la paga di un prefetto fosse superiore rispetto a quella
dei ranghi inferiori, Catone aveva degli obblighi familiari a cui far fronte: la sua casa nella capitale, con
una moglie e un bambino da mantenere secondo uno stile di vita consono allordine equestre che aveva
da poco guadagnato grazie alla sua promozione. Prima di abbandonare la capitale, aveva fatto in modo
che gran parte della sua paga fosse inviata a Giulia. Ci che rimaneva, insieme ai miseri risparmi di
tutta la sua carriera militare fino a quel giorno, gli era a stento sufficiente, soprattutto perch da quando
era approdato in Britannia la sua paga aveva iniziato ad arrivare a spizzichi e bocconi e, nonostante
avesse cercato di persuaderli in ogni modo, gli ufficiali imperiali incaricati di pagare i soldati
dellImpero non si erano sentiti in dovere di regolarizzare la sua situazione.
Di conseguenza, si era dovuto arrangiare con una scorta limitata di vestiti, come gi aveva fatto
durante i suoi anni da centurione, e la sua armatura era pi funzionale che decorativa; inoltre, mentre
un prefetto con origini aristocratiche poteva permettersi un piccolo seguito di servi e schiavi, Catone
poteva contare solamente su Trasso. Osservando le modeste portate sparse lungo il tavolo, fece una
smorfia e si pent di avere invitato i suoi subordinati. Molto probabilmente lo stavano gi guardando
con occhi compassionevoli e il suo cuore ardeva di vergogna, seppur tentasse di simulare laria calma e
rilassata di un buon anfitrione.
Fortuno e i centurioni della Coorte Illirica furono gli ultimi ad arrivare e si sedettero a tavola
con circospezione dopo la fredda accoglienza che il prefetto aveva riservato loro quel pomeriggio.
Catone fece un cenno allaltro lato della mensa.
Signori, vi presento il centurione Fortuno dellOttava Coorte Illirica. Rivolse la sua
attenzione allaltro ufficiale, un uomo tanto magro quanto il suo compagno era grasso. La sua testa
pelata era bordata da una striscia di capelli grigi e portava una benda sullocchio. E tu sei?.
Questi chin brevemente la testa e disse: Centurione Gaio Appilo, signore. Sesta Centuria.
Allora siediti, Appilo. Catone pass a presentare gli altri ufficiali intorno alla tavola. Il
centurione Macrone, che sar al comando durante la mia assenza. Il centurione Crispo, comandante pro
tempore della Quarta Coorte, 14esima Legione. Gli altri sono i centurioni Festino, Portillo, Lentulo e
Macero, e quello  loptio Crotone, che prender il posto di Macrone. Dallaltro lato del tavolo
abbiamo i Corvi Sanguinari, il mio squadrone a cavallo, guidato dai decurioni Mirone, Temistocle,
Corvino e Aristofane. Infine, quelli al comando delle mie centurie di fanteria, Arpagio e Platone 
nessuna parentela.
Fortuno lo guard inebetito per un momento. Nessuna parentela con chi, signore?.
Catone fece spallucce. Lascia stare. Dateci dentro, signori, dateci dentro! Dobbiamo finire
tutto quanto, altrimenti Macrone dovr dare fondo a quello che rimane delle mie scorte private. Temo
che sar meno incline di me a condividere queste prelibatezze con i pochi ufficiali che rimarranno qui
quando la guarnigione andr in guerra.
Parole sante!. Macrone annu vigorosamente, poi si scol il calice e lo riemp di nuovo fino
allorlo con una brocca di vino.
Intorno al tavolo gli altri ufficiali infilzarono la carne con i loro coltelli e ne tagliarono una
porzione che si misero nei piatti, insieme a pezzi di pane e formaggio. Mangiarono, parlarono e
scherzarono con il buon umore di un gruppo di persone alla vigilia di una nuova impresa rischiosa.
Fortuno e Appilo si unirono rapidamente allumore conviviale. Le gote cadenti del primo tremavano
ogni volta che masticava con veemenza la sua carne, facendone fuoriuscire il sugo dai lati della bocca.
Trasso rimase in disparte, tenendo docchio le brocche di vino per portarle nel retrocucina e riempirle
ogni qualvolta vi fosse il rischio che rimanessero vuote. Fece lo stesso con le ceste di pane e formaggio,
ravvivando di tanto in tanto il fuoco che sibilava nel camino da un lato della stanza. Le fiamme
andavano a sommare il proprio bagliore a quello pallido delle torce di giunco infilate nei sostegni sulle
pareti. Man mano che la serata si prolungava, il vino continuava a scorrere e le facce degli ufficiali si
fecero sempre pi rosse per via del calore del fuoco e degli effetti delle bevute. Tutte, tranne quella di
Catone. Si sforz di sembrare partecipe allambiente cameratesco mentre soppesava con accortezza gli
uomini sotto il proprio comando.
Portillo, Lentulo e Crotone avevano servito sotto il comando di Macrone per meno di un mese,
essendo arrivati con i rimpiazzi da Rutupiae. I primi due erano da poco stati promossi al rango di
centurioni, avendo dato prova del loro valore per almeno dieci anni, mentre Crotone era pi giovane ed
era diventato optio in seguito a una prestazione promettente contro i Briganti lestate precedente. Per
quanto riguardava gli ufficiali della Coorte Tracia, Mirone e Temistocle erano gli unici decurioni
originari da quando Catone aveva preso in mano lunit. Mirone era competente ma mancava di
immaginazione e iniziativa e a volte lasciava che la sua indole nervosa avesse la meglio. Manteneva la
propria posizione in battaglia senza problemi, ma non gli si poteva affidare il comando indipendente di
ununit. Temistocle, invece, era tutta unaltra faccenda. Duro ed esperto, eseguiva qualsiasi ordine
senza pensare mai alle conseguenze. Per quel motivo, per, neanche a lui poteva essere affidato il
comando.
Quelle persone erano state poste sotto gli ordini di Catone, e lui avrebbe dovuto combattere al
loro fianco. Era essenziale che conoscesse tanto i loro punti di forza quanto le loro debolezze. Ora pi
che mai, visto che non avrebbe avuto Macrone al suo fianco. Il suo amico pi caro era insostituibile.
Tosto, impavido e completamente leale, Macrone aveva unesperienza pi che ventennale nellesercito,
oltre a una conoscenza sicura degli uomini che lo circondavano e alla capacit di addestrarli per
prepararli a qualunque battaglia. Quando era il momento di andare in guerra, aveva ben pochi eguali. A
Catone sarebbe mancato tantissimo nei mesi a venire.
In ogni caso, il servizio di Macrone sarebbe presto finito. Aveva prestato i suoi anni migliori al
servizio di Roma e adesso aveva il diritto di ritirarsi a vita civile con la generosa indennit che veniva
data a chi era congedato con onore. La maggior parte dei centurioni che lasciava lesercito tornava in
Italia e comprava una modesta propriet terriera, oppure metteva su unattivit nelle citt provinciali,
andando a unirsi alle piccole cerchie di persone influenti che gestivano le faccende locali,
principalmente per il proprio interesse. Tuttavia, Catone non riusciva a immaginarsi Macrone in
nessuno dei due ruoli. A volte avevano parlato della loro vita dopo lesercito, in quei momenti in cui i
soldati erano inclini a farlo pur di distrarsi dai disagi del presente. Il centurione stava al gioco come
qualsiasi altro legionario, evocando fantasie di bevute e notti infinite in compagnia di prostitute,
oppure, a seconda dellumore, immagini pi bucoliche di una vita tranquilla nei sereni paesaggi della
Campania. Quei momenti, per, passavano in fretta ed era evidente che Macrone avrebbe avuto una
sola, vera casa: le file delle legioni romane. Era nato per quello e, probabilmente, era l che la sua vita
sarebbe finita, per malattia, ferite o morte in battaglia. Cause naturali, come diceva sarcasticamente di
tanto in tanto.
Catone sorrise con affetto davanti allo stoicismo militare dellamico prima che i suoi pensieri
tornassero al proprio destino. La promozione al suo rango attuale era giunta rapidamente date le
numerose campagne che aveva combattuto da quando era entrato nellesercito. Senza il vantaggio di
una famiglia aristocratica alle sue spalle, per, cera un limite ai progressi che avrebbe potuto ancora
fare. Non gli era possibile raggiungere i gradi pi alti di legato, console o governatore e, se fosse stato
estremamente fortunato, avrebbe potuto assicurarsi una delle due posizioni ricoperte dagli equites:
comandante della Guardia Pretoriana o prefetto dEgitto  nessuna delle quali sarebbe mai stata
assegnata da un imperatore a un potenziale rivale. Se Nerone fosse succeduto al malandato Claudio,
allora sarebbe stato essenziale per lui ottenere il patrocinio di Pallante, se voleva ottenere una delle due
cariche. Nel breve termine, ci significava offrire la propria lealt a Quintato, per quanto potesse essere
sgradevole.
Guardandosi intorno, Catone not che gli ufficiali avevano finito di mangiare e stavano
spostando i piatti da un lato per concentrarsi sul vino. Fece un segno a Trasso e gli ordin di pulire la
tavola.
Il servitore prese per primi il piatto e il coltello del suo padrone e si avvicin al suo orecchio per
bisbigliare: Signore,  rimasta solo unanfora di vino. Vuoi che la apra? Non credo che riusciremo a
procurarcene altre durante la nostra marcia.
Sar anche vero, ma posso comunque vivere senza vino, e poi, avr bisogno di una mente
lucida. Qualcosa che gli altri non avranno domani mattina. Lascia che si godano il momento... S, porta
dellaltro vino.
Trasso fece schioccare la lingua e disse: Come desideri, signore.
Non appena il tavolo venne sgombrato e le brocche rimpinguate, Macrone estrasse dei dadi
davorio intagliati da una piccola scatolina. Che ne dite di una partitella con i miei dadi fortunati, eh,
ragazzi? Datemi unopportunit per ripulirvi del tutto. Non vi servir largento dove state andando.
Crispo appoggi i gomiti al legno e sorrise a trentadue denti. Io ci sto.
Chi altri?, chiese Macrone, scrutando i commensali. Che ne dici, Fortuno?.
Il nuovo arrivato annu e lasci cadere sul tavolo un borsello sorprendentemente pesante.
Perch no?  sempre un piacere gonfiare la mia paga militare.
Il sopracciglio di Macrone si alz. Ammiro la tua sicurezza. E tu, signore?.
Catone esit. Per principio non gli piaceva giocare a dadi. Non serviva nessun tipo di abilit,
soltanto fortuna, checch ne dicessero gli amanti di quel gioco. Sembrava assurdo puntare le piccole
fortune che venivano abitualmente rischiate dai soldati, causando spesso e volentieri tanti rancori
quante gioie, per non parlare di parecchie zuffe e qualche morte. Tuttavia, era una tradizione
consolidata e qualsiasi comandante che avesse tentato di frenare limpulso dei suoi uomini di
scommettere avrebbe rischiato di causare risentimenti considerevoli tra le sue file. A volte, ragion
Catone, era meglio ignorare certi vizi e prendervi parte per capire meglio chi si aveva intorno.
Reprimendo un sospiro, mand Trasso a prendere cinquanta denari dal forziere che teneva nei
suoi alloggi, una somma che non poteva quasi permettersi di perdere, ma che non sarebbe sembrata
ingiustificatamente parsimoniosa agli occhi dei suoi invitati. Non aveva alcuna voglia di essere messo
in imbarazzo dal centurione Fortuno.
Quando tutti misero i loro soldi sul tavolo, Macrone chiese un bicchiere per mischiare i dadi
mentre i suoi compagni facevano le proprie puntate. Catone esamin i cerchi che il centurione aveva
disegnato sul tavolo con un gessetto e mise una moneta sul numero sette, poi, facendosi pi risoluto, ne
aggiunse unaltra. Osserv le puntate degli altri, alcuni puntavano sui numeri dispari pi alti, mentre
altri preferivano aumentare le proprie possibilit puntando su diversi numeri. Il prefetto not le
strategie di ognuno dei suoi uomini e si domand quanto rivelassero delle loro personalit; se amavano
prendersi dei rischi o se invece preferivano agire con cautela. Vide che Fortuno aveva messo una
moneta sul dodici e tre accanto alla sua puntata. Macrone fu lultimo a scommettere. Valut le
posizioni degli ufficiali e mise cinque monete sul cerchio numero sei.
Tutti pronti?.
Copr il bicchiere e lo scosse con forza, facendo suonare i dadi al suo interno. Dopo aver
bisbigliato una preghiera alla dea Fortuna, li lanci sul tavolo. Rimbalzarono sul legno e si fermarono,
facendo muovere tutti gli ufficiali in avanti per osservare il risultato.
Sei!, grid Macrone con gioia. Un sei fortunato per il centurione della dea bendata!.
Dalle bocche di tutti si levarono delle maledizioni, tranne da quella di Crotone, che aveva
puntato su un numero pari e stava sorridendo. Macrone gli pass una moneta e spost le altre da un lato
per creare il gruzzolo, prendendo poi la propria vincita. Alzando lo sguardo, disse con entusiasmo:
Che iella, ragazzi. Facciamo un altro giro.
Mentre le mani dei commensali si spostavano sulle proprie monete, quelle paffutelle del
centurione Fortuno andarono verso i dadi e li misero sotto la luce per esaminarli. Se li rigir nel palmo
per valutarne il peso e la calibratura. Il sorriso di Macrone svan improvvisamente.
Qualcosa non va, Fortuno?
No, affatto. Li stavo solo ammirando. Sono davvero molto pregiati, se posso dire la mia,
signore. Devono esserti costati molto. Dove li hai comprati?
In Siria.
Ah, in Siria..., annu Fortuno, saggiamente. Ma certo.
Gli occhi di Macrone si fecero sottili. Cosa vuoi dire?
Che questo spiega la loro qualit, signore. Rimise i dadi sul tavolo, attese che tutti quanti
facessero il loro gioco e poi appoggi una moneta sul sei, adagiandosi sul suo sgabello. Catone percep
il suo sospetto, ma lo reput malriposto. Macrone non era il tipo di giocatore che barava. Preferiva
lonesta eccitazione allidea di vincere sotto una cappa di disonest.
Il prefetto prov di nuovo a puntare sui dispari e scelse ancora una volta il sette. I dadi
risuonarono nel bicchiere e caddero rapidamente sul tavolo prima di dare il proprio risultato.
Due! Castore e Polluce!, esclam Macrone. Che sfortuna di merda....
Man mano che il gioco proseguiva, accompagnato da silenzi pieni dattesa, scalpore e accesi
scambi di opinioni, ognuno tir i dadi per un paio di turni. Catone not che alcuni mormoravano delle
preghiere, altri chiudevano gli occhi e muovevano le labbra senza fare rumore, mentre altri ancora
erano pi pratici e scuotevano per qualche secondo il bicchiere prima di gettarli. Nessuna di queste
azioni sembrava deviare la sorte inesorabilmente favorevole di Macrone e Fortuno, i cui bottini si
facevano sempre pi grossi a dispetto degli altri. Quando la tromba annunci il cambio della guardia,
Catone decise che era arrivata lora di mettere fine alla seduta.
Ultimo giro, signori, annunci. Domani abbiamo una lunga giornata davanti a noi.
Gli ufficiali annuirono esausti e si prepararono per lultimo tiro di dadi. Abbassando lo sguardo,
il prefetto vide che gli rimanevano solo otto denari. Facendo appello a tutto il buon umore possibile, li
mise sul cerchio numero dieci. Chi nulla rischia, nulla guadagna.
Una volta fatte le ultime puntate, Macrone gli pass il bicchiere. A te lonore, signore.
Catone lo prese chinando il capo e lo sorresse. Buona fortuna a tutti.
Lo scosse con violenza, i dadi risuonarono forte accanto al suo orecchio. Poi, con un colpo di
polso, li lanci sul tavolo. Rimbalzarono in alto, ancora una volta, e poi si fermarono. Ci fu una pausa
brevissima e poi Fortuno sbuff con disgusto.
Dieci! Che fortuna.... Gonfi le guance e fece di no con la testa. Non fa niente. Ho vinto
abbastanza. Complimenti, signore. Un lancio davvero abile.
A Catone non piacque quel complimento superficiale. In questo gioco labilit non centra
niente.  tutta una questione di fortuna.
Macrone si accigli. E come spieghi che alcuni vincono pi di altri, signore?
La vita funziona cos, Macrone, rispose con pazienza.  la vita.
Se lo dici tu. Il centurione cont alcune monete e le lasci vicino al cumulo di Catone. Direi
che sei tornato alla situazione di partenza, signore.
Come ho detto prima. Nessun guadagno. Infil le monete nel borsello che Trasso gli aveva
portato dalla cassa e anche gli altri si ripresero ci che gli rimaneva. Con questo si conclude il nostro
incontro. Vi ringrazio per la compagnia. Siamo riusciti a passare una notte piacevole.
Gli ufficiali mormorarono i loro ringraziamenti, chi pi chi meno coerentemente. Fecero
strusciare gli sgabelli sul pavimento di pietra e si misero in piedi, dirigendosi verso la porta che portava
al piccolo cortile del quartier generale. Macrone rimase seduto, massaggiandosi con delicatezza la pelle
intorno al bendaggio.
Ti provoca dolore?.
Il centurione tir su col naso. A volte pizzica come un disgraziato.
Non durer a lungo.
Macrone alz gli occhi seri. Quanto basta... Quanto basta per rimanere seduto sul mio culo
mentre tu porti la mia coorte in battaglia.
Non tutta la coorte. Ho deciso di lasciarti due sezioni di legionari per dare un po di spina
dorsale alla guarnigione. E dieci cavalieri dei Corvi Sanguinari. Ne avrai bisogno per le pattuglie e le
missive.
Mi sembra giusto. Grazie... Prenditi cura di te, amico mio.
Star bene. Era ora che imparassi a camminare con le mie gambe, replic Catone con
leggerezza.
Lo stai facendo gi da molti anni. Non hai bisogno di me. Sono io quello che ha bisogno di
stare nel vivo dellazione. Detesto perdermi le cose, cazzo.
Ci saranno altre campagne, Macrone.
Lo so. Il veterano rimase un attimo in silenzio. C una cosa che vorrei che facessi per me,
signore.
Dimmi tutto.
Macrone rimise i dadi nella scatolina e la porse a Catone. Portali con te.
Il prefetto rimase interdetto. Perch? A che scopo?
Come portafortuna. Quando li comprai mi dissero che mi avrebbero portato fortuna. Hai visto
come mi  andata stasera al tavolo. Con me hanno funzionato. Adesso faranno lo stesso con te.
Macrone, non....
Prendili e basta, per favore. Sarei contento di sapere che li hai con te.
Catone esit, poi not lespressione preoccupata dellamico e allora sorrise e annu. Grazie. Li
terr stretti. Te li ridar quando far ritorno.
Bene. Prese la stampella e si mise in piedi a fatica. Ci vediamo domani mattina, signore.
Buona notte.
Buona notte, centurione Macrone.
Il ferito zoppic fino alla porta e poi la chiuse dietro di s, lasciando Catone da solo nella luce
morente del fuoco e delle due torce ancora accese. Guard la scatolina che aveva in mano e poi strinse
il pugno, avviandosi lentamente verso i suoi alloggi privati. Sebbene diffidasse dei meccanismi del
fato, nei giorni a venire avrebbe avuto bisogno di tutta la fortuna che poteva accumulare.
...
.
...
capitolo cinque.
...
.
...
Al mio ritorno, mi aspetto che tu abbia fatto la tua magia su Fortuno e il suo gruppo, disse
Catone, dando unultima occhiata al forte.
La guarnigione era allineata lungo la strada principale che si stendeva lungo tutto
laccampamento passando davanti allingresso ad arco del quartier generale. I cavalieri degli squadroni
equestri, in testa alla colonna, erano accanto alle proprie cavalcature, ognuna delle quali si portava in
groppa reti piene di fieno e sacche contenenti fiocchi davena. Dietro di loro venivano i vessilliferi, con
gli stendardi delle due unit sotto il comando diretto di Catone, che era seguito dai legionari, di fianco
ai loro gioghi da marcia carichi e pronti per partire. In coda, infine, erano stati disposti i convogli con i
rifornimenti: quattordici carri portavano pezzi di ricambio e razioni da viaggio, ma anche quattro
baliste precedentemente montate nel forte. La fanteria della Coorte Tracia, organizzata in due centurie,
era incaricata di proteggere i veicoli e formare la retroguardia, unincombenza per niente apprezzata dai
soldati in marcia, visto che durante lestate dovevano sopportare la polvere soffocante sollevata da
quanti li precedevano, mentre dinverno erano sempre alle prese con la fanghiglia.
Era la prima ora del giorno e il sole non era ancora sorto oltre la fortificazione orientale,
sebbene la sua luce si riversasse rosata sugli uomini della guarnigione di rimpiazzo che camminavano
lungo le difese per sorvegliare il forte dalle piattaforme al di sopra delle quattro torrette. Allombra
della costruzione laria sembrava tingersi di azzurro ed era piuttosto fredda, rendendo grati gli uomini
per i loro spessi mantelli militari.
Macrone appoggi la sua stampella al muro del quartier generale e si sfreg le mani
vigorosamente. Non preoccuparti. Riconoscerai a stento gli Illiri. Soprattutto quella tinozza di lardo di
Fortuno. Lo vedo come la mia sfida personale. Perder tutto il grasso e torner in forma, altrimenti far
in modo che muoia provandoci.
Non c bisogno di arrivare a tanto, rispose Catone. Assicurati che perlomeno riesca a
entrare nella sua armatura. Quello dovrebbe bastare.
Risero insieme e poi il prefetto gli tese una mano. Si strinsero dagli avambracci.
Abbi cura di te, signore.
Catone percep il tono ansioso nelle parole dellamico. Star bene.
Macrone continu a parlare calorosamente. Guardati alle spalle quando avrai quel bastardo di
Quintato intorno. A prescindere da quello che dir, rimane comunque un subdolo stronzo pronto a
mettere le mani su tutto ci che pu.
Lo so, far attenzione.
Bene.... Il centurione zoppo sorrise con imbarazzo e cambi rapidamente argomento. Gi
che ci sei, prenditi cura dei miei ragazzi.
Catone annu. Non ti preoccupare. Terr docchio Crispo e far in modo che la tua coorte non
vada in rovina.
Guardarono entrambi la testa della colonna legionaria e osservarono la sagoma alta del
centurione che stava giocherellando nervosamente con il suo bastone di vite.
Sono in buone mani, disse Macrone. Crispo  un ottimo soldato. Mi ricorda me quando ero
giovane.
Davvero? Allora deve aver tirato fuori un po di attributi.
Macrone emise un profondo ringhio gutturale e scost gentilmente il braccio del comandante.
Vaffanculo anche a te, signore, mormor a bassa voce. Va e lasciami rimettere in riga quei bastardi
degli Illiri.
Catone gli lanci un ultimo sorriso e si gir per raggiungere la testa della colonna, dove Trasso
stava reggendo il suo cavallo. Non appena Crispo si rese conto che stava arrivando, piant rapidamente
il bastone a terra e fece un profondo respiro.
Colonna! Formare lordine di marcia!.
I soldati di fanteria interruppero subito le loro conversazioni bisbigliate e raccolsero i gioghi,
sistemandosi sulle spalle i robusti pali nel modo pi comodo possibile. I quattro squadroni di Traci
presero le briglie e tennero ferme le loro cavalcature mentre Mirone si guardava intorno per assicurarsi
che fossero pronti per il prossimo ordine.
Seconda Cavalleria Tracia! Prepararsi a montare... Montare!.
I cavalieri afferrarono il pomo delle loro selle e sfruttarono la spinta per far arrivare la gamba
dallaltro lato degli animali prima di sedersi su di loro e riprendere in mano le redini. Visto che le
groppe erano cariche di reti piene di fieno e sacchi davena, montare non fu facile e ci volle un po
prima che i ranghi si allineassero con ordine e la cavalleria fosse pronta. Catone era grato che il suo
cavallo non avesse tutti quei fardelli. Trasso gli pass le redini e si pieg per fargli da scalino con le
mani. Non appena il comandante appoggi il suo stivale, il robusto servitore sollev il prefetto e
Catone ricadde sulla sella con un tocco di grazia. Rinsald la presa sulle briglie, raddrizz la schiena il
pi possibile, si gir e vide che il resto della colonna era pronta a partire.
Fece un respiro profondo e grid: Aprire le porte!.
Fortuno pass lordine a una sezione di Illiri accanto allingresso che si precipit a rimuovere la
trave di bloccaggio e a tirare le porte di legno verso linterno, liberando un fiume di luce accecante che
si rivers nel forte. Catone strizz gli occhi e sollev un braccio, muovendolo in avanti. Colonna!
Avanzare!.
Esort il proprio cavallo a camminare e percep il dondolio familiare del suo passo. Dietro di lui
veniva Trasso, con lo stendardo personale del prefetto, seguito da due funzionari del quartier generale e
dal decurione Mirone, in compagnia del primo squadrone della cavalleria Tracia allombra della sua
insegna nera con un corvo rosso che penzolava mollemente dal sostegno nellaria immobile della
mattina. Non appena uscirono dal fossato che circondava il forte, Mirone ordin ai suoi uomini di
procedere, galoppando ai lati del prefetto e prendendo posto un quarto di miglio davanti al resto della
colonna per cogliere eventuali segni della presenza nemica.
Quando anche lultimo ausiliario tracio usc marciando con passo pesante fuori dal forte,
Macrone si mise in piedi e prese la stampella. Si avvi verso la torre mentre Fortuno dava lordine di
chiudere le porte e di sbarrarle e si ferm ai piedi delle scale di legno che salivano lungo la palizzata.
Tu!, grid allillirio pi vicino. Aiutami a salire.
Con il soldato da un lato e la stampella dallaltro, Macrone saltell goffamente su ogni gradino
fino alla cima, afferrando poi le travi tagliate alla belle meglio e osservando la colonna che
serpeggiava lentamente nella valle. Il sole aveva raggiunto la cresta delle colline a oriente e le ombre
avevano iniziato ad accorciarsi mentre il giorno, finalmente, iniziava. Il centurione rimase fermo a
guardare i soldati in lontananza ancora per un po, scrutando tra lo scintillio delle armature ben lucidate
per individuare il mantello rosso del prefetto in testa al distaccamento. Era preoccupato per il suo
amico. In tutti quegli anni si erano talmente abituati a guardarsi le spalle a vicenda, da nemici esterni e
interni, che vederlo andare in guerra senza poter far nulla gli sembrava innaturale.
No, non era vero che non poteva fare nulla, si corresse Macrone. Aveva un lavoro da svolgere.
Catone gli aveva lasciato il comando del forte e della guarnigione di rimpiazzo. Sarebbe stato piuttosto
occupato e perlomeno avrebbe avuto qualcosa di utile da fare. Sorrise tra s e s pensando a quello che
aveva in serbo per Fortuno e i suoi Illiri. Proprio come ai vecchi tempi.
La testa della colonna doppi una piccola collina allimboccatura della valle e cominci a
sparire poco a poco, come un insetto luccicante. Vista la stagione e le piogge recenti, il passaggio dei
soldati, dei cavalli e dei carri non sollev la solita polvere e Macrone riusc a vedere chiaramente
lultimo uomo che raggiungeva la cresta della collina per poi svanire. Dopodich la valle rimase
immobile e il paesaggio, ora tranquillo, si stese tuttintorno al forte annidato tra le due dorsali boschive
che portavano alle terre montane degli Ordovici. Era autunno inoltrato e gran parte degli alberi era
quasi spoglia, mentre il suolo cominciava a coprirsi di foglie marroni e gialle. Il centurione odor
laria. Gli piaceva il profumo umido e stantio di quel periodo dellanno, cos come apprezzava la luce
del sole che sembrava far risaltare la ricchezza dei colori della natura.
Allimprovviso raddrizz la schiena e si accigli irritato.
Ma che cazzo ho in testa?, mormor. Sto perdendo tempo a fare il maledetto poeta.
Presa la stampella, si gir per guardare cosa succedeva nel forte e scov quasi subito Fortuno
seduto con il suo optio su degli sgabelli davanti alle baracche assegnate alla sua centuria. Macrone si
riemp i polmoni e grid dalla cima delle fortificazioni con cos tanto fiato da farsi sentire in tutto
laccampamento.
Centurione Fortuno! Voglio vedere te e i tuoi ufficiali nel quartier generale al primo cambio di
guardia. Ci siamo capiti?.
Fortuno si mise in piedi a fatica e salut. Macrone annu bruscamente e lanci unocchiata
allausiliario per farsi aiutare a scendere gli scalini. Il suo cuore si scald al pensiero di non dover pi
essere soggetto alle cure puntigliose del chirurgo, visto che se nera andato con Catone.
Era strano stare seduti dallaltro lato del tavolo. Fortuno, Appilo e i loro optiones erano in piedi
davanti a Macrone, insieme al legionario anziano della sezione che Catone gli aveva lasciato al forte.
Lucio Diodoro aveva servito per pi di dieci anni nella XIV, quasi sempre in Britannia. Aveva dei
capelli castano chiari fin troppo lunghi e trasandati per i gusti di Macrone e una cicatrice bianca e
raggrinzita sulla guancia. Alto, robusto e con trascorsi niente male, sembrava la scelta pi ragionevole
per il ruolo di istruttore. Loptio ausiliario, invece, aveva la stessa aria inutile dei due centurioni. Safro
era un ometto sulla quarantina dal fisico asciutto e con unespressione astuta, mentre Magone era un
omaccione possente dallo sguardo vacuo. Il tipo di persona che avrebbe avuto una breve carriera
nellarena, dove la sua forza bruta gli avrebbe permesso di sopravvivere fino a che non gli si fosse
parato davanti un avversario con un minimo di furbizia.
Macrone sospir piano. Quella era la pasta di cui erano fatti i suoi nuovi sottoposti. Si sporse in
avanti e appoggi gli avambracci al tavolo, rivolgendosi a Fortuno. Gli uomini si sono gi spostati
nelle loro baracche?
S, signore. Hanno appena finito.
Catone li aveva messi nel quartiere pi vicino alle stalle, dove erano stati alloggiati i civili, ma
Macrone aveva una visione diversa dellaccampamento.
Allora radunali nelle baracche davanti al quartier generale. Voglio che si spostino non appena
ti lascer andare.
Fortuno fece unespressione confusa. Spostarli? Di nuovo?
 quello che ho appena detto, s. Li voglio dove posso vederli. E che non si azzardino ad
avvicinarsi a quella marmaglia nelle stalle, quando sono in servizio. Dormiranno nelle loro baracche
anche nelle ore libere. Ci siamo capiti?
S, signore. Ma  davvero necessario?
Stai mettendo in discussione i miei ordini, centurione Fortuno?
Certo che no, signore.
E allora fa come dico. Questo  un avamposto dellesercito, non una maledetta colonia di
veterani. Voglio che i tuoi uomini si comportino come dei veri soldati, anche se non sono allaltezza di
essere chiamati soldati. Ed  qui che entra in gioco Diodoro. Ho scelto lui per rimetterli in sesto.
Fortuno contenne il suo sdegno. LOttava Illirica  una buona unit, signore. Non siamo delle
reclute. Hai visto le insegne al valore sui nostri stendardi.
Le ho viste. Dimmi, quanto tempo fa sono state assegnate?.
Il centurione spost il peso sullaltro piede. Prima che arrivassi io, signore.
Capisco. Quand stata lultima volta che tu e la tua unit avete preso parte a una battaglia?
In Pannonia, signore. Un paio di anni prima che ci inviassero in Britannia.
Macrone si concentr un attimo, corrugando la fronte. Non mi ricordo di nessuna guerra in
Pannonia.
Non fu una guerra vera e propria. Ordinarono alla mia coorte di reprimere una sommossa,
signore.
Ah s? Dimmi di pi.
Alcuni villaggi si erano rifiutati di pagare i tributi. Fummo inviati per ristabilire lordine.
Quindi avete fatto sbattere un paio di teste e avete raso al suolo qualche capanna, giusto?.
Fortuno si fece tutto rosso in volto. Potresti metterla in questo modo, signore. Per quanto mi
ricordi, per, gli indigeni erano davvero ostili.
Oserei dire che lo erano. Lasciami indovinare. Vi insultarono e vi lanciarono qualche pietra, o
qualche pezzo di merda, e voi li faceste scappare.
Fortuno apr la bocca per protestare, ma poi si blocc, pens un attimo e strinse le labbra.
Macrone annu. Come pensavo. Qui non abbiamo bisogno di sentinelle donore. Siamo alla
frontiera e abbiamo a che fare con dei nemici che combatteranno fino allultimo respiro. E sono anche
dei bastardi piuttosto scaltri. Una sfida decisamente pi ardua di un gruppo di tributari scontrosi. Solo
gli di sanno perch qualche idiota nel palazzo imperiale abbia mandato la vostra unit in Britannia,
anche se questo spiega perch vi hanno tenuto in disparte con le riserve. Adesso per siete qui e dovete
essere in forma e pronti per combattere come si deve. Provveder io a far s che accada. La prima cosa
che dovete sapere  che io sono tutto fuorch contento del fatto che siate venuti qui con dei civili al
seguito. In altre circostanze non li avrei fatti entrare nel forte. Visto dove siamo, per, ci equivarrebbe
a lasciarli alla merc del nemico. Quindi adesso me li devo tenere. Questo non vuol dire che non
saranno soggetti alla stessa disciplina della guarnigione. Voglio che nomini un capo dei civili.
Qualcuno di affidabile e possibilmente degno di fiducia. Sar responsabile di far rispettare le regole e le
leggi del forte ai suoi compagni. Avete qualche candidato in mente?.
Fortuno e Appilo si scambiarono unocchiata prima che lultimo rispose.
Che ne dici di Venisto? La gente lo stima.
Fortuno annu.  luomo migliore.
E Venisto sia, allora, annunci Macrone. Dategli la buona notizia e ditegli di venire subito
da me affinch gli possa spiegare i suoi compiti.
S, signore.
Dopodich, voglio che sia eretta una barriera in mezzo al forte per tenere i civili nella loro
area. Nessuno pu andare o venire dalla loro zona a meno che non stia svolgendo unoperazione ben
precisa o abbia unautorizzazione.
Signore, alcuni uomini hanno delle famiglie....
Non secondo la legge marziale. Lesercito romano non permette matrimoni o famiglie per i
soldati di basso rango. Forse dovresti ricordarlo ai tuoi uomini.
Sar anche vero, signore, ma ormai  un uso consolidato.
Non nel mio forte, rispose Macrone in maniera lapidaria. Se non gli sta bene, sono pi che
liberi di tornarsene a Viroconium. Si raddrizz.  tutto per ora, signori. Potete andare. Diodoro,
rimani qui.
Fortuno e gli altri ufficiali salutarono e uscirono dallufficio. Quando la porta si chiuse dietro di
loro, Macrone si concentr sullistruttore.
Cosa ne pensi?.
Lespressione del legionario rimase immutata. Signore?
Hai visto gli ufficiali e gli uomini della Coorte Illirica. Allora?
Posso parlare liberamente, signore?
Ti esorto a farlo.
Sono una manica di incapaci. Non marciano al passo, non si prendono cura del loro
equipaggiamento n tantomeno dei propri corpi. Alcuni sono talmente vecchi da poter essere mio
nonno, mentre altri potrebbero benissimo essere mio figlio. Gli di ce ne scampino, ma se ci dovesse
essere una battaglia, lunico pericolo che corrono i nemici, guardando lo spettacolo messo su dal
centurione Fortuno e dai suoi uomini,  di morire dalle risate. A parte questo, sono un ottimo gruppo di
uomini che rendono orgoglioso limperatore, signore.
Macrone sorrise. Pi o meno come la penso io. Sono sicuramente imbarazzanti, ma adesso
sono anche un tuo problema, optio Diodoro. Not il breve guizzo di confusione negli occhi del
legionario prima che questi capisse la situazione. Proprio cos, ti sto promuovendo. Conosci i nostri
addestramenti. Voglio che cominci a lavorare con gli Illiri da domani. Prima falli tornare in forma, poi
concentrati sulle armi. Fortuno e i suoi fannulloni devono essere pronti allazione il prima possibile.
Credi che potremmo essere attaccati, signore?
Ora pi che mai, Diodoro. Puoi stare sicuro che i nemici verranno a sapere del cambio di
guarnigione. Sapranno che le forze del forte si sono ridotte. Non appena il legato dar il via alla sua
campagna, sapranno anche che, in caso di attacco, non riceveremo nessun rinforzo da Viroconium.
Questo  il momento migliore per provare a impossessarsi del forte.
Loptio annu. Capisco, signore.
Capirai allora che dobbiamo rinforzare gli Illiri quanto prima. Per quanto mi piaccia addestrare
i soldati, non lo faccio soltanto per intrattenermi. Se dovessimo scendere in campo, ho bisogno di
sapere che possiamo fare affidamento su Fortuno e i suoi uomini. E lo stesso vale anche per i civili.
Ogni uomo in grado di addestrarsi dovr unirsi agli ausiliari. Prega affinch non ci servano, ma se il
nemico prover davvero a cogliere questoccasione, si trover davanti tutte le spade che riusciamo a
racimolare per difendere le mura di questo forte.
S, signore.
Far quanto in mio potere per aiutare, ma finch non potr sbarazzarmi di questa maledetta
stampella, lascio a te lonore di addestrare quei bastardi. Penso che tua sia luomo giusto per questo
lavoro, Diodoro, lo pensi anche tu?.
Il legionario si eresse per tutta la sua statura. Non ti deluder, signore.
 un piacere sentirtelo dire. Puoi andare!.
Si salutarono e il neo optio alz i tacchi e se ne and. Ascoltando il rumore dei suoi passi lungo
il salone del quartier generale, Macrone sorrise. Ecco cosa voleva dire fare il soldato: addestrare gli
uomini per andare in guerra e, se fosse stato necessario, mettere in pratica quelladdestramento. Era
nato per quello.
Sopraggiunsero altri passi, e uno dei pochi funzionari che Catone aveva lasciato al forte buss
allo stipite della porta ed entr nella stanza. Sotto braccio teneva un discreto numero di tavolette cerate.
Cosa sono tutte quelle tavolette?, pretese di sapere Macrone.
Il rapporto sui danni del granaio, signore. Uno dei pilastri  crollato e i ratti sono entrati nel
grano. Hanno rovinato dieci modii di orzo. Poi bisogna firmare lautorizzazione per la promozione di
Diodoro, signore. Il resto sono i rendiconti e i documenti sulle forze illiriche. Ho pensato che volessi
vederli.
Certamente. Mettile sul tavolo.
Il funzionario scaric il suo fardello lasciando il centurione con una pila di tavolette sotto al
naso. Macrone si lasci scappare un sibilo di frustrazione. A proposito di cosa voleva dire fare il
soldato. Se Catone fosse stato l, si sarebbe occupato lui di tutte quelle pratiche. Bastardo fortunato,
mormor aspramente. Poi, per la prima volta, vide la piccola scatola di dadi sul bordo della scrivania,
mezzo nascosta da una tavoletta cerata, e sent una fitta allo stomaco. Il suo amico si era dimenticato di
portare con s i dadi portafortuna. Macrone non pot fare a meno di pensare che quello era un cattivo
presagio. Proprio un cattivo presagio.
...
.
...
capitolo sei.
...
.
...
Prefetto Catone, i miei saluti!. Il legato Quintato alz lo sguardo dal suo pasto serale e sorrise
calorosamente. Vieni, siediti con me e ti far avere del cibo.
Grazie signore, ma no. I miei uomini hanno dovuto marciare senza sosta per arrivare sin qui.
Sono stanchi e voglio assicurarmi che gli vengano assegnate tende e qualcosa da mangiare. Sono
venuto solo per comunicare il mio arrivo.
Gli uomini vengono prima, eh? Buon per te. Magari ci fossero pi ufficiali cos. Mastic
rapidamente e ingoi, poi riprese unespressione formale. Allora, come si spiega la marcia senza sosta
e larrivo in ritardo?
Siamo arrivati tardi perch i nostri rimpiazzi sono arrivati tardi a loro volta, signore. Ho
ritenuto che lasciare il forte senza guarnigione sarebbe stata una mossa poco prudente.
E come mai gli Illiri sono arrivati tardi, mi domando?.
Catone non si sentiva a proprio agio a denunciare un collega, ma il legato glielo aveva chiesto
direttamente e Fortuno non aveva fatto nulla per meritarsi di essere difeso.
 possibile che la colpa sia stata dei civili che li hanno seguiti al forte.
Quintato sollev un sopracciglio, sorpreso. Civili? E chi ha autorizzato una cosa del genere?
No, aspetta! Lasciami indovinare. Deve essere stato quel cane corrotto del prefetto dellOttava.
Sicuramente avr accettato una tangente sostanziosa dal centurione che media per le famiglie e i
commercianti che riforniscono i loro uomini. Rise brevemente. Quel Placido  un tipo ambizioso.
Possiede la cupidigia e la venalit necessarie per andare lontano in questo mondo. Forse dovrei tenerlo
docchio.
Potrebbe essere unidea saggia, signore, specialmente considerando che Placido dovrebbe
promuovere gli obiettivi militari di Roma invece di riempirsi le tasche.
Il legato lo guard con circospezione. Non condividiamo tutti la stessa moralit ipersviluppata
di cui tu, chiaramente, sei fornito in cos grande abbondanza.
Catone si irrigid. Non desidero altro che servire Roma al meglio delle mie capacit, signore. E
mi aspetto che gli altri facciano lo stesso.
Davvero? E perch mai? Stento a credere che una persona dotata della tua indubbia
intelligenza ed esperienza insista ancora sullingenuo senso del dovere da parte di un qualsiasi ufficiale
posto al di sopra dei comuni soldati. La Gloria di Roma  unidea venduta dagli aristocratici ai plebei
sin dai primi giorni della Repubblica per giustificare il proprio autocompiacimento.
Catone prov un attimo di furia cieca di fronte al cinismo di quelluomo. Immagino che tu
abbia ragione in certi casi, signore, ma ci sono degli uomini donore perfino in Senato.
E allora sono degli idioti, e tu con loro, se ci riponi la tua fiducia. Dal volto di Quintato era
sparita qualsiasi traccia di buonumore. Mi aspettavo di meglio da te, Catone. Dopo tutto ci che hai
fatto per Narciso, pensavo che condividessimo gli stessi princpi.
Non mi dispiace di averti deluso, signore.
Per un attimo i due uomini rimasero a guardarsi in silenzio mentre i suoni ovattati dellesercito
che si muoveva nellaccampamento alloscuro di tutto continuavano. Stai attento a quello che dici, e a
chi lo dici, Catone.
Non ho paura di te, signore. N tantomeno di Pallante.
Dovresti. Soprattutto di Pallante. Ha un cuore pi scuro di quello di Ade in persona ed  pi
subdolo di un covo di serpi. Io non sono altro che una sua ombra, eppure rappresento una minaccia gi
sufficiente per te.
Ne sono consapevole, signore, disse Catone con amarezza, ricordandosi il pericoloso incarico
che Quintato aveva assegnato a lui e a Macrone non appena erano arrivati in Britannia quello stesso
anno.
Devo quindi dedurre che hai deciso di non offrirmi i tuoi servigi?.
Il prefetto sent dentro di s una grande calma. Aveva immaginato molte volte quel momento
durante la marcia verso il forte. Fece un respiro profondo prima di formulare la sua risposta. Signore,
rispetto la tua offerta e rispetto il tuo punto di vista sulla realt politica di Roma.
Ma?
Ma non condivido n le tue ambizioni n i tuoi valori. Come potrei? Non sono nato nella
classe senatoriale. Ho raggiunto il rango equestre e non mi aspetto certo di diventare un membro del
Senato. Basta questo per ridimensionare qualsivoglia istinto ambizioso che io possa nutrire. Ma non
sono neanche un idiota, e so bene che  meglio servirti piuttosto che averti come nemico. Se non altro
per lincolumit dei miei amici e della mia famiglia. Volevo solo farti sapere che scelgo di servirti con
il cuore pesante.
Capisco. Il legato sorrise leggermente. Adesso che hai avuto il tuo momento di superiorit e
mi hai rivelato la bassa opinione che hai di me e di quelli come me, credi di aver in qualche modo
salvato il tuo onore?
Al contrario, signore. Penso che ci mi renda un ipocrita.
Un ipocrita?, rispose, scuotendo la testa sconsolato. Non ti sentire troppo in colpa, Catone.
Dal momento in cui non hai alcuna scelta, il termine perde il suo fardello spregiativo. Fidati di me, ne
so qualcosa. Se per vuoi ostinarti a essere severo con te stesso, sono affari tuoi. A me basta avere i
tuoi servigi, per il resto, puoi tapparti il naso dinanzi a cotanto fetore quanto ti pare e piace. Le sue
labbra si contorsero in un ghigno appena accennato. I tuoi, e quelli del tuo amico babbeo, Macrone.
Il centurione Macrone pu essere molte cose, ma non  un babbeo.
Non mi importa sapere cos e cosa non , a me basta che stia dalla mia parte. Altrimenti,  un
nemico.
Catone prov una fitta nervosa allo stomaco. Signore, Macrone  un ottimo soldato, ma non ha
una mente politica.  meglio che lo lasci proseguire con le sue mansioni nellesercito e accetti
solamente i miei, di servigi.
Il legato socchiuse gli occhi astutamente. Gli hai parlato della mia offerta?
S, signore.
E lui ha rifiutato di servirmi?
Molto esplicitamente, s. E ha ragione, signore. A Macrone manca il gusto per questo tipo di
lavoro.  meglio lasciarlo fuori.
Questo lo decider io. Il centurione  un uomo formidabile, a suo modo. E come recita il detto,
 meglio avere un uomo del genere che piscia fuori piuttosto che dentro.
Macrone non  importante per te, signore. Ti servirebbe meglio se lo lasciassi combattere
contro il nemico.
Per quanto ammiri i tuoi sforzi di salvaguardare il tuo amico, sappiamo entrambi che Macrone
 a conoscenza di certe realt allinterno del palazzo imperiale che Pallante non pu permettersi di far
circolare ulteriormente. Capisci a cosa mi riferisco?.
Catone sapeva fin troppo bene dove voleva andare a parare il suo superiore. Due anni prima,
mentre lui e Macrone stavano portando a termine unoperazione segreta nella Guardia Pretoriana, il
centurione aveva interrotto un abbraccio compromettente tra Pallante e la moglie dellimperatore. Vista
la mancanza di piet mostrata nei confronti della precedente moglie e dei suoi amanti, Pallante non
avrebbe dormito sonni tranquilli finch Macrone non fosse stato arginato in tutta sicurezza, o eliminato.
Sebbene non per sua colpa, lamico costituiva comunque una minaccia per il liberto imperiale e uno
come Pallante non tollerava certe cose. Catone ebbe paura per lincolumit dellamico.
Macrone non  un chiacchierone, signore.
Tranne quando beve, se le mie informazioni sono corrette.
Anche in quei momenti ha tutto il senno che gli serve per tenersi certe cose per s. Tu e
Pallante potete permettervi di lasciarlo in pace. Vi do la mia parola. Mi assicurer personalmente che
non dica niente.
La tua parola? Che nobilt da parte tua. Quintato tir su col naso. Ma visto che tu non sei
nobile, la tua promessa non ha alcun peso. Mi dispiace, prefetto, ma dovrai persuadere Macrone a
servirmi insieme a te o non sar in grado di proteggerlo. Potrei addirittura essere costretto a ridurlo al
silenzio io stesso.
La rabbia riboll nelle vene del prefetto. Se causerai qualche danno a Macrone, giuro su tutti
gli di che lo vendicher.
No che non lo farai, Catone. A meno che non ti importi nulla della vita di tua moglie e di tuo
figlio. Lhanno chiamato Lucio, se non ricordo male, secondo il tuo desiderio.
Mio figlio?.
Quintato si pul le mani su un pezzo di tessuto e sorrise senza il bench minimo calore. Dovrei
congratularmi con te.
Un figlio?. Catone era sbigottito. Come fai a saperlo?
Ricevo resoconti regolari da Pallante. Mi riferisce tutto quello che potrebbe servirmi per
gestire i soldati e gli aspiranti politici qui in Britannia. Pertanto, una buona notizia per te lo  anche per
me, visto che adesso hai unaltra ragione per obbedirmi. Detto questo, devi esserne orgoglioso.
Il prefetto si sent sulla corda. Prov unondata di gioia nel suo cuore, mista ad amore per Giulia
e al forte desiderio di essere accanto a lei e a suo figlio appena nato. Il momento, per, si fece ben
presto amaro non appena si rese conto della dura realt che Quintato gli aveva appena rivelato. Il suo
bambino era adesso un nuovo ostaggio nei giochi segreti del legato e della gente come lui. Unaltra
ragione per piegare Catone al suo volere. Cerc di controllare tutte quelle emozioni e si rivolse al suo
superiore: Quando  successo, signore?.
Lufficiale dovette pensarci un attimo. Quasi tre mesi fa. Tua moglie lha chiamato Lucio,
sicuramente in onore del tuo caro amico Macrone, visto che quello  il suo praenomen.
Catone riflett un attimo e annu. Giulia sapeva bene quanto fosse stretta la loro amicizia ed era
a conoscenza del fatto che, cos facendo, avrebbe accontentato sia il marito sia il compagno darmi.
Un bel nome. Ha scelto bene... Che altre notizie hai della mia famiglia, signore?, chiese, cercando di
non dare limpressione di implorarlo per ulteriori informazioni.
Quintato si stava godendo il suo potere di elargire o negare quanto sapeva come se fosse cibo
per un morto di fame. Rimase in silenzio il tempo necessario per far deglutire il prefetto e fargli fare un
passo avanti, pronto a chiedergli o implorarlo di parlare.
La madre e il bambino sono in ottima salute. Pallante sorveglia la tua casa costantemente, e ti
far piacere sapere che tua moglie non ha avuto alcun amante durante la tua assenza. A differenza di
molte mogli di ufficiali anziani residenti in Britannia, inclusa la mia. I conti verranno regolati quando
sar richiamato a Roma. La virt di tua moglie, per,  intatta, prefetto Catone. Non che Giulia sarebbe
riuscita a fare diversamente vista la sua gravidanza, e tantomeno adesso che ha un bambino da
accudire. Sei molto fortunato.
Se quelle parole erano mirate a risollevargli lanimo, cosa altamente improbabile, fecero fiasco.
Era piuttosto sicuro dellaffetto di Giulia e si fidava di lei durante la sua assenza. Eppure per un
momento ebbe un fastidioso dubbio e la sua immaginazione indugi su quellidea. Dopotutto, le sue
origini erano umili e la  gens Sempronia aveva una storia lunga e moderatamente illustre. Gli
aristocratici come loro erano notoriamente distaccati e, sebbene n Giulia n suo padre avessero mai
fatto sentire Catone socialmente inferiore, nella sua mente rimaneva la curiosit di che cosa pensassero
davvero di lui: la spina perennemente conficcata nel fianco di tutti quelli che a Roma avevano
raggiunto una classe sociale superiore a quella originaria.
Ti far anche piacere sapere che tua moglie non ha ricevuto alcuna visita da quelle persone che
sono sulla lista nera di Pallante.  abbastanza intelligente per tenersi alla larga da chiunque possieda
uninfluenza potenzialmente pericolosa. C chi vorrebbe che Roma ritornasse ai giorni della
Repubblica, mentre altri stanno cospirando per favorire gli interessi dei propri candidati alla
successione di Claudio. Non durer ancora a lungo, non se limperatrice potr evitarlo. Sono poche le
cose che non conosce circa i veleni. Diamine, potrebbe scrivere un libro su di essi, proprio come fece
Apicio per la cucina. Quintato rise della propria battutina, ma poi si rese conto del volto di pietra del
prefetto. Per farla breve, al momento Giulia non  un motivo di allarme per Pallante e perci non devi
preoccuparti anche della sua incolumit, perlomeno non finch farai la tua parte, quando sar il caso.
Aspett che Catone capisse bene le sue parole, poi prosegu. Ciononostante, suo padre  un
altro paio di maniche. Il senatore Sempronio  stato visto in presenza di molti capi della fazione che in
materia di successione al trono sostengono Britannico, e per estensione Narciso. Non  ancora chiaro se
stia cospirando attivamente con loro o meno. Ci non baster comunque a proteggerlo quando Nerone
sar incoronato. E lo sar. Di questo siamo quasi sicuri. Non appena accadr, Pallante si occuper di
ripulire il palazzo per assicurarsi che il nuovo regno inizi con il minor numero di oppositori possibile.
Per questo,  probabile che Sempronio apparir sulla lista dei proscritti, a meno che Pallante non abbia
delle buone ragioni per proteggerlo da un tale destino.
E per buone ragioni intendi la mia disponibilit a servire Pallante?
S, rispose francamente Quintato. Sempre che non compaiano prove del diretto
coinvolgimento del senatore con laltra fazione, in qual caso neanche i tuoi sforzi potranno salvarlo.
Capisco. Catone si sent impotente. Stando cos le cose, non ho altra scelta che servire te e
Pallante.
Esattamente. Sono contento che abbia ritrovato il senno. Detto tra noi,  per questo che ti ho
fatto la mia proposta, e sono sicuro che Pallante approver la mia decisione. Sarebbe un peccato
sprecare un tale potenziale quando basterebbe imbrigliarlo.
Imbrigliarlo. Come un mulo.
Non essere cos amareggiato, Catone. Tutto questo potrebbe tornare a tuo vantaggio nel lungo
termine. Chiunque serva il nuovo imperatore e la sua fazione ricever moltissime ricompense. Perch
non dovresti prendere anche tu la tua parte di bottino? Tua moglie potrebbe fare una vita in grande stile
e tuo figlio crescerebbe nellagio e nella sicurezza. Come se non bastasse, anche tu ne trarresti
beneficio. Ti si aprirebbe la strada per un sacco di cariche militari e civili.
E qual  il prezzo di queste ricompense? Cosa volete che faccia, esattamente?.
Quintato fece spallucce. Al momento niente. Potresti essere chiamato per svolgere un servizio.
Quello che ci importa  che tu sia pronto a farlo, senza indugio, se si presenter il momento.
Se?
Va bene, quando si presenter il momento... tanto sotto il nuovo regime succeder comunque.
Per ora, mi basta sapere, e per estensione anche a Pallante, che tu sei dalla nostra parte. Non c
bisogno di interrompere apertamente i rapporti con Narciso. Al contrario, se penser che sei ancora una
sua pedina, tanto meglio per noi. Potrebbe affidarti delle informazioni molto utili.
Non sono mai stato una sua pedina. O, perlomeno, non ho mai stretto un patto con lui come
quello che mi stai costringendo a stringere con te.
Mio caro prefetto, sei incredibile! Come se facesse alcuna differenza. Hai lavorato per
Narciso, volente o nolente, e adesso servi Pallante. Credi davvero di avere qualche scelta al riguardo?
La tua unica alternativa  accettarlo e aspettare il giorno in cui verrai pugnalato alle spalle o, se
sopravvivi alla tua carriera militare, aprire la porta nella tua bella casa di Roma e trovarti davanti la
Guardia Pretoriana. Allora potrai scegliere se morire per tua stessa mano o lasciare che siano loro a
farlo per te, prima che tocchi alla tua famiglia.
Catone strinse i denti. Ci sono dei momenti in cui vorrei essere ancora un centurione, o un
optio, sino alla fine dei miei giorni, rispose a bassa voce.
I desideri non valgono neanche un sesterzio. E comunque, la tua promozione era ampiamente
meritata. Il tuo unico errore  stato quello di non tenere conto dellodiosa verit che pi si sale verso
lalto e pi ci si ritrova incatenati al volere di chi ci sovrasta. Una verit triste, ma fondamentale.
Il prefetto rimase immobile, incapace di muoversi o di parlare, come se lavessero legato con
forza e gli avessero tagliato la lingua. Non cera modo di sfuggire alla potenza di quella logica. Era
impossibile.
Ascoltami bene, Catone, devi accettare la situazione. Per ora, preoccupati di condurre i tuoi
uomini nellimminente campagna. Sono sicuro che aggiunger ancor pi lustro alla tua gi specchiata
reputazione, e questo non pu far altro che migliorare la tua posizione in futuro. Concentrati su questo,
daccordo?.
Catone deglut a fatica. Certo, signore, rispose con calma. Non c bisogno di dirlo. Sono e
sar sempre un soldato.
Ottimo. Allora apprezzerai il ruolo che ti ho assegnato. La tua colonna non dovr scortare il
convoglio delle salmerie come lultima volta.  arrivato il momento di spendere al meglio i tuoi talenti.
Ho deciso di metterti dallaltro lato della linea di marcia. Le tue due coorti saranno lavanguardia
dellesercito. Fungerete da testuggine, quando affonderemo nel cuore di queste montagne e ci
avventeremo su quei miserabili Deceangli. Avrete lonore del primo colpo, in nome di Roma.
Perch hai scelto me, signore?.
Quintato gli agit un dito davanti alla faccia. Non perch voglio metterti in pericolo, se 
quello a cui stai pensando. No, ho scelto te per via della reputazione che i Corvi Sanguinari si sono
guadagnati da quando hanno preso servizio in queste terre. La vista del loro stendardo  sufficiente per
incutere timore tra le file nemiche. Quando vedranno svolazzare il corvo rosso nella brezza, capiranno
che Roma non ha intenzione di mostrare loro alcuna piet. Voglio che tu tenga fede a quella
reputazione, prefetto Catone. Tu e i tuoi uomini creerete una scia di sangue e distruzione talmente
imponente che quando la campagna sar finita, nemmeno una trib dellisola oser mai pi sfidarci.
...
.
...
capitolo sette.
...
.
...
Lavanguardia?, sospir il decurione Mirone. Perch ha scelto noi? Non abbiamo
combattuto pi che a sufficienza negli ultimi mesi?.
Il centurione Crispo inarc un sopracciglio. Quando entri nellesercito, fai quello che ti dicono
di fare e basta. Non ci sono perch, soltanto ordini.
Mirone fece per controbattere ma ci ripens e gonfi le guance, abbassando le spalle. Catone,
che lo stava osservando, capiva bene la sua reazione. Lanno precedente le due coorti erano state
inviate in un avamposto nel cuore delle montagne e da quel giorno lunit non aveva quasi deposto le
armi. Il nemico aveva allentato la stretta offensiva solamente per completare il raccolto e
immagazzinare le scorte in vista dellimminente inverno. Ora che avevano ultimato i lavori agricoli,
erano pronti a riprendere seriamente la loro guerra contro Roma. Il prefetto era arrivato alla
conclusione che Mirone fosse il tipo duomo che prevedeva solo i lati pericolosi e insidiosi degli
incarichi che gli venivano assegnati ma che, una volta sceso in campo, sapeva far valere il suo
addestramento e i suoi istinti, sfruttandoli al meglio. Non cera da sorprendersi che fosse stato
promosso a decurione, ma neanche che non gli avessero dato unulteriore promozione. Era troppo
franco riguardo alle proprie ansie e quel tipo di sentimento veniva trasmesso con facilit ai suoi
sottoposti, minandone la fiducia e il morale.
Per un attimo, mentre i due ufficiali prendevano atto delle implicazioni collegate alla loro
posizione di testa tra le file dellesercito, nella tenda di Catone cal il silenzio. Da parte sua, il
comandante dellavanguardia era sollevato dallidea di non dover arrancare nelle retrovie sulla scia
fangosa di tutti quelli che marciavano davanti a lui. Inoltre, si sarebbe anche risparmiato la fatica di
blandire perennemente gli uomini alla guida dei convogli per farli rimanere uniti. Certo, ci sarebbero
stati altri sforzi da affrontare. Chiunque si fosse trovato in testa alla colonna sarebbe dovuto restare
sempre allerta per evitare eventuali imboscate. Come se ci non bastasse, erano anche responsabili
delle ricognizioni necessarie per individuare il tragitto migliore da far percorrere al resto dellesercito,
seguendo i consigli dei mercanti che Quintato aveva interrogato per ottenere informazioni sulla strada
da seguire tra le montagne e arrivare sullisola di Mona. Lavanguardia doveva perfino determinare
quale fosse il terreno migliore per costruire un accampamento temporaneo alla fine della giornata. Non
sarebbe stata una passeggiata, ma era di gran lunga pi interessante che sgobbare per proteggere il
convoglio.
Catone si schiar la gola. Si sentiva stanco. Era tardi e gli uomini avevano appena terminato il
loro pasto principale e si erano andati a coricare nelle tende per la notte. Lo squadrone equestre di
Mirone aveva impastoiato i cavalli l vicino e lodore di sudore equino e sterco arrivava fin dentro al
loro alloggio. Lesercito si sarebbe mosso allalba ed era di vitale importanza che Crispo e Mirone
capissero i ruoli che i loro uomini avrebbero svolto nei giorni a seguire.
Oltre che fungere da occhi e orecchie per lesercito, Quintato vuole che diventiamo la punta
della sua spada, disse Catone. Dobbiamo attaccare ogniqualvolta incontriamo un nemico. Il legato
vuole che tracciamo una scia di distruzione attraverso le terre dei Deceangli, dritti dritti fino allisola di
Mona.
Ma  il covo dei Druidi, interruppe Mirone.
Il prefetto soffoc la propria irritazione e annu. Ne sono consapevole, decurione.  questo uno
dei motivi per cui il legato ha lanciato questa campagna. Se possiamo spezzare lo spirito dei loro
uomini e schiacciare il culto druidico, chi rimarr a unire le trib contro di noi in futuro? Sapete come
sono fatti i Celti. Il loro passatempo preferito  azzuffarsi, cosa che da sempre li rende deboli. Se per
avessero una figura autorevole a guidarli, combatterebbero come delle furie. Ora che Carataco  storia
passata, gli unici capaci di unire le trib contro di noi sono i Druidi. Senza di loro, riusciremmo a
contenere il nemico e a portare finalmente la pace e lordine in questa nuova provincia. Gli di sanno
bene da quanto tempo ci stiamo provando. Una volta raggiunto il nostro scopo, ci saranno congedi per i
veterani e alcuni di noi potranno perfino tornare a casa con un permesso speciale.
Crispo riflett a voce alta. Saranno passati dieci anni dallultima volta che ho visto la mia
famiglia, a Lutezia. Ho una donna e due figlie. Dubito che mi riconoscerebbero.
Catone si spavent allidea di stare lontano da casa per cos tanto tempo, di non avere la
possibilit di vedere il suo bambino diventare ragazzo, di non essere riconosciuto da Lucio e di essere
dimenticato da Giulia, la cosa peggiore di tutte. Quel pensiero lo rese ancor pi deciso a fare tutto
quanto in suo potere per porre fine al conflitto in Britannia. Ogni nemico che falciava lo avrebbe
avvicinato di un passo a casa sua e allabbraccio della moglie e del figlio.
Ma i Druidi, prosegu Mirone, li conoscete meglio di me. Sono dei demoni sotto spoglie
umane. E usano la magia. Ho sentito dire che sono capaci di evocare i poteri delle loro divinit per
colpirci con una tempesta o dei mostri. E adesso Quintato vuole condurci proprio nel regno pi sacro
che hanno, dove saranno pericolosi come non mai. Ascoltatemi bene,  un errore.
Magia? Ma vaffanculo, sbuff Crispo, sdegnato. Non gli  servita a granch fino a ora. Le
spiegazioni sono due: o i loro di stanno dormendo sul lavoro o i Druidi sono soltanto delle
mammolette pusillanimi indegne anche solo di baciare i piedi di Giove e Marte.
Il decurione non era convinto. Ho visto cosa sono in grado di fare e so che effetti hanno su chi
 disposto a seguirli: li fanno diventare delle bestie forsennate.
Catone ne aveva avuto abbastanza. Sono uomini. Come noi. E possono essere uccisi altrettanto
semplicemente. Lho fatto io stesso. Vi assicuro che non sono pi pericolosi di qualsiasi altro barbaro.
Quindi basta parlare di queste cose, chiaro decurione?.
Mirone fece schioccare la lingua e annu. Se lo dici tu, signore. Spero tu abbia ragione.
Il prefetto ignor lultimo commento e torn a concentrarsi su questioni ben pi urgenti. Visto
che dovremo guidare la marcia, non potremo portarci dietro i bagagli. I nostri carri viaggeranno con il
convoglio principale e non voglio che i miei uomini siano rallentati dai gioghi. Sono riuscito a
convincere il tribuno incaricato delle scorte ad assegnarci quattro carri per i nostri equipaggiamenti.
Marceremo pronti per il combattimento. Sono sicuro che gli uomini ne saranno contenti. Sorrise e
Crispo rispose in modo analogo. I gioghi da marcia rappresentavano il tormento di ogni fante
impegnato in una campagna, giacch erano carichi di armi e razioni e, pesando met degli uomini che li
dovevano portare, erano oggetto di durissime maledizioni.
Basteranno armature, scudi e giavellotti per i legionari, continu Catone. E lo stesso vale
per i miei soldati a piedi. Mirone, la cavalleria lascer il foraggio sui carri, insieme al loro
equipaggiamento. Avremo bisogno di muoverci con leggerezza e conservare le forze per combattere od
organizzare degli inseguimenti intensi, se necessario. Faremo anche dei prigionieri, se riusciremo a
prenderli. Dovremo passare al quartiere generale delle informazioni circa la configurazione del
territorio davanti a noi e gli uomini che abbiamo deciso di affrontare. Visto che il legato vuole
spingersi fino a Mona, avremo bisogno di sapere con chi abbiamo a che fare, a ogni passo.
Il prefetto not che Mirone fece una smorfia al nome della fortezza druidica e si sent a disagio
sapendo che un uomo simile lo avrebbe affiancato in battaglia. Avrebbe preferito di gran lunga
Macrone, una persona a cui poteva affidare la propria vita. Per essere del tutto onesti, Mirone non
aveva ancora avuto modo di deluderlo, ma non si era neanche mai permesso di mostrare tutta quella
paura nei confronti del nemico. Catone si domand quanto ci fosse comune tra le sue file e, invero,
nel resto dellesercito.
Unultima cosa. Saremo affiancati da un ufficiale dellesercito del quartier generale. Il tribuno
Livonio. Mapper il nostro cammino giorno per giorno
Crispo si accigli per un momento e poi annu. Livonio.  un sottoufficiale della XX, non 
cos?
Esatto. Lo conosci?
Se  lo stesso Livonio che dico io, allora ho sentito dire che  agile in combattimento. Mentre
conduceva tra le colline pedemontane una squadra per tagliare la legna, furono assaliti da uno
squadrone di Siluri. Sarebbe potuta finire male, ma il tribuno tenne uniti i suoi ragazzi e riuscirono ad
aprirsi una via duscita. Tornarono allavamposto pi vicino senza aver perso troppi uomini. Se non ho
capito male, ragiona in modo logico e pacato. Il fatto che sia diventato un cartografo, per,  un
mistero. Le persone come lui dovrebbero comandare le truppe in prima fila.
Una mappa accurata pu diventare una merce molto pregiata, specialmente tra le montagne,
ribatt Catone. Tuttavia, se  affidabile come dici, allora sar il benvenuto nella colonna. Non gli
conviene rallentarci, per. Bene, signori. Vi offrirei la possibilit di perdere dei soldi a dadi, ma domani
cominceremo a marciare alle prime luci dellalba e abbiamo una lunga giornata davanti a noi. A meno
che non abbiate qualcosaltro da aggiungere.... Lanci unocchiata a Crispo e a Mirone, ma nessuno
dei due apr bocca. Allora vi auguro una buona notte.
Si alzarono dagli sgabelli e prima di uscire dalla tenda si salutarono. Non appena il lembo di
tessuto si richiuse dietro di loro, Catone tir un lungo sospiro e si stiracchi le spalle fino a farle
scrocchiare. I preparativi erano stati quasi ultimati e i suoi uomini erano pronti ad abbandonare il forte.
Aveva dei dubbi riguardo a Mirone, ma era troppo tardi per apportare delle modifiche. Se lavesse
rimandato da Macrone sarebbe stata una dichiarazione di sfiducia nei confronti del decurione, uno di
quei colpi allautostima di una persona niente affatto facili da superare. Era meglio dargli lopportunit
di dimostrare il proprio valore e guadagnarsi quella fiducia che, alla fine, avrebbe potuto permettergli
di dominare nervosismo e circospezione innati. Dopotutto, ramment a se stesso il prefetto, anche lui
aveva dovuto affrontare le proprie paure nei primi anni da soldato. Si ricordava fin troppo bene della
paura glaciale e penetrante che gli aveva pervaso le viscere il giorno in cui aveva dovuto affrontare per
la prima volta i guerrieri germani sulla frontiera del Reno. Veniva ancora assalito dallo stesso timore
prima di buttarsi in un combattimento, ma sapeva che non avrebbe mai dovuto rivelarlo agli uomini che
lo seguivano, sebbene ci significasse assumersi pi rischi di quanti non fossero propensi a prendersi
altri ufficiali del suo stesso grado. Doveva apparire coraggioso e sicuro di s, a prescindere da ci che
sentiva sotto quella patina indurita.
Il lembo di tenda svolazz verso linterno e Trasso varc la soglia. Ti serve altro, signore?
Come?
Prima che io vada a dormire. Ti serve altro?.
Catone pens allultima mansione che aveva continuato a rimandare e annu. Del vino caldo e
una spazzolata al mio mantello. Quando domani usciremo dallaccampamento, voglio che non ci siano
tracce di fango.
Trasso sibil a denti stretti, ma abbastanza rumorosamente da farsi sentire.
Qualche problema?
 solo un po di fango, signore. E torner cos come  ora a meno di un miglio dal forte.
Senti, non ti ho chiesto di ripulirlo fibra per fibra, passarlo nellurina, sciacquarlo con acqua di
fonte e tenderlo al sole prima di follarlo. Togli quella maledetta fanghiglia e appendilo accanto alla mia
armatura.
Come desideri, signore. Trasso attravers la tenda e prese il mantello ripiegato su uno
sgabello. Con la lana rossa sotto braccio, se ne and mormorando minacciosamente sullinutilit di quel
compito.
Quando usc, Catone rovist nella sua cassa dei documenti finch non ne estrasse un foglio di
pergamena, una boccetta di inchiostro e uno stilo. Stese la pergamena sul tavolo, stapp la boccetta di
liquido nero e vi immerse il pennino, premurandosi di scuotere via le gocce in eccesso prima di
appoggiarlo sulla carta. Cominci a scrivere con grafia ordinata: Alla mia alata moglie Giulia, madre
del mio adorato figlio Lucio, saluti. Imprec e cancell alata con un paio di tratti rapidi,
riscrivendoci sopra amata. Era stanco e dovette concentrarsi. Quella lettera andava scritta con
attenzione, era troppo importante. Fece un lungo respiro e ricominci a stilarla. Disse a sua moglie che
era venuto a sapere della nascita del figlio da un altro ufficiale; non aveva dubbi che Giulia gli avesse
inviato una missiva per narrare lo stesso evento, ma per il momento non era ancora arrivata. Visto che
lesercito stava per mettersi in marcia, aveva pensato di cogliere quelloccasione per esprimerle la
propria gioia per essere diventato padre e il proprio orgoglio e amore nei confronti della moglie, che
aveva messo al mondo un figlio sano.
La prima parte della lettera fu facile da scrivere e persino piacevole. Adesso, per, avrebbe
dovuto calibrare maggiormente le parole, visto che le sue missive sarebbero state sicuramente
esaminate dagli agenti di Pallante, o di Narciso, o di entrambi, prima di arrivare nelle mani di Giulia.
Immerse nuovamente lo stilo e continu, scrivendo che sperava che la moglie stesse bene e che facesse
in modo di non intrattenere troppi ospiti in casa loro per evitare conseguenze negative per la sua salute;
che contava sullaiuto del padre, il buon senatore, per occuparsi delle questioni economiche della figlia,
permettendole cos di concentrarsi sulle cure e sulleducazione di Lucio. Si ferm e rilesse ci che
aveva scritto tra s e s, immaginandosi la moglie intenta a fare lo stesso, comprendendo cos
lavvertimento nascosto che stava cercando di comunicarle. Non sapendo chi avrebbe intercettato la sua
lettere, era indispensabile che non facesse nomi o che non suggerisse in alcun modo a chi aveva giurato
fedelt. Ciononostante, Giulia doveva sapere di essere osservata. Di sicuro la sua perspicacia laveva
gi messa in guardia e comunque era a conoscenza dei suoi affari precedenti con Narciso. Quello che
non sapeva, per, era che un uomo di Pallante aveva avanzato delle proposte a suo marito,
corredandole di minacce alla sua famiglia. Come fare a comunicarle tutto ci? La mente affaticata di
Catone era tormentata da quegli interrogativi e per un momento ripose il suo stilo e si rilass sulla
sedia.
Cazzo....
Poco dopo Trasso entr nella tenda e gli mise una tazza fumante sotto al naso. Lho dovuta
rimediare dallo schiavo del centurione Crispo. Adesso gli devo un favore. Se mi avessi dato qualche
moneta, avrei potuto prenderlo da uno dei commercianti nel vicus, ma....
Grazie. Questo  tutto. Vai a dormire.
Dormire? Devo ancora occuparmi del mantello.
Non lhai ancora fatto?.
Il servo gli lanci unocchiataccia. Sar fatto quanto prima, signore.
Allora va, non voglio intralciarti.
Trasso mormor qualcosa in tracio e usc. Catone torn a guardare la lettera e si gratt la
mandibola con grande irritazione.
Continu a fatica, illuminato dalla debole luce della lampada finch lolio non cominci a
esaurirsi, facendo rimpicciolire la fiamma a poco a poco. Concluse con una breve riconferma del suo
amore e poi firm in calce e la rilesse. Era a stento adeguata per raggiungere gli scopi che si era
prefissato: dichiarare il proprio desiderio bruciante per la moglie e avvertirla di tenersi alla larga dalle
correnti e controcorrenti politiche nella capitale. Ciononostante, pieg la pergamena con cura e prese la
ceralacca. La fece colare sulla piega e premette il suo anello da eques nella cera sempre pi dura,
lasciandovi la figura di un soldato a cavallo intento a scagliare un fulmine. Giulia laveva aiutato a
scegliere il simbolo quando era finalmente stato ammesso dallimperatore nel suo rango attuale,
entrando cos a far parte della classe equestre della societ romana. Accarezz lievemente il sigillo e
depose la lettera sulla scrivania, in modo che il giorno dopo Trasso avrebbe potuto portarla al quartier
generale con lindicazione, per quelli che rimanevano a Viroconium, di inviarla a Roma non appena ne
avessero avuto loccasione. Sapeva bene che in quel periodo dellanno ci sarebbero voluti anche
quattro mesi e offr una breve preghiera a Minerva affinch Giulia nel frattempo fosse abbastanza
assennata da tenersi alla larga dagli intrighi politici.
Affondando nel suo letto da campo con uno scheletro in legno, Catone trem nella fredda aria
notturna. Si tir con piacere fino al mento la coperta di vello di pecora che Trasso gli aveva preparato e
rimase a osservare, supino, il tetto oscuro di quella tenda in pelle di capra. Una leggera pioggia
cominci a picchiettare sopra di lui. Lultimo pensiero che gli balen prima di addormentarsi fu
lespressione del proprio servo quando avrebbe visto linevitabile fanghiglia prodotta da quella notte
bagnata.
Si ridest un attimo prima che Trasso aprisse il lembo della tenda, come se possedesse il senso
innato di riprendere conoscenza nel momento adeguato. Fuori era ancora buio e la pioggia aveva
cominciato a farsi pi fitta, raffreddando laria umida. Catone sbadigli.
Il tuo mantello, fece Trasso, posando lindumento di lana sul tavolo. Pulito, anche se
sarebbe stato uguale se lo avessi trascinato nel fango, visto il tempo. Vuoi mangiare, signore?
Non c tempo. Mi porterai qualcosa durante la marcia. Il prefetto si alz con indosso la
tunica e stese le braccia, permettendo al servo di stringergli limbottitura delle spalle prima di aiutarlo a
entrare nella sua cotta di maglia. Trasso annod tutti i legacci che ricoprivano il lato della maglia su cui
si portava lo scudo e poi cinse Catone con un cinturone che dovette far passare sopra la testa e su una
spalla del prefetto, perfettamente immobile. Poi venne il turno degli stivali e del mantello, che assicur
alle spalle con un fermaglio.
Come sto?
Come Giulio Cesare in persona, signore, rispose con voce fiacca Trasso.
Mi basta non fare la sua fine.
Come?
Lascia perdere. Raccogli il mio equipaggiamento e fai mettere il mio carro nel convoglio
principale. Ci vediamo al prossimo accampamento, quando la giornata volger al termine.
Trasso annu. S, signore.
Catone scost il lembo di pelle e osserv le file dei Corvi Sanguinari e dei legionari della
Quarta Coorte. Gli uomini erano gi in piedi e, nelle prime luci del giorno, erano a stento visibili. La
pioggia cadeva con un leggero sibilo dal cielo coperto, senza accennare a smettere. I sottoposti del
prefetto stavano smontando le tende e le portavano nei carri vuoti. Catone si guard dietro le spalle con
la coda dellocchio.
Vorr vestiti caldi e asciutti e un fuoco.
Sissignore. C dellaltro?
Un volto sorridente  chiedere troppo?.
Trasso lo fiss tetramente.
E sia. Il prefetto emerse dalla tenda e si avvicin al proprio cavallo. Uno dei Traci reggeva le
redini e le porse al comandante prima di aiutarlo a salire. Dalla sua posizione elevata, Catone osserv la
vasta estensione della fortezza di Mediolanum e degli accampamenti limitrofi che si erano concentrati
tuttintorno in occasione della campagna. Migliaia di uomini stavano lavorando duramente per levare le
tende nelle tenebre e prendere posizione nelle colonne, incalzati dalle urla dei propri centurioni e
optiones. Lavanguardia era schierata subito fuori dalle porte e non appena Catone si un ai suoi uomini
Crispo grid di mettersi sullattenti. Il prefetto esamin le file dei legionari prima di rivolgersi al
centurione a voce alta, affinch tutti sentissero.
I tuoi soldati sembrano affamati di gloria, Crispo.
S, signore! Come segugi irrequieti al guinzaglio. Quelli della Quarta Coorte sono fatti cos.
E allora che gli di possano avere piet dei nostri nemici, perch i tuoi uomini sicuramente non
ne avranno!.
Crispo sorrise a trentadue denti ed estrasse la spada, agitandola in aria e urlando il nome della
sua legione: Gemina! Gemina!.
Gli uomini lo seguirono subito, gridando a pieni polmoni, e anche gli altri soldati dellesercito
si fermarono un attimo per osservarli prima di continuare a levare le tende.
Catone sorrise ai legionari, felice di dare soddisfazione ai loro animi desiderosi di combattere.
Rivolse loro un saluto e cavalc verso la testa della colonna, dove lo attendevano i Corvi Sanguinari gi
in sella. Due centurie di fanteria ausiliaria erano state mandate a proteggere il convoglio
dellavanguardia. A comandarli cera un ufficiale dal mantello militare rosso affiancato da un servo
scuro di carnagione su un cavallo carico di bisacce.
Tu devi essere il tribuno Livonio, disse il prefetto avvicinandosi al trotto. Sei qui per
disegnare la mappa del percorso dellesercito tra le colline e le montagne, corretto?.
Lufficiale annu. Prefetto Catone?
Esattamente.
Piacere di conoscerti, signore, sorrise Livonio. Ho sentito molto parlare delle imprese tue e
dei Corvi Sanguinari da quando mi sono unito alle truppe del legato.  per me un onore servire con te.
Un onore?. Catone scosse la testa, sospettoso di quella lode cos facile. Io e i miei uomini ci
limitiamo a fare il nostro dovere e a portare a termine gli ordini. N pi n meno di un qualsiasi altro
soldato di Roma.
Livonio strinse le labbra, cercando di contenere unespressione divertita. Come dici tu,
signore.
Proprio cos. E adesso levati quel sorriso beota dalla faccia.
S, signore. Il tribuno abbass un po la cresta.
E questo chi sarebbe?, chiese il prefetto, indicando luomo accanto a Livonio.
Ieropate, signore. Il mio segretario personale e il disegnatore di mappe.  lui il vero cervello
della nostra accoppiata.
Ah s?. Catone lo squadr pi lentamente. Ieropate veniva ovviamente dalla parte orientale
dellImpero e non aveva affatto laria di uno che si stava divertendo a essere dallaltro lato del dominio
imperiale. I suoi ricci neri erano striati di grigio e contornavano un volto rugoso in cui brillavano due
occhi scuri. Il suo mantello risultava ingombrante per via di tutti gli strati che indossava al di sotto ed
era come se la testa gli rientrasse nelle pieghe del tessuto intorno al collo, facendolo sembrare un
uccello che si nascondeva nel proprio nido. Hai qualche esperienza nella cartografia tra montagne del
genere?. Il prefetto indic la linea grigia delle cime che si allungavano fino a occidente.
Ieropate annu con grazia. Ebbene s, signore. Io e il mio padrone Livonio, su comando del
prefetto di Siria, abbiamo disegnato le mappe dalla frontiera occidentale dalla Cappadocia alla Nubia.
Quindi sei un servo, giusto?
S, signore.
E un maestro maledettamente bravo, intervenne Livonio. Il vecchio Ieropate mi ha
insegnato tutto quello che so sulla cartografia. Ha fatto da maestro al tribuno Plinio prima di me, ed 
grazie ai suoi consigli che mio padre ha comprato Ieropate.
Catone prov un brivido di compassione per quelluomo. Era evidente che aveva ricevuto una
buona educazione e che si aspettava, forse, di essere liberato dopo aver prestato molti anni di onorato
servizio per i suoi padroni. Cos come stavano le cose, invece, veniva passato di famiglia aristocratica
in famiglia aristocratica per educare i rampolli delle varie dinastie. E adesso si trovava in Britannia,
lontano dalle calde comodit orientali dellImpero. Il prefetto sorrise appena a Livonio. Allora sono
contento che tu sia stato assegnato alla mia colonna. Spero che voi e le vostre mappe possiate tornare
utili allesercito.
Cos accadr, signore, rispose Livonio. Delle buone mappe sono utili allesercito tanto
quanto i rifornimenti regolari, la forza danimo e le benedizioni di Fortuna. Io e Ieropate tracceremo
ogni minimo passo del percorso che intraprenderemo per portare la guerra al nemico. Misureremo le
distanze e raffigureremo i punti di riferimento maggiormente evidenti, per poter fare luce sulla valle pi
scura di queste lande barbare e montuose.
Fate quello che volete, basta che non rallentiate in nessun modo la mia colonna. Non possiamo
permetterci di fermarci e aspettarvi mentre finite i vostri disegnini e prendete le misure un piede dopo
laltro. Dovrete stare al passo, altrimenti vi lascer indietro. Sono stato chiaro?.
A quanto pare il tribuno cap la lezione e annu. S, signore.
Molto bene. Galopperete con il quarto squadrone dei Corvi Sanguinari. Il decurione avr il
comando e voi potrete considerarvi come dei soprannumerari.
Livonio stava evidentemente contenendo a fatica il proprio fastidio per essere stato posto al di
sotto di un uomo di rango decisamente inferiore al proprio e Catone si ammorbid un po.
Da quanto tempo sei qui in Britannia, tribuno?
Quasi tre mesi, signore.
Tre mesi.... Il prefetto sospir: lufficiale non poteva di certo avere una conoscenza profonda
della situazione nella provincia. Per quanto ritenesse utile che i ragazzi come lui facessero
unesperienza militare allinizio delle loro carriere, Catone sapeva che sarebbero rimasti poco tra le file
dellesercito. La maggior parte veniva mandata a rimpinguare le legioni di stanza in una guarnigione e
non dovevano far altro che adeguarsi alla routine giornaliera di una vita di quel tipo. Livonio, per,
aveva pescato la pagliuzza corta e si era ritrovato con un incarico in cui avrebbe dovuto imparare tutto
molto rapidamente, se voleva rimanere in vita. Ciononostante, se fosse sopravvissuto, lesperienza lo
avrebbe sicuramente reso uomo, e poi Crispo aveva garantito per lui. Catone si sforz di sorridere in
maniera incoraggiante. Molto bene, avrai una storia da raccontare alla tua famiglia quando tornerai a
Roma. Osserva ogni cosa, Livonio, e ascolta tutti i consigli che ti daranno i veterani.  il modo
migliore per apprendere il mestiere del soldato.
S signore... Grazie.
Il prefetto volt la sua cavalcatura e fece scorrere lo sguardo sul resto della colonna. Prov
unondata di orgoglio nel vedere quegli uomini che avrebbe presto condotto verso i loro avversari,
lavanguardia di tutto lesercito che si sarebbe lanciata contro i guerrieri nemici e i loro alleati, i Druidi.
Aveva combattuto e versato sangue al loro fianco e sapeva che condividevano lo stesso piacere per la
reputazione combattiva che entrambe le unit si erano guadagnate da quando ne aveva preso il
comando. Era un peccato che Macrone non fosse l per godersi il momento con lui, riflett brevemente.
Sollev un braccio e fece un bel respiro. Corvi Sanguinari! Quarta Coorte! Prepararsi ad
avanzare!.
I legionari e la fanteria ausiliaria si piegarono per raccogliere i loro scudi mentre i cavalieri
serrarono i cavalli in due colonne e rinsaldarono la presa sulle redini. Catone aspett che anche lultimo
uomo fosse pronto prima di dare le spalle allaccampamento e abbassare il braccio per indicare il
sentiero che portava verso le colline e, oltre, le montagne. Le nubi leggere le facevano sembrare pi
lontane di quanto non fossero e gi poteva vedere un insieme di nuvole pi scure che avanzavano da
nord, minacciando pioggia.
Colonna... avanzare!.
...
.
...
capitolo otto.
...
.
...
Il centurione Macrone era seduto su uno sgabello da campo in cima alla collina erbosa posta
accanto alla modesta zona daddestramento che i suoi legionari avevano livellato poco dopo aver
completato il forte stesso. Approfittando dello spazio pianeggiante vicino allaccampamento militare,
avevano rimosso tutte le rocce e gli arbusti di ginestre spinose e avevano falciato lerba lunga per
fornire alla guarnigione uno spazio in cui svolgere le proprie esercitazioni. Da un lato vi erano dei pali
di legno e gli uomini di Fortuno si erano disposti davanti a essi in pi file, aspettando il proprio turno
per tagliarli a pezzi. Il clangore costante delle spade contro i pali riempiva laria fino a che loptio
Diodoro non soffiava nel suo fischietto per segnalare il cambio e i soldati affannati si allontanavano dai
pali e tornavano a passo svelto in fondo a ogni fila prima che il fischietto suonasse di nuovo e
laddestramento ricominciasse.
Laltra centuria illirica era intenta a marciare tuttintorno alla piazza darmi, facendo degli scatti
lungo i lati pi lunghi di quel rettangolo irregolare. Passavano ansimando davanti a Macrone e il loro
armamentario sferragliava mentre cercavano di stare dietro al loro comandante. Il centurione Appilo
manteneva unandatura regolare, facendo ondeggiare il suo cimiero davanti agli uomini. Ogni tanto si
faceva da parte e teneva il tempo, minacciando a gran voce chiunque rimanesse in coda ai camerati.
Tirate su quei maledetti piedi! Datevi una mossa! Tutti quelli che rimangono a pi di un metro
dalla centuria dovranno pulire le latrine per dieci giorni!.
Macrone annu in segno di approvazione. Nonostante la sua corporatura esile e la mancanza di
un occhio, Appilo era un ufficiale rispettabile che sapeva fare il proprio mestiere, a differenza di
Fortuno il quale, in quel momento, era impegnato a sbracciarsi davanti al palo di legno, incitato
dalloptio. Quando il fischietto suon di nuovo, il centurione si pieg in avanti per riprendere fiato e
poi barcoll verso la coda della fila. Era soltanto il secondo giorno di addestramento e Macrone stava
gi individuando gli ausiliari illiri pi prestanti e capaci, quelli su cui avrebbe potuto fare affidamento
in caso di una battaglia. Per quanto riguardava gli altri, invece, alcuni avevano semplicemente bisogno
di esercitarsi, mentre altri dovevano assolutamente migliorare la qualit del proprio addestramento.
Cera solo un manipolo di uomini senza speranza: troppo vecchi per prestare servizio in prima linea.
Uno di questi faceva parte della centuria di Appilo ed era gi uscito dalla formazione, ginocchia a terra
e scudo conficcato al suolo mentre cercava di rimettersi in piedi con lasta del giavellotto. Il centurione
grid subito agli altri di continuare a marciare e torn indietro per torreggiare sullo sventurato
ritardatario.
In piedi!.
Il soldato prov a risollevarsi, ma cadde allindietro e scosse la testa.
Sei patetico, cazzo!, sbrait Appilo, sollevando il bastone di vite e squadrandolo minaccioso
con lunico occhio che gli era rimasto. In piedi, brutto ciccione. Non te lo ripeter unaltra volta.
Luomo in ginocchio non si sforz di obbedire e Appilo sferz laria con il suo bastone,
colpendolo sul sedere. Questi si lasci scappare un guaito e si rimise subito in piedi, lanciandosi
allinseguimento dei propri camerati.
Cos va meglio! Continua a marciare! Se cadi di nuovo ti scotenno vivo!.
Raggiunsero il resto dellunit e il centurione aument il passo per tornare in testa. Macrone
fece tamburellare le dita sul legno della stampella appoggiata sulle sue cosce. Il ritardatario sarebbe
stato solo il primo di quel giorno. Laddestramento mattutino non era nemmeno a met e sapeva che ne
sarebbero caduti ancora molti altri prima di allora. A quanto pareva le latrine sarebbero state
immacolate per quasi un mese, riflett con un sorriso ironico.
Piant la stampella al suolo e strinse i denti per mettersi in piedi. Sent la solita fitta di dolore
pervadergli la gamba ferita e spost il peso sullaltra per evitare la pressione. Bestemmi tra s e s e
aspett che il dolore passasse. Sarebbe trascorso ancora del tempo prima che potesse tornare a
camminare senza fastidi. Portandosi una mano alla bocca, si rivolse agli uomini vicino ai pali.
Diodoro! A me!.
Loptio in carica si precipit verso il cumulo derba e con il fiatone salut il suo superiore.
Falli andare avanti ancora per un po e poi falli ruotare, ordin Macrone. Spossali. Voglio
che questi scansafatiche sappiano cosa significa essere dei veri soldati.
S signore.
Concedi loro una breve pausa verso mezzogiorno. Fagli indossare lequipaggiamento da
marcia e portali intorno al forte finch non avrete percorso otto miglia. Direi che cos dovrebbe bastare.
Se qualcuno rimane indietro, sai cosa li aspetta.
Le latrine, signore?
Esattamente. Finch sar al comando di questo forte, spalare la merda sar il compito numero
uno degli scansafatiche. In men che non si dica si stancheranno del fetore e cominceranno a lavorare
sodo. Li lascio nelle tue mani.
S signore.
Bene, me ne vado. Se avete bisogno di me, sar al quartier generale.
Si scambiarono un saluto e Diodoro torn rapidamente ai suoi compiti. Macrone diede
unultima occhiata al campo daddestramento e poi zoppic verso il sentiero che conduceva alla porta
principale del forte. Mentre si avvicinava, vide che i legionari di guardia sulle palizzate si stavano
godendo lo spettacolo degli ausiliari con quei grandi sorrisi che i soldati spesso sfoggiano per i
compagni meno fortunati.
Cosa cavolo state guardando?, grid Macrone. Dovete tenere docchio il nemico, non quei
pigri bastardi del cazzo!.
I legionari tornarono immediatamente alle loro posizioni e scrutarono il paesaggio circostante
con attenzione.
Ancora arrabbiato, Macrone entr nel forte e si diresse verso il quartier generale. Uno dei Corvi
Sanguinari che Catone aveva lasciato nella guarnigione stava facendo da guardia allingresso ad arco e
sollev repentinamente la lancia al passaggio del suo comandante. Da quando il prefetto se nera
andato, ledificio era molto pi tranquillo e la scrivania del salone principale ospitava solamente due
funzionari. Macrone si rivolse a quello che gli capit pi vicino.
Voglio loptio Pandaro nel mio ufficio, adesso.
S signore.
Macrone stava per dirigersi agli alloggi del comandante, in fondo al corridoio, quando il
funzionario si schiar la voce e gli fece cenno di seguirlo da un lato. Andandogli dietro, il centurione
vide un civile seduto su una panca. Lo stava aspettando.
Ha chiesto di vederti, signore.
Davvero? E chi cavolo ?
Venisto, signore. Luomo incaricato di parlare in nome dei civili.
Macrone digrign i denti e soppes lindesiderata seccatura del giorno. Che cosa vuole adesso,
maledizione?
Non lo so, signore. Ha detto che avrebbe parlato solo con il gestore di questo posto.
Il gestore?, sbuff Macrone. Siamo in un avamposto militare, non in una locanda della Via
Appia. Pens brevemente di mandarlo via e di ordinargli di non infastidirlo mai pi, ma poi rallent
un attimo. A prescindere dai suoi sentimenti riguardo alla presenza dei civili nel forte, ormai erano l e
a meno che non avesse voluto rispedirli a Viroconium, si sarebbe dovuto abituare a loro. Se li avesse
mandati via, sarebbero stati una preda facile per i gruppi di guerrieri nemici che vagavano nelle zone di
confine tra le trib montane e la nuova provincia romana. N poteva permettersi di fornirgli una scorta
abbastanza capace da garantirne la sicurezza, non senza mettere a rischio lintero forte. Per ora, quindi,
se li doveva tenere. Loro, e Venisto. Si avvicin a lui con uno sguardo scontroso.
Allora, cosa vuoi?.
Venisto si alz in piedi e sorrise con tranquillit. Il centurione Macrone, giusto? Non abbiamo
ancora avuto il piacere di conoscerci.
Non c nessun piacere. Parla e sii rapido, Venisto.
La rudezza di Macrone non turb pi di tanto il civile, giacch aveva trascorso molti anni in
compagnia di soldati. Il suo sorriso non si spense e chin il capo con modestia. Mi scuso per il
disturbo arrecato, signore, ma ci sono alcune questioni circa la nostra sistemazione e le nostre
condizioni di vita che, purtroppo, devo assolutamente portare alla tua attenzione.
Ah davvero? Sono tuttorecchi.
Come tu ben sai, signore, il quartier generale del legato Quintato ci ha accordato il permesso
di accompagnare il centurione Fortuno e i suoi uomini in questo accampamento, e....
Avete ricevuto il permesso dal legato in persona, quindi?
Non proprio, signore. No. Siamo stati autorizzati da un membro del suo quartier generale.
Una persona integerrima, ci scommetto.
Venisto finse di capire allultimo e poi simul uno sguardo stupito. Signore, mi stai forse
accusando di aver corrotto un ufficiale imperiale?
C bisogno che ti accusi?, sbuff Macrone. Sappiamo entrambi che la pratica funziona,
eccome, quindi non perdiamo tempo inutilmente. Cosa volevi dire?.
Lespressione cordiale del civile svan, lasciando posto ai tratti induriti del mercante. Ci hai
messo nelle stalle, signore. Ci hai trattato come degli animali. O peggio. La canalina delle baracche
sbocca sulla collina, e noi siamo ai suoi piedi. C un fetore insostenibile. Come se ci non bastasse, ci
hai ordinato di rimanere in quella zona e i tuoi uomini si rifiutano di farci spostare liberamente nel forte
o addirittura di uscire in qualsiasi momento. Molti degli ausiliari hanno una famiglia tra i civili,
signore. Non gli  permesso vederli. Non erano questi gli accordi fatti a Viroconium con il resto della
Coorte Illirica.
Non ne dubito. Ma credo che tutto dipenda da come il prefetto di quella coorte ha deciso di
mandare avanti le cose. LOttava Illirica  uno scherzo, Venisto. Non  degna di scendere in campo.
Non  neanche adatta a essere ununit di riserva, figuriamoci fungere da guarnigione di un avamposto
di frontiera. Le cose devono cambiare, e me ne occuper personalmente. Quegli uomini si dovranno
guadagnare la loro maledetta paga e si comporteranno come dei soldati dellesercito romano. Solo
allora dar un po di tregua e lascer loro godere i privilegi riservati ai veri soldati. Se questo significa
privarli dei loro diritti del talamo, tanto peggio per loro. E poi, cos le sgualdrine del vicus avranno
modo di riposarsi.
Ma anche loro devono mangiare, signore. I soldati sono gli unici clienti che hanno.
Mangeranno. Cibo, per lo meno. Avranno le stesse razioni degli uomini, per ora.
Per ora?.
Macrone annu. Chieder al quartier generale di mandarmi una scorta per ricondurvi a
Viroconium il prima possibile. Direi che ci vorr un po di tempo, visto che avranno solo una piccola
guarnigione, ora che il legato ha portato lintero esercito sulle montagne, e forse il tuo ufficiale
imperiale prover a far naufragare il mio piano. Voglio che ve ne andiate. Per quanto riguarda il vostro
alloggio, ritenetevi fortunati che non vi abbia ordinato di costruire un vicus fuori dal forte. In questo
periodo dellanno, il riparo dagli elementi  decisamente un lusso. Le stalle puzzano, certo, ma sono
asciutte e sicure. Forse dovresti rifletterci ed essere un po pi grato.
 ovvio che te ne siamo grati, ma cosa mi dici delle famiglie dei soldati? E il nostro
sostentamento?.
Macrone sospir con irritazione davanti al tono esigente del civile. Come ho gi detto, siamo
in un avamposto militare. Io detto le regole, voi le seguite. Se uno di voi le infrange, lo far buttare
fuori dalla porta principale, lasciandolo in balia di se stesso. Se uno dei miei uomini cercher di entrare
nella vostra zona senza permesso, lo far frustare. Se hai delle obiezioni circa questi accordi, ti
consiglio di parlarne con il tuo amico Fortuno. Sono pronto a scommettere che tu e lui avevate una
bella intesa a Viroconium. Se non  in grado di darti quello che ti aveva promesso ora che  qui, il
problema  suo. Siete liberi di andarvene quando volete. Tuttavia, se decidete di rimanere, vivrete sotto
la mia autorit, e non c pi altro da aggiungere.
Venisto apr la bocca per controbattere, ma ebbe la prontezza di frenare la lingua. Macrone lo
fiss, sfidandolo a protestare. Lo sguardo del civile si abbass e si ferm docilmente sul pavimento tra
di loro.
Molto meglio, disse il centurione. Adesso va a prenderti cura della tua gente e tienimela
fuori dai piedi e fuori dai guai, e andremo tutti daccordo. Non appena avr fatto rinascere gli Illiri,
allora forse potremo parlare di farli entrare nelle stalle ogni tanto, come premio.
Venisto alz lo sguardo, speranzoso.
Ma solo se tutti rispetteranno le regole, concluse con fermezza.
Una persona entr nella sala e Macrone vide con la coda dellocchio che era loptio Pandaro.
Stava per andare nei suoi alloggi quando not il suo superiore intento a conversare con un civile.
Macrone gli fece cenno di proseguire. Arriver in un attimo.
S signore.
Si gir di nuovo verso Venisto. Sai qual  il tuo posto. In futuro, se vorrai parlare con me,
aspetta che venga suonato linizio della guardia notturna. Non provare mai pi a interrompere le attivit
quotidiane del forte, ci siamo capiti?
S, centurione.
Allora puoi andare.
Venisto chin il capo e si allontan con deferenza prima di voltarsi e uscire dalla sala. Macrone
lo guard andarsene, soddisfatto di averlo messo al suo posto, ma frustrato per aver dovuto anche solo
parlare con lui. Era una questione che esulava dalle competenze di un soldato cos come le vedeva lui e
si domand cosa avrebbe fatto Catone al posto suo. Forse era una parte integrante della vita da ufficiale
anziano, pens. Labilit di avere a che fare con una serie di situazioni inaspettate e indesiderate che
avevano poco o nulla a che spartire con la routine quotidiana tipica del comandante di ununit di
soldati. Se lavanzamento di posizione comportava tutto ci, allora non ne voleva sapere niente,
concluse amaramente.
Sospir profondamente e si volt a sua volta per zoppicare verso la porta dellufficio e i modesti
alloggi che si celavano alle sue spalle. Pandaro era nella posizione di riposo davanti alla scrivania.
Macrone entr e vi trascin i piedi intorno prima di sprofondare nella sedia con un grugnito. Appoggi
la stampella al bordo del tavolo e si rivolse alloptio.
A quanto pare sei diventato lufficiale anziano di cavalleria del forte, ma non montarti la
testa.
Pandaro sorrise. Era un tipo amabile, uno dei pochi uomini rimasti dalla prima coscrizione di
Traci che era andata a rimpinguare la coorte quando questa era stata formata, un paio di anni prima, in
una piccola citt sulla riva settentrionale del mar Egeo. Le campagne in Britannia avevano ridotto le
loro file e i rimpiazzi erano arrivati principalmente dalla Gallia, da trib abili nel cavalcare. La recente
perdita di cos tanti soldati esperti aveva aiutato Pandaro a ottenere la sua nuova posizione di optio. La
prima volta che il centurione aveva visto lunit, sembrava un gruppo di selvaggi delle colline tutti
intabarrati in pellicce e mantelli scuri e con i capelli lunghi e trasandati. Grazie al numero ormai ridotto
dei Traci originari, i soldati della coorte assomigliavano adesso alle unit ausiliari di pi vecchia data. I
mantelli e le pellicce rimanevano, ma avevano imparato a farsi le trecce ai capelli e avevano optato per
lunghi baffi celtici al posto delle barbe. Per quanto ne sapeva il nemico, per, erano la stessa unit di
cavalleria che aveva terrorizzato le terre dei Siluri e tutti tremavano alla vista del corvo rosso su sfondo
nero raffigurato sullo stendardo della coorte.
I tuoi dieci uomini sono tutto quello che ho per sbrigare le faccende di unintera coorte,
prosegu Macrone. Dobbiamo continuare a pattugliare le aree limitrofe, con la differenza che saremo
costretti a comportarci da prede, e non da cacciatori. Voglio che guidi personalmente ogni pattuglia e
che ti porti dietro cinque uomini. Gli altri rimarranno qui nel caso in cui io debba inviare un messaggio
urgente a Viroconium. Quando sarete sulle colline, non fatevi vedere dagli indigeni e non entrate in
contatto con il nemico in nessun caso, per quanto possa essere allettante. Non posso permettermi di
perdere neanche un soldato. Il vostro compito sar solo quello di osservare e fare rapporto. Ci siamo
capiti?
S signore, annu Pandaro, prima di stringere le labbra. Ti aspetti davvero che avremo dei
problemi, signore? Il nemico avr il suo bel daffare con Quintato.
Ormai dovresti sapere come funzionano le cose qui, optio. Sei in Britannia da molto tempo.
Ogni volta che lesercito avanza, deve anche disperdere le proprie truppe per presidiare i territori che
ha conquistato. Cos facendo, riusciamo a tenere le cose sotto controllo finch il nemico non concentra
tutte le sue forze per riuscire a conquistare i nostri avamposti. Se raduneranno i loro guerrieri, allora
dovremo richiamare le nostre truppe e affrontarli. Ci significa racimolare ogni singolo uomo
disponibile da forti come il nostro, ma significa anche diventare vulnerabili. Spero tu abbia ragione
riguardo al legato, ma non ho intenzione di correre alcun rischio. Se il nemico  intenzionato a darci
una bella batosta, voglio esserne informato per tempo. Guard loptio con franchezza. Sei gli occhi e
le orecchie della guarnigione, Pandaro.
Puoi contare su di me, signore.
Non ne dubitavo. Scegli gli uomini migliori per cavalcare con te e assicurati che conoscano la
posta in gioco. Non voglio degli eroi, voglio informazioni. A cominciare da domani, setaccerete
quotidianamente le colline a ovest. Ogni volta che incontrerete un insediamento, un gruppo di
cacciatori o degli uomini armati, segnatevi il loro numero e la loro posizione e tornate a fare rapporto.
S signore.
 tutto. Puoi andare... Aspetta! Unultima cosa.
Signore?
Avr bisogno di un servo. Si diede una pacca sulla coscia. Almeno finch questa maledetta
ferita non guarisce. Mi va bene uno dei tuoi. Di chi puoi fare a meno?.
Loptio pens un momento e poi disse: Bortamis, signore.  il pi forte, ma  anche il pi
grosso e mi rallenter. Lo lascer al forte.
E Bortamis sia. Dagli tu la buona notizia. Avr bisogno di lui domani mattina allalba. Dovr
portarsi dietro lequipaggiamento e potr usare il magazzino della sala principale. Puoi andare.
Si scambiarono un saluto e Pandaro usc dallufficio. Macrone torn a sedersi e si massaggi
gentilmente il bendaggio sopra il ginocchio. Prudeva un sacco, ma il chirurgo aveva detto di non
grattarlo per paura che si potesse riaprire. Doveva quindi accontentarsi di lievi pressioni che, a quanto
pare, peggioravano soltanto la situazione.
Cazzo..., grugn con amarezza, prendendosi un momento per rimuginare sulla sua situazione.
Starsene qui seduti a fare da bambinaia a quei buoni a nulla di Illiri mentre lesercito si appresta alla
guerra. Non va bene. Non va bene per niente. Si schiar la voce e sput in un angolo della stanza.
Scommetto che Catone se la sta spassando.
...
.
...
capitolo nove.
...
.
...
Catone se ne stava tutto ricurvo sulla sua sella nel tentativo di conservare quel poco calore che
gli rimaneva nel corpo. La tunica e il mantello erano bagnati fradici e la pioggia gli picchiettava senza
posa sullelmo, quasi attutendo il continuo sibilo della precipitazione tutto intorno a lui. Alle sue spalle
si estendeva lo squadrone a cavallo dei Corvi Sanguinari e dietro di loro si trovava la fanteria. Sia gli
uomini sia i cavalli erano zuppi di pioggia ghiacciata e nevischio, che li avevano afflitti sin dal primo
giorno di avanzata. Il sentiero sconnesso che avevano seguito per addentrarsi tra le colline era diventato
una trappola fangosa non appena i primi cento uomini lo avevano pestato, smuovendone il fondo, e il
convoglio con le scorte doveva essere costantemente aiutato dalle truppe di scorta per permettere alle
ruote dei pesanti carri di girare. Invece delle diciotto miglia giornaliere previste, erano riusciti a
raggiungerne poco meno della met, da quando avevano abbandonato Mediolanum, logorando cos gli
uomini e rallentandoli sempre di pi quando, ogni sera, arrivava il momento di montare il campo
temporaneo.
Sebbene lavanguardia si fosse risparmiata gran parte della fatica fisica richiesta dallavanzare
su terreni cos tremendi, doveva comunque sopportare lo sforzo di esplorare i territori davanti a s per
assicurarsi che Quintato e i suoi uomini non incappassero in unimboscata o patissero una di quelle
moleste incursioni tanto care ai nemici, la loro tattica preferita per rallentare lavanzata delle legioni
romane. Per i primi cinque giorni gli avvistamenti dei guerrieri indigeni erano stati sporadici: gruppi
lontani di cavalieri che dalla cima delle colline osservavano la colonna in difficolt. Si giravano e
sparivano non appena Catone mandava uno dei suoi squadroni in avanti. I cavalli leggeri e la
conoscenza delle colline e delle foreste permettevano loro di sfuggire molto prima che i suoi riuscissero
a stabilire un contatto.
Quel giorno, per, il nemico aveva deciso di opporre resistenza. La valle in cui lesercito stava
avanzando si era ristretta fino a raggiungere le dimensioni di una gola incastrata tra due rupi rocciose.
L, avevano costruito una barricata primitiva di massi e un centinaio di guerrieri si era arroccato dietro
le difese improvvisate. I perlustratori romani erano tornati per fare rapporto non appena avevano
incontrato i membri della trib e ora Catone teneva una mano sopra agli occhi per ripararsi dalla
pioggia e cercare di carpire i dettagli della posizione nemica.
Crispo e i suoi dovrebbero essere in grado di sbarazzarsene velocemente, comment il
decurione Mirone mentre anche lui passava in rassegna i guerrieri Deceangli. Si gir sulla sella e
guard alle proprie spalle. Eccolo che arriva, signore.
Il centurione a capo dei legionari stava cercando di avanzare accanto alla colonna, ma il terreno
imbevuto dacqua gli risucchiava gli stivali pesanti, gi di per s appesantiti dal fango, e fu costretto a
camminare, a tratti scivolando. La pioggia aveva infradiciato il cimiero del suo elmo e i rigidi crini di
cavallo sembravano ora fronde di palme avvizzite, appuntite e ricurve. Si ferm poco lontano dalla
pelle luccicante della cavalcatura di Catone e deglut nel tentativo di controllare il fiatone.
Mi hai fatto chiamare, signore?
Abbiamo compagnia. Il prefetto indic la gola. Crispo strizz gli occhi nelloscurit finch
non vide gli ostacoli che bloccavano la strada e al di l le file silenziose di guerrieri.
Finalmente, cavolo. Volevo proprio sapere quando quei bastardi si sarebbero degnati di lottare,
signore.
 solo una tattica dilatoria, centurione. Stanno semplicemente cercando di rallentarci per far
guadagnare tempo al grosso del loro esercito.
Rallentarci?. Crispo rise mestamente, sollevando uno dei suoi stivali e producendo un suono
di suzione. Se rallentassimo ancora un po, ci staremmo ritirando.
Allora vediamo di non perdere tempo. Questo  un lavoro per la fanteria. La tua coorte ripulir
la gola. I miei ausiliari saranno una riserva. Li scacceremo non appena avrete penetrato le loro difese.
Non dovremmo metterci troppo, signore.
Catone si rivolse a Mirone. Manda un uomo al legato e digli che abbiamo stabilito un contatto
con le forze nemiche e abbiamo dovuto fermarci. Poi fa spostare i tuoi soldati dal sentiero e falli
passare avanti la fanteria.
S signore. Mirone salut e si chin da un lato per passare lordine a uno dei suoi cavalieri. Si
rimise dritto sulla sella e port una mano alla bocca per essere sicuro che tutti lo sentissero nonostante
il frastuono della pioggia. Seconda Coorte Tracia... smontare! Formare una linea lungo il sentiero!.
I cavalieri affaticati smontarono e ricaddero a terra tra gli schizzi di fango prima di condurre i
propri animali sulla striscia derba che fiancheggiava lantico sentiero. Catone si sofferm un attimo
ancora per osservare la posizione nemica, ma non ci furono movimenti. Sapeva che dovevano avere
delle sentinelle sulle colline e che erano consapevoli della presenza romana gi da prima che fossero
arrivati nelle vicinanze della gola. I membri della trib sembravano pronti a combattere e non pot non
provare una fugace ammirazione per il loro stolido coraggio. Avevano affrontato i legionari una marea
di volte ormai ed erano stati sempre sconfitti duramente, eppure non si erano ancora arresi.
Continuavano a lottare. Era coraggio, si domand Catone, o idiozia ostinata? Era pi probabile che
fosse il fanatismo suscitato dai Druidi. Ora che i Romani si erano messi in marcia contro i Deceangli,
sarebbero presto arrivati a minacciare i sacri boschi druidici sullisola di Mona. Se lavessero fatto, li
avrebbero motivati a combattere con rinnovata determinazione.
Catone smont e pass le redini a Trasso. Lega Annibale e portami il mio scudo.
Il suo servo lo guard sorpreso. La pioggia scorreva in rigagnoli sulle fattezze scure. Non era
per cos ingenuo da interrogare il proprio superiore. S signore. Prendo anche il mantello?.
Catone annu e apr la spilla smaltata che si era fissato sulla spalla. Era un regalo di Giulia e
infatti la riagganci con attenzione al di sotto del suo fazzoletto da collo, dove sarebbe stata al sicuro.
Dopo aver dato il mantello a Trasso, raggiunse Crispo pochi passi pi avanti, in testa alla colonna. La
sua sensibilit allacqua e al freddo si affievol e cominci a concentrarsi sul da farsi. La bocca della
gola era a meno di quaranta passi da loro e le barricate superavano gli uomini in altezza. Avrebbero
dovuto scalare i massi per arrivare ai difensori, unimpresa niente affatto facile con quelle armature
pesanti addosso, rese ancora pi ingombranti dallacqua che era penetrata fino alla tunica.
Sar un lavoro caotico, disse a bassa voce.
Crispo fece spallucce. Quando mai non lo ? E questa cazzo di pioggia non ci aiuter di
certo.
Un momento dopo, i due furono raggiunti da unaltra persona. Livonio si tolse il cappuccio del
suo mantello in pelle di capra. Era stato trattato molto bene con del grasso per renderlo impermeabile,
not Catone con un pizzico dinvidia.
Tu dovresti essere nelle retrovie dellavanguardia, tribuno.
Volevo solamente vedere perch ci eravamo fermati, signore. Ho sentito dire da un uomo di
Mirone che ci sono i nemici.  la prima volta che ho loccasione di vedere una delle trib montane da
vicino. Sono loro, quelli dietro le rocce?
Sono loro.
Livonio osserv con attenzione i guerrieri in lontananza e poi si volt nuovamente verso i due
ufficiali. Qual  il tuo piano per sconfiggere il nemico, signore? Conti di aggirarli?
Non oggi, tribuno. Quelle rupi mi sembrano fin troppo a strapiombo. Ci metteremmo delle ore
a farle scalare dagli uomini e perderemmo tutta la giornata. Oggi facciamo un attacco frontale. Crispo e
la sua coorte li costringeranno a spostarsi in men che non si dica e poi mi lancer al loro inseguimento
con i miei ragazzi. Se avremo fortuna, riusciremo a fare qualche prigioniero.
Capisco. Il tribuno rimase in silenzio per un attimo con la mano appoggiata sullelsa davorio
della sua spada. E immagino che io non possa....
Tu rimarrai qui, lo interruppe Catone. Avrai la tua occasione a tempo debito, aggiunse
gentilmente.
Signore, con tutto il dovuto rispetto, ho gi avuto modo di dimostrare il mio valore sul campo
di battaglia e sono stato mandato qui per imparare a essere un soldato.
Ogni cosa a suo tempo. Per ora, i tuoi ordini sono di disegnare le mappe dellesercito.  un
compito importante e non possiamo permetterci di intralciarlo. A proposito, come sta andando?
Non  cos semplice come speravo, signore. Con questa pioggia esaminare il terreno da
entrambi i lati della linea seguita per avanzare  stato molto difficile. Cos come lo  stato registrare
con precisione la distanza che abbiamo percorso. Non c modo di mantenere un passo costante in
queste condizioni e abbiamo dovuto segnare i numeri al meglio dei nostri calcoli.
Non puoi farci nulla, tribuno. Prendila come una importante lezione militare. La prima vittima
di una guerra sono sempre i piani.
Niente di pi vero, aggiunse Crispo.
La Prima Centuria di legionari si inerpic lungo il sentiero e Crispo le ordin di disporsi a un
centinaio di passi davanti alla colonna. Le cinque unit rimanenti arrivarono di l a poco, finch la
coorte non fu disposta in due file da tre centurie. Gli ufficiali diedero lordine di rimuovere le coperture
in pelle dagli scudi e le curve ampie e decorate delle loro linee diedero ai soldati infangati un aspetto
pi uniforme. I Traci si disposero alle loro spalle in ununica fila con gli scudi ovali e le lance alla
mano. Catone si volt verso Trasso per prendere il proprio scudo e avviarsi verso gli uomini in attesa,
con Crispo al suo fianco.
Buona fortuna, grid Livonio.
Crispo sogghign. La fortuna non centra niente.  tutta una questione di acciaio, fegato e anni
di addestramento massacrante. Ma non lo capir mai. Una volta finito il suo anno di servizio, torner a
Roma a svolgere un lavoro facile facile come controllare le fogne o i mercati o qualche cazzata del
genere.
Catone era pi che abituato ai toni rancorosi che i centurioni serbavano per i giovani che
entravano nellesercito solo per compiere una delle tante tappe nella loro scalata al successo e chiese
con fare beffardo: Vorresti forse cedere i piaceri della vita da soldato per andare a ispezionare le fogne
di Roma, centurione?
Neanche morto, signore.
Allora vediamo di darci da fare.
Le loro strade si divisero quando arrivarono vicino ai soldati in attesa. Crispo si diresse alla
destra della prima linea, dove la Prima Centuria della coorte era pronta allazione. Dopo aver sollevato
lo scudo e averlo fatto roteare in direzione del nemico, sguain la spada e la agit verso le nuvole cupe.
La pioggia segu il filo della lama, facendolo brillare leggermente.
Quarta Coorte! In marcia! Avanzare!.
Le centurie erano disposte in linee da dieci uomini, quanto bastava per entrare nella bocca della
gola rocciosa. Le otto file avrebbero dato tutto il peso necessario allassalto. Se tutto fosse andato per il
verso giusto, la seconda linea non avrebbe nemmeno dovuto combattere, ragion Catone. Il centurione
al comando delle tre rimanenti centurie, prima di dare ordine ai suoi uomini di muoversi, attese che si
aprisse il giusto spazio tra le due unit. Il prefetto, invece, attese pi a lungo e poi grid ai Traci di
avanzare. Lerba sotto i suoi piedi era zuppa e il terreno morbido e cedevole. Quando gli ausiliari
cominciarono a seguire i passi della fanteria pesante, il suolo divenne presto un ammasso informe di
fango scivoloso.
Mentre si avvicinavano al nemico, che nel frattempo era rimasto immobile e in silenzio, un
enorme ruggito scatur dalla gola dei Deceangli e le loro armi si sollevarono in aria, agitandosi contro il
muro di scudi in movimento. La pioggia, pens Catone, forniva almeno una benedizione. Era troppo
bagnato per poter usare gli arcieri e lo spazio angusto in cui si sarebbe tenuta limminente schermaglia
non avrebbe facilitato lutilizzo delle fionde. Sarebbe stata una battaglia diretta, quindi, tra la disciplina
ferrea delle legioni e il coraggio fanatico dei guerrieri indigeni. Non cera dubbio su chi avrebbe
prevalso.
Laria si riemp del rumore di stivali nella fanghiglia e dei pesanti grugniti degli uomini stanchi
che, mentre si avvicinavano alla barricata, si impegnavano per mantenere la formazione. Tra le teste
dritte davanti a s, Catone riusc a intravedere al di l dei massi i volti dei guerrieri con le loro bocche
aperte in un ruggito di sfida. Allimprovviso un movimento turbinante solc le plumbee gocce di
pioggia e Crispo grid un avvertimento.
Su gli scudi!.
I ranghi anteriori della coorte sollevarono i loro scudi e li indirizzarono verso lalto per deviare i
proiettili in arrivo. Giavellotti. Anche Catone fu in grado di vederli, adesso che scendevano sui
legionari. Colpirono il loro bersaglio con un coro diseguale di clangori e tonfi. Quando il frastuono
della prima raffica si fu spento, uno degli uomini di Crispo ulul: Avrete quello che vi meritate,
stronzi Britanni!.
Chiudi quella bocca!, esplose Crispo. Silenzio in quei cazzo di ranghi!.
Gli uomini proseguirono il loro attacco, seguendo lavvertimento del loro centurione, e Catone
prov un brivido lungo tutto il corpo davanti a un tale spettacolo. Non cera niente di pi
impressionante e spaventoso di quel gruppo di soldati ben addestrati che avanzava senza fiatare in file
ordinate allombra dei loro stendardi zuppi. A quanto pareva, anche i nemici la pensarono cos e le loro
grida cominciarono ad affievolirsi. I volti si fecero severi, proprio come quelli dei loro avversari
romani. Unaltra raffica caotica di giavellotti fu lanciata sulle loro teste, insieme a pietre abbastanza
piccole da essere scagliate oltre la barricata. Da entrambi i lati, le rupi si stagliavano scure e minacciose
e il suono della pioggia e delle grida dei difensori riecheggiavano con forza tra le rocce.
Serrate i ranghi!, ordin Crispo. Serrate i ranghi!.
I suoi uomini erano a meno di dieci passi dalla base della barricata e lufficiale al comando
della seconda unit li fece fermare. Catone sollev un braccio.
Corvi Sanguinari! Fermi!.
Gli ausiliari smisero di muoversi, fermandosi a venti passi dagli ultimi legionari. Il terreno
presentava una leggera salita che permise al prefetto di avere una visione chiara della gola. Dopo
essersi liberato della pioggia che gli colava sugli occhi dallorlo dellelmo, vide che le prime file di
legionari avevano iniziato ad arrampicarsi sulla barricata tenendo gli scudi sopra le loro teste. Le
lunghe spade degli indigeni fendevano le superfici curve degli scudi. Alcuni di loro avevano delle asce
e i loro colpi andavano a segno con tonfi di legno frantumato che giungevano chiaramente alle orecchie
di Catone, il quale non aveva smesso di osservare la scena. La maggior parte degli uomini di Crispo
riusciva a malapena a muoversi sotto lintensit di quella pioggia di lame, ma qua e l alcuni legionari
erano riusciti ad arrivare abbastanza in alto da poter rispondere ai colpi, e la battaglia ora infuriava per
tutta la lunghezza della barricata.
Spingete! Spingete!, gridava il centurione con voce roca, e la sua impavida grinta per
sconfiggere il nemico a Catone ricord Macrone. Continuate a spingere, ragazzi!.
Un numero sempre maggiore di legionari riusc ad aprirsi la strada verso lalto e a unirsi ai
commilitoni che si battevano disperatamente nella pioggia. Le spade baluginavano tra colpi selvaggi e
gli uomini cercavano di colpirsi con i propri scudi. Alcuni guerrieri Deceangli afferrarono le difese dei
legionari e cercarono di spostarle da un lato per permettere ai loro compagni di affondare un colpo.
Dietro la linea dattacco, i ranghi di rincalzo delle prime tre coorti erano densamente ammassati, vista
la forma a imbuto della gola. Per il momento, lattacco era in una fase di stallo mentre i due lati si
battevano per il controllo della cima della barricata.
Un corno risuon oltre i guerrieri nemici, lanciando una nota ragliante che riecheggi sulle due
rupi. Non appena sentirono quel suono, i nemici esultarono di nuovo con voci orribilmente amplificate.
Un qualcosa di oscuro precipit dalla cima della gola e il movimento cattur lo sguardo del prefetto.
Sollev la testa e vide chiaramente il primo di una serie di grandi massi che superava la sporgenza e
roteava su se stesso fino a sfracellarsi tra i legionari ammassati davanti alla barricata. Ne seguirono
altri e Catone vide diversi uomini stagliarsi contro il cielo grigio. Erano intenti a raccogliere altre rocce
e a scagliarle verso il basso. I legionari cominciarono ad alzare lo sguardo e a rendersi conto del
pericolo, ma erano cos ammassati che la fuga era impossibile.
Il prefetto si precipit verso di loro facendosi strada tra i ranghi della seconda unit e sbrait:
Ripiegare! Ripiegare!.
Gli ultimi uomini a essere entrati nella gola si guardarono intorno e cominciarono ad
allontanarsi, diminuendo la pressione su chi li precedeva mentre le rocce continuavano a cadere,
gettando i legionari al suolo, sfondando crani e frantumando ossa. Davanti a loro, Crispo continuava a
incitare i suoi uomini, alloscuro di quello che stava succedendo alle sue spalle.
Ripiegare!, continu a urlare Catone, infuriato con se stesso per aver permesso ai suoi uomini
di cadere in quella trappola. Ripiegate!.
Altri soldati si unirono alle sue grida e i legionari si ritirarono uno a uno verso la seconda fila,
assottigliando i ranghi e permettendo ai propri compagni di sfuggire al pericolo dallalto.
Catone non si lasci trascinare via dalla ressa di uomini e grid ancora una volta: Centurione
Crispo!.
Finalmente lufficiale percep che qualcosa non andava. Dopo aver affondato lo scudo sul muso
di uno dei nemici, si guard rapidamente alle spalle e vide per la prima volta la quantit di uomini
maciullati dalle rocce. Intu immediatamente il pericolo e si rivolse ai suoi legionari che ancora
combattevano sulla barricata.
Ripiegare!.
Uno alla volta i soldati abbandonarono la battaglia e tornarono verso il basso. Sebbene fossero
lontani dal pericolo dei guerrieri nemici, dovevano ancora affrontare la pioggia di pietre. Il prefetto
vide cadere altri tre uomini mentre Crispo gli faceva segno di allontanarsi dai massi. Solo quando
lultimo dei suoi si fu allontanato abbastanza dalle rupi, mettendosi cos in salvo, il centurione
cominci la sua ritirata, sempre con un occhio rivolto verso il nemico. Fu per questo motivo che non
not la roccia che stava precipitando tra la pioggia. Catone la vide troppo tardi per dirgli di stare attento
e Crispo fin in ginocchio a causa del colpo che rimbalz sul lato del suo elmo prima di sfondargli
spalla e petto. Barcoll un momento prima che lo scudo e la spada gli scivolassero dalle mani, per poi
finire faccia a terra.
...
.
...
capitolo dieci.
...
.
...
Il centurione  a terra!, grid una voce. Facciamogliela pagare!.
No!, rispose Catone, bloccando la ritirata di due uomini che stavano cercando di spostarlo da
un lato. Tu e tu! Con me. Andiamo.
Non gli diede la possibilit di esitare e li spinse verso la gola, aumentando poi il proprio passo
per dare lesempio e raggiungere il centurione colpito. Altri legionari avevano iniziato a trascinare i
loro compagni feriti fuori dalla zona di pericolo e, dallaltro lato della barricata, i nemici esultavano
davanti allo spettacolo dei Romani in ritirata.
Le loro grida si unirono al coro lontano di quelli in cima alle rupi quando cessarono il loro
attacco e lultima roccia ricadde con un tonfo sul terreno. Ciononostante, Catone tenne alto lo scudo e
raggiunse Crispo, inginocchiandosi al suo fianco. Grugnendo per la fatica riusc a voltare il centurione
e vide lo sfacelo informe della sua spalla e la profonda ammaccatura sul lato dellelmo. La faccia era
ricoperta di fango e Catone la ripul come meglio pot.
Vi coprir io, disse ai legionari. Prendetelo dalle braccia e portatelo lontano da qui.
Non appena lo sollevarono, Crispo emise un rantolo e poi ulul agonizzante mentre la testa gli
ciondolava allindietro.
Continuate a muovervi!, li incit il prefetto mentre questi trascinavano il corpo nel fango
verso la salvezza della seconda unit di legionari. Dalle file dei nemici si alz un grido: avevano visto
il cimiero da ufficiale sullelmo di Catone e tre uomini si erano inerpicati sulla barricata, per poi
scendere e correre verso di lui. Estrasse la sua spada, sollev lo scudo e si mise tra il nemico e Crispo.
Due dei Deceangli erano armati di lance mentre il terzo, poco pi avanti dei suoi compagni, aveva una
spada e uno scudo rotondo. I loro volti erano selvaggi, gli occhi truci e le labbra contratte in un ringhio,
come sotto leffetto di qualche sostanza inebriante. Sarebbe stata una sfida breve e brutale, intu
Catone, e affond gli stivali nel fango, sollevando la spada. Il terreno acquoso, smosso dagli stivali
chiodati dei legionari, rallent il nemico nella disperata avanzata per reclamare a mo di trofeo la testa
di un ufficiale romano.
Il prefetto mantenne la posizione, deciso a guadagnare del tempo per Crispo, e digrign i denti
mentre il guerriero armato di spada si avvicinava sempre di pi. Non ci fu una pausa, un momento per
valutare lavversario. Il guerriero scagli il suo scudo contro quello di Catone e fece vibrare larma nel
tentativo di decapitare il romano. Il prefetto spost lo scudo da un lato e poi in alto, giusto in tempo per
bloccare la lama, che gli pass sopra la testa. Fece per ricambiare il colpo ma il piede gli scivol e
priv il suo attacco di qualsiasi forza, risultando in un fendente che serpeggi sulla pelliccia che
copriva il petto nemico.
Recuperarono entrambi lequilibrio nello stesso momento e provarono a decapitarsi lun laltro.
Le spade si scontrarono violentemente e rimasero attaccate mentre ognuno cercava di sopraffare
lavversario. Una scivolata nel fango sarebbe stata fatale, si rese conto Catone, e cerc di trovare un
punto saldo sul terreno incerto. Il suo volto si contorse in una smorfia serrata nel tentativo di
contrastare con la propria forza quella del nemico, la cui faccia era ora a pochi palmi dalla sua. Oltre
alla spalla delluomo vide che i lancieri si stavano muovendo sui lati per poter sferrare un colpo deciso
ai fianchi dellufficiale romano. Non cera tempo per un duello uno contro uno. Allimprovviso il
prefetto inclin la spada per far scivolare quella del nemico verso la sua spalla, fiducioso che
larmatura lavrebbe protetto. Non appena la sua lama fu libera sollev il braccio destro e piant lelsa
sulla testa dellavversario, generando uno schianto netto. In quello stesso istante, la lama della spada
nemica colp la spalla di Catone, intorpidendola. Il guerriero barcoll allindietro, andando a sbattere
contro il lanciere pi vicino, il quale dovette piantare larma nel fango per rimanere in equilibrio. Il
britanno, invece, cadde a braccia aperte, facendo finire il compagno in ginocchio.
Il prefetto si gir rapidamente verso laltro guerriero armato di lancia e tent di sollevare lo
scudo, ma il colpo alla spalla gli aveva indebolito il braccio e la sua testa rimase esposta. Luomo mir
agli occhi, ma lui spost il capo da un lato e devi la punta della lancia con quella della sua spada.
Larma fu subito ritratta, pronta per un altro colpo. Limpatto iniziale del colpo alla spalla stava
diminuendo, ma Catone abbass comunque lo scudo per invogliare il guerriero a mirare di nuovo in
alto. Questi rinsald la presa sullasta e sferr il suo colpo. Il romano era pronto. Lasci andare lo
scudo, agguant la lancia subito dopo la lama a forma di foglia e la tir brutalmente verso di s.
Lavversario non moll e barcoll in avanti, perdendo lequilibrio e cadendo verso Catone. Il gladio del
prefetto si impunt verso lalto, trov il fianco del guerriero e penetr in profondit tra i suoi organi
vitali. Dopo aver girato il polso in entrambe le direzioni ed estratto larma, il vincitore rilanci la lancia
sul suo padrone, il quale cadde di sedere e si pieg sulla ferita con un forte gemito.
Catone vide che lultimo lanciere era un giovane, nonostante i capelli arruffati e la barba
irregolare. Guard prima lo spadaccino privo di sensi e poi il compagno ferito e abbass la lancia,
facendo un cauto passo avanti verso il romano. Con la spada ben salda nella mano, il prefetto si riemp
i polmoni di aria e grid con tutta la rabbia che riusc a raccogliere: Se non vuoi unirti a loro, vattene a
fare in culo!.
La veemenza di quelle parole portava con s tutto il significato che bastava e il guerriero
indietreggi, combattuto tra lorgoglio e lidea di dover fronteggiare luomo che aveva steso due dei
suoi compagni in meno di un paio di respiri. Fece un altro passo indietro con la lancia tesa e lo sguardo
truce fisso su Catone.
Cos va meglio, annu il romano. Adesso fa il bravo e levati dalle palle, eh?.
Il giovane indietreggi ancora e Catone non gli stacc gli occhi di dosso mentre si chinava per
raccogliere lo scudo e tornare con cautela in direzione dei suoi uomini. Quando ormai non fu pi in
pericolo, si gir e corse verso i due legionari che stavano ancora trascinando Crispo al sicuro. I soldati
che si erano ritirati dopo il primo assalto si stavano gi rimettendo in posizione ognuno sotto i propri
stendardi, in fondo alla coorte, mentre i feriti venivano posti da un lato in attesa che il chirurgo e i suoi
medici giungessero per curarli. Al passaggio del centurione tra i ranghi dei suoi legionari, ci furono
solo sguardi di sgomento e rabbia per il proprio comandante colpito.
I due uomini lasciarono andare le sue braccia e Crispo giaceva supino. Ogni volta che gemeva,
gli tremavano gli occhi. Catone ripose il suo scudo accanto a lui e si inginocchi. Vide il sangue che
gocciolava dal naso del centurione mescolarsi con lacqua piovana che gli scorreva sulle guance.
Crispo... Crispo! Mi senti?.
Il centurione batt le palpebre e apr gli occhi, guardando Catone dritto negli occhi. Aggrott la
fronte e si lecc le labbra, cercando di parlare.
La for... la fortuna non c... non centra niente.
Fece una smorfia, i suoi occhi divennero bianchi e il corpo cominci a tremare. Catone sollev
la testa e grid: Chirurgo! Da questa parte!.
Pausino e i suoi assistenti avevano gi iniziato a esaminare le prime vittime dei massi e i soldati
feriti sulla barricata. Il chirurgo fin di annodare rapidamente un pezzo di garza e corse da lui. Si
accovacci dallaltro lato e appoggi con leggerezza le dita sulla sua spalla straziata.
I suoi giorni da soldato sono finiti, se sopravvivr. Percep il tremolio e not lammaccatura
nellelmo del centurione. Aiutami a toglierlo.
Mentre Pausino gli teneva ferma la testa tra le mani, Catone sciolse il nodo sotto al mento e
scost i paraguance. Il chirurgo sfil lelmo, insieme allo zucchetto di feltro, e Crispo rantol mentre il
sangue cominci a fuoriuscire da sotto lorlo. Prima che il medico potesse reagire, luomo ferito ebbe
un fremito violento e lo zucchetto venne via, portandosi dietro un ampio lembo di scalpo insanguinato
e un pezzo seghettato di cranio, rivelando cos il danno tremendo causato dalla roccia che aveva colpito
la tempia di Crispo. Ora che lelmo era stato rimosso, dalla cavit si riversarono fuori sangue e materia
cerebrale e il centurione si contorse, fremette e poi si afflosci al suolo.
Catone lo guard con gli occhi sbarrati, pieni di orrore.
Il chirurgo tampon la ferita con il berretto di feltro e si rialz.  andato. Non posso pi fare
nulla per salvarlo, signore.
Nulla?.
Pausino sollev il polso di Crispo in cerca di un battito cardiaco, poi lo lasci cadere. 
morto.
Catone appoggi una mano sullavambraccio del centurione, ma non sent nulla. Nessun
movimento. Deglut. Bene... Va a visitare gli altri.
Quando Pausino si allontan, il prefetto diede unultima stretta al braccio del compagno.
Riposa allombra degli alberi, centurione Crispo, mormor. Te lo sei meritato. Riposa in
compagnia dei nostri compagni caduti.
Fece un respiro per calmarsi, poi si alz e si volt verso la gola. I nemici stavano ancora
esultando con aria di sfida. Tuttintorno a lui, i legionari ricambiavano i loro sguardi. Percep il loro
umore amareggiato e furioso, e la loro sete di vendetta. Il fuoco della battaglia bruciava nelle vene dei
suoi soldati, desiderosi di vendicare i compagni caduti. Non poteva sperare di meglio, pens, ma cosa si
poteva fare? I Deceangli avevano scelto una posizione eccellente per mettere in campo la loro tattica
dilatoria. Finch non avessero ripulito la cima delle rupi, non avrebbero potuto assaltare nuovamente la
barricata che bloccava la gola. Raggiungere gli uomini che avevano interrotto il loro attacco, poi,
voleva dire scalare una parete a strapiombo, sempre in balia delle rocce che sarebbero sicuramente
ricadute sulle teste dei soldati romani. Sarebbe stato un lavoro cruento.
A malincuore dovette giungere alla conclusione che lunica opzione era trovare una strada
alternativa per aggirare quel passaggio. And in cerca del tribuno Livonio e lo trov sulla collinetta
insieme al contingente a cavallo dei Corvi Sanguinari, intento a osservare la scena.
Sono contento di sapere che stai bene, signore, lo accolse il tribuno. Ci hanno teso proprio
una bella trappola, gli indigeni.
Proprio cos, rispose Catone. Hai la mappa della campagna con te?
S signore. Sono laggi. Fece un gesto verso il suo servo Ieropate, in piedi accanto a due muli
carichi di strumenti cartografici, nonch delle sue scorte personali per la missione.
Voglio vederla, adesso.
Livonio alz lo sguardo verso la pioggia. Ma signore, linchiostro si scioglier.
Non se la teniamo allasciutto. Di ad alcuni dei miei uomini di usare i propri scudi come
riparo. Ora.
S signore.
Mentre il tribuno si precipitava verso i muli, Catone si gir verso Mirone. Decurione, va dalla
Quarta Coorte e scopri il numero delle perdite. Di al centurione Festino che ora  lui al comando.
Loptio della Prima Centuria pu incaricarsi della sua unit per il momento.
S signore... Il centurione Crispo?
 morto, rispose Catone senza tanti giri di parole. Adesso va.
Mirone salut e scese a passo svelto dalla collinetta. Il prefetto si diresse verso il punto in cui
Livonio stava ordinando a due Corvi di tenere fermi gli scudi sulla loro testa. Ieropate, con un tubo di
pelle sotto braccio, si infil sotto il rifugio di fortuna ed estrasse un rotolo di pergamena che tenne
aperto per il tribuno e il prefetto, i quali si chinarono sotto i loro scudi. Il sentiero percorso dallesercito
era stato tracciato con chiarezza, insieme a una stima delle distanze tra i campi e ad annotazioni
riguardo alla configurazione del terreno da entrambi i lati della strada. Livonio indic unarea vuota
poco oltre il punto in cui si erano accampati la notte precedente.
Siamo grosso modo qui. Ovviamente non avremo modo di aggiornarla finch non ci
accamperemo.
Catone gli lanci uno sguardo irritato. Molto utile.
Chiuse gli occhi e cerc di ricordare la marcia di quel giorno. Avevano lottato tutto il giorno
con il sentiero che tagliava la valle sinuosa. I declivi si alzavano ripidi da entrambi i lati, interrotti solo
da affioramenti rocciosi. Non vi erano altre strade da prendere. Ripens alla notte precedente. Cerano
altre due vallate che si aprivano dal punto in cui si erano fermati. Indic a sua volta la croce e le
annotazioni relative allaccampamento.
Che mi dite delle altre valli? Potremmo usarle per aggirare questa posizione?.
Ieropate scosse la testa. No, a meno che tu non voglia perdere due giorni, prefetto. Mi sono
spinto per un paio di miglia in entrambe le direzioni, mentre lesercito si accampava. Una delle due
volge a nord e ripiega quasi nella direzione di Mediolanum. Laltra porta a sud, verso i territori degli
Ordovici. La campagna per era leggermente pi aperta. Inclin la testa da un lato. Potremmo usarla
per aggirare la gola.
Bene, decise Catone. Se riusciamo ad aggirarla, Quintato pu sempre mandare un piccolo
contingente indietro per ripulirla dallaltro lato e aprire le nostre linee di comunicazione con
Mediolanum attraverso la strada pi diretta. Ovviamente ci comporter un ritardo quando lesercito
prender la strada a sud, domani.
Livonio fece schioccare la lingua. Il legato non sar contento, signore.
Non posso farci niente. Metti vie la mappa, Ieropate.
Mentre lo schiavo la ripiegava con cura e la riponeva nel suo astuccio di pelle, Catone si gir
per dare unaltra occhiata alla gola. La barricata nemica non sembrava per niente formidabile, n
tantomeno i guerrieri che vi si nascondevano dietro. Erano gli uomini asserragliati sulle rupi
inespugnabili a rappresentare la vera forza della posizione. Sibil, frustrato, e compose mentalmente il
rapporto che avrebbe scritto al legato, consigliandogli di fare dietrofront e tornare da dove erano
venuti. I ranghi e le file sarebbero stati molto scontenti di dover ripercorrere lintero tragitto nel fango,
daltro canto i soldati avevano labitudine di brontolare anche quando le cose andavano bene. Era
Quintato il vero problema. Il suo piano era quello di colpire rapidamente il cuore del territorio nemico e
invece lesercito era avanzato lentamente e adesso sarebbe dovuto tornare indietro. La furia del legato
era assicurata, ma Catone non riusciva a pensare a nessun modo per penetrare la gola senza dover
affrontare perdite ingenti.
Stava per riferire a Trasso i dettagli del suo rapporto mentale quando, poco pi indietro lungo il
sentiero, sent un certo trambusto e, sopra le teste degli uomini e delle bestie dellesercito che erano
stati rallentati dallazione di prima, comparve lo stendardo personale di Quintato e quello della XIV
Legione.
 il legato, disse Livonio. Sar venuto qui per vedere la situazione con i propri occhi, non
c dubbio.
Mi ha risparmiato la fatica di trovarlo.
Rimasero a guardare mentre gli uomini sul sentiero, persuasi dai centurioni e dagli optiones, si
facevano da parte per lasciare via libera al comandante dellesercito e ai suoi ufficiali anziani. Non
appena vide Catone, il legato galopp verso di lui e lo guard dallalto in basso.
Perch la colonna si  fermata? Cosa ci fanno quegli uomini in formazione?.
Catone indic la gola.  il nemico, signore.
Quintato si sistem sulla sella e osserv brevemente la barricata e i nemici alle sue spalle.
Quella marmaglia? Sbarazzatevene e fate muovere la colonna.
Abbiamo gi tentato un attacco, signore. Hanno degli uomini in cima alle rupi, pronti a
bombardarci con dei massi. Ho perso un centurione e diversi legionari. La posizione  troppo forte per
penetrarvi senza rischiare ulteriori perdite. Il mio consiglio  di ripiegare e trovare unaltra strada,
signore.
Cosa? Sei matto? Hai intenzione di permettere a un manipolo di barbari di far deviare
lintero esercito romano? Hai perso il senno? Se ripieghiamo davanti a quellaccozzaglia di barbari, il
nemico ci ridicolizzer.  per caso quello che vuoi, prefetto?
Certo che no, signore, replic subito Catone. Dovette ammettere che il legato aveva ragione.
Se lesercito avesse fatto dietrofront, i Deceangli avrebbero ottenuto una vittoria morale su Roma e i
Druidi si sarebbero assicurati di farlo sapere a tutta lisola. Ma se, affrontandoli, avessero perso molte
vite romane, i nemici si sarebbero comunque vantati di quel piccolo gruppo di compagni che era
riuscito a sfidare una forza decisamente pi grande. In entrambi i casi, il nemico avrebbe avuto motivo
di celebrare lumiliazione inferta al legato Quintato e ai suoi uomini.
Pens con rapidit. Potremmo portare qui alcune baliste e una catapulta, signore. Se gli
daremo un assaggio della nostra artiglieria sono sicuro che se la daranno a gambe e abbandoneranno
la gola.
Quintato consider la proposta e scosse il capo. Lartiglieria si trova dopo il convoglio delle
scorte, a miglia da qui. Non arriverebbe prima della fine della giornata. Non possiamo permetterci di
perdere tutto questo tempo. Voglio che la gola venga liberata immediatamente.  il tuo compito,
prefetto Catone. Lavanguardia  sotto il tuo comando. I tuoi uomini devono liberare il cammino per il
resto dellesercito. Provvedi, subito.
Per un momento il prefetto rimase immobile, ma la sua mente ribolliva di obiezioni da
avanzare alle parole del legato. Tuttavia, non cera modo di contraddire un ordine diretto e dovette
chinare il capo in segno di assenso prima di tornare dai legionari, in formazione a un centinaio di
passi dalla barricata.
Ufficiali! A me!.
Quando anche lultimo si fu unito alla piccola assemblea intorno a lui, Catone aveva gi
pensato a un piano. Era piuttosto semplice, visto che non cerano altre alternative, ed era abbastanza
pericoloso proprio per lo stesso motivo. Il pensiero di perdere altri uomini non lo entusiasmava affatto.
Si guard intorno e vide le espressioni severe dei suoi subordinati, mentre la pioggia colava lungo il
ferro lucido dei loro elmi prima di gocciolare sulle spalle e sui petti. Decise che erano buoni soldati,
fin troppo preziosi per essere sprecati in un altro vano tentativo di sfondare la barricata. Si schiar la
voce e sput da un lato.
Il legato vuole che ci sbarazziamo dei nemici nella gola senza ulteriori indugi. So bene che
questo significa affrontare di nuovo quei bastardi in cima alle rupi, e so anche che molto
probabilmente perderemo molti uomini prima di poter superare la barricata e sfondare le linee
nemiche. Finch non ci riusciremo, saremo dei bersagli facili. La nostra opzione migliore  sfoltirli
con dei giavellotti prima di disporre la centuria dassalto a testuggine ed entrare nella gola.
Testuggine?. Il centurione Festino si gratt il naso. Perdonami, signore, ma non servir a
nulla. Gli scudi degli uomini non serviranno a niente contro quelle rocce. Ci tireranno gi come dei
birilli.
Probabile, ma  comunque meglio che attaccare senza una protezione sulle nostre teste,
rispose Catone. Seguiamo il manuale. Centurione Festino, disponi la Prima Centuria in una linea
dattacco. La Seconda dovr prendere tutti i giavellotti disponibili e lanciarli. Voglio che li scaglino a
raffiche, e metteteci tutto il tempo che serve per finirli.
Come? Non dovevamo concludere in fretta?
Il pi in fretta che possiamo, ma con il minor numero di perdite possibile.  cos che ho
deciso, centurione. Prendetevela comoda con i giavellotti, e lo stesso vale con la formazione della
testuggine e linizio dellattacco. Se siamo fortunati, riusciremo ad attirare lattenzione del nemico,
nonch guadagnare del tempo mentre i Corvi Sanguinari scaleranno le rupi e si sbarazzeranno degli
uomini in cima alla gola. Catone si rivolse agli ufficiali ausiliari. Arpagio, il tuo squadrone scaler
il versante sinistro. Corvino, i tuoi ragazzi andranno a destra, con me. Dite ai vostri uomini di lasciare
indietro le lance. Avranno bisogno di appendere i loro scudi durante la scalata e usare le spade non
appena raggiungiamo la cima. Quando ci vedrete lass, Festino, potrete cominciare lattacco. Non
appena la prima testuggine avr raggiunto la barricata, spero di poter dare al nemico un assaggio
della sua stessa medicina. Vediamo se gli piace una bella pioggia di rocce su quelle loro maledette
teste!.
Mormorarono tutti con soddisfazione, tutti tranne Arpagio, che stava osservando le rupi. Sar
una bella scalata, signore. Perlomeno duecento piedi.
Credo anche di pi, replic Catone. Sar unottima occasione per smettere di stare fermi
sotto questa pioggia gelata. Un po di esercizio fisico ci scalder. Molto bene, signori. Sappiamo
quello che dobbiamo fare. Facciamo in modo che funzioni, e pure bene. Il legato ci sta guardando e il
resto dellesercito dipende da noi. Non ho nessuna intenzione di deluderli. Ragguagliate i vostri
uomini e siate pronti il pi rapidamente possibile.
Scambi un saluto con gli ufficiali prima che questi tornassero alle loro rispettive unit, poi
alz lo sguardo verso le rupi e deglut nervosamente. Si ergevano sulla valle come enormi denti guasti.
Pi trecento che duecento, pens. A ogni passo la pioggia avrebbe reso la scalata incerta e pericolosa.
Una volta in cima, sfiniti dalla salita, avrebbero trovato il nemico ad attenderli, deciso a mantenere la
propria posizione e a rispedire i loro corpi sulle teste dei legionari in basso, pi velocemente della
pioggia.
Catone sent una fitta alle budella e distolse lo sguardo dai minacciosi e torreggianti ammassi
di roccia, camminando a passo svelto verso la fanteria ausiliaria che stava prendendo posizione ai lati
della valle. Prima che la giornata fosse finita, avrebbe conquistato la gola per lesercito. In caso
contrario, il suo corpo maciullato sarebbe rimasto riverso tra le centinaia di altri cadaveri dei suoi
compagni, tutti sparsi davanti alla barricata e ai volti trionfanti dei nemici.
...
.
...
capitolo undici.
...
.
...
Prima Centuria! Fermarsi!, grid Festino. Le nuvole si erano scaricate, lasciandosi dietro solo
una leggera pioggerellina che, ogni tanto, permetteva di intravedere sprazzi di cielo azzurro. Una magra
consolazione per gli uomini bagnati fradici e con il fango fino alle caviglie che se ne stavano in piedi
davanti alla gola. I legionari, allineati in una singola fila, si fermarono a una trentina di passi dalla
barricata con gli scudi alti e i giavellotti nella mano libera. Gli ausiliari rimanevano ai lati della linea e,
dal lato destro, Catone vedeva che i nemici stavano osservando con circospezione la nuova avanzata
romana. Non appena i soldati si fermarono, gli sghignazzi nemici si strozzarono, in attesa della loro
prossima mossa.
Preparare i giavellotti!.
I legionari sistemarono la presa e spostarono le braccia allindietro pronti per il lancio.
Immediatamente, i guerrieri della trib lanciarono un grido davvertimento che fu subito ripetuto dai
loro compagni, facendoli nascondere dietro lorlo della barricata. Il prefetto vide qualcosa schizzare nel
fango poco lontano dai legionari e poi si rese conto che i Deceangli in cima alla rupe stavano cercano
di colpirli con le rocce pi piccole.
Festino pass in rassegna la fila per assicurarsi che ogni uomo della Prima Centuria fosse
pronto, poi grid: Scagliare i giavellotti!.
Gli strali scuri sibilarono nellaria e gli uomini grugnirono per lo sforzo di aver lanciato quelle
pesanti lance. La prima raffica raggiunse il culmine della parabola e la maggior parte dei colpi fin
dallaltro lato della barricata. Alcuni arrivarono corti e rimbalzarono contro i massi e le rocce che
proteggevano il nemico. Catone percep i suoni dellimpatto: lo sferragliare stridente delle punte di
ferro che sfondavano gli scudi e il sordo tonfo della carne trafitta. Festino, seguendo gli ordini di
rallentare il ritmo degli attacchi, aspett svariati attimi prima di dare ancora istruzioni.
Passare davanti i giavellotti!.
Gli uomini della Seconda Centuria passarono ai loro camerati nuove armi prese dal mucchio
che ognuno portava sulle spalle. Non appena i legionari furono pronti, il centurione diede lordine di
preparare la seconda raffica. Ancora una volta, i guerrieri talmente temerari da far vedere il proprio
volto oltre la barricata sparirono in un batter docchio. Catone si rivolse a Corvino e ai venti Corvi
Sanguinari del suo squadrone e fece cenno di avanzare.
 il nostro momento, ragazzi. Seguitemi!.
Cominci a correre verso il pendio sassoso che si inerpicava sul lato della valle. Dallaltro
versante, Arpagio osserv il suo comandante e diede il via anche ai suoi uomini, dirigendosi verso la
base delle rupi a sinistra della gola. Non appena raggiunsero i massi caduti, Festino diede lordine di
scagliare la seconda raffica. Un attimo dopo, un altro coro di colpi riecheggi tra le strette pareti.
Catone incominci la sua scalata, provando la presa sulle pietre instabili e scivolose e cercando
di muoversi il pi in fretta possibile. Dietro di lui gli ausiliari cercavano disperatamente degli appigli e
bestemmiavano col fiato corto. Non appena raggiunse un terreno pi stabile, in cima al pendio, si ferm
un attimo a osservare lammasso di rocce e alberi rachitici che gli si paravano davanti. Quando valut
che scalare lo stretto angolo tra le rupi e il fianco della valle costellato di rocce non sarebbe stato affatto
facile, Festino diede lordine di scagliare una terza raffica. I giavellotti sarebbero presto terminati e i
legionari avrebbero dovuto formare la testuggine per attaccare, passando sotto una nuova pioggia di
rocce. Non cera tempo da perdere. Catone indic langolo scosceso e disse: Da questa parte!.
Dovette presto avanzare carponi per farsi strada lungo la china, aggrappandosi alle rocce e
cercando un appoggio con i piedi mentre si issava sempre pi su. Il peso dellarmatura e dello scudo
che penzolava dalla sua schiena rese limpresa estremamente faticosa, facendogli dimenticare in men
che non si dica il freddo e lumidit di prima. Il sudore gli bagnava la fronte e il cuore batteva
allimpazzata nel petto.
I Corvi Sanguinari erano arrivati a met delle rupi quando il prefetto ud lordine di formare la
testuggine.
Merda..., mormor. Festino e le tre centurie di punta della sua coorte stavano per entrare
nella gola, passando proprio sotto le rupi dalle quali i nemici li avrebbero fatti a pezzi ancor prima che
avessero potuto raggiungere la barricata per scontrarsi con i Deceangli. Catone rinnov i propri sforzi e
afferr tutti gli appigli che pot, sollevandosi con pi foga. Poco pi avanti vide una sorta di stretto
pianerottolo e, ancora oltre, quella che sembrava essere la cima delle rupi, che spiccava contro un cielo
sempre pi terso. Non si rese quasi conto che la pioggia aveva smesso di cadere e che lacqua sulle
rocce aveva preso a brillare sotto i raggi del sole.
Non appena raggiunse la cengia, si accasci sulle cosce e riprese fiato. Mentre aspettava che gli
altri lo raggiungessero, osserv i ranghi ridotti dei legionari e vide che gli ultimi uomini stavano
entrando in formazione. Non sembravano avere fretta, ma un secondo dopo Catone not che il legato si
era diretto verso di loro e aveva iniziato a gesticolare teatralmente, rivolto al centurione Festino. Questi
aveva fatto un saluto e si era girato per gridare i suoi ordini, facendo avanzare con passo pesante le sue
centurie. Avanzando verso la gola, le testuggini assomigliavano a degli scarabei squamati.
I primi dieci uomini del suo squadrone lo avevano raggiunto su quella specie di pianerottolo, i
loro volti erano paonazzi e stavano ansimando. Non cera tempo per farli riposare. Avanti, ragazzi. Un
ultimo sforzo e saremo in cima. Una volta l, li trafiggeremo prima che possano fare altri danni.
Non aspett che gli rispondessero. Si raddrizz e cerc lappiglio successivo. Il prefetto tir un
sospiro di sollievo quando si rese conto che, grazie alla larghezza del pianerottolo, gli altri avrebbero
potuto scalare le rocce da entrambi i lati e avrebbero raggiunto la cima in varie ondate e non uno a uno.
Poi si ud un rumore di cedimento e una valanga improvvisa di terra. Si volt e vide che uno dei suoi si
stava reggendo disperatamente con una mano mentre la roccia che aveva spostato per via della spinta
scivolava lungo il ripiano, arrivando a cadere oltre il bordo. Un attimo dopo venne lanciato un grido
dallarme, spezzato, al quale segu lurlo selvaggio di uno dei Corvi Sanguinari. Era stato colpito e
stava cadendo per pi di trenta piedi, rotolando prima di sfracellarsi la testa su un masso. Il suo ululato
si interruppe, ma leco si sent chiaramente sulle pareti della gola.
Continuate a muovervi!, ordin Catone con la voce pi alta che os fare. Temeva che la
caduta del suo soldato avesse attirato lattenzione dei nemici sopra di loro. I Corvi Sanguinari si resero
conto del pericolo e continuarono a scalare freneticamente. Il prefetto vide che si trovava a meno di
dieci piedi dalla cima e sent un brivido di sollievo percorrergli le viscere. Con la coda dellocchio not
un movimento che lo fece girare, individuando una sagoma vestita di pelliccia che li stava guardando
dallalto, a una cinquantina di piedi di distanza. Il guerriero alz le braccia e lanci lallarme.
Ci hanno scoperti!, disse uno degli ausiliari, facendo esitare i Corvi.
Continuate a salire!, sbrait Catone, sbarazzandosi di qualsivoglia discrezione, ora che erano
stati scoperti. Salite! Salite!.
Continuarono a muoversi accanitamente mentre il nemico si precipitava lungo il terreno
sconnesso, saltando di masso in masso con le spade in mano per attaccarli. Raggiunse il primo romano
proprio quando questi stava per issarsi sulla rupe. Il tracio vide troppo tardi il pericolo e sollev un
braccio per cercare di proteggersi dal colpo. Larma del nemico balugin nella luce del sole e provoc
un grugnito profondo quando affond nella carne, frantumando losso e recidendo completamente
larto. La lama non si ferm, e prosegu fin dentro la spalla dellausiliario, facendogli esalare lultimo
respiro, mentre il sangue spruzzava dal moncherino, proprio al di sotto del gomito. Alle spalle del
soldato caduto, i suoi compagni si stavano arrampicando sulla rupe, sciogliendo gli scudi ed estraendo
le spade prima che il nemico potesse scagliarsi su di loro.
Guardando oltre il guerriero, Catone analizz la situazione. A una cinquantina di passi da loro si
trovavano venti guerrieri o poco pi, tutti allineati sul bordo della rupe con delle rocce tra le mani.
Erano pronti a lanciarle sui legionari in arrivo. Per il momento non sembravano aver prestato ascolto
alle grida di allarme del loro compagno, ma proprio allora questi si port una mano alla bocca e grid
con quanto fiato aveva in corpo. I Deceangli a lui pi vicini si voltarono per capire cosa stesse
accadendo e non appena videro il manipolo di Romani senza troppi ripensamenti lasciarono cadere le
loro pietre e si precipitarono verso il terreno roccioso per affrontare la minaccia alla loro posizione.
Incoraggiato dallarrivo dei suoi compagni, il primo guerriero affond la punta della spada nella nuca
della sua vittima, prima di liberarla e caricare lausiliario successivo. Cerano gi cinque soldati
accanto a Catone, pronti a sbarazzarsi del nemico. Il prefetto lanci unocchiata lungo la scarpata dove
i suoi uomini stavano ancora scalando.
Muovetevi! Pi veloce che potete, cazzo!.
Si gir per unirsi agli altri proprio quando il guerriero si era lanciato verso di loro brandendo la
spada e facendola roteare con un fendente feroce diretto al primo ausiliario che gli si parava davanti.
Nonostante la fatica della scalata, il soldato sollev lo scudo e lo scosse per deviare il colpo,
avvicinandosi al nemico e assestandogli un colpo brutale con il gladio. Il guerriero si pieg in due per
limpatto e perse lequilibrio. La punta della lama spunt dallaltro lato del suo corpo, perforandogli la
spina dorsale e il mantello di pelliccia. Le gambe gli cedettero e stramazz al suolo, seguito dalla sua
spada. Lausiliario gli sferr un calcio e lo fece cadere sul suolo pietroso, piantandogli un piede sullo
sterno per liberare il gladio insanguinato.
Ben fatto!, disse Catone, dandogli una pacca sulla spalla. Dopodich estrasse larma e sollev
lo scudo, affiancato dai suoi uomini. Alle sue spalle si udivano gli sbuffi e le bestemmie degli altri
Corvi intenti a terminare la scalata e a rimettersi in piedi prima di schierarsi davanti al nemico. Uno
degli ausiliari fece per avanzare, ma Catone lo ferm. Mantenete la posizione! Aspettate che gli altri
ci raggiungano.
Quando lultimo uomo dello squadrone raggiunse la cima, il nemico pi vicino era a meno di
una lancia di distanza. Stava soppesando i Traci con uno sguardo selvaggio, la spada in una mano e un
piccolo scudo delle dimensioni di un brocchiero nellaltra. Non appena i suoi compagni si furono uniti
a lui, tutti con lo stessa risolutezza negli occhi, punt il prefetto e, aprendo la bocca in un grido di
guerra a denti scoperti, caric. Catone fece appena in tempo a spingere in avanti lo scudo per assorbire
il primo colpo del guerriero, che arriv sul bordo dello scudo ovale e lo spost da un lato, lasciandogli
il petto scoperto. Senza perdere tempo, prosegu lattacco con un colpo selvaggio sferrato con il proprio
scudo. Il prefetto lo intercett con la guardia della spada e gli diede una spinta talmente leggera da
ammaccare soltanto la cotta di maglia dellavversario. Bast per a rimandarlo indietro di un passo,
permettendo a entrambi di recuperare la propria posizione dattacco e di affrontarsi nuovamente.
Catone si rendeva appena conto degli sforzi di entrambe le parti ora che i suoi uomini e il nemico si
erano uniti nella battaglia per il possesso delle rupi. Lo sferragliare e il clangore delle lame, insieme ai
colpi che finivano contro gli scudi, si confondevano con i grugniti e le imprecazioni dei combattenti.
Luomo davanti a Catone si rannicchi e lo fiss con attenzione, aspettando la sua prossima
mossa. Il prefetto sorrise cupamente, comprendendo che liniziativa adesso era sua, e si mosse rapido in
avanti col piede sinistro. Caric con lo scudo, costringendo il nemico a colpirlo con la spada per non
perdere terreno. Catone assorb il colpo prima di ricambiare. Sollev la spada e scans quella del
guerriero, facendogli aprire anche il braccio. In quel momento, il romano si lanci in avanti con tutto il
suo corpo e, allultimo secondo, abbass lorlo dellelmo e ne fece schiantare la fronte rinforzata sulla
faccia del nemico. Fu un impatto duro, che scosse il collo di Catone, ma lattacco imprevisto fece il suo
dovere e luomo cadde allindietro, disorientato. Troppo disorientato per salvarsi. Il prefetto infil la
lama nella gola del guerriero e la estrasse portandosi dietro un turbinio di sangue. Lavversario fece
cadere larma e cerc di afferrarsi la gola, cadendo sulle proprie ginocchia e gorgogliando in modo
orribile.
Catone gli pass accanto in cerca di un altro rivale. Intorno a lui gli uomini di entrambi i fronti
era impegnati in duelli uno contro uno. Qua e l i numeri erano meno equilibrati e taluni approfittavano
del caos per colpire il nemico alle spalle se questi stava guardando dallaltra parte. Il galateo dellarena
non valeva qui: uccidi o muori era lunica regola. Il prefetto vide un guerriero alto e dalla pelle scura
con i capelli tenuti allindietro da un laccio di pelle. Brandiva unascia con manico lungo con entrambe
le mani e la fece roteare non appena ricambi il suo sguardo. Prima di lanciarsi contro di lui gridando a
pieni polmoni, tese i muscoli delle braccia e mosse la scure sempre pi velocemente.
Catone sapeva bene quanto danno potesse fare unarma del genere e si inginocchi, sollevando
lo scudo per bloccare il colpo. Un attimo dopo la superficie esterna della sua unica difesa si infranse in
unesplosione di schegge, bronzo e cuoio. Limpatto mise a dura prova la sua presa, ma il pugno del
romano era saldo e non tentenn. La testa dellascia rimbalz lontano e lui colse loccasione per
piantare la spada nella coscia dellavversario, tirandola verso lo stivale di semplice pelle e
frantumandogli le ossa. Luomo lanci un urlo di dolore e rabbia e barcoll allindietro. Larma aveva
ormai perso lo slancio e il secondo colpo fu cos debole da essere assorbito completamente dallo scudo
del prefetto, che si butt in avanti, costringendolo a mettere il peso sul piede ferito. Seguirono un
rantolo e un lamento e il guerriero cadde sulla schiena, perdendo la presa sullascia che tintinn sulle
rocce.
Catone mantenne sollevati lo scudo danneggiato e la spada mentre si guard intorno. I Corvi
Sanguinari se la stavano cavando egregiamente: erano caduti solo in tre, a differenza della moltitudine
di nemici al suolo. In lontananza, sulla rupe dallaltro lato della gola, not che il secondo gruppo di
nemici aveva cominciato a scagliare le prime pietre contro la prima testuggine. Fece sibilare
unimprecazione. Dove diamine erano Arpagio e i suoi uomini?
Individu un uomo pi anziano e tarchiato con in testa un elmo, il quale stava dando ordini e
incoraggiamenti ai suoi compagni. Il capo dei nemici si fece strada in prima linea e sollev la spada per
colpire lausiliario davanti a s. Il soldato alz lo scudo in modo istintivo e il guerriero sorrise beffardo,
afferrandone lorlo con la mano libera e scagliandolo da un lato prima di vibrare il colpo. La pesante
lama sfond lelmo di bronzo del tracio e prosegu lungo il cranio fino ad arrivare alla mandibola. Una
volta liberata larma e gettato il corpo da un lato, luomo rugg trionfante e agit in alto la spada
insanguinata per farla vedere ai suoi seguaci.
Mandando gi la paura a fatica, Catone fece un passo avanti e parl con voce forte e chiara,
affinch i suoi uomini lo sentissero. Non sei altro che un grasso ammasso di merda, vecchio, e tra
poco ti far a pezzi. Sono il prefetto Marco Licinio Catone, comandante dei Corvi Sanguinari. Ripet
il nome della sua coorte con le poche parole del dialetto siluro che aveva appreso dai mercanti indigeni
di passaggio al forte. Prov un fremito di piacere quando vide che gli occhi delluomo si sgranarono
brevemente al suono di quel nome. Le incursioni sanguinarie della sua unit nei territori nemici gli
avevano fatto guadagnare una reputazione temibile tra le trib montane del Sud.
Ci volle un attimo prima che il guerriero si ricomponesse e latrasse la sua risposta, carica di un
disdegno pi che evidente alle orecchie dei soldati romani. I suoi compagni lo acclamarono, anche se
alcuni continuavano a scambiarsi colpi con i Traci. Per tacito accordo si apr uno spazio intorno ai due
capi, che si avvicinarono luno allaltro con cautela fino ad arrivare a una distanza molto ravvicinata. Si
valutarono. Catone not che il suo avversario non era pi nel fiore degli anni, ma aveva ancora una
certa possanza muscolare, insieme ai segni della bella vita. Le braccia nude erano ricoperte di vorticosi
tatuaggi blu e bianche cicatrici, ricordo di molte battaglie.
Il prefetto port in avanti lo scudo, osservando il nemico attraverso la parte danneggiata in
cima, e sollev la spada allaltezza del mento, puntandola direttamente al volto delluomo. Era un gesto
tanto di sfida quanto di minaccia e la bocca del vecchio si arricci per il disprezzo. Il guerriero brand
la sua lunga spada e diede una stoccata potente allo scudo. Catone rispose immediatamente colpendo la
sua arma e cercando di avvicinarsi di pi per infilzarlo con la sua, ben pi corta. Lavversario, per, era
pi agile di quanto non sembrasse e si mantenne a debita distanza, allontanandosi perfino di tre passi
per restituire lattacco e frantumare brutalmente la parte superiore dello scudo romano. Catone non
ebbe altra scelta che bloccare gli attacchi, senza possibilit di rispondervi. Ogni affondo lasciava un
solco nel suo scudo ovale e apriva una breccia che lo indeboliva sempre pi. Nel frattempo, il prefetto
si impegn per far voltare il nemico in modo da metterlo con le spalle al dirupo, togliendogli cos
qualsiasi via duscita in vista del prossimo assalto.
Il guerriero si ferm per riprendere fiato. Era affannato, ma mantenne comunque lo sguardo
fisso su Catone e la sua spada, che oscillava lentamente da una parte allaltra. Allimprovviso, uno
squarcio tra le nuvole inond la valle di luce e luomo batt gli occhi per il bagliore. Il prefetto si
scagli in avanti, alternando questa volta i colpi di scudo con quelli di spada e deviando qualsiasi
tentativo di bloccare i suoi attacchi. Lavversario era talmente concentrato su quei fendenti da non
rendersi conto fino allultimo secondo che si trovava ora sul bordo della rupe. Uno dei suoi uomini lo
avvert e il capo butt un occhio alle proprie spalle. Fu allora che Catone lo colp, caricando da dietro
lo scudo e travolgendolo per fargli perdere lequilibrio. Quando il suo tallone scivol oltre la roccia, il
guerriero lasci andare la spada e si aggrapp ai lati dello scudo romano, tirando con tutta la sua forza.
Il soldato, preso alla sprovvista, si sent tirare in avanti, ma riusc a mollare la presa sulla maniglia dello
scudo e si ritrasse allultimo. Lo scudo cadde e luomo rotol allindietro con un grido disperato che
venne interrotto quando rimbalz su una roccia sporgente e ruzzol fino ai piedi della rupe in silenzio,
come una bambola di paglia.
I suoi sottoposti rimasero impietriti. Prima che potessero riprendersi, Catone grid un ordine ai
suoi uomini. Sganciatevi! Adesso!.
I Corvi Sanguinari si ritirarono con cautela e il prefetto si volt verso il nemico, parlando con
fare autoritario. Gettate le armi! Fatelo!. Indic la sua spada e poi piant il dito al suolo. Ora.
Ne erano rimasti ancora dieci, e dapprima nessuno si mosse, sebbene Catone potesse vedere
lincertezza e la paura nei loro occhi. Ringuain la sua lama e si avvicin a quello pi vicino, un
giovane con una lancia tremante tra le mani. Gir la punta con calma e prese lasta dalle sue mani.
Siediti.
Il britanno annu e si accasci rapidamente. Dopo un momento, gli altri fecero lo stesso,
appoggiando le proprie armi davanti a s. Catone si rivolse a Corvino e disse: Ordina a cinque dei tuoi
di raccogliere le loro armi e di lanciarle gi dal dirupo prima di tenere sottocchio i prigionieri. Se ci
sono dei problemi, spediteli appresso al loro capo.
S signore.
Una volta lasciato Corvino alle sue mansioni, il prefetto fece muovere gli altri soldati sul bordo
della rupe che dava sulla gola. Mentre si facevano strada lungo la superficie sconnessa, un grido
dallarme risuon dallaltro lato, e finalmente videro che Arpagio e i suoi avevano raggiunto la cima e
si stavano disponendo in linea dattacco per affrontare i guerrieri nemici. Visto che non poteva aiutarli
in nessun modo, si avvicin allorlo pieno di mucchi di rocce non ancora usati. Si sporse e vide che la
prima testuggine si stava aprendo in prossimit della barricata e gli uomini avevano iniziato ad
arrampicarsi per raggiungere i nemici arroccati. Prima che lintervento di Catone mettesse un freno al
bombardamento dei suoi uomini, molti altri legionari erano caduti. La seconda testuggine stava
passando proprio sotto di lui, ignara del fatto che i Corvi avevano conquistato una delle rupi.
Da lass il prefetto aveva una visione chiara dei difensori barricati dietro i massi e si rese presto
conto che erano pi di quanto avessero previsto: ben quattrocento guerrieri, spalla a spalla e pronti a
tenere la posizione allinterno della gola. Tra di loro intravide anche delle figure coperte di pelli scure e
mantelli che si sbracciavano e incitavano a gran voce i propri compagni, maledicendo a tutto spiano i
Romani. Druidi, dedusse. Il nemico avrebbe opposto molta resistenza e non si sarebbe arreso
facilmente.
Poi sogghign e si volt rapido verso gli uomini che lo avevano seguito: Riponete le armi e
posate gli scudi!. Una volta eseguito lordine, indic loro le rocce. Ripaghiamo quei bastardi con la
loro stessa moneta. Dateci sotto, ragazzi.
Raccolse una roccia grande quanto mezzo melone, la trasport lungo la rupe per superare la
barricata e la fece cadere oltre il bordo, osservandola mentre ruzzolava diventando un puntino sempre
pi piccolo prima di rimbalzare su uno scudo e finire al suolo. Borbott frustrato e fece per penderne
unaltra. Nel frattempo i Traci avevano iniziato a lanciare anche loro dei proiettili sul nemico,
sfogandosi con grida di gioia o di sconforto se centravano o meno il bersaglio. Catone indirizz il
secondo colpo, o almeno ci prov, nellarea in cui i ranghi nemici sembravano pi serrati e questa volta
fu ricompensato con un centro perfetto sulla testa di un guerriero, che and a terra come se ce lo
avessero piantato con un martello. Quelli accanto a lui alzarono la testa, puntini bianchi avvolti da
capelli neri, e non appena videro gli ausiliari, presero a indicarli e ad avvertire i propri compagni. Molti
altri furono schiacciati dalla pioggia di pietre e in men che non si dica i Deceangli cominciarono a
vorticare a destra e a manca nel tentativo di evitare il bombardamento, distogliendo lattenzione dallo
scontro lungo la barricata.
Catone vide uno dei Druidi caricare in avanti e spingere i propri combattenti verso i legionari.
Era riuscito a raccoglierne molti prima di essere colpito lui stesso da una pietra. Gli frantum il cranio,
lasciandolo riverso al suolo con gambe e braccia divaricate allombra di quello sfacelo insanguinato
che un tempo era stata la sua testa. La vista del druido morto innervos non poco i Deceangli e molti
cominciarono a rompere le righe, ritirandosi verso lapertura opposta della gola, dove sarebbero stati al
sicuro dalle pietre. Il panico era contagioso e ben presto solamente una manciata di difensori rimase a
combattere una battaglia disperata e impari lungo la barricata. Sopraffatti e soverchiati da soldati
addestrati e armati per combattere con pi efficacia di qualsiasi altro uomo al mondo, i guerrieri della
trib cominciarono a cedere e furono costretti a ritirarsi dalla barricata non appena i primi Romani
riuscirono a scavalcarla e ad avanzare.
Rivolgendosi ai suoi uomini, Catone disse: Basta cos, ragazzi! Mettete gi quelle rocce prima
di colpire i legionari.
I Traci, lieti di essersi presi la rivincita, posarono a malincuore le pietre e rimasero a guardare
mentre la Prima Centuria creava un varco sufficientemente grande nella barricata da farci passare gli
altri uomini, che si unirono cos alla battaglia. Il risultato non era pi in dubbio e, poco dopo, un corno
degli indigeni suon tre volte. I combattenti rimasti fuggirono repentinamente dai legionari e andarono
a unirsi ai propri compagni, oltre la gola. Uno dei Druidi ancora in piedi indic il lato della valle e i
Deceangli cominciarono a risalire la china. Resosi conto della loro ritirata, Catone si precipit alla rupe
che dava sulla colonna romana e si port una mano alla bocca.
Mirone! Decurione Mirone!.
Gli uomini della retroguardia alzarono lo sguardo e fecero esplodere un boato alla vista del
prefetto che aveva scalzato la posizione nemica. Catone individu il legato con il suo seguito e poi
trov Mirone, vicino allo squadrone principale dei cavalieri traci.
Mirone! Fa montare gli uomini e cominciate linseguimento! Prendeteli prima che possano
scappare.
Se il decurione avesse inteso o meno lordine, non fu dato saperlo, ma poco dopo il prefetto tir
un sospiro di sollievo vedendo che Mirone stava salendo in sella per condurre i Corvi Sanguinari al
trotto dentro la gola. Oltrepassarono la barricata e si aprirono a ventaglio da entrambi i lati con le
lunghe spade in mano, pronti a falciare qualsiasi nemico trovassero. I guerrieri feriti che stavano
lentamente tentando di mettersi in salvo furono i primi a essere trucidati senza piet. Gli altri erano gi
saliti lungo il declivio e in quel momento Catone intu perch i loro capi avevano scelto un terreno cos
arduo per battere in ritirata. Linclinazione della vallata e i pendii sassosi rendevano linseguimento a
cavallo impossibile e dovette rassegnarsi di fronte alla realt che non sarebbero riusciti ad acciuffare i
Deceangli in fuga. Era unamara constatazione, ma perlomeno la strada per lavanzata romana era stata
spianata e la colonna poteva ora proseguire la propria marcia. O almeno avrebbe potuto, se fosse stato
ancora giorno. Osservando laltezza del sole, Catone cap che mancavano pochissime ore al tramonto.
Quintato avrebbe presto ordinato allesercito di fermarsi per costruire laccampamento.
Il nemico aveva raggiunto il proprio scopo, pens Catone, guardando la loro fuga. Era stata una
tattica dilatoria da manuale. Avevano interrotto lavanzata romana per mezza giornata, infliggendo un
certo numero di perdite e, cosa pi importante, avevano guadagnato del tempo prezioso per ultimare
chiss quali piani di attacco. Rabbrivid al pensiero che i Druidi e i loro alleati Deceangli potessero
tramare qualcosa e che Quintato stesse inconsapevolmente facendo il loro gioco. Poi sorrise
amaramente a se stesso. Era normale che cercassero di frenare i Romani. Quelle erano le loro terre, la
loro casa, e per i Druidi Mona rappresentava il terreno pi sacro di tutti. Avrebbero corso qualsiasi
rischio pur di tenerli alla larga. Ci sarebbero stati altri tentativi di rallentarli quanto bastava per far
arrivare linverno e costringere cos Quintato ad abbandonare le montagne. Sarebbe stata una campagna
durissima e Catone lo sapeva. Ogni passo una sfida. Lo scontro brutale di quel pomeriggio non era
stato altro che un assaggio di quello che li aspettava.
Il calore del sole pomeridiano stava sollevando del vapore dalle loro tuniche, come se stessero
bruciando senza fiamma. Non appena se ne resero conto, i soldati cominciarono a deridersi lun laltro,
giacch, dopo unincursione disperata contro il nemico, gli uomini avrebbero approfittato con piacere
di qualsiasi sciocchezza. Nonostante il suo umore nero, Catone li lasci fare. I Corvi Sanguinari
avevano dato prova ancora una volta del proprio valore e si meritavano quel breve momento di riposo.
...
.
...
capitolo dodici.
...
.
...
Ehi, optio!, grid uno degli uomini. Visto che stanno distribuendo promozioni ai soldati
semplici, che ne dici di mettere una buona parola per me? Non ne posso pi di guardare il culo del tuo
cavallo in prima fila.
Gli altri uomini della pattuglia risero di gusto e Pandaro si rigir sulla sella per guardare chi
avesse parlato lungo lo stretto sentiero.
Diomede, se mai ti dovessero promuovere, gli altri soldati farebbero molta fatica a capire
quale sei tu e qual  il didietro del tuo cavallo. Lesercito non pu permettersi tutta questa confusione.
Gli uomini risero di nuovo, questa volta a spese del compagno che, dopo un attimo, rise con
loro, ansioso di dare limpressione di uno che sapeva anche prenderle, oltre che darle.
Loptio Pandaro era stato promosso da ormai un mese eppure veniva ancora canzonato dai suoi
sottoposti, un gioco estremamente spossante, pens, muovendo rapido le redini. Stava guidando la
pattuglia lungo il sentiero nella foresta che portava su una cresta piuttosto prominente. Negli ultimi
giorni il cielo era stato per lo pi sereno, ma il cambiamento del tempo era stato accompagnato da un
violento calo delle temperature e la brina mattutina si era fatta molto pi spessa. Era ormai
mezzogiorno eppure il sole era ancora basso ed emanava poco calore.
Le nuvole e la nebbia si erano diradate e Pandaro sperava di poter ottenere dalla cima del
declivio una visione pi chiara dei territori circostanti. Sarebbe stato bello avere qualcosa da riferire al
centurione una volta tornati al forte a fine giornata, invece del solito gruppetto di pastorelli in fuga e
dei villaggi abbandonati che li accoglievano lungo le loro perlustrazioni. Ogni tanto avevano visto
donne e bambini che sparivano nella foresta, ma degli uomini neanche una traccia. Questo preoccupava
molto Pandaro e il comandante della guarnigione, visto che poteva voler dire soltanto due cose: o gli
uomini erano andati a combattere da qualche altra parte, forse contro delle trib locali, o, peggio
ancora, si stavano radunando per attaccare gli avamposti romani pi vicini.
Eppure, riflett, fino a quel momento non cerano ancora stati problemi e nessuno era arrivato a
sfidare la guarnigione del forte. Tanto meglio, vista la condizione pietosa in cui versavano gli ausiliari
illiri inviati per sostituire i Corvi Sanguinari e la coorte della 14esima Legione. Sebbene avessero affrontato
un addestramento durissimo negli ultimi giorni, non sarebbero stati in grado di opporre alcuna
resistenza a un attacco nemico serio. Pandaro si domand se fosse normale inviare formazioni di
riserva del genere a presidiare i forti di confine privati di uomini forti e capaci per rimpinguare i ranghi
dellesercito che stava avanzando tra le montagne. Se era davvero cos, allora la prima linea di difesa
della nuova provincia sarebbe stata davvero fragile.
Sebbene fosse di un rango inferiore, Pandaro comprendeva molto bene la preoccupazione
perenne che affliggeva tutti i comandanti romani sin dallinizio dellinvasione in Britannia e cio che al
fine di conquistare nuovi territori o di fronteggiare una minaccia era necessario concentrare tutte le
forze disponibili in un punto solo, ma per mantenere il controllo su quelle stesse terre, occorreva
sparpagliare i soldati. In entrambi i casi, liniziativa passava sempre al nemico, che poteva disturbare le
difese di frontiera e ritrarsi sulle montagne al primo segnale di un contingente romano pi potente, per
poi riemergere nuovamente e continuare con le proprie scorribande non appena fosse passato il
pericolo. Quello era il tipo di conflitto in cui i Deceangli e i loro alleati eccellevano, determinando
lunghi anni di attriti e di frontiere che avanzavano e retrocedevano continuamente. Lunica debolezza
delle trib risiedeva nel desiderio passeggero dei loro capi di saziare la propria sete di gloria e
incontrare i Romani in campo aperto. Era stata quella la rovina di Carataco e col tempo sarebbe stata
anche la fine dei suoi successori. O perlomeno cos sperava il comando supremo romano, riflett
Pandaro.
Dovremmo tornare indietro, disse Diomede, interrompendo il flusso dei suoi pensieri. Se
andiamo avanti, torneremo quando non c pi luce.
Hai paura del buio?, sfott uno dei cavalieri. Forse ti sei unito alla coorte sbagliata,
Diomede. A sentirti sembreresti pi un illirio che un Corvo Sanguinario.
Pandaro si guard alle spalle e vide che Diomede stava avanzando verso il compagno per poi
fermarglisi accanto con unespressione furiosa.
Puoi andare a farti fottere, tu e le tue idee, amico. Chiamami ancora come uno di quei bastardi
buoni a nulla e ti stacco quella cazzo di testa.
Luomo alz una mano e si ritrasse. Stai tranquillo! Ho detto solo che sembri uno di loro.
Adesso basta!, sbrait Pandaro. Diomede, muoviti. Torneremo al forte quando lo decider
io. Non un minuto prima. Adesso chiudete bene la bocca e aprite occhi e orecchie. Siamo in territorio
nemico ed  meglio vedere che essere visti.
Tra i soldati piomb il silenzio e la pattuglia prosegu lungo il tracciato. Stavano passando
attraverso una cintura di pini sotto le cui fronde si muovevano ombre oscure da entrambi i lati e
Pandaro percep un lieve brivido alla base della nuca. Capiva bene le chiacchiere nervose dei suoi
uomini e il loro bisogno di sfogare la faticosa tensione che si accumulava ogni qual volta dovevano
pattugliare le terre nemiche. Lasprezza del conflitto tra Roma e le trib montane toglieva qualsiasi
illusione circa il destino degli sventurati romani che fossero stati presi prigionieri. I Celti avevano una
passione: decorare le proprie capanne con le teste dei loro nemici.
Gli zoccoli dei cavalli percorrevano lentamente il letto di aghi di pino che ricopriva il suolo.
Lunico altro suono che si percepiva era il lieve fruscio della brezza che spirava tra le cime degli alberi
pi vicini alla cresta e il gracchiare dei corvi che volteggiavano come fiocchi di fuliggine sulla sommit
rocciosa della montagna. Di l a poco il sentiero si allarg e prosegu lontano dagli alberi. La cima del
declivio era a meno di un quarto di miglio di distanza. Uscire allaria aperta fu un sollievo per Pandaro
e decise che avrebbero controllato rapidamente la vallata dallaltro lato prima di tornare indietro tra le
mura sicure del forte. Quando arrivarono in prossimit della dorsale, rallent landatura e fece fermare i
soldati. Sollev la gamba oltre il pomo e tocc terra, dando una lieve pacca sul fianco dellanimale per
tranquillizzarlo.
Smontare, ordin, allungando le sue redini a Diomede. Fa il bravo e stai in silenzio mentre
non ci sono, va bene? Lo stesso vale per gli altri.
Diomede chin il capo per fingere rispetto. Come loptio comanda.
Esatto, soldato. Non te lo dimenticare.
Pandaro valut se prendere o meno lo scudo e la lancia, ma poi decise altrimenti. Il suo compito
era quello di osservare, non di prendere parte a una battaglia. Diede un colpetto alla spada che portava
al fianco, un suo abituale gesto di scaramanzia, e percorse a grandi passi il breve sentiero fino alla
cima. Il vento soffiava con pi veemenza sul crinale con rocce e ciuffi derba e Pandaro trem,
incassando il collo nelle pieghe del suo mantello. Era cresciuto tra le montagne della Tracia ed era
abituato al clima pungente che linverno si portava dietro in certi ambienti. Solo le bestie pi resistenti
si avventuravano allaperto mentre gli uomini si ammassavano nelle loro tende fumanti per proteggersi
dai rigori della neve, del ghiaccio e del vento. Le cose non sarebbero state diverse in Britannia. Loptio
e il resto della guarnigione avrebbero trascorso gran parte dellinverno nelle loro baracche se non erano
di guardia o di turno. Preg brevemente gli di a nome del resto della coorte affinch Quintato
sconfiggesse i Deceangli e i Druidi il pi in fretta possibile e potessero fare ritorno alle palizzate di
Viroconium prima dellinizio delle nevicate.
Respirava a fatica quando raggiunse la cima e il vapore del suo fiato usciva in piccole strisce,
mentre lui osservava la valle adiacente a quella assegnatagli. La collina ricoperta di alberi scendeva
ripida fino a una pianura poco distante. I suoi occhi furono subito attirati da unampia distesa di terre
coltivate. Nel mezzo cera un discreto fossato e una palizzata che cingeva diverse capanne piuttosto
grandi e piccoli recinti per il bestiame. Sottili fili di fumo si elevavano dalle abitazioni, ma non cerano
segni di movimento: solo una donna che spaccava la legna. Pandaro decise ugualmente di percorrere un
breve tratto in discesa per non rimanere in piedi sul profilo dellaltura nel caso in cui qualcuno avesse
guardato nella sua direzione. Trov un ammasso di rocce nude e vi ci si nascose per proteggersi dal
vento e continuare la sua perlustrazione. In lontananza avvist un piccolo gruppo, bambini a quanto
pareva, carichi di ulteriore materiale per alimentare i fuochi del villaggio. Degli uomini, per, non cera
traccia.
Si port le mani davanti al volto e ci alit sopra prima di sfregarle insieme con vigore. Cera
poco da riferire. Linsediamento non costituiva una minaccia e avrebbe anzi fruttato qualche schiavo se
il centurione Macrone fosse stato persuaso ad autorizzare unincursione. In veste di comandante in
carica della guarnigione, Macrone si sarebbe beccato la parte pi grossa del valore dei prigionieri e
loptio avrebbe rimediato una bella sommetta da aggiungere ai suoi risparmi. Quanto bastava per
mettere da parte il giusto per il suo funerale, cos da avere una lapide degna, invece della solita cosetta
semplice e scolpita alla belle meglio che la maggior parte dei soldati si poteva permettere quando
giungeva il momento di lasciare un segno delle proprie vite.
Pandaro osserv abbastanza da concludere che il villaggio era difeso solamente da donne e
bambini e che pertanto rappresentava un bersaglio facile. Stava per uscire da dietro le rocce e tornare
dai suoi uomini quando not un movimento ai bordi della foresta pi gi lungo la valle. Un cavaliere
solitario emerse nella radura con mantello, armatura e reti per le provviste appese alla sella. Sulle spalle
portava uno scudo e brandiva una lancia nella mano destra. Non cera dubbio che fosse uno dei loro
guerrieri. Pochi istanti dopo, un altro cavaliere emerse dagli alberi, poi un altro e un altro ancora,
formando una colonna che usciva dalla foresta come la testa di un grosso serpente. In un primo
momento Pandaro pens che fosse un gruppo di uomini di ritorno al villaggio dopo una battuta di
caccia, ma questi continuavano ad aumentare, diventando svariate centinaia. Non era un manipolo di
soldati, e il brivido alla base del collo aument.
Quando gli ultimi soldati a cavallo uscirono dalla foresta, fu il turno della fanteria, avvolta in
pellicce e carica di scudi, lance, spade e asce. Alcuni indossavano armature, elmi e gambali depredati
alle pattuglie romane alle quali avevano teso un agguato prima di trucidarle. Pandaro continu a
osservare la colonna nemica mentre questa si allargava sulla pianura. Quella che gli si parava davanti
era senza dubbio una forza non indifferente e stava marciando a nord verso la linea dattacco presa dal
legato Quintato. Colse subito limportanza di quella marcia a settentrione e sent il bisogno di tornare al
forte per fare rapporto senza ulteriore indugio.
Un secondo prima di alzarsi in piedi, sent la sbuffata di un cavallo poco lontano e rimase
immobile. Port subito la mano sulla spada e respir rapidamente, scrutando con attenzione i dintorni
del masso che lo stava riparando dal vento. Si stava avvicinando un cavaliere, un guerriero barbuto
avvolto in pellicce. Il suo cavallo era una di quelle bestie piccole e robuste che le trib delle montagne
preferivano e nitriva mentre il suo padrone lo incitava lungo la salita. Pandaro torn a nascondersi,
furioso con se stesso per non essere tornato prima dalla sua pattuglia. Doveva immaginare che anche il
nemico avrebbe usato degli esploratori, soprattutto se volevano avvicinarsi di soppiatto allesercito
romano.
Valut se fosse meglio provare a lasciarlo passare oltre per poi tornare dai suoi uomini, ma poi
si rese conto che, se il cavaliere avesse scelto di percorrere la cresta, avrebbe sicuramente individuato
gli ausiliari in attesa e avrebbe dato subito lallarme. Vista la loro migliore conoscenza del territorio e i
cavalli pi adatti a quel terreno, il nemico avrebbe avuto una buona possibilit di raggiungere la
pattuglia in fuga. Non aveva altra scelta. Doveva sbarazzarsi dellesploratore. E sarebbe stato meglio
prenderlo vivo, se possibile, per ottenere qualche informazione sulle loro intenzioni.
Loptio moll la presa sullelsa della spada e cerc il paranocche di ferro che aveva comprato
quando era di stanza a Londinium per avere un po di vantaggio nelle risse tra ubriachi che
scoppiavano spesso e volentieri tra gli uomini non in servizio delle unit rivali. Infil le dita nei buchi e
strinse il pugno. Il cavaliere stava per superare le rocce e il tonfo sordo degli zoccoli riemp le orecchie
di Pandaro. Percep il sudore del cavallo e lodore ancor pi aspro del guerriero. Il muso, la testa e il
fianco dellanimale incombevano su di lui. Si prepar, pronto a scattare. Gli stivali sfregarono sul
terreno pietroso e lanimale fremette mentre il cavaliere butt un occhio al suo fianco e spalanc la
bocca, sorpreso.
Il romano scatt da dietro il suo nascondiglio e si scagli sulluomo, afferrandolo da un braccio
e tirandolo gi dalla sella. Il guerriero ebbe giusto il tempo di emettere un debole grido prima che
loptio gli facesse affondare il paranocche sulla tempia. Il colpo arriv di sghembo e squarci un po
dello scalpo nemico. Finirono entrambi a terra, ruzzolando gi dal pendio, e il cavallo scalci e
barcoll via. Pandaro cerc in tutti i modi di non mollare la presa sul braccio armato delluomo,
buttando laltra mano a terra per riprendere lequilibrio e piantare meglio gli stivali al suolo. Il
deceanglo si riprese rapidamente dallattacco inaspettato e cominci a divincolarsi con la mano e il
piede liberi, colpendo il corpo del suo assalitore. Il sangue gli sgorgava senza freno dallo squarcio nello
scalpo e nella foga andava a finire sul volto del romano.
Il guerriero sollev il braccio non bloccato e afferr la gola di Pandaro. Loptio prov un dolore
lancinante al collo e abbass il mento per impedire alluomo di strozzarlo. Caricando il colpo, chiam a
raccolta tutti i suoi muscoli e conficc il paranocche nella pancia del suo nemico, mozzandogli il fiato.
Un alito caldo invest il suo volto. Per un istante la presa sulla sua gola si fece lasca e lui si tir indietro,
aprendo uno spazio tra i loro corpi. Colp una seconda volta, direttamente in faccia, e larma gli tagli il
naso, spezzandogli losso al di sotto. Il guerriero spalanc gli occhi per la rabbia e il dolore e ringhi
selvaggiamente, scoprendo i denti ingialliti mentre il sangue gli colava dalle narici. Pandaro sollev di
nuovo il pugno e caric lultimo affondo, diretto alla tempia. Fece centro e la testa dellavversario
scatt di lato tra spasmi di arti, finch luomo non rimase completamente immobile crollando sui
ciuffetti derba del crinale.
Il romano si accovacci accanto a lui con la mano in cielo, ma quando vide che il suo nemico
era svenuto si rimise in piedi e respir con affanno. Appena ebbe ripreso fiato si sfil il paranocche
insanguinato dalla mano tremante e lo ripose nella sua borsa. Il cavallo del deceanglo era poco distante
e lo stava guardando con sospetto, muovendo le orecchie con nervosismo.
Stai tranquillo, bello, disse a bassa voce, avvicinandosi piano allanimale. Prese le redini e gli
accarezz la guancia finch non si calm abbastanza per essere riportato dal suo padrone ormai
sconfitto. Qui, strapp dei pezzi della sua tunica e gli leg mani e piedi prima di imbavagliarlo e issarlo
sulla sella. Quando ritenne che non sarebbe caduto, diede unultima occhiata alle truppe degli indigeni
che serpeggiavano sul fondo della valle e fece una rapida stima delle loro forze. Poi, si gir verso la
vetta del crinale e si avvi dai suoi uomini, che lo aspettavano dallaltro lato.
...
.
...
capitolo tredici.
...
.
...
Fuori gioco!, grid Macrone dal punto di osservazione che sormontava il campo
daddestramento fuori dal forte. Davanti a lui era stata riservata unarea per una partita di arpasto, con
tronchi ad ogni angolo e una piccola canalina riempita di gesso a segnare la linea di met campo.
Aveva deciso di inserire quello sport nellallenamento degli Illiri per rinforzarli e farli entrare in
contatto con i loro commilitoni. Le partite venivano disputate con due squadre da otto uomini alla
volta, mentre il resto degli Illiri e dei civili, a cui era stato dato il permesso di guardare, se ne stavano a
bordo campo per esultare o lanciare insulti scurrili. Anche gli ufficiali erano inclusi e Macrone sorrise a
trentadue denti quando vide il centurione Fortuno che si alzava dalla superficie fangosa per consegnare
la palla di pelle imbottita di piume agli avversari.
Gli altri giocatori, con le tuniche sporche di fango, cominciarono subito a sgomitare intorno
alluomo che deteneva la palla, il quale la lanci verso un compagno che era riuscito a divincolarsi dal
gruppo e stava correndo verso la meta oltre la linea centrale, seguito a ruota dai suoi sfidanti. Arriv a
dieci passi dal fare punto, ma venne placcato e buttato faccia a terra sul terreno smosso dai passi dei
giocatori, fermandosi dopo una breve scivolata. Tutti gli altri si ammassarono immediatamente su di
lui, cercando in ogni modo di strappargli la palla di mano.
Macrone si port le mani alla bocca e disse: Buttati nella mischia, Fortuno. Dacci sotto,
forza!.
Lufficiale sovrappeso si tir su la cintura che gli reggeva la tunica e corse a passo lento verso
la zuffa. Le due squadre lottarono per il possesso della palla che, alla fine, rotol libera e and a finire
in una pozzanghera ai piedi del centurione. Reag con lentezza, ma riusc comunque a prenderla e ad
avanzare di qualche passo prima di essere steso da uno dei suoi avversari. Gli spettatori ruggirono di
piacere alla vista del loro comandante sotto una montagna di uomini talmente infangati da non riuscire
a distinguere a che squadra appartenessero, nonostante si riuscisse a vedere parte degli stracci rossi e
blu legati al braccio destro.
Un giocatore ben piazzato con i capelli biondi e la barba stratton un paio di uomini,
spostandoli da un lato, e si tuff nella mischia, conquistando la palla prima di arrivare alla linea di met
campo. Si lanciarono tutti su di lui, ma questi li respinse con sprezzante facilit, calpestando anche
lultimo difensore. Con un grido trionfante corse e scivol per il tratto che rimaneva verso la linea che
segnalava la loro meta, scagliando la palla al suolo prima di alzare entrambi i pugni in aria e lanciare il
proprio urlo di guerra. Fortuno e il resto della squadra lo raggiunsero per dargli delle pacche sulle
spalle e condividere il suo trionfo, mentre laltra squadra rimase a osservarlo abbattuta.
La prima squadra della centuria di Fortuno vince!, annunci Macrone. La partita  finita!
Altre due squadre in campo, forza!.
Mentre squadre stanche e inzaccherate abbandonavano larea e nuovi sfidanti prendevano il loro
posto, Macrone chiam a s loptio Diodoro.
Signore?
Il tipo grosso. Come si chiama?.
Diodoro lanci unocchiata alla sagoma alta che stava ancora sorridendo e festeggiando con il
resto della sezione. Giunio Lomo signore. Un uomo eccellente.
Lo vedo bene. Ha lo spirito giusto. Ovviamente il fatto che sia massiccio come una latrina di
mattoni aiuta non poco.
S, signore.
Macrone osserv Lomo per un attimo. Non mi sembra della stessa pasta degli Illiri.
E non lo , signore.  stato reclutato qui in Britannia. Suo padre era un mercante di vino della
Gallia e sua madre era una donna dei Cornovi.
Il centurione annu. Questo spiega tutto.
Come altre unit ausiliarie consolidate nel tempo, anche la Coorte Illirica era ormai tale solo di
nome, avendo collezionato rimpiazzi dai vari centri sparsi in giro per lImpero. Macrone fece
schioccare la lingua.  uno spreco lasciarlo in un reparto scadente come questo. Vediamo se pu
interessargli entrare nei Corvi Sanguinari. Lomo  il tipo giusto per infondere la paura degli di nei
nemici. Fallo venire da me dopo il primo cambio della guardia.
Diodoro annu.
Il centurione aspett che la palla fosse data alla squadra che aveva vinto al lancio della moneta,
e che doveva difenderla. Le due squadre ai lati della linea di mezzo e attesero il segnale dinizio. Il
chiacchiericcio degli spettatori si spense rapidamente non appena Macrone sollev il bastone di vite.
Quando tutto fu silenzioso e immobile, lo abbass con vigore verso il campo da gioco. Cominciate!.
La squadra in attacco si lanci immediatamente in avanti e i difensori fecero del loro meglio per
sbarrarle la strada, spintonando brutalmente. Inevitabilmente uno degli attaccanti riusc a infilarsi tra i
corpi degli altri ed entrambi i lati si scagliarono sulla palla, incoraggiati dalle grida degli spettatori.
Luomo in testa la afferr e si gir verso laltro lato del campo, schivando il primo placcaggio prima di
essere bloccato da un secondo giocatore. Un altro gli si avvinghi alle gambe e lo travolse con una
spinta feroce, mandandolo a terra di schiena. Entrambe le squadre lottarono per il possesso di palla,
dando inizio a una seconda mischia.
Tra le grida della folla, Diodoro si chin vicino a Macrone e gli indic le colline vicine.
Signore, lass!.
Il centurione strizz gli occhi nella direzione indicatagli e vide un piccolo gruppo di cavalieri
che galoppava verso il forte. Per un attimo sent una fitta dansia, ma poi distinse le loro tuniche rosse.
 la pattuglia. Vanno di fretta. A quanto pare Pandaro ha qualcosa da dirmi. Ci penso io.
Prendi il comando qui. A breve far sera. Fa che sia lultima partita della giornata.
S signore.
Dopo che si furono scambiati un rapido saluto, Macrone scese dalla montagnola e si diresse
verso lentrata del forte pi vicina. Dietro di lui, si ud un forte boato: un giocatore si era liberato dalla
mischia ed aveva guadagnato diversi passi verso il suo territorio prima di essere bloccato e gettato a
terra dagli avversari. Il centurione si guard indietro, tentato di rimanere a guardare ancora un po, poi
sospir e continu verso la porta. Pandaro sarebbe andato subito al quartier generale, giacch era il
luogo pi logico in cui trovare il comandante della guarnigione. Se loptio aveva qualcosa da riferire,
era suo dovere dargli udienza il prima possibile.
A quanto vedo avete riportato a casa la preda del giorno, disse Macrone con un gran sorriso
quando poco dopo usc dalledificio centrale e vide il prigioniero saldamente stretto nella presa
delloptio Pandaro e di uno dei suoi. Il sangue del guerriero nemico si era seccato, lasciando una crosta
scura su gran parte del volto e dei capelli scompigliati. Guard i suoi carcerieri di traverso e strinse le
labbra come a voler dire che non avrebbe mai risposto alle loro inevitabili domande.
Macrone indic la staccionata per cavalli che era stata piantata a un lato del cortile. Legatelo l
mentre fate rapporto.
Il sole del pomeriggio era ormai basso nel cielo e il forte era immerso nel bagliore bluastro del
crepuscolo invernale. Laria era fredda e una brezza sospirava leggera tra le palizzate e le torri di
guardia. Alzando gli occhi, Macrone vide una spessa striscia di nuvole che si stava avvicinando da
occidente e si domand se fosse foriera di quei temporali gelidi cos comuni in Britannia durante quella
stagione o, peggio ancora, della prima nevicata. Entrambi avrebbero ostacolato lavanzata di Quintato e
del suo esercito a nord. I Druidi, poi, avrebbero sicuramente detto ai loro seguaci che quello era un
segno del favore che gli di riservavano loro contro linvasore. Continuando a riflettere, Macrone si
domand anche se esistesse qualche dimensione in cui le divinit rivali si battevano parallelamente ai
loro adoratori pi terreni. Se era cos, sper che gli di di Roma avessero la meglio. I soldati
dellImpero avevano bisogno del loro aiuto ora pi che mai.
Attese che Pandaro portasse a termine il suo ordine e lasciasse uno dei suoi sottoposti di guardia
vicino al prigioniero poi, facendogli cenno di seguirlo, zoppic dentro il salone principale e si adagi su
una panca, mentre loptio rimase davanti a lui.
Quindi, cos successo? Dove hai trovato il nostro burbero ospite?.
Pandaro si prese un attimo per fare mente locale e poi rispose: Pi o meno quindici miglia a
ovest, signore. Mi ero lasciato la pattuglia alle spalle per osservare la situazione del territorio e mi sono
scontrato con il prigioniero
Scontrato?, fece Macrone, accigliato. Quanto volte?
Sai come sono. Bisogna persuaderli prima di convincerli a seguirti docilmente. Il volto del
soldato si fece subito serio. Ma sono tornato in tutta fretta per via di quello che ho visto prima di
neutralizzarlo, signore.
Continua.
Il nemico  in marcia. Luomo che ho catturato stava perlustrando la zona per conto di una
colonna di guerrieri. Saranno stati settecento o ottocento. Puntavano a nord, signore.
Nord? Verso Quintato, quindi. Fece una pausa e si massaggi la barba sul mento. Non sono
comunque abbastanza per rappresentare una vera minaccia.
Sempre che non ce ne siano altri. Il sentiero che stavano seguendo mi  parso molto battuto,
signore. Dubito che fossero gli unici ad averlo percorso di recente.
Macrone soppes le sue parole e prov un pizzico dansia al pensiero di ingenti forze armate
che marciavano contro Catone e i suoi commilitoni mentre questi avanzavano a loro volta verso la
roccaforte druidica di Mona. Fece un rapido sospiro e disse: Bene. Dobbiamo scoprire esattamente
cosa stanno tramando quei bastardi. Facciamoci quattro chiacchiere con il nostro prigioniero.
Dubito che dir molto. Di sicuro non riusciremo a capire niente. A meno che non ci sia
qualcuno tra i civili che parli la sua lingua.
Ho unidea migliore, fece il centurione, sogghignando. Conosco luomo che fa al caso
nostro. Va al campo daddestramento. C un tipo nella Coorte Illirica. Alto, capelli biondi e forte
come un toro. Lomo. Lo voglio qui, immediatamente. Digli che  appena diventato interrogatore pro
tempore.
S signore. Pandaro annu velocemente e si allontan di corsa. Macrone si sporse in avanti e
appoggi con attenzione i gomiti alle ginocchia. Era evidente che il nemico stava tramando qualcosa,
ma per ora non poteva dire con certezza se questo rappresentasse un pericolo reale per lesercito
romano. Qualche centinaio di indigeni in pi non facevano alcuna differenza. E se invece ci faceva
parte di un piano pi vasto? Si spremette il cervello per cercare di predire con precisione le intenzioni
nemiche, ma non riusc a decifrare le loro trame e si sorprese a dolersi dellassenza di Catone.
Il ragazzo avrebbe sicuramente gi trovato una risposta, mormor tra s e s. Poi, con un
sibilo di frustrazione, si alz dalla panca e usc fuori per dare unocchiata al prigioniero.
La luce stava morendo e diverse ombre avevano iniziato a riempire il cortile. Uno degli ausiliari
aveva appena acceso il primo dei piccoli bracieri che avrebbero fornito un po di calore agli uomini di
vedetta quella notte. Alla staccionata dei cavalli, luomo della trib montana si era seduto con la
schiena appoggiata al palo e le mani legate dietro di s. Il soldato che Pandaro aveva lasciato di guardia
si mise sullattenti non appena vide il centurione.
Diomede, giusto?
S signore.
Come sta il nostro amico?
Oltre ad aver appestato laria e a possedere lo stesso brio di una lapide,  stato davvero
squisito, signore.
Macrone lo trafisse con unocchiata davvertimento.  meglio lasciare le battute ai tuoi
superiori, soldato. A nessuno piacciono i saputelli, soprattutto nellesercito.
S signore.
Macrone si ferm davanti al guerriero e si infil i pollici nella cintura, scrutandolo pi da
vicino. Oltre alle ferite, sembrava in buona forma. Indossava una tunica, una cotta di maglia, pantaloni
da cavalcata e stivali in stile romano, sicuramente depredati alla stessa vittima che gli aveva fornito la
maglia protettiva. Il centurione gli prese il mento senza troppe storie e gli fece alzare la testa. Luomo
lo guard di traverso mentre il romano studi le cicatrici sulla guancia e sulla fronte.
A quanto vedo hai preso parte a qualche battaglia. E a giudicare da quello che indossi, non ti
sono andate tutte male. Possiamo dire che sei una specie di veterano, allora. Forse hai addirittura
combattuto fianco a fianco con Carataco ai suoi tempi.
Sentendo nominare il capo nemico sconfitto, il guerriero si liber dalla presa del centurione e
abbass il capo.
Come siamo suscettibili. Puoi provare a fare leroe silenzioso, amico mio, ma fidati, non
resisterai per sempre, e alla fine mi dirai esattamente quello che voglio sapere. Macrone gli diede un
colpetto con lo stivale per rimarcare le sue parole e stava per andarsene, quando lindigeno sferr il
colpo pi forte che pot con entrambi i piedi legati. Le suole dei suoi calzari centrarono con violenza lo
stinco del centurione, il quale barcoll allindietro, dimenando le braccia, prima di cadere pesantemente
di sedere, sbattendo losso sacro.
Ah!, fece il prigioniero, sputando e sorridendo con cattiveria. Diomede lo schiaffeggi
brutalmente sulle tempie e si precipit ad aiutare il suo superiore. Macrone, per, lo rimprover e
rifiut la sua mano, reprimendo la smorfia di dolore causatogli dalla gamba ferita.
Molto divertente. Voglio proprio vedere se continuerai a sorridere quando Lomo finir il
lavoro. Nel frattempo, consideralo un anticipo. Senza ulteriore preavviso, serr i pugni e colp luomo
su entrambe le orecchie in rapida successione, facendogli sballottolare la testa da un lato allaltro.
Il prigioniero rote gli occhi ed emise un lamento profondo prima di piegarsi in avanti e
vomitarsi addosso. Una zaffata di fetore raggiunse le narici di Macrone, il quale si ritrasse,
massaggiandosi il didietro. Luomo vomit una seconda volta, con la testa ciondolante, poi toss, sput
e appoggi nuovamente la schiena al palo. Il suo sguardo non trad alcuna paura, not il centurione, ma
soltanto un atteggiamento di sfida. I due uomini continuarono a guardarsi finch non vennero interrotti
dal suono di alcuni passi. La tunica dellausiliario era ancora ricoperta di sporcizia e i capelli e la barba
grondavano fango: sommato a un fisico robusto e possente, leffetto era involontariamente minaccioso.
Lomo si mise sullattenti a pochi passi di distanza e fece un saluto romano. Mi hai mandato a
chiamare, signore.
Proprio cos. Ho un lavoretto che richiede delle abilit piuttosto particolari. Si fece da parte,
zoppicante, e accenn al prigioniero. Il nostro amichetto permaloso ha bisogno di imparare una
lezioncina. E gi che c deve essere anche persuaso a dirci tutto quello che sa dei piani nemici. Voglio
sapere dove stava andando la sua colonna e a quale scopo. Linterrogatore dei Corvi Sanguinari non 
disponibile al momento, quindi ti sto offrendo la sua posizione visto che mi sembri la persona giusta
per incutere un po di sano timore nei prigionieri. Mi hanno detto, inoltre, che capisci i dialetti locali.
 vero, signore. Me li ha insegnati mia madre.
Allora ho scelto bene. Se riuscirai a farlo cedere, ottenendo le informazioni di cui ho bisogno,
il tuo nuovo lavoro ti garantir lesonero dalle normali mansioni quotidiane e una paga e mezzo.
Aspett che i termini della sua offerta facessero presa. Ti pu interessare?.
Lomo diede unocchiata alluomo legato e chiuse lentamente il pugno destro, massaggiandolo
con laltra mano. Poi annu. Far un tentativo, signore.
Complimenti. Se sarai bravo anche solo la met di quello che spero, potresti ritrovarti a fare
linterrogatore in modo permanente. E a essere trasferito in ununit migliore, forse. Ai Corvi
Sanguinari farebbe comodo un uomo come te.
Lomo sollev un sopracciglio e annu con gratitudine.
Ti affido linterrogatorio, Pandaro. Quando avete finito, vieni a fare rapporto nei miei alloggi.
S signore.
Fate pure. Macrone fece per andarsene, ma il volto gli si contrasse in una smorfia: una fitta
lancinante gli percorse la gamba ferita. Mormor unimprecazione e osserv i due soldati mentre
issavano il prigioniero in piedi. Lo spogliarono, lasciandolo in pantaloni, prima di legarlo saldamente al
palo in modo da non farlo scivolare. Guardando i suoi due nuovi compagni, la sua espressione di sfida
scem, pienamente consapevole di quello che stava per succedergli. Lomo si mise davanti a lui con i
pugni chiusi e i muscoli tirati, in attesa del comando.
Comincia, disse Pandaro.
Il soldato sferr il primo colpo, un destro potente diretto alla pancia del prigioniero. Prosegu
con un gancio e poi, mentre il guerriero cercava di riprendere fiato, si concentr sui suoi fianchi. Ogni
pugno rimbombava contro le costole e privava daria i polmoni dellindigeno.
Macrone annu soddisfatto e dopo essersi girato lentamente, cercando di non gravare sulla
gamba dolorante, prosegu rigidamente verso lentrata del quartier generale.
Arrivato nei suoi alloggi, si adagi su una sedia e distese larto. Sebbene la ferita stesse
guarendo bene e i lembi di carne fossero ancora cuciti insieme, il chirurgo della guarnigione aveva
richiesto che il bendaggio non venisse rimosso per proteggere la gamba finch non avessero avuto
modo di sbarazzarsi dei punti. Il problema era che la ferita prudeva da matti e Macrone doveva resistere
allurgenza di grattarsi furiosamente. Il calcio che aveva ricevuto dal prigioniero gli aveva causato una
dolorosa pulsazione e man mano che questa passava, il prurito aumentava dintensit.
Si port una mano sulla ferita e la massaggi delicatamente, stringendo i denti per il formicolio.
Per quanto sapesse di doversi ritenere fortunato, visto che la ferita non lo avrebbe reso inabile
definitivamente come aveva visto accadere ad altri soldati, il tempo che ci sarebbe voluto per
riprendersi completamente continuava comunque ad agitarlo. E tutto perch un maledetto indigeno
aveva scelto di tirare una freccia a casaccio verso di lui, prima di scappare tra le colline. Gli bast un
attimo per ricordarsi che lidea di inseguire il ragazzo era stata sua. Avrebbe potuto aspettare che se la
squagliasse, o avrebbe potuto inviare qualcuno al posto suo, ma una pazienza simile non era nelle sue
corde e si ritrov di nuovo a condannare con violenza il ragazzo indigeno, ricoprendo il giovane
nemico con tutte le maledizioni che gli venivano in mente.
Quando il dolore e il fastidio diminuirono, si spost alla piccola scrivania a un lato della stanza
per cominciare a sfoltire le pratiche burocratiche che tutti i giorni gravavano sui comandanti delle
guarnigioni di tutto lImpero. Dopo aver acceso le lampade appese a una piccola mensola, complet la
nota quotidiana sul registro del forte, elencando il numero di uomini attivi, quello degli eventuali malati
o dei feriti, nonch le persone assenti per altre mansioni. Vista la situazione, non cera molto da
annotare a riguardo. In una guarnigione pi tranquilla ci sarebbero state pi assenze autorizzate, visto
che i soldati dovevano procurarsi cibo, attrezzature e cavalli, oppure venivano mandati a proteggere i
gabellieri, mentre i giovani ufficiali avevano lincarico di risolvere le dispute tra le popolazioni locali.
Cera anche chi otteneva un periodo di congedo per tornare alla propria casa, se lunit era stata creata
in loco. Nulla di tutto ci valeva per la guarnigione del forte, visto che allontanarsi da soli dalle sue
palizzate significava andare in cerca di guai. In seguito, Macrone pass a esaminare una a una le
richieste avanzate dai magazzini del forte, controllando linventario prima di approvarle o rifiutarle.
Quando finalmente fin di compilare tutti quei documenti, fuori era ormai buio. Chiuse gli scuri
e chiam il suo assistente affinch accendesse il fuoco nellangolo della stanza e gli portasse qualcosa
da mangiare. Dal cortile, ogni tanto, provenivano i suoni dellinterrogatorio: i lievi tonfi dei colpi e le
grida e i lamenti incessanti del prigioniero, i quali si facevano sempre pi flebili man mano che la
tortura proseguiva. Il gentile crepitio delle fiamme che consumarono prima le frasche e poi la legna
tagliata sovrast tutti gli altri suoni e Macrone mangi in pace al suo tavolo. Non appena ebbe finito il
suo stufato e il pane raffermo, qualcuno buss alla porta.
Avanti!.
Loptio Pandaro irruppe nella stanza e si piant davanti alla scrivania del suo superiore. Vorrei
fare rapporto, linterrogatorio  concluso, signore.
Macrone pos il cucchiaio e si pul le labbra sul dorso della mano. Allora? Avete cavato
qualcosa di utile dal bastardo?
S signore. Brutte notizie. Se ci ha detto la verit, allora il legato Quintato sta conducendo
lesercito in una trappola.
Una trappola?
Per quanto ne sa il nostro uomo, i Druidi stanno conducendo la colonna nel folto delle
montagne per poi arrivare direttamente a Mona. Solo allora si gireranno per opporre resistenza.
Macrone annu.  proprio quello che il legato sperava.
S signore. Ma quello che non pu sapere  che i Druidi hanno chiamato a raccolta anche i
Siluri e gli Ordovici per unirsi ai Deceangli. Stanno marciando per interrompere le comunicazioni di
Quintato con il resto della provincia. Vogliono privarlo dei rifornimenti e bloccare la sua ritirata fino a
che gli uomini non moriranno di fame, o finch non dar lordine di arrendersi.
Arrendersi?, sbuff Macrone. Che stronzate. Non affronterebbe mai un tale disonore per se
stesso e per lesercito.
E allora dovr superare quella trappola e lottare per ogni miglio che lo separa da Mediolanum,
signore. Il legato sta per scontrarsi con molti pi nemici di quanti creda. E loro conoscono il territorio.
Se il tempo dovesse peggiorare, rendendo lavanzata ancora pi difficile, allora....
Decisamente, concluse il centurione in modo conciso. Bisogna avvertirlo immediatamente.
Ma come possiamo fargli arrivare un messaggio, signore? Se il prigioniero dice il vero, il
nemico lo ha gi isolato.
Potr anche essere, optio. Ma dovremo farglielo arrivare comunque. E gli unici uomini che
potrebbero riuscire nellimpresa siete tu e gli altri soldati dei Corvi Sanguinari di stanza al forte.
Pandaro lo guard corrucciato. Ma c solo la mia sezione, signore.
Non sarete soli. Verr con voi.
Tu? Signore, con il dovuto rispetto, non sei nelle condizioni di....
Conosco molto bene in che condizioni sono!, rugg Macrone. Non avr problemi finch
rimarr in sella. Partiamo alle prime luci dellalba. Va a preparare i tuoi uomini!.
...
.
...
capitolo quattordici.
...
.
...
Il vento sferzava pungente e Catone dovette strizzare gli occhi durante la ripida scalata fino alla
cima della montagna. I Corvi Sanguinari avevano proseguito a cavallo per quanto avevano potuto e poi
il prefetto aveva dato lordine di smontare, portandosi dietro uno squadrone. Gli uomini si erano messi
gli scudi in spalla e usavano le lance come bastoni per lascesa. Era gi abbastanza freddo sul passo
dove avevano lasciato gli altri, ma man mano che salivano, il vento infuriava tuttintorno a loro e forti
folate ruggivano nelle loro orecchie, tutto questo mentre le gocce di pioggia pungevano la pelle nuda
come aghi arroventati.
Dannazione, ansim Trasso, poco dietro il suo comandante. Solo gli di sanno perch
limperatore vuole annettere questa terra desolata al suo Impero. Sarebbe meglio lasciarla ai barbari.
Non  un luogo per uomini civili.
Catone abbass il suo fazzoletto per rispondere. Sai come si dice, Trasso. Siamo qui perch
siamo qui.
Il tracio sospir. Vorrei tanto non esserci, signore.
Il prefetto rimise lo spesso tessuto sulla bocca e sul naso e si ferm un attimo per riprendere
fiato prima di proseguire. Il suo mantello militare tagliava laria intorno a lui e sentiva lelmo muoversi
sulla testa ogni qual volta il vento si scontrava con il cimiero. Lo sistem e si prepar ad avanzare un
passo alla volta. Stando alle parole del mercante che aveva offerto i suoi servigi al legato Quintato, la
capitale dei Deceangli distava meno di cinque miglia da l e sarebbe stata chiaramente visibile dalla
cima della montagna. Osservando in alto, per, Catone ebbe forti dubbi al riguardo. Il cielo era
plumbeo e banchi di nuvole pi scure lo solcavano rapide, minacciando ulteriore pioggia da
aggiungersi alle raffiche glaciali. Tuttavia, in quanto comandante dellavanguardia era suo compito
esplorare i territori davanti alla colonna principale e cogliere ogni occasione per riferire la loro
conformazione, nonch qualsiasi avvistamento nemico.
Di questi ultimi ce nerano stati ben pochi dopo lultimo incidente alla gola rocciosa, diversi
giorni prima. Oltre a piccoli gruppi di cavalieri che tenevano docchio lavanzata romana, i Deceangli e
i loro capi Druidi si erano rifiutati di scendere in campo o di tentare altre azioni dilatorie.
Ciononostante, vi furono comunque svariati segnali per ricordarsi della loro presenza: sentieri bloccati
da alberi abbattuti, massi smossi da rupi e scarpate in corrispondenza di una delle due strozzature,
rapporti di incursioni moleste alle linee di comunicazione dellesercito debolmente protette. Se avesse
avuto pi uomini a sua disposizione, Quintato avrebbe potuto stabilire una linea di forti ben guarniti per
proteggere la via dei rifornimenti fino a Mediolanum. Cos come stavano le cose, per, il numero degli
avamposti o delle pattuglie a cavallo era a dir poco esiguo, nonch esposto ad attacchi improvvisi.
Questi ultimi rappresentavano pi una seccatura che una vera e propria minaccia e Catone non pot fare
a meno di chiedersi perch il nemico non si sforzasse maggiormente per colpire il punto sempre debole
di un esercito in marcia.
Un grido improvviso interruppe i suoi pensieri e dovette fermarsi per guardare indietro. Uno dei
suoi uomini era caduto ed era rimasto sdraiato bocconi accanto a una grossa roccia che aveva interrotto
la sua discesa. Due commilitoni si erano gi affrettati a raggiungerlo, quando Catone si gir verso
Trasso e disse: Continua a farli avanzare. Vi raggiungo a breve.
Trasso prosegu la scalata mentre il prefetto si faceva strada verso luomo caduto. Scambi un
breve cenno con Livonio mentre questi, seguito dal suo segretario, si inerpicava dietro agli ausiliari.
Cos successo?, chiese avvicinandosi, con il fiatone.
Uno dei Corvi Sanguinari si volt e rispose:  Bormino, signore. Non ha una bella cera.
Fatemi vedere.
Fecero spazio per il prefetto e Catone si accovacci accanto al soldato. Era gi stato messo
faccia in su e gli occhi tremavano senza posa mentre la bocca si apriva e chiudeva in cerca di ossigeno.
Il resto del corpo era inerte. Le dita fredde del comandante cercarono i nodi sotto al mento
dellausiliario e sciolsero i lacci di pelle, togliendogli lelmo il pi delicatamente possibile. La testa di
Bormino ciondol allindietro e le labbra tremarono febbrilmente, come se stesse cercando di respirare,
nonostante non uscisse alcuna traccia di vapore dalla sua bocca.
Che cosha?, domand nervosamente uno dei suoi commilitoni.
Gli occhi del soldato rotearono e la mascella ebbe un ultimo guizzo, prima di allentarsi. Catone
esit e poi si pieg in avanti, accostando lorecchio alle sue labbra. Non riusc a sentire nessun suono
oltre al vento che soffiava sul piccolo manipolo di uomini, n alcun calore. Si raddrizz e cerc di
sentire il battito dal collo, ma non ebbe fortuna.
 andato.
Andato? Ma come, signore?  inciampato ed  caduto. Non pu essere morto.
Di sicuro questa carogna non sta fingendo per evitarsi i lavori pesanti, si intromise laltro
ausiliario.
Catone osserv la roccia e not che un lato sporgeva come la lama di una grande ascia. Gir il
corpo sul fianco e lo esamin. Al di sopra del fazzoletto vide un livido bluastro sulla pelle. Fece
schioccare la lingua e dichiar: Collo rotto. Deve aver sbattuto contro quella roccia. Non avremmo
potuto fare niente per salvarlo. Niente.
Per un momento i tre uomini rimasero fermi, in balia del vento, e poi il primo parl di nuovo.
Povero stronzo... Che fine triste. Bormino era un bravuomo. Uno dei migliori.
Unaltra pausa, poi il suo compagno aggiunse: Sar anche vero, ma scoreggiava nel sonno e
barava a dadi, per non parlare della sua tresca con una donna sposata.
Catone lo guard e gonfi le guance. Non mi sembra un bellelogio.
Luomo fece spallucce.  la verit, signore.
E sia. Il prefetto si alz, dando le spalle al vento insistente, e ordin: Riportatelo al suo
cavallo e rimanete con il resto della colonna.
S signore, risposero in coro, prima che uno dei due mormorasse: Grandioso, grazie,
Bormino.
Catone li lasci alla loro mansione e si mosse per seguire il resto dello squadrone, aumentando
il passo per raggiungere la testa della linea serpeggiante. Trasso aveva quasi raggiunto la cima e si era
piegato, cercando di contrastare il maltempo. La pioggia aveva preso vigore rispetto alla leggera
spruzzatina che li aveva afflitti sin della scalata e adesso sferzava la fila inzaccherata di uomini che
ansimava sotto il peso delle armature, degli scudi e delle lance. Lunica cosa che forniva loro una
parvenza di calore era lo sforzo dellascesa e il prefetto sentiva il torpore nelle dita ogni qual volta
cercava un appiglio sulle rocce scivolose.
Finalmente, nonostante gli arti tremanti per il freddo e la fatica, raggiunse la cima della
montagna, incurvandosi sotto al vento gelido che ululava sulla vetta. Appoggi le mani sulle ginocchia
e fece dei grandi respiri mentre gli altri uomini lo raggiungevano e si mettevano con le spalle al vento,
riparandosi come potevano dalla pioggia scrosciante grazie ai loro scudi. Un soldato incespic e le sue
gambe cedettero. Cerc di rialzarsi, ma barcoll a destra e a sinistra.
Trasso scosse la testa e comment: Quel bastardo  ubriaco!.
In nome dellAde, cosa sta succedendo?, grid Catone infuriato, avvicinandosi allausiliario.
Stava per dargli una bella strigliata quando si rese conto che era il freddo tremendo, e non lalcol, ad
aver ottenebrato la mente e il corpo del soldato. Lo ferm e lo scosse finch non gli torn un barlume di
vita negli occhi. Concentrati! Continua a muovere il corpo. Sbatti i piedi e sfregati le mani. Mi hai
capito?.
Lausiliario annu passivamente.
Non ti ho sentito!, url Catone. Mi hai capito, soldato?
S... S signore.
E allora esegui gli ordini.
Luomo cominci a marciare sul posto appoggiandosi la lancia alla spalla per sfregarsi le mani.
Non ti fermare, aggiunse il prefetto, rivolgendosi poi al resto dei suoi sottoposti. Fatelo
anche voi! A meno che non vogliate morire congelati.
Se ne and e si fece strada con attenzione attraverso laltopiano di rocce sconnesse e ciuffi
derba. Arrivato sullorlo, pot vedere ci che si estendeva sotto il declivio, ma un grumo di nebbia e
pioggia gli impediva di osservare pi in l di un centinaio di piedi. Imprec a denti stretti. In quelle
condizioni non cera modo di verificare le informazioni del mercante. Avrebbe potuto aspettare che la
burrasca cessasse, ma i suoi uomini avevano sofferto abbastanza e non aveva alcuna intenzione di
perderne un altro a causa di un momento di distrazione sul fianco di una montagna.
Trasso si fece avanti per unirsi a lui, sbattendo i denti mentre parlava. Signore, con il dovuto
rispetto, tra poco moriremo quass. Alcuni dei ragazzi sono messi male.
Lo so bene. Ma rimaniamo ancora un po. Il prefetto alz gli occhi al cielo e credette di aver
visto un cumulo di nuvole pi chiare tra quelle che coprivano le montagne. Guarda l. Il peggio
passer presto.
Trasso strizz gli occhi e cerc di individuare larea indicatagli dal superiore. Io non vedo
niente.
Torna dagli altri. Falli muovere. Li aiuter a rimanere caldi.
Caldi?, rispose sorpreso il tracio. Lo credi davvero, signore?
Basta cos. Va dagli altri e di al tribuno Livonio e al suo servo di raggiungermi. Sbrigati.
Mentre Trasso arrancava, borbottando, Catone rivolse lattenzione al terreno ai piedi della
montagna. Cera di sicuro pi luce in cielo, si disse, e infatti cominci a notare delle forme nella
nebbia: le cime appuntite dei pini e alcuni affioramenti rocciosi. Il vento e la pioggia avevano iniziato a
scemare e la volta celeste si stava rischiarando. Ogni secondo che passava, il prefetto riusciva a
distinguere sempre pi dettagli finch, finalmente, in lontananza, al di l di un fiume serpeggiante, vide
il vago profilo di una fortificazione che cingeva centinaia di capanne. Un gruppo di lucine tremolanti
indicava la presenza di fuochi, ma era tutto troppo lontano per poter individuare un qualsiasi segno di
vita.
A giudicare dalla dimensione dellinsediamento indigeno, le informazioni del mercante erano
accurate e se fosse stato davvero cos, allora il legato Quintato avrebbe potuto sconfiggere i Deceangli
e distruggerne la capitale. Una volta riuscito nel suo intento, non rimaneva altro da fare che raggiungere
la costa, unirsi alle forze navali e piombare sulla fortezza dei Druidi, annientandoli una volta per tutte.
Private della loro influenza, le trib della Britannia sarebbero andate alla deriva e non sarebbero
riuscite ad organizzare una resistenza compatta allImpero. In quello scenario, la nuova provincia
avrebbe potuto conoscere la pace. Non solo si sarebbe concluso il conflitto con Roma, ma sarebbero
cessate anche le faide tra trib che avevano afflitto lisola da molto prima che i Romani vi mettessero
piede.
Il rumore di passi distolse Catone dai suoi pensieri e questi si gir giusto in tempo per vedere
avvicinarsi Livonio e Ieropate. Tremavano entrambi, ma il prefetto ignor il loro disagio. Se lui e i suoi
uomini dovevano fare i conti con il freddo e la pioggia, lo stesso destino spettava al giovane
aristocratico. Gli avrebbe fatto bene soffrire un po, riflett, prima di concentrarsi nuovamente sulla
situazione contingente.
Quaggi, disse, indicando laccampamento. Prendete nota sulla cera, lo ricopierete poi
dopo.
Mentre il tribuno supervisionava la stesura della mappa che avrebbe riportato nel miglior modo
possibile il territorio intorno allinsediamento, condizioni atmosferiche e cielo velato permettendo, il
prefetto fece una rapida stima del numero delle capanne e cerc di impararne la disposizione. Non
appena Ieropate chiuse le sue tavolette cerate, i tre uomini si riunirono con gli altri soldati, che nel
frattempo si erano stretti gli uni agli altri e tremavano. Catone percep il loro rancore per aver dovuto
scalare la montagna, ma trattandosi del cuore del territorio nemico, solo un folle si sarebbe allontanato
dalla colonna principale senza una scorta. Indic la china e disse: Andiamocene da qui.
Sei sicuro che sia la capitale nemica?, chiese Quintato. E che sia abitata?
Ho visto dei fuochi, signore. Il tribuno Livonio sta aggiornando la mappa in questo momento.
Siamo riusciti ad avere una visione accettabile delle aree intorno allinsediamento prima che la luce
cominciasse a calare, rispose Catone stando davanti al legato ed avvolto nel proprio mantello fradicio.
La pesante pelle della tenda del quartier generale si gonfiava e si ritirava sotto la forza del vento che
soffiava sullaccampamento provvisorio, mentre la pioggia tamburellava senza sosta sopra le loro teste,
penetrando tra le cuciture. Uno schiavo stava issando un altro palo sopra al letto da campo del legato
per eliminare una pozza dacqua che si stava formando su un lembo allentato. Il prefetto si schiar la
voce e prosegu. E corrisponde alla descrizione fatta dalla tua fonte.
Bene. Allora finalmente sono proprio dove volevamo. Sempre che siano pronti a difendere le
loro case. Sono stanco di inseguire delle ombre. Speriamo che abbiano trovato un po di
determinazione e che questo non sia un altro dei loro squallidi stratagemmi. Non mi sorprenderebbe
vederli darsela a gambe levate quando capiranno che siamo vicini, fece Quintato, soffermandosi a
pensare per un momento. Anche se non gliene dar loccasione....
Il legato si rivolse allo schiavo: Trovami Petronio Deano e mandalo da me. Voglio anche il
prefetto del campo.
Luomo chin il capo e si precipit fuori dalla tenda.
Catone, mentre aspettiamo siediti e dammi ulteriori dettagli sulla posizione nemica.
Prima di accomodarsi, il prefetto apr il fermaglio del mantello e lasci cadere lindumento
inzuppato al suolo. Larmatura e la tunica versavano nella stessa condizione e la cotta di pelle su cui
erano state cucite le maglie sembrava doppiamente pesante. Cerc di ignorare il disagio e fece mente
locale prima di cominciare.
Linsediamento si trova accanto al fiume, su un terreno leggermente rialzato, signore. La terra
intorno alle fortificazioni  stata sistemata fino a un certo punto per le coltivazioni. Ci sono un paio di
capanne e recinti, ma niente di pi. A mezzo miglio di distanza o poco meno comincia una folta
foresta. Su entrambi i lati della valle si ergono delle colline, anchesse molto boscose, come il passo
che dovremmo prendere per accedervi... Questo  quello che riesco a ricordare, signore.
Quintato annu. Hai fatto un ottimo lavoro, prefetto. Lo guard come se avesse appena notato
il suo aspetto completamente fradicio, e disse: Scommetto che sei affamato e infreddolito.
S signore.
Il lembo divisorio si scost e lo schiavo fece il suo ingresso nella tenda, annunciando: Petronio
Deano, padrone. Un funzionario  andato in cerca di Tito Silano.
Non appena ebbe finito di parlare, un uomo magro e brizzolato entr nel quartier generale.
Indossava una tunica ocra decorata con il motivo a quadri tipico delle trib celtiche del Nord, dei
gambali marroni e dei sandali. Aveva i capelli lunghi, ma li teneva raccolti allindietro con un laccio di
pelle che gli attraversava la fronte. I suoi occhi astuti soppesarono rapidamente Catone prima di
inchinarsi davanti al legato.
Signore, ai tuoi ordini. Come pu Petronio, fornitore dei lussi pi raffinati di tutto lImpero,
servirti questa sera?.
Quintato lo guard con unespressione diffidente. I lussi pi raffinati che si possono trovare ai
confini di questa provincia arretrata, vorrai dire.
Oggi servo i miei clienti in Britannia, ma in futuro i miei articoli adorneranno le case pi
eleganti di Roma, se Giove lo vorr, sia lode a lui.
Di sicuro non manchi di ambizione. Ma adesso basta. Questo  il prefetto Catone, comandante
dellavanguardia di questo esercito. Ha controllato le informazioni che mi avevi fornito. A quanto pare
la capitale dei Deceangli  proprio dove avevi detto tu.
Petronio simul uno sguardo offeso. Dubitavi di me, signore? Un patto  un patto. Sia che io
venda beni o informazioni, non mi rimangio mai la parola data.
Il legato cap rapidamente dove voleva andare a parare il mercante. Far in modo che tu venga
pagato, come pattuito.
Petronio fece un inchino. Ti ringrazio, signore.  stato un piacere fare affari con te.
I nostri affari non sono terminati.
Il mercante lo guard bruscamente. Come?
I nostri affari non saranno terminati finch la campagna non sar completata. Grazie a te,
adesso so dov il nemico. Ora ho bisogno di altri dettagli. Numeri, condizioni e cos via.
E come dovrei ottenere queste informazioni, signore?.
Quintato fece un debole sorriso. Tu che ne pensi? Hai familiarit con gli indigeni di queste
montagne. Fai affari con loro. Oserei anche dire che alcuni di loro sono tuoi amici.
Signore, se le cose stessero cos, perch sarei qui, al servizio di Roma?
Perch Roma paga meglio. E in questo momento Roma ha bisogno che tu entri
nellinsediamento dei Deceangli e scopra quello che ci serve sapere del nemico.
Petronio scosse il capo. Purtroppo, signore, il nostro patto  concluso e io ho affari da sbrigare
altrove nella provincia. Se vorrai darmi quanto mi spetta, toglier il disturbo.
Non finch non avrai fatto quello che ti ho chiesto. Sarai pagato, integralmente, non appena
avremo sconfitto il nemico. Solo allora potrai smettere di servirmi. Ci siamo capiti?.
La mandibola del mercante si afflosci, ma poi deglut e si erse quanto pi pot davanti al
legato. Avevamo un patto. Mi avevi promesso dellargento se ti avessi detto dove trovare il nemico.
Ci siamo stretti la mano. Mi era parso di aver capito che i senatori romani sono uomini che onorano la
propria parola, signore.
Catone vide il sangue che abbandonava il volto del suo superiore. Quintato fece un passo avanti
e fulmin luomo con uno sguardo. Osi mettere in dubbio il mio onore? Tu, un uomo che fa affari con
i nemici di Roma? Un uomo che venderebbe i suoi clienti per una manciata di denari? Sono sicuro che
se quei miserabili barbari fossero riusciti a racimolare abbastanza monete, in questo momento ti
troveresti nel loro insediamento e gli staresti raccontando tutto quello che sai del mio esercito. Non
fingere nemmeno di fare il moralista, verme schifoso.
Signore....
Silenzio! Farai ci che ordino. Domani, poco dopo lalba, guiderai il tuo carro nella capitale
nemica e farai i tuoi soliti affari. Presterai molta attenzione alle loro difese e al numero di guerrieri a
loro disposizione. Non appena avrai notato tutte queste cose, li saluterai cordialmente e tornerai da me
per fare rapporto. Quando il nemico sar sconfitto, e solo allora, sarai libero di andare. Tieni bene a
mente, Petronio, che se cercherai di tradirmi o di scappare, ti dichiarer fuorilegge in tutta la provincia,
e anche nel resto dellImpero. Se verrai acciuffato, resterai inchiodato a una croce finch non ti
decomporrai. Quintato rimase un momento in silenzio, poi concluse. Ci siamo capiti?.
Petronio si lecc le labbra. S signore... Ma se posso permettermi....
Il legato inarc un sopracciglio e fece un sospiro impaziente. Cosa c?
A quanto pare ho frainteso i termini del nostro accordo originario, motivo per il quale ti offro
le mie pi sentite scuse. Tuttavia, alla luce della natura pericolosa di ci che tu ora mi richiedi, credo
che un... premio, sarebbe giustificato. Come riconoscimento per i miei utili e leali servigi a Roma,
posso suggerirti di nominarmi tuo agente per la vendita dei prigionieri derivanti dalla disfatta
nemica?.
Quintato si ferm per un secondo. Al dieci percento.
Signore, ritengo che sia ragionevole suggerire una cifra pi congrua al mio prezioso contributo
nella sconfitta del nostro comune nemico. Diciamo un venticinque percento.
Il legato sbuff. Nemmeno Crasso in persona sarebbe stato cos audace da avanzare una tale
richiesta! Stai esagerando, Petronio.
Venti percento allora, signore.
Quindici, e ignorer la tua presunzione.
Diciassette.
Quindici. E la faccenda si chiude qui.
Il mercante fece per parlare, ma ci ripens giusto in tempo e annu, accettando il nuovo patto.
Bene. Allora mi aspetto di sentire il tuo rapporto al pi presto. Adesso lasciaci.
Petronio fece un grande inchino e indietreggi tra i lembi della tenda. Catone non riusc a non
provare una certa compassione per quelluomo. Per quanto fosse vero che aveva commerciato
liberamente con trib ritenute nemiche giurate di Roma, ricavandone lauti guadagni, le circostanze ora
erano cambiate. Gli indigeni erano sul piede di guerra e avrebbero certamente trattato con
circospezione qualsiasi visitatore, a prescindere da quanto fosse conosciuto. Eppure, se Petronio Deano
fosse stato furbo, avrebbe garantito la propria buona fede offrendo qualche informazione riguardo
allesercito romano che avanzava minacciosamente verso di loro.
I pensieri di Catone furono interrotti da un nuovo arrivo. Silano, il prefetto del campo, salut il
legato e rimase in piedi, gambe divaricate e mani dietro la schiena, dritto come il palo dello stendardo
legionario sotto al quale aveva prestato servizio per gran parte della sua vita.
Signore, mi hai mandato a chiamare?
S. Convoca immediatamente al quartier generale tutti gli ufficiali anziani. Informali che
attaccheremo la capitale dei Deceangli dopodomani allalba.
...
.
...
capitolo quindici.
...
.
...
Catone era in piedi accanto al suo cavallo su una montagnola a meno di mezzo miglio
dallinsediamento nemico. Sarebbe trascorsa ancora unora prima che lalba facesse capolino
allorizzonte, eppure intorno a s poteva gi sentire i movimenti degli uomini e degli animali.
Lesercito aveva iniziato la sua avanzata dallaccampamento provvisorio al crepuscolo e ogni unit
aveva seguito la guida assegnatale per raggiungere la propria posizione in modo da circondare la
capitale prima che facesse giorno, lasciando poche speranze di fuga ai suoi abitanti. Spostare i soldati
di notte non era mai una cosa semplice e, per quanto i preparativi fossero stati accurati, la colonna di
Catone si era andata a scontrare con una coorte della 20esima Legione che, a sua volta, era stata rallentata.
Per questo motivo, i Corvi Sanguinari e la Quarta Coorte avevano raggiunto la loro posizione per
lattacco pianificato per lalba molto pi tardi di quanto non avesse voluto e adesso i suoi uomini
avevano poco tempo per riposare prima di entrare nel vivo dellazione.
Era stata una notte glaciale, ma la marcia aveva tenuto calde le truppe. Il freddo pungente aveva
anche congelato il suolo e sia agli uomini sia agli animali fu risparmiata la fatica di dover superare il
pantano che aveva ostacolato lavanzata nelle montagne sin dal primo giorno. La nebbia si era
accumulata tra le pieghe e gli anfratti della valle e Catone fu lieto di sapere che i suoi uomini sarebbero
rimasti celati fino allultimo momento, quando avrebbero attaccato lentrata principale
dellinsediamento nemico. Il legato aveva dato allavanguardia lonore di condurre loffensiva. Il loro
compito era quello di conquistare la porta principale e spianare la strada per le coorti successive della
XIV Legione. Se il nemico fosse stato allerta e avesse reagito con rapidit, il prefetto e i suoi uomini
avrebbero sofferto perdite ingenti ed era per quel motivo che aveva deciso di lanciare lassalto pi
rapido e spietato che avesse mai fatto. Mentre i legionari attraversavano la radura antistante al ponte
sul fossato esterno per caricare, i Corvi Sanguinari li avrebbero anticipati con delle scale per superare le
fortificazioni da entrambi i lati della porta. Un piccolo manipolo di soldati a piedi munito di ariete si
sarebbe mosso dalle retrovie per sfondare il legno robusto dellingresso e, non appena la breccia fosse
stata aperta, due coorti della 14esima sarebbero uscite improvvisamente allo scoperto e avrebbero preso
dassalto linsediamento. Il resto dellesercito aveva il compito di rastrellare gli indigeni durante la loro
fuga dalla citt. Visto che Petronio Deano non aveva fatto ritorno, non avevano modo di sapere con
precisione con quanti guerrieri si sarebbero dovuti scontrare. Il volto del prefetto si corrucci al
pensiero del viscido mercante. Di sicuro aveva preferito darsela a gambe levate piuttosto che rischiare
la pelle entrando nella tana del nemico. Non sarebbe riuscito a sfuggire allira del legato per sempre,
per, e se la sarebbe vista brutta se le autorit romane fossero riuscite ad acciuffarlo.
Se il destino fosse stato dalla parte di Roma, avrebbero ucciso o catturato il sovrano dei
Deceangli e alcuni capi delle trib alleate, facendo cos cessare la resistenza vera e propria in tutta la
regione. Fatto questo, sarebbe poi bastato attraversare lo stretto che separava Mona dalla terraferma e
sbarazzarsi del culto druidico prima di rastrellare ci che rimaneva dei Siluri e degli Ordovici,
rendendo cos sicura la parte occidentale della provincia. Il legato Quintato avrebbe ottenuto una
vittoria non da poco, aggiungendo lustro alla sua gens e guadagnandosi un avanzamento di carriera a
Roma. A palazzo, limperatore si sarebbe preso il merito di aver sovrinteso al trionfo delle proprie
forze sul nemico barbaro e avrebbe elargito una grossa donazione allesercito a mo di ricompensa.
Sicuramente la fetta pi grossa sarebbe finita nelle mani della Guardia Pretoriana, la cui lealt era
tenuta in grande considerazione da Claudio, ben pi di quella mostrata dalle truppe che combattevano
ai margini dellImpero. I pretoriani, infatti, avevano gi avuto modo di dimostrare la propria
disponibilit a eliminare un imperatore e a imporre il successore sia al Senato che al popolo romano.
Questi fatti erano abbastanza evidenti per chiunque avesse avuto anche solo un briciolo di familiarit
con il mondo politico e Catone non riusciva a fare a meno di rammaricarsi per il cinismo incoraggiato
da una tale consapevolezza. Lo stesso discorso valeva per il trionfo che limperatore avrebbe
sicuramente celebrato, forte del vile sostegno dei suoi lacch allinterno del Senato. Una processione
elaborata si sarebbe snodata tra le strade principali di Roma, passando davanti al Foro e sotto alla
magnificenza a pi piani del palazzo imperiale prima di raggiungere il proprio culmine al Tempio di
Giove, dove sarebbero state messe in mostra le armi del nemico sconfitto. Il pezzo forte della
processione sarebbe stato limperatore in persona, ritto sul suo carro ornato, mentre i capi fatti
prigionieri lo avrebbero seguito in catene, attendendo il proprio destino. Se Claudio si fosse sentito
magnanimo li avrebbe perdonati in nome della piet che Roma spesso riservava agli sconfitti. In caso
contrario, sarebbero stati strangolati davanti alla folla urlante, alla quale sarebbero state donate monete,
pane e vino.
Le prime ricompense, per, sarebbero arrivate agli uomini dellesercito di Quintato e,
specialmente, a quelli dellavanguardia. Come era usanza, il primo uomo a scalare le fortificazioni
nemiche sarebbe stato decorato e promosso. Lo stesso valeva per il primo soldato a entrare nella
breccia: uno dei legionari incaricati di spingere lariete sarebbe diventato optio entro la fine di quel
giorno, arrivando sempre pi vicino al titolo di centurione. Gli stendardi di entrambe le unit si
sarebbero arricchiti di una nuova insegna al valore e il nome di Catone avrebbe raggiunto le orecchie
delle pi alte cariche militari, finendo sulla lista di uomini candidati a comandare le truppe ausiliarie
pi prestigiose.
Mentre attendeva nelloscurit pi glaciale, il prefetto si concesse un momento per sognare a
occhi aperti, contemplando il possibile apogeo della sua carriera. Sarebbe diventato un uomo influente
e benestante, con una bella casa nella capitale e forse anche una ragguardevole villa in Campania, sulle
coste della baia che si allungava allombra del minaccioso Vesuvio. Non cera luogo pi pacifico e
confortevole in cui ritirarsi per trascorrere il resto della propria vita in compagnia di Giulia e della loro
famiglia. Prov unondata di affetto e di brama nel cuore e per un momento desider essere il pi
lontano possibile da quelle cupe montagne e dai loro selvaggi abitanti, lontano dalle avversit e dai
pericoli della vita militare. Si immagin accanto a un focolare scoppiettante. Giocava con il loro figlio,
forse anche con degli altri, mentre Giulia li guardava con lo stesso sorriso carico di amore che gli aveva
conquistato il cuore.
Signore.
Limmagine svan in un istante e Catone si gir per affrontare una figura a malapena visibile
che stava risalendo la montagnola. Distinse soltanto il cimiero trasversale che si stagliava contro
loscurit imperante alle sue spalle e la voce che gli parl.
Festino. Gli uomini sono pronti?
Tutti tranne quelli con lariete, signore. Ma loptio dice che sono vicini. Arriveranno in
posizione con un buon margine di tempo.
Molto bene. E com il morale dei soldati?.
Il centurione sghignazz. Li conosci meglio di me, signore. Brontolano come delle prostitute
imbrogliate per via del freddo e del ritardo, ma sono impazienti di darci dentro. Soprattutto in vista
delle ricompense e delle promozioni che potrebbero ottenere. Non c bisogno di preoccuparsi per loro.
Sono quei poveri stronzi a farmi pena.
Entrambi gli uomini lanciarono unocchiata allinsediamento. Al di l della porta e delle
fortificazioni, in diversi punti sbocciavano sfumature rosate, segno di piccoli fuochi. Lungo le linee di
difesa riuscivano a vedere delle sagome delineate dalla luce delle fiamme, ma queste non mostravano
alcun segno di allarme e continuavano a sorvegliare il territorio immerso nelloscurit.
Credi davvero che andr liscia come dice il legato, signore?.
Catone ripens alla riunione che avevano avuto la mattina precedente, quando Quintato aveva
spiegato loro il piano. A prima vista i suoi ufficiali avevano previsto ogni eventualit, eppure...
Sai di qualche piano che sia mai andato liscio?.
Dopo una breve risata Catone si schiar la voce e sput a terra. Concentriamoci sul nostro
compito, Festino. Il resto non deve importarci. Se i Corvi Sanguinari riusciranno a salire sulle
fortificazioni prima che il nemico possa schierare le sue forze difensive, i tuoi legionari dovrebbero
essere in grado di fare breccia allinterno della capitale senza troppi problemi. Ci saranno delle perdite,
ma vediamo di limitarle il pi possibile. La migliore opzione  andarci gi pesante, fare tutto il fracasso
che possiamo e spaventare a dovere quei bastardi.
Far del mio meglio, signore.
Festino rimase un momento in silenzio e si alit nelle mani, sfregandole insieme.  un vero
peccato che Macrone non sia qui con noi. Lui s che avrebbe fatto un ottimo lavoro.
Il prefetto fu daccordo. Un assalto del genere sarebbe stato lelemento naturale del vecchio
amico e il suo esempio avrebbe esortato gli uomini a lottare come delle furie. Ma Macrone era molto
lontano e si stava prendendo cura della guarnigione mal messa del forte, oltre che della propria ferita. Il
fardello ora spettava a Festino e Catone non voleva che il centurione si sentisse limitato dal paragone
con quello che riteneva il miglior soldato che avesse mai conosciuto.
Gli racconterai tutto quando la campagna sar finita e noi faremo ritorno al forte. Fino ad
allora, per, al comando della coorte ci sei tu, Festino. Gli uomini guarderanno te. E lo far anchio. E
so che farai il tuo dovere, e che lo farai bene.
S signore. Certo.
Voltandosi verso il suo cavallo, sganci dal pomo posteriore della sella un piccolo otre di pelle
pieno di vino e lo offr a Festino. Prendi.  una bevanda che ha preparato Trasso per proteggersi dal
freddo. Vino e qualche spezia.
Il centurione ringrazi annuendo e sollev lotre con attenzione. Prese il beccuccio tra le labbra
e lo strizz un paio di volte prima di ridarlo al suo superiore. Ahhh! Niente male.... Si interruppe e
prese a tossire, rantolando. Qualche spezia... Che cazzo ha usato, signore? Spezie piccanti?
Tra le altre cose. Catone fece qualche sorsetto e deglut con attenzione, sapendo a cosa
andava incontro. Il liquido gli infiamm la gola e lo stomaco, facendogli provare un vivace calore in
tutto il corpo. Almeno aiuta contro il freddo...  meglio se torni dai tuoi uomini. Li voglio preparati e
pronti a correre verso la porta non appena vi dar il segnale. Che gli di siano con te, Festino
E con te, signore.
Si scambiarono un saluto a malapena visibile prima che il centurione si allontanasse
nelloscurit, lasciando Catone in compagnia del suo cavallo. Annibale aveva chinato il capo e stava
pascolando placidamente gli steli derba ghiacciata, masticando con soddisfazione. Era ignaro delle
angustie che attanagliavano il suo padrone e gli altri uomini in silenziosa attesa nella notte. Il prefetto
afferr le redini e port lanimale verso la rientranza alle spalle della montagnola. Laria si fece
improvvisamente pi fredda e umida. La nebbia in cui era entrato assomigliava di pi a una massa
dacqua che altro e, prima di tornare nel pieno controllo dei propri sensi, prese istintivamente fiato.
Dopo aver consegnato le redini a un soldato, Catone and in cerca del decurione Mirone. Lo
trov che parlava sottovoce con gli altri decurioni dei Corvi Sanguinari. Il prefetto si ferm prima di
raggiungerlo per sentire cosa avevano da dire.
Datemi retta, stava dicendo Mirone, questo assalto non finir bene. Vogliono farci
attraversare la radura davanti alle mura sotto tutto il peso delle scale e dei rampini? Non avremo modo
di usare gli scudi e saremo un bersaglio facile per qualsiasi bastardo lass dotato di un buon occhio.
Ti preoccupi troppo, replic unaltra voce. Catone riconobbe Corvino. Quellammasso di
barbari dal culo peloso se la daranno a gambe non appena capiranno che la partita  chiusa. Proprio
come hanno fatto alla gola.
Non sono scappati perch avevano paura... Senti, Corvino. Non lo dico per offenderti, ma sei
in Britannia solo da qualche mese. Che cazzo vuoi saperne del nemico? Quando anche tu li avrai
combattuti tanto quanto me, allora potrai dire la tua, daccordo? Per come stanno le cose, non sono
felice che il prefetto si sia offerto volontario.  un maledetto cacciatore di gloria.
Catone riprese a camminare e uno degli altri decurioni toss rapidamente e disse con voce
concitata: Ufficiale in comando presente!.
I soldati si girarono verso di lui e si misero sullattenti.
Riposo. E parlate a bassa voce. Stiamo cercando di fare un attacco a sorpresa, non siamo sul
campo daddestramento.
Scusa, signore.
Guard i suoi subordinati. Gli sembr di riuscire a distinguere pi dettagli sui loro volti. Lalba
non era troppo lontana.  tutto pronto?
S signore, rispose Mirone. Io e i ragazzi siamo pronti a tutto.
Catone represse un sorriso. Sono contento di saperlo. Mi aspetto di vederti alla testa della
carica, quando sar il momento. Fa vedere a Corvino come facciamo le cose, noi Corvi Sanguinari,
eh?.
Dopo un momento di esitazione, il decurione si schiar la voce e disse: S signore. Certo. Puoi
contare su di me. Fino in fondo, signore.
Per ora sar sufficiente arrivare fino al cuore dellaccampamento nemico, Mirone. Di gloria ce
ne sar pi che a sufficienza l.
Il prefetto lasci che il soldato si macerasse nellimbarazzo ancora per qualche attimo prima di
sollevare lo sguardo al cielo e tentare di capire se cera davvero una striscia di luce pi chiara
allorizzonte o se lo stesse solo immaginando. No, era sicuro. Stava per albeggiare.
 meglio che torniate dai vostri squadroni, signori. Fateli montare e teneteli pronti a partire
quando suoner il segnale. Non appena lo sentite, sapete cosa fare. Vediamo di insegnare a quei barbari
una lezione che non avranno mai modo di imparare.
Rimasero tutti in silenzio, e poi Mirone parl con incertezza. Come?
Lasciate perdere. Fate il vostro dovere e ci vedremo oltre le fortificazioni. Mirone, mi unir a
te e ai tuoi uomini per lattacco.
S signore.
Il piccolo gruppo si divise: i decurioni raggiunsero i propri soldati e Catone riprese Annibale
prima di dirigersi verso lo stendardo dellunit di Mirone. Circondato comera dalla nebbia, riusciva a
malapena a distinguere le sagome degli uomini e dei cavalli e a udire i tonfi smorzati degli zoccoli e il
tintinnio delle armature. Mirone rimase accanto al suo animale e grid cercando di fare il meno rumore
possibile. Primo squadrone... prepararsi a montare.
Non appena sentirono lordine, gli uomini afferrarono i pomi delle proprie selle e si prepararono
a salire.
Primo squadrone... montare.
Ci furono una serie di grugniti e i soldati si issarono sulle loro cavalcature slanciando la gamba
destra e sistemandosi a dovere tenendo buoni i cavalli.
Formare una linea accanto a me.
Il vessillifero si spost di fianco al decurione e il resto dello squadrone prese posizione al suo
lato, allungandosi nella nebbia. Gli scudi penzolavano dalle loro spalle ma le lance erano rimaste
allaccampamento, visto che gli strumenti da scalata avrebbero gi gravato molto su di loro. Molti
avevano delle scale di una decina di piedi infilate sotto il braccio con cui di solito impugnavano la
spada. Catone port Annibale accanto a Mirone e poi tutto rimase immobile lungo la fila, tranne che
per gli sporadici sbuffi dei cavalli, i movimenti delle loro code e i fremiti delle loro orecchie a forma di
daga.
Loscurit cominci a ritirarsi allorizzonte e una sottile macchia di luce pallida fece capolino
nel cielo, strappando gradualmente i dettagli del paesaggio alle tenebre. Il prefetto adesso poteva
vedere il resto della coorte e gli uomini a piedi dietro di loro. Avevano gli scudi piantati al suolo e le
lance appoggiate alle spalle mentre si scaldavano le mani per evitare di perdere sensibilit alle dita.
Alcuni battevano i piedi e il loro fiato caldo tremolava brevemente come piume grigie nellaria prima
di svanire. Si rigir sulla sella e vide Festino in testa alla sua coorte, uomini pesantemente corazzati che
rimanevano silenziosamente in formazione dietro ai loro ampi scudi rettangolari. Il cuore cominci a
battergli pi velocemente e affin ludito in attesa di sentire la prima stridente nota che avrebbe dato
inizio allattacco. Aveva le palme delle mani sudate e la gola secca nonostante il freddo.
Dallinsediamento nemico non proveniva alcun suono di vita, ma non sarebbe stato comunque facile da
distinguere tra il leggero mormorio che si propagava lungo la linea romana e il pulsare costante del
sangue allinterno del suo cranio. Sent limpulso di uscire dalla cunetta in cui si era nascosta
lavanguardia per essere certo che fosse tutto in ordine, ma si costrinse a non muoversi. Ormai era
troppo tardi. Il piano ormai era stato approntato e a momenti avrebbero dato il segnale. Non poteva fare
altro che prepararsi alla carica e lanciarsi a tutta forza contro il nemico.
...
.
...
capitolo sedici.
...
.
...
Sebbene stesse aspettando il segnale, lo squillo distante delle buccine suonate dal distaccamento
del quartier generale fece sobbalzare leggermente il prefetto sulla sua sella. Gli uomini pi vicino lo
guardarono subito con ansia. Fece un respiro profondo e alz un braccio, urlando: Avanguardia!
Avanti!.
Diede un colpo di talloni e Annibale scatt in avanti, cominciando a galoppare lungo la salita e
fuori dalla sottile coltre di nebbia, uscendo nella radura antistante le mura nemiche, a meno di mezzo
miglio di distanza. Alla sua sinistra lo seguirono Mirone e il suo squadrone e, pi in l, il resto dei
Corvi Sanguinari, facendo tamburellare gli zoccoli sullerba resa bianca dal ghiaccio. Alcuni uomini
lanciarono le proprie grida di guerra, nonostante gli ordini di rimanere in silenzio, e Catone contava sul
fatto che in un secondo momento i loro superiori li avrebbero strigliati a dovere. Non era una carica
selvaggia visto il peso delle scale, delle corde arrotolate e dei rampini di ferro, ma ogni soldato sapeva
che la velocit di quellattacco era la migliore garanzia che avevano di contenere al minimo il numero
delle perdite.
Il prefetto si sporse in avanti ed esort il proprio cavallo ad accelerare il passo senza mai
distogliere lo sguardo dai posti di guardia nemici. Aspettava di sentire il loro allarme, anche se questo
sarebbe stato impossibile da percepire nel frastuono degli zoccoli su quel terreno duro come il ferro.
Ud per il suono di altre trombe romane e il segnale del quartiere generale venne ripetuto da altre unit
dellesercito tuttintorno alla capitale dei Deceangli. Anche questo faceva parte del piano: confondere il
nemico circa la direzione dellattacco e, se tutto fosse andato bene, dare a Catone e ai suoi uomini
lopportunit di svolgere la propria missione prima che il nemico potesse opporsi a loro in forze.
Guard indietro con la coda dellocchio e vide che i primi legionari stavano cominciando a uscire dalla
nebbia per dirigersi a passo sostenuto verso la porta. La tensione dellattesa era sparita. Adesso erano
davvero in gioco. Li attendevano la vittoria e la gloria. Quello, o la sconfitta e la morte. Qualsiasi
preoccupazione per lesito del loro assalto, per, veniva fatta a pezzi dalla pura e semplice euforia
dellattacco e la bocca del prefetto si pieg in un sorriso feroce mentre continuava a galoppare.
Le guardie sulle fortificazioni e sulla porta rimasero assolutamente immobili e se qualcuno di
loro aveva dato lallarme, i loro compagni stavano reagendo davvero lentamente, pens Catone, a poca
distanza ormai dal fossato esterno. Quando vi arriv, tir le redini per permettere al resto dei suoi
uomini di raggiungerlo. I primi cavalieri si fermarono proprio sul ciglio della difesa scavata nel terreno
e smontarono da cavallo, affidando a un uomo ogni cinque gli animali degli altri. Sempre con scale e
rampini sotto braccio, i soldati corsero, scivolando, lungo la ripida discesa, lasciandosi dietro dei solchi
nellerba ghiacciata. Il prefetto rimase sulla sella e si mosse lungo le fortificazioni verso il ponte che
portava allentrata. Sopra di lui, nella tenue luce dellalba, riusciva a distinguere le sagome scure di due
guerrieri indigeni. Girandosi da un lato, vide che gli ausiliari a piedi si stavano avvicinando e, poco
oltre, i legionari, unondata in movimento di scudi ed elmi tirati a lucido. In fondo al gruppo,
avanzavano gli uomini con lariete.
Smontando dalla sella, Catone evit il ponte, dove sarebbe stato un bersaglio troppo facile per i
suoi nemici, e si precipit nel fossato, evitando allultimo momento uno dei pali affilati che erano stati
conficcati nel suolo in modo da trafiggere gli assalitori disattenti. Laltro lato era molto pi ripido,
rappresentando una sfida maggiore per i Corvi Sanguinari, che dovettero usare le mani per raggiungere
il sottile lembo di terra che preannunciava i tronchi della fortificazione. Un ausiliario stava sistemando
una scala poco distante e Catone lo spost di lato.
Vado per primo!.
Mise uno stivale sul primo piolo e si iss, scalando il pi velocemente possibile. Il cuore gli
batteva allimpazzata e a ogni istante si aspettava di vedere uno dei nemici sporgersi dalle mura o fare
capolino direttamente sopra di lui per spingere via la scala. Non cera abbastanza spazio per collocarla
in sicurezza ed era costretto ad appoggiarvisi di peso mentre saliva. Giunto a tiro di spada dalla cima,
afferr lelsa e sguain larma prima di procedere. Tendendo i muscoli, sal gli ultimi due pioli come
un fulmine e fece passare il piede oltre la palizzata, sollevandosi sulla passerella. Atterr accovacciato
e con la spada alzata, pronto a combattere.
Non si muoveva nulla. Oltre al pulsare del sangue nelle orecchie, lunico altro suono che
sentiva erano i grugniti dei suoi uomini che scalavano le mura e il ruglio di stivali chiodati sul terreno
congelato, i legionari che avanzavano verso lentrata. Si guard intorno rapidamente, ma non cera
nessuno sulla passerella, poi uno dei Corvi si un a lui pochi passi pi avanti. Sempre pi uomini si
issarono oltre la palizzata, eppure non ci fu nessuna reazione da parte del nemico. Catone vedeva
stagliarsi sul plumbeo cielo dellalba la testa di uno degli uomini di guardia sopra la porta, immobile.
Stringendo con fermezza la spada, percorse la breve distanza che lo separava dagli scalini per la torre e
li sal di corsa, arma in alto. Balz nello spazio ristretto e si apprest a colpire il primo nemico che
avesse visto. Purtroppo per lui, per, non ce nera nemmeno uno. Solo dei rozzi fantocci fatti di vimini
e ricoperti di stracci. Le loro lance erano pali di legno fissati al loro fianco.
Li osserv sbalordito, poi si alz dalla sua posizione accovacciata e and dal fantoccio
successivo. Lo esamin con diffidenza, come se potesse essere una trappola, e poi lo pungol forte con
la spada. Cadde sulle assi di legno consunte, insieme alla sua lancia. Catone guard a terra e
mormor: Che mi possano....
Rinfoderata la spada, si precipit sul retro della torre e fece spaziare lo sguardo sullammasso di
tetti di paglia conici. In certi punti ancora si levavano delle spire di fumo, ma oltre a quello la citt non
dava altri segni di vita. E non vi era alcuno scontro da nessuno dei due lati del parapetto. Alcuni dei
suoi uomini rimasero a guardare la scena stupefatti. Poco oltre, uno degli ausiliari scatt in avanti e
sferr un calcio a uno dei fantocci, accanendosi sul groviglio di vimini per placare la propria
frustrazione. Gli scalini che portavano alla passerella scricchiolarono e il decurione Mirone entr nella
torre, ancora con la spada in pugno. I due ufficiali si scambiarono unocchiata prima che Catone
facesse un sospiro.
Ci hanno raggirato. Il nemico se n andato da un pezzo. Si sono lasciati dietro qualche uomo
per fare questi fantocci e accendere un paio di fuochi e poi hanno battuto in ritirata qualche ora fa.
Forse non appena  scesa la notte.
E allora dove sono, signore?.
Il prefetto si massaggi le palpebre. E chi lo sa? Potrebbero essersi nascosti tra le montagne o
aver diviso le proprie forze in altri insediamenti.  pi probabile che si siano diretti verso Mona
pensando che mettendo un po di mare tra noi e loro siano pi al sicuro.
Mirone scrut il villaggio. E se fossero ancora qui? Potrebbe essere una trappola, no?.
Catone lo guard e fece schioccare la lingua. E che tipo di trappola sarebbe, di grazia? Far
passare i nemici attraverso le difese? Credimi, decurione. Se ne sono andati.
Il grido di un ordine fuori dalla porta interruppe il loro dialogo. Il prefetto fece per andare
dallaltro lato della torre quando un forte schianto fece tremare la struttura sotto i suoi piedi.
Mirone, con me!. Si scapicoll gi dalle scale e raggiunse lo spiazzo dietro allentrata.
Dammi una mano con la barra di chiusura.
Prima che riuscissero a sollevarla dai supporti, la porta trem di nuovo colpita dallariete. Dalle
assi superiori cadde della polvere e Catone batt le palpebre per togliersela dagli occhi, poi guard
Mirone e annu. Facendo forza sui piedi, sollevarono la sbarra e la fecero cadere a pochi passi dalla via
daccesso, proprio nel momento in cui loptio al comando dellunit ariete-munita stava facendo il
conto alla rovescia per il prossimo colpo.
Uno.... due... tre!.
Senza niente a bloccarla, la porta si apr immediatamente e la testa dellariete ne spalanc i
battenti mentre i legionari inciamparono in avanti, sorpresi.
Bel tentativo, ragazzi, disse Mirone, tirando su col naso, ma i Corvi Sanguinari vi hanno
battuto sul tempo.
Catone non aveva nessuna voglia di assecondare uno scambio di battute e si affrett oltre
lariete, chiamando il centurione Festino.
I nemici ci hanno fatto uno scherzetto e hanno abbandonato la citt.
Cosa?
Se ne sono andati. Ma nel caso in cui si siano lasciati qualcuno dietro, voglio che i tuoi uomini
ispezionino tutte le capanne. Se trovate qualche ritardatario, portatelo da me illeso.
S signore.
Catone attravers nuovamente lentrata e disse: Mirone! Manda un cavaliere a fare rapporto al
legato. Deve dirgli che il nemico ha abbandonato la capitale. Immediatamente.
Mirone salut e torn dai suoi uomini ai piedi della fortificazione, lanciando occhiate dubbiose
verso le capanne pi vicine. Il prefetto sapeva bene che la loro ansia sarebbe presto diventata rabbia e
frustrazione. Il nemico li aveva evitati ancora una volta, negandogli il bottino che si aspettavano,
nonch la possibilit di ottenere il riconoscimento di aver fatto breccia nella fortezza.
Mentre gli uomini scelti dal decurione si precipitavano dai loro cavalli, Catone disse ai Corvi
Sanguinari di unirsi allispezione, tutti tranne uno squadrone a cui diede lincarico di difendere lentrata
fino a che non fossero arrivati altri soldati. Si un agli uomini di Mirone, che avevano slacciato gli scudi
e stavano avanzando con cautela lungo la strada principale che conduceva al centro dellinsediamento.
Ispezionarono le capanne che si affacciavano sulla via man mano che si muovevano, ma non cera
alcun segno di vita, soltanto gli oggetti che gli uomini della trib si erano lasciati dietro nella fretta di
scappare dai Romani. Non cerano neanche degli animali, sicuramente portati via dagli abitanti.
Quando Catone smosse la cenere ai bordi ancora ardenti di un fuoco, scopr ben presto ci che era
successo alla riserva di cereali. I Romani sarebbero riusciti a salvare ben poco. Non pot fare a meno di
ammirare un nemico che era disposto a distruggere i propri averi pur di non farli finire nelle mani degli
avversari.
Pi avanti la strada piegava in direzione di una grossa capanna che dominava il centro
dellinsediamento. Il prefetto pens che potesse essere la sala del sovrano. Forse l avrebbero trovato
qualche oggetto di valore che il nemico si era dimenticato di prendere. Girato langolo, la strada
diventava un piazzale che dava sullingresso delledificio in cui si trovava la sala reale. Cerano i resti
di un altro fuoco  un grosso cumulo di cenere dal quale si levavano diversi fili di fumo  e qualche
cesta abbandonata a terra.
Catone fece segno allo squadrone di fermarsi e ordin agli uomini di ispezionare le capanne
limitrofe prima di fare un cenno a Mirone e avanzare verso lentrata regia, un arco ligneo sormontato
da una serie di teschi segnati dalle intemperie. Una palizzata di piccole dimensioni circondava la sala e
un paio di capanne. Non era niente se paragonato agli edifici che il prefetto aveva visto tra le trib del
Sud e i teschi, insieme allo squallore generale del luogo, la dicevano lunga sulla natura barbarica dei
Deceangli. Si ferm davanti allingresso e guard il decurione.
Tu controlla il resto della struttura.
S signore. Mirone deglut a fatica, evidentemente angustiato dai dintorni. Catone pens di
offrirgli una qualche rassicurazione, ma decise di non farlo. Il soldato doveva imparare a gestire la
paura da solo. Faceva parte del suo lavoro di decurione.
Lo lasci sulla soglia e la varc. Anche se la porta era spalancata, allinterno rimaneva un certo
calore e laria era ancora carica dellodore di sudore, carne arrosto e brace. Al centro della sala, sotto a
unapertura nel tetto, campeggiava un grosso focolare circondato da lunghi tavoli e delle panche. Sulle
assi di legno erano sparsi piatti e corni per bere abbandonati ed era ovvio che il nemico se ne era andato
in tutta fretta. Verso il fondo delledificio il prefetto vide unimponente sedia di legno decorata con
motivi a spirale su ogni lato. Una pila di pellicce fungeva da cuscino. Davanti al trono cerano due
casse aperte. Quando si avvicin. Catone vide che contenevano degli utensili in ceramica sigillata.
Estrasse una ciotola dallimballaggio in paglia e la sollev per esaminarne la superficie adornata. Era il
tipo di oggetto preferito dai mercanti che facevano affari con gli indigeni. Questi apprezzavano il loro
aspetto elegante e pagavano profumatamente per averli, sebbene fossero prodotti in larga scala anche in
Gallia.
Signore!.
Catone alz lo sguardo, sentendo il grido provenire dallesterno.
Signore! Vieni subito!.
Rimise la ciotola a posto senza perdere tempo e si precipit fuori dalla sala. Mirone lo chiam
una terza volta da dietro ledificio e il prefetto corse lungo il perimetro per raggiungerlo, provando una
fitta dansia alla nuca. Il decurione se ne stava in piedi, accanto a un carro, con il volto cinereo e il
braccio che reggeva la spada tutto floscio. Quando arriv al suo fianco cap la causa di tanto sgomento.
Qualcuno aveva legato un corpo nudo al retro del carretto, tirando con forza le braccia da entrambi i
lati del veicolo. Un ammasso di organi e budella giaceva in una pozza di sangue rappreso ai suoi piedi.
Gli avevano tagliato lo stomaco e si erano premurati di fissare i lembi al petto e alle anche per scoprire
la cavit sanguinolenta. La testa era rivolta verso il cielo con gli occhi chiusi e la bocca stretta intorno
al pene tranciato che gli avevano ficcato dentro a forza. La pelle era livida e squarciata, ma era ancora
riconoscibile.
Petronio Deano, disse Catone sottovoce. Povero bastardo.
Mirone deglut di nuovo. Perch gli hanno fatto una cosa del genere? Maledetti animali....
Il prefetto distolse lo sguardo dal cadavere e osserv il fianco del carro.  un avvertimento per
noi. No, non un avvertimento. Una sfida. Guarda.
Indic una breve frase scritta con il sangue sul lato del veicolo sotto la mano destra di Petronio.
Le sue dita erano ricoperte di sangue secco e Catone sent un brivido percorrergli tutta la schiena
quando cap che il mercante era stato costretto a scrivere quel messaggio con il suo stesso sangue prima
di essere sventrato. Le lettere erano abbastanza grosse da poter essere lette senza doversi avvicinare
oltre.
Si schiar la voce e le lesse con la voce pi alta e pacata possibile.
Romani, vi aspettiamo a Mona. L, morirete....
...
.
...
capitolo diciassette.
...
.
...
Mentre osservava lufficiale intento a passare in rassegna il forte alle prime luci dellalba,
Macrone si sforz di non mostrare i propri timori. Il centurione Fortuno era stato informato che di l a
poco sarebbe diventato comandante del forte e aveva reagito esattamente come temeva. Nella Coorte
Illirica la vita era stata troppo semplice, e troppo a lungo, e la maggior parte degli uomini e degli
ufficiali si era ormai abituata ai doveri di una guarnigione in mezzo agli agi di una provincia tranquilla.
Anche quando erano stati trasferiti in Britannia, essendo ununit di riserva, non avevano ancora avuto
modo di affrontare in battaglia i bellicosi indigeni dellisola. Quellesperienza, per, poteva essere pi
vicina di quanto sperassero, riflett mestamente Macrone. Il forte si trovava sul confine e i guerrieri
nemici si nascondevano sulle colline e sulle montagne circostanti. Era possibile che i membri delle
trib avessero concentrato le loro forze contro la principale colonna romana, ma era altrettanto
possibile che avessero intenzioni ancora pi ambiziose, come ad esempio lanciare unoffensiva contro i
forti e gli avamposti di frontiera. Se avessero attaccato Fortuno e i suoi uomini, il centurione nutriva
forti dubbi sulla vittoria degli Illiri. Sebbene i suoi sforzi per irrobustirli avessero in qualche modo
migliorato la loro forma fisica e le loro abilit di combattimento, non erano affatto pronti per essere
schierati in battaglia. La cosa che lo preoccupava di pi, per, era che il comando del forte sarebbe
stato dato a Fortuno in quanto unico altro ufficiale anziano presente.
Macrone si ferm ai piedi delle scale che portavano in cima alla torretta di guardia e si
appoggi al bastone di vite per non scaricare il peso sulla gamba ferita. Non riusciva a percorrere pi di
un miglio senza che il dolore si riacuisse e i tendini si facessero legnosi. Aspett un attimo e respir
con calma prima di rivolgersi a Fortuno.
Fai mettere unaltra sbarra di bloccaggio dietro ogni entrata. Se dovessero esserci problemi, vi
aiuter a tenere quei bastardi fuori da qui. E gi che ci sei, ordina al fabbro di forgiare quanti pi triboli
possibili e di piantarli nellerba intorno alle mura. Saranno utili per bloccare qualsiasi tentativo di
cogliere il forte di sorpresa. Non ho mai visto un uomo mettere il proprio piede su un tribolo senza
gridare come un ossesso. Il centurione sorrise compiaciuto e ripens alleffetto che le terribili punte di
ferro avevano avuto sui Parti quella volta che lui e Catone li avevano affrontati nei deserti della parte
orientale dellImpero.
Credi davvero che avremo dei problemi, signore?.
Macrone sospir. Chi lo sa? Il fatto  che dobbiamo essere pronti ad affrontarli in qualsiasi
momento.  questo il lavoro dei soldati, Fortuno. Quelli professionisti, almeno. Sei al soldo
dellimperatore,  arrivata lora di guadagnarti la tua paga.
S signore. Capisco. Fortuno esit e lo guard con apprensione.
Ma? Sputa il rospo, soldato.
Sono... sono preoccupato per te, signore.
Sollev un sopracciglio, sorpreso. Davvero?
S signore. Non ti sei ancora ripreso dalla ferita.  meglio che tu rimanga qui e che mandi un
altro ufficiale ad avvertire il legato per conto tuo.
Il centurione prov un disprezzo viscerale per la trasparenza di quella proposta. Non aveva
tempo da perdere con gli ufficiali che non si assumevano le proprie responsabilit e che guadagnavano
comunque una paga elevata. Si sarebbe tagliato una mano prima di permettere a Fortuno di nascondersi
dietro di lui e condurre i suoi uomini nelle retrovie. Tuttavia, non sarebbe servito a niente dargli una
strigliata allaperto, dove i suoi futuri sottoposti avrebbero potuto sentirlo. Mand gi la propria
irritazione e si sbilanci leggermente da un lato per ergersi davanti allaltro uomo.
 di vitale importanza che il legato venga informato circa i piani nemici e io sono luomo
migliore per guidare la missione e assicurarsi che il messaggio arrivi a destinazione. Per questo motivo
io devo andare e tu devi assumere il comando.
Fortuno lo fiss mestamente e poi abbass lo sguardo. Signore, non sono sicuro di essere
luomo migliore per questo compito. Forse  meglio che tu scelga qualcun altro.
Il centurione si infuri e conficc un dito nel pancione ben pasciuto del suo sottoposto. Chiudi
la bocca. Non hai voce in capitolo. Ti ho ordinato di prendere il comando e tu prenderai questo cazzo di
comando. Ci siamo capiti? Sei un centurione, maledizione. Comportati come tale. Questi uomini
guarderanno te. Dipenderanno da te. E tu farai il tuo dovere e li guiderai come meritano di essere
guidati. Ne va delle loro vite. E anche della tua, Fortuno. Siamo tutti sulla stessa barca, con la sola
differenza che gli ufficiali devono dare lesempio. E tu darai lesempio, gli ordini e, se necessario,
anche la vita a capo dei tuoi uomini.
Fortuno trasal e Macrone fece una pausa, deluso dalla sua mancanza di tempra morale.
Aumentarne lansia non sarebbe servito a granch. Doveva essere preso in modo pi sottile.
Incoraggiandolo, forse. Ammorbid i toni.
Senti, non  un caso che tu sia stato promosso al grado di centurione. Chiunque abbia deciso di
assegnarti questo grado deve aver avuto le sue ragioni. Sono un soldato da molto tempo e so che i
centurioni guidano i loro uomini dalla prima fila e sono gli ultimi ad abbandonare il campo di battaglia
quando bisogna ritirarsi. Devi essere un mangiatore di fuoco, Fortuno. Il tuo compito  spaventare i
tuoi uomini tanto quanto spaventi i nemici. Forse te ne sei dimenticato e hai bisogno di ritrovare in te
stesso quella forza. Ma la troverai. Non hai altra scelta. Si ferm e cerc di sorridere. Va da s che
dovrai fare qualche altro giro di campo prima di riuscire a staccare i tuoi ragazzi in velocit!.
Fortuno socchiuse gli occhi. Mi stai dicendo che sono grasso, signore?
Non ti sto dicendo che sei magro, ecco.
Si scambiarono uno sguardo rapido e poi lausiliario sorrise. Macrone si un a lui e risero
insieme.
Molto bene, allora questo  il tuo incarico. Prenditi cura del mio forte, centurione.
S signore. Far del mio meglio.
Non mi aspetto niente di meno. Se avrai bisogno di un consiglio, ascolta il parere di Diomede.
 un bravuomo e prima o poi diventer un buon centurione. Non sbaglierai se presti attenzione alle
sue parole.
Lo terr a mente, signore.
Bene. Gli diede una pacca sulla spalla e ricominci a salire le scale della torretta, stringendo i
denti ogni volta che doveva piegare larto ferito. Quando raggiunse la cima e si appoggi alle merlature
della palizzata rivolte verso il forte, sudava leggermente. Indic le altre tre torrette e disse: So che il
quartiermastro non vuole che teniamo lartiglieria allaria aperta durante i mesi invernali, visto che il
freddo e lumidit rovinano gli ingranaggi, ma fa montare una balista su ogni torre. Se c una cosa
che ho imparato degli indigeni,  che hanno una paura mortale delle nostre baliste e delle nostre
catapulte. Soprattutto quando usiamo proiettili infuocati. Dovresti vederli, Fortuno.  come se fossero
colpi lanciati direttamente dallalto dei cieli, arrivano in un lampo nelle loro file ed esplodono in mille
fiamme e scintille. Non c niente di lontanamente paragonabile. Usale non appena vedi il nemico. Se
riescono a portarsi fuori tiro e a superare il fossato davanti alla fortificazione, allora non vi resta che
fare affidamento sul freddo acciaio, sulla forza bruta, sul coraggio e su un buon addestramento. 
questultimo che ci permette di avere un vantaggio sui nemici, quindi continua a far esercitare i tuoi
soldati e spingili sempre fino al limite.  proprio quando saranno sfiniti che scopriranno lultima
riserva di energia in grado di dare loro quella sicurezza che gli permetter di affrontare qualsiasi cosa.
S signore.
Macrone lo guard fisso nelle palle degli occhi e gli porse la mano. Si strinsero gli avambracci e
il comandante annu soddisfatto. Te la caverai, Fortuno. Fidati di me.
Grazie signore. Non ti deluder.
Se lo farai, mi manger le tue palle a colazione.
Fortuno ridacchi e le guance tremarono per lallegria. Poi si spense. Se saremo attaccati, devo
dedurre che il legato  stato sconfitto?.
Macrone pens per un secondo e poi fece spallucce. Non fa differenza se Quintato verr
sconfitto o vincer. Tu difendi il forte finch non cade, finch non arriva una colonna di soccorso o
finch il nemico non si arrende e se ne va a fare in culo sulle montagne. Il resto non deve
preoccuparti.
S signore. Ho capito.
Il centurione vide che loptio Pandaro stava conducendo i suoi uomini a cavallo verso lentrata
e si raddrizz.  arrivato il momento di andare. Da questo momento, sei il comandante della
guarnigione. Il forte  nelle tue mani, centurione.
Fortuno si schiar la voce e rispose: S signore.
Scese dalla torre e arriv in fondo alle scale nello stesso momento in cui sopraggiunsero
Pandaro e gli altri. Macrone pass in rassegna i Corvi Sanguinari e la loro nuova recluta, il gigante
Lomo. Questi stava conducendo un secondo cavallo e lo porse a Macrone. Come gli altri animali,
anche il suo era carico di sacche piene di provviste e lequipaggiamento minimo per raggiungere il
legato. Si mise di fianco alla bestia con le redini e il bastone di vite in una mano e il pomo della sella
nellaltra. Distinto fece per issarsi sul dorso della cavalcatura, ma la gamba ferita si rifiut di
rispondere alla chiamata e non si stacc nemmeno dal suolo. Imprecando sottovoce, imbarazzato dal
dover chiedere aiuto, strinse i denti e borbott rivolto a Lomo: Dammi una mano a salire!.
Lausiliario lasci le proprie redini e fece uno scalino con le mani davanti al piede buono di
Macrone, sollevandolo come se stesse aiutando un bambino e non un uomo fatto e finito con larmatura
addosso. Il centurione lo ringrazi bofonchiando e si sistem sulla sella, mettendo il mantello sul
didietro del cavallo.
Aprite la porta.
Gli Illiri incaricati di difendere lentrata si sbrigarono a rimuovere la sbarra di bloccaggio e ad
aprire i battenti, facendo entrare nel forte un taglio di luce dellalba. Macrone strinse i talloni e spron
lanimale in avanti. Pandaro ordin agli altri uomini di montare e si avviarono al trotto tutti dietro al
loro comandante. Un attimo dopo la porta si richiuse con un tonfo sordo e la sbarra ricadde nella sua
posizione. Il centurione si volt brevemente e vide la stazza di Fortuno sulla torre. Il nuovo
comandante del forte alz una mano in segno di addio e Macrone annu prima di muoversi lungo lo
stretto sentiero che si perdeva nelle colline a nord del forte, diretto a Mediolanum. Avrebbe seguito la
linea di marcia presa dal legato e dai suoi uomini. Fece una smorfia. Si era abituato a fatica a
concentrare tutto lo sforzo sulla gamba buona e dovette fare del suo meglio per ignorare il dolore
dellaltra. Il fastidio, per, svan rapidamente dai suoi pensieri e il centurione si concentr sulla ricerca
di Quintato e sul tentativo di salvare i propri commilitoni, Catone incluso, prima che cadessero nella
trappola tesa loro dal nemico.
Per due giorni di fila spinsero le cavalcature al massimo delle loro capacit, alternando un
galoppo costante a un passo pi pacato, a seconda del terreno. Avevano troppa urgenza per avanzare
con cautela e Macrone riponeva tutta la sua fiducia in una buona spada e una risolutezza feroce nel caso
in cui si fossero imbattuti in qualche indigeno armato. Oltrepassarono molti villaggi annidati nelle valli
e li costeggiarono senza provocare alcuna reazione. Il suo cuore si fece pi pesante quando si rese
conto che ci dipendeva dal fatto che il nemico aveva chiamato a raccolta ogni singolo guerriero a sua
disposizione per scagliarsi contro la colonna romana non appena avesse deciso di far scattare la sua
trappola. Per quanto ne sapeva, forse era gi successo e i corvi stavano gi banchettando con i corpi
freddi e rigidi dellesercito di Roma, conficcando i becchi affilati nelle loro carni lacere. Se le cose
stavano davvero cos, lui e il suo piccolo gruppo stavano galoppando verso la propria morte, anche se il
pensiero non lo impauriva affatto. Se ci fosse stata anche solo una minima possibilit di salvare Catone
e gli altri, avrebbe volentieri rischiato la propria vita. Per questo continu a guidare i suoi uomini e a
tener testa al dolore che gli pulsava nella gamba. Era contento di notare che, sebbene la cicatrice si
tingesse saltuariamente di rosso, non vi era ragione di credere che la cavalcata indefessa stesse
ostacolando la sua guarigione.
Di notte si accampavano in qualsiasi rifugio che riuscivano a trovare e non accendevano alcun
fuoco per paura di attirare attenzioni indesiderate. Mangiavano strisce di carne secca e pane raffermo
mandati gi con acqua di fonte e facevano del loro meglio per scaldarsi, stringendosi nei loro spessi
mantelli e scivolando in un sonno agitato.
La mattina del terzo giorno la seccatura del freddo e dellumida aria montana peggior a causa
delle nuvole scure che si stavano accumulando allorizzonte. Entro mezzogiorno cominci a piovere a
dirotto e loscurit era tale che sarebbe potuto benissimo essere lalba o il tramonto. Macrone, volendo
evitare di incappare nel nemico, mand Lomo in avanscoperta e si chin sulla sella per osservare il
territorio oltre la criniera irregolare del suo cavallo che ondeggiava da un lato allaltro con dolcezza.
Secondo le sue stime, avevano percorso sessanta miglia e ormai da un momento allaltro avrebbero
dovuto incrociare la strada battuta da Quintato. Sarebbe stato impossibile non notare il passaggio di una
simile massa di uomini: gli stivali chiodati, gli zoccoli e le ruote dei pesanti carri avrebbero smosso il
suolo, lasciandosi dietro unampia cicatrice impressa nel paesaggio. Una volta trovata, gli sarebbe
bastato seguirla per raggiungere la colonna o incontrare uno degli avamposti costruiti lungo la strada
per proteggere le linee di comunicazione con il deposito fortificato a Mediolanum.
Per poco non and a sbattere contro Lomo e non appena lo vide tir con vigore le redini mentre
lausiliario lo salut e indic la direzione dalla quale era appena venuto.
Signore, labbiamo trovato. Il sentiero  proprio qui.
Macrone fu pervaso da unondata di caldo sollievo. Vediamo un po.
Galopparono ancora un po e si fermarono sul bordo di unampia fascia di fango dove una
miriade di pozzanghere scintillavano mestamente sotto la pioggia torrenziale. Il centurione guard da
entrambi i lati lungo il tragitto che lesercito aveva preso, ma non vide alcun segno di vita. Fece segno
agli uomini di seguirlo e spinse il cavallo verso sinistra per seguire il percorso, attento a non farlo finire
in quella collosa striscia di terra che avrebbe risucchiato i suoi zoccoli in un batter docchio. Non cera
modo di sapere quanto distasse lesercito, ma perlomeno adesso sarebbero riusciti a trovarlo
facilmente, riflett con soddisfazione. Una volta raggiuntolo, e dopo aver fatto rapporto al legato,
avrebbero avuto cibo caldo, fuochi e un riparo da quella pioggia perniciosa.
Pi tardi, nel pomeriggio, il maltempo si plac e furono accompagnati da una leggera
pioggerellina mentre passavano accanto al perimetro di un ampio accampamento provvisorio, spianato
il pi possibile, proprio come da manuale romano, per evitare che il nemico potesse costruire
uneventuale fortificazione. Il terreno pianeggiante che ospitava i resti dellaccampamento si trovava
vicino allansa di un fiume che si snodava lungo la valle. Al di l di esso, il sentiero risaliva una cresta
poco ripida e il gruppo guidato da Macrone sollecit le proprie cavalcature spossate a compiere un
ultimo sforzo prima di fermarsi per la notte. Lungo le pendici della cresta, sul versante ripido della
collina, cresceva una foresta di pini molto alti e il centurione decise che quello sarebbe stato un buon
posto per riposare. Aveva le ossa stanche e la gamba gli pulsava in modo terribile. Lidea di dormire su
un materasso di ramoscelli almeno parzialmente al riparo dagli elementi gli pareva un lusso.
Non appena raggiunsero la cima, Lomo prosegu la sua esplorazione e Macrone era sul punto di
richiamarlo tra gli alberi quando lausiliario ferm improvvisamente il cavallo e allung il collo. Un
attimo dopo si gir e agit la mano in aria con affanno.
Quass signore. Veloce!.
Il centurione spron il suo cavallo boccheggiante su per il declivio e scrut la discesa lungo la
dolce vallata al di sotto. A mezzo miglio di distanza cera un piccolo convoglio romano, su per gi
cinque grossi veicoli a quattro ruote trainati da buoi che venivano solitamente usati per trasportare i
rifornimenti e, verso la met, un altro carretto coperto. Intorno a loro una mezza centuria di ausiliari,
ci che rimaneva della scorta, ragion Macrone, stava lottando per la propria vita contro un contingente
di guerrieri indigeni, sessanta o settanta uomini, che colpivano senza sosta gli odiati invasori.
Il resto degli uomini di Macrone raggiunse la cresta e si apr a ventaglio ai lati del centurione.
Cosa dovremmo fare, signore?, chiese Pandaro.
Che fare?. Il comandante sorrise e controll che lelmo fosse assicurato bene al mento. Il suo
primo pensiero fu quello di completare la missione e avvertire Quintato della trappola in cui si stava
dirigendo, ma il secondo fu rivolto al nemico davanti a loro e ai commilitoni in pericolo. Lui e i suoi
uomini avrebbero potuto cambiare le sorti dellattacco, calcol. Estrasse la spada e appoggi la lama
alla coscia per evitare di ferire i suoi sottoposti. Cosa dobbiamo fare? Ci scagliamo su quei bastardi.
Ma prima, tu!.
Indic uno dei suoi. Rimani qui e non scendere in campo. Se le cose si mettono male per noi,
trova un modo per avvertire il legato. Chiaro?
S signore.
Bene. Voialtri, con me!.
Strinse i talloni e il suo animale sbuff prima di precipitarsi lungo la collina verso il convoglio
assediato.
...
.
...
capitolo diciotto.
...
.
...
Macrone e il suo distaccamento di Corvi Sanguinari si tennero a debita distanza dal pantano che
demarcava la strada battuta dal legato Quintato e dal suo esercito e scelsero invece di fiondarsi gi per
il declivio erboso con le spade in pugno e i mantelli fradici e svolazzanti dietro di loro. La gamba ferita,
sbattendo contro il fianco del cavallo, gli bruciava dal dolore, ma riusc a ignorarla, preso comera
dalleccitazione e dalleuforia dellazione imminente. Pandaro e altri soldati lo precedevano e Macrone
fece un respiro per richiamarli.
Mantenete lo schieramento! Dannazione, mantenete i ranghi!.
Capiva bene la loro impazienza nellunirsi alla battaglia, ma, in quanto ufficiale, aveva imparato
sin da subito che era necessario tenere gli uomini uniti per colpire come un sol corpo piuttosto che
sprecare limpatto di una buona carica arrivando alla spicciolata. Obbedendo agli ordini, loptio e gli
altri uomini rallentarono il passo e aspettarono che i compagni li raggiungessero per poi proseguire in
ununica fila. Lurlo di Macrone, per, aveva messo sullattenti anche il nemico e quello pi vicino
aveva gi dato voce ai suoi, avvertendoli del pericolo. La maggior parte stava ancora assaltando gli
uomini della scorta e seguit a combattere senza prestargli attenzione, ma un manipolo, forse una
ventina di loro, si gir verso i cavalieri e si raggrupp intorno allultima vettura con gli scudi alzati e le
spade e le lance pronte a colpire. Il centurione vide che il guidatore del carro giaceva riverso sulla sua
panca con le braccia aperte e una figura pi piccola, un ragazzino, afflosciata al suo fianco. Le gocce di
pioggia gli spruzzavano la faccia e dovette battere le ciglia per schiarirsi la vista mentre si avvicinava ai
guerrieri nemici. Lungo gli ultimi cinquanta passi, i membri della trib si prepararono a ricevere la
carica e i Romani sollevarono le spade tenendo gli scudi il pi vicino possibile al lato sinistro.
Corvi Sanguinari! Caricare!, grid Macrone. Spron il suo animale sbuffante per un ultimo
scatto, indirizzandolo verso la destra del veicolo. Rivolse la sua attenzione su un trio di indigeni vicino
alla ruota posteriore, tutti sprovvisti di armature. Due di loro avevano scudi di vimini, una spada e
unascia, mentre un altro poteva fare affidamento solamente su una scure. Sebbene fossero mal
equipaggiati, il centurione riusc comunque a vedere un barlume di coraggio nei loro occhi quando si
rifiutarono di retrocedere e anzi gli ringhiarono contro in segno di sfida. Tir le redini allultimo
momento e scart bruscamente verso il carro, schiacciandoli contro la ruota. Con un colpo di scudo
centr la faccia di uno dei tre con la sua borchia di ferro, spaccandogli labbra e mascella, poi ruot pi
che pot sulla sella e piant la spada verso il basso, infilzandolo sulla spalla. Il cavallo si ritrasse
istintivamente, scappando oltre la ruota e lasciandosi gli uomini alle spalle. Macrone sapeva che non
cera tempo per tornare indietro e finirli. Lunica cosa importante era limpatto dellassalto selvaggio.
Non fermarsi mai. Abbatterli tutti. Colpirli forte e continuare a farlo. Spezzare la loro forza di
volont!
I Corvi Sanguinari si stavano accanendo sul nemico da entrambi i lati della vettura, vibrando e
affondando lance e scudi, sempre senza smettere di ululare feroci grida di battaglia.
Un altro avversario si par davanti a Macrone, era un uomo alto e possente armato di uno scudo
triangolare bello solido e di una lancia pesante del tipo usato per cacciare i cinghiali. I lunghi capelli
ricoperti di pioggia gli impiastravano la testa e quando lufficiale romano lo punt, si tolse una ciocca
dagli occhi e divaric le gambe. Il centurione tent di ripetere la stessa manovra che aveva travolto i
primi tre guerrieri, ma quelluomo era molto pi abile dei suoi compagni e si scans rapidamente per
tenersi sul lato della sua spada. Balz in avanti e sollev lo scudo per bloccare il colpo disperato di
Macrone, cercando poi di ferirlo con la lancia. Ritirando la spada, per, il romano riusc a farla vibrare
con langolazione giusta per intercettare la punta dellarma avversaria, sviando lattacco. Spron il
cavallo in avanti e tir le redini per girarsi nuovamente verso il guerriero. Laveva preso solamente di
striscio e questi ebbe la forza di retrocedere e riprendere lequilibrio mentre il comandante tornava alla
carica e lo spingeva via con uno sferragliante scontro di scudi e un altro fendente. Il guerriero era
piuttosto agile e scansava la spada oppure si scostava facilmente dalla traiettoria nemica, facendo
digrignare i denti di Macrone per la frustrazione.
Allimprovviso lindigeno fece un salto indietro, creando uno spazio tra s e il cavallo romano,
e diresse un colpo di lancia sul fianco della bestia, squarciandogli la pelle ricoperta di peli arruffati. Un
nitrito stridente sferz laria e la cavalcatura si impenn, scalciando con gli zoccoli e sbarazzandosi
dello scudo nemico. Il britanno cadde violentemente allindietro, finendo nel fango e nelle pozzanghere
con un grande schizzo. Ebbe per la presenza di spirito di afferrare lasta della sua lancia da caccia e
quando Macrone gli fu sopra per colpirlo la sollev con entrambe le mani per parare.
Muori e basta, brutto bastardo!, ringhi frustrato. Lo attacc ancora e allultimo istante
cambi langolazione del colpo per tagliare in diagonale le nocche della mano destra, squarciando la
pelle e frantumandogli le ossa. Due dita recise volarono via dallasta di legno e le altre penzolarono
prive di forza dalla mano maciullata prima che la punta dellarma affondasse nel fango. Potendo fare
affidamento solo sulla sinistra, il guerriero rugg e cerc di rinsaldare la presa per rispondere
allattacco, ma Macrone aveva gi vinto la sfida e si stava sporgendo il pi possibile per infilargli la
spada nella gola. Lindigeno croll allindietro con un fiotto di sangue che gli fuoriusciva dalla ferita.
Risistemandosi sulla sella, il centurione sollev la spada e si guard intorno con rapidit. La
maggior parte dei nemici vicino al carro erano stati trucidati e un piccolo gruppo stava scappando in
campo aperto verso gli alberi pi vicini. Poco distante, Lomo aveva puntato un altro gruppo di guerrieri
e stava vibrando la sua spada da cavalleria con violenza, disperdendo i nemici e aprendo in due quelli
che erano stati troppo lenti per sfuggirgli. Le sorti della battaglia erano ancora in bilico nelle vetture
anteriori del convoglio e il primo carro era gi caduto nelle mani dei Deceangli, troppo impegnati a
razziarne il contenuto per prestare attenzione allarrivo dei cavalieri romani.
Lo sguardo di Macrone venne attirato dallo scontro intorno al piccolo veicolo nel bel mezzo
della colonna. Una decina di uomini della scorta si erano riuniti accanto al loro optio, il quale teneva lo
stendardo in una mano mentre si contrapponeva al nemico con la spada nellaltra. Al suo lato si trovava
anche una figura snella, vestita con una scintillante corazza nera decorata con sinuose linee dargento.
Il nastro che vi portava legato ne rivelava il rango  un tribuno anziano  e il centurione si domand
brevemente cosa ci facesse con un piccolo convoglio di rifornimenti. Il tribuno e i suoi uomini erano
accerchiati e combattevano spalla a spalla, stretti al carro, mentre i nemici infierivano con asce e spade
sui loro scudi ovali.
La bocca del centurione era secca e dovette schiarirsi la voce prima di richiamare a s i propri
uomini. Seguitemi! Seguitemi!.
Attese quanto bast per vedere che lordine era stato compreso e diede una pacca sulla groppa
del suo cavallo con il piatto della spada per indirizzarlo verso il nuovo scontro. Gli ausiliari ancora in
vita stavano combattendo schiena contro schiena o da soli quando i Corvi Sanguinari gli sfrecciarono
accanto, ferendo qualsiasi nemico che gli capitasse a tiro. Si fermarono poi tra gli uomini intorno al
veicolo e usarono i cavalli per spingere via il nemico, facendo cozzare le spade con suoni acuti e
scintille che svolazzarono brevemente nelloscurit. Macrone teneva lo scudo al suo fianco, cercando di
coprire il pi possibile la gamba, e continuava ad attaccare qualsiasi bersaglio gli si parasse davanti. La
comparsa improvvisa dei rinforzi aveva turbato i membri della trib che, in tutta risposta, avevano
cercato di allontanarsi da quei minacciosi e feroci uomini a cavallo.
Adesso, ragazzi!, grid il tribuno. Questi bastardi si stanno indebolendo! Uccideteli!.
I soldati della scorta fecero uno scatto in avanti, colpendoli con gli scudi e affondando i gladi
nei loro fianchi con rinnovato vigore, ora che la situazione si era capovolta. Un manipolo di nemici
cominci a correre e il loro esempio fu seguito rapidamente dai loro compagni, che si ritirarono a loro
volta. Macrone vide che Lomo stava spronando il cavallo per inseguire i guerrieri in fuga e gli grid
dietro.
Lomo! Lasciali andare. Optio!.
Dimmi, signore. Pandaro tir le redini e si volse verso il suo superiore.
Prendi gli uomini e fa scappare il resto degli indigeni. E basta. Non inseguiteli a pi di cento
passi da qui. Non voglio che si ritrovino in una trappola. Ci siamo capiti?
S signore!.
Pandaro richiam a s i suoi uomini e part al galoppo verso i tre carri di testa del convoglio,
falciando qualsiasi guerriero tentasse di opporre resistenza. Nel frattempo Macrone si rivolse al tribuno
e si salutarono brevemente.
Luomo sorrise sollevato e fece un passo avanti. E a chi devo i miei ringraziamenti per il
tempestivo intervento?
Centurione Lucio Cornelio Macrone, Prima Centuria, Quarta Coorte della XIV, signore.
Piacere di conoscerti, centurione. Io sono il tribuno Gaio Porcino Glabro. Senza legione, si d
il caso. Non ancora, per lo meno. E chi sono gli uomini in tua compagnia? Non ho mai visto dei
legionari del genere, a meno che la 14esima non abbia deciso di prendere degli indigeni.
Macrone ridacchi divertito. Sono i Corvi Sanguinari, signore. Vale a dire la Seconda Coorte
Tracia di cavalleria, meglio noti come, appunto, Corvi Sanguinari.
Il tribuno sollev un sopracciglio. Sembra che si siano guadagnati una reputazione piuttosto
brutale.
Chiedi pure al nemico, signore. Non c un singolo barbaro su queste montagne che non abbia
sentito il nome dei Corvi e che non li tema.
Capisco. Luomo lo scrut attentamente prima di proseguire. E cosa ci fa un centurione al
comando di un gruppo di ausiliari a cavallo? Se non foste venuti in nostro soccorso, avrei pensato foste
dei disertori. Ti sarei grato se mi spiegassi la situazione, centurione Macrone.
Possiedo delle informazioni importanti per il legato Quintato, signore. Questi uomini
appartengono alla guarnigione del forte sotto il mio comando.
Il tribuno si guard intorno, vide che gli ultimi nemici stavano sparendo tra gli alberi e annu in
segno di approvazione. In questo caso mi congratulo con te per la qualit dei tuoi uomini. I Corvi
Sanguinari ti fanno onore.
La coorte  comandata dal prefetto Catone, signore. Mi  stato affidato il comando del forte in
seguito a una ferita che mi ha impedito di marciare al suo fianco, ammise Macrone, toccandosi
leggermente la gamba.
Il prefetto Catone..., ripet Glabro, aggrottando la fronte.
 meglio far muovere il convoglio, signore. Dov il comandante della scorta?
Laggi. Povero bastardo. Il tribuno fece un cenno verso un cadavere con il volto nel fango a
pochi passi di distanza. Il cimiero era affondato nel terreno, diventando quasi invisibile.
Macrone guard allora loptio che ancora reggeva lo stendardo accanto al carro. Ci significa
che il nuovo comandante della scorta sei tu. Riunisci i tuoi uomini, prenditi cura dei feriti e appronta i
carri per la partenza. Dobbiamo trovare un avamposto o una pattuglia prima che quelli l ritrovino il
coraggio e provino di nuovo ad attaccarci. Va.
Luomo conficc con forza lo stendardo nel suolo e corse via per raggruppare gli uomini ancora
in vita.
Credi davvero che torneranno?, chiese Glabro.
Macrone gonfi le guance. Spero di no. Ma da quando i Druidi si sono messi a fomentarli, gli
indigeni sono diventati piuttosto fanatici e quindi difficilmente prevedibili. Meglio non rimanere qui
per vedere che succede, non trovi?
Mi sembra giusto, rispose il tribuno con un risolino.
Macrone osserv il convoglio dei rifornimenti e not che diversi muli erano stati feriti e stavano
ragliando per il dolore mentre cercavano di liberarsi delle tirelle. Alcuni invece erano stati uccisi
direttamente ed erano stramazzati nel fango. Anche i guidatori e i loro assistenti avevano avuto delle
perdite e i sopravvissuti, ancora scombussolati, erano stati messi subito al lavoro dalloptio per liberare
dalle bardature gli animali colpiti.
Dovremo abbandonare almeno una delle vetture, decise Macrone. E anche qualche scorta.
Usare un paio dei muli attaccati al tuo carro non sarebbe male, signore.
Glabro si irrigid per un momento. Non credo. Come hai detto tu stesso andiamo di fretta. Sar
meglio darci dentro senza perdere tempo a spostare il mio equipaggiamento in un altro veicolo. Avrai
bisogno di tutto lo spazio possibile per portare il materiale del carro da abbandonare.
Il centurione cap che non lavrebbe mai avuta vinta e cambi approccio. Posso chiederti
perch ti trovi con questo convoglio, signore? So che la 14esima e la 20esima hanno gi i loro tribuni anziani,
quindi tu non sei un rimpiazzo.
Glabro rimase in silenzio per un istante prima di rispondere. Mi sembra una domanda legittima
e visto che prima tho messo alle strette, credo di doverti una risposta. Molto bene. Sono il princeps
officii del nuovo governatore della Britannia, Aulo Didio Gallo. Sono stato inviato qui per informare il
legato Quintato che il governatore arriver nella provincia per assumere il comando entro la fine
dellanno. Dovrei fare da tramite con il legato per discutere il passaggio di consegne. Tuttavia, non mi
aspettavo di dovermi addentrare nel cuore di queste maledette montagne.
Gallo?. Macrone aveva gi sentito quel nome. Non era forse governatore della Sicilia
qualche anno fa?
Proprio cos.
Bel posticino, se non sbaglio. Penso che non gli piacer molto qui.
Glabro si accigli di nuovo. In questi anni  stato decorato dallimperatore in seguito a una
campagna di successo nel Bosforo e dopo di essa si  battuto contro un esercito fuorilegge nelle
montagne del Nord Africa. Penso che lo troverai un uomo pi che adatto per prendere il comando in
Britannia. I barbari di questi climi non rappresenteranno certo una grossa sfida per lui.
Tu dici?, rispose Macrone, lasciandosi sfuggire un sorriso stanco. Tengono sulle spine le
nostre legioni ormai da dieci anni, signore. E questa piccola scaramuccia che hai appena visto non 
certo un avvenimento isolato. Spero che il nuovo governatore non pensi di poter arrivare di buon passo
e risolvere tutto quanto in qualche annetto.
Gallo sa quello che fa, centurione. E temo che non sar per niente colpito dal fatto che uno dei
suoi legati si sia spinto in mezzo a queste montagne per arraffare un po di gloria, finch ne ha ancora il tempo.
Il centurione riconsider la sua impressione del tribuno. Glabro non era un imbecille e aveva
capito subito il vero motivo dietro la decisione di Quintato di avviare quella campagna. Tuttavia, aveva
anche imparato da Catone che era necessario criticare i propri superiori con quanta pi discrezione
possibile. Il legato Quintato  un comandante abbastanza valido, signore. Ha visto unoccasione per
sconfiggere i Druidi in un momento in cui il nemico gli era sembrato debole e diviso, e lha colta. Ma
sta finendo dritto dritto in una trappola, signore.  per questo che sto cercando di raggiungerlo.
Aggiorn rapidamente il tribuno con i dettagli che avevano tirato fuori a suon di pugni dal
prigioniero del forte. Glabro ascolt con attenzione.
Allora non c tempo da perdere. Ti consiglierei di avviarti con i tuoi uomini e di raggiungere
lesercito il prima possibile, ma tempo che questo percorso sia sorvegliato molto attentamente dal
nemico e direi che avrete pi possibilit di sopravvivere se rimarrete con il convoglio.
Sono daccordo, signore.
Allora sar meglio che ci mettiamo in cammino non appena i carri saranno pronti. Avr
bisogno che qualcuno guidi il mio. Il precedente vessillifero ha pensato bene di darsela a gambe
quando  apparso il nemico.  stato il primo a essere ucciso. Alz lo sguardo al cielo plumbeo.
Penso che piover prima del calare delle tenebre.
S signore.
Francamente, preferirei starmene nel mio studio a Roma, davanti al fuoco.
Non ne dubito.
Si scambiarono un sorriso mesto e poi Glabro agit un dito. Adesso mi ricordo. Prima hai
parlato del prefetto Catone, non  cos?
S signore.
Marco Quinto Catone, il ragazzo che ha sposato la figlia del senatore Sempronio un anno fa, o
gi di l? Giulia, giusto?
Giusto.
Conosci il prefetto Catone?
S signore.  un ottimo ufficiale e un bravuomo. Sono orgoglioso di poterlo chiamare amico.
Il tribuno fece un sospiro e la sua espressione cambi, facendosi pi solenne. Allora ho delle
brutte notizie per te, e per il prefetto, temo....
Brutte notizie?. Macrone sent un brivido dangoscia corrergli lungo la schiena. Non voleva
nemmeno immaginare quali notizie portasse il tribuno.
Mio padre  un buon amico del senatore Sempronio. Me lha detto lui poco dopo la mia
partenza da Roma. A quanto pare Giulia ha dato alla luce un figlio. Non  stato un parto semplice a
detta di tutti, e lha lasciata molto indebolita. Non  mai riuscita a riprendersi del tutto ed  spirata in
seguito a un raffreddore estivo. Un vero peccato. Perlomeno il giovane Lucio era in ottima forma, o
almeno lo era quando me ne sono andato da Roma. Ho sempre pensato che Giulia fosse una donna
intelligente e affascinante.  stato un brutto colpo per il vecchio Sempronio. Si ferm e prosegu in
tono pi melanconico. Temo che dovr dare la notizia al marito adesso. Poveruomo.
 morta?
S. Mi dispiace.
Macrone deglut e scosse la testa in preda al dolore pi totale. Catone... mio povero ragazzo.
Loptio arriv di corsa con uno dei suoi uomini e li salut, noncurante dellaria tesa che
aleggiava tra i suoi due superiori, e si rivolse al tribuno. Laltro soldato, nel frattempo, prese le tirelle
dei muli ancora attaccati al carro e fece capire di essere pronto a condurre gli animali.
Abbiamo messo i feriti in una delle vetture, signore. I morti sono stati caricati su quella che
lasceremo qui, insieme alle scorte che non siamo riusciti a prendere. Il resto del convoglio  in
formazione e pronto a muoversi.
S. S, certamente. Ci conviene partire. Centurione?.
Macrone si scosse dal suo torpore e raddrizz la schiena, guardando il tribuno con
unespressione composta. Sono pronto, signore.
Bene. Voglio che tu e i tuoi uomini andiate in avanscoperta davanti al convoglio. Niente gesti
eroici. Se vedete qualcosa, fate immediatamente rapporto e non agite. Chiaro?
S signore.
Bene, allora diamoci una mossa, signori.
Macrone salut e mont a cavallo. Mentre si sistemava, diede unocchiata in giro. Dal carro, in
cui avevano disposto i corpi avvolti in tuniche rosse dei soldati caduti sopra i sacchi di grano e le giare
di olio doliva che ne riempivano il fondo, si stava gi sollevando un sottile filo di fumo. Dietro di esso,
il foraggio dei muli bruciava alto e, sospinte dalla brezza, le fiamme intense lambivano i materiali
infiammabili che stavano al di sopra. Era una scena drammatica e ricca di pathos, ma la mente del
centurione era altrove. Stava ripensando allultima volta che aveva visto Catone e Giulia insieme, poco
prima di lasciare Roma. Il loro affetto reciproco era evidente ed era riuscito a toccare perfino il cuore
indurito di Macrone.
Ma ora Giulia era morta.
E lui aveva paura della reazione dellamico non appena gli fosse arrivata la notizia.
...
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...
FINE Parte 1.